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ADC*E Awards – I giurati italiani

L’Italia si presenta agli ADC*E Awards di quest’anno con ben tre giurati.

Claudia Neri (Direttore Creativo di Teikna Design) è stata chiamata a dire la sua sui lavori iscritti in Design e Craft, Davide Boscacci (Group Creative Director di Leo Burnett) giudicherà invece la categoria Integration and Innovation, mentre nella giuria di Promotions & New Media  c’è una sedia con su il nome di Luca Scotto Di Carlo (ECD e Partner di M&C Saatchi).


(Nella foto, da sinistra verso destra, Boscacci, Scotto Di Carlo e Neri)

 

Ti ricordi che la deadline è stata prolungata di una settimana e che hai tempo fino al 13 ottobre per iscrivere i tuoi lavori, vero?

Comunque, qui puoi rileggere l’articolo con più info a riguardo,
mentre la CFE completa la trovi qui –> ADC*E Awards CFE


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ADC*E Awards – Deadline prolungata al 13 ottobre

È tutto vero.

Hai ancora qualche giorno per iscrivere i tuoi lavori ai prossimi ADC*E Awards.

Se ti ricordi, qui ti avevamo detto tutto quello che dovevi fare per partecipare.
Ecco, adesso è ancora così, solo che il termine ultimo si è allungato di una settimana.

Quindi ricapitoliamo, che già ti sei distratto.

13 ottobre, deadline per l’iscrizione agli ADC*E Awards.

Se hai domande, dubbi, curiosità, pensieri, parole, opere, omissioni, scrivi a questo indirizzo mail e vai sereno.


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CFE ADC*E Awards 2017

Non fa in tempo a calare il sipario sugli ADCI Awards che è subito il momento di alzare la posta in palio e andare a comandare oltreconfine.

Il 6 ottobre è infatti la deadline per gli ADC*E Awards, il riconoscimento promosso dall’Art Directors Club Europe che premia l’eccellenza creativa continentale.

Non perdere l’occasione di confrontarti con colleghi provenienti da ogni parte d’Europa e provare a vincere la Champions League dell’advertising.

“Sì, ma quanto costa?” mi chiederai. Ed è qui che arriva il bello.

Ti ricordi che l’ADCI è associato all’ADC*E, vero? Ecco, allora senti qui.

Hai vinto un oro agli ultimi ADCI Awards? Ottime notizie, puoi iscrivere il tuo lavoro gratis!

Hai vinto un argento, un bronzo o una shortlist? Puoi comunque iscrivere i tuoi lavori con un robusto sconto.

(lLo vedi che iscriversi all’ADCI conviene sempre?)

Partecipare è di una semplicità disarmante: basta andare su adce.submit.to e completare l’iscrizione.

Per ulteriori info, dai un’occhiata alla CFE qui –> ADCEAwards2017_RulesInfo


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ADCI Awards 2017 – Tutti ma proprio tutti i metalli.

Li abbiamo visti tutto l’anno, li abbiamo applauditi al Franco Parenti sabato sera, ci abbiamo scommesso sopra clandestinamente (lo avete fatto anche voi, giusto?).

Adesso possiamo rivederli tutti in un’unica soluzione: un meraviglioso PDF.

Ecco tutti gli ori, argenti e bronzi assegnati agli ADCI Awards 2017. –> METALLI_20171003

Ricordiamo ancora i due Grand Prix assegnati:

Chat Yourself, il primo chatbot che aiuta a contrastare l’Alzheimer ai suoi stadi iniziali (qui la case history) realizzato da Y&R per Italia Longeva;

LinkedInmate, un progetto che ha visto la luce grazie a un gruppo di giovanissimi studenti di Accademia di Comunicazione, che ha l’ambizioso obiettivo di riabilitare ex-detenuti e aiutarli a ricollocarsi nel mondo del lavoro trasformando in punti di forza per la comunità quelle debolezze che in passato hanno spalancato loro le porte del carcere (link alla case).


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ADCI Awards 2017

Vedi, quando una serata inizia così è segno che sarà una grande, grandissima notte.
Sì, è successo davvero: Renato Pozzetto entra nella Hall Of Fame dell’Art Directors Club Italia. Se questo non è #sovvertire, non so davvero cosa lo sia.

Non è servito nessun invito alla platea: quando Lele Sacchi, al solito impeccabile host della serata, e Vicky Gitto, presidentissimo di un ADCI mai così in forma, hanno annunciato Renato, automaticamente siamo scattati tutti in piedi. Una standing ovation lunga, bella, sentita, che non ha solamente salutato l’interprete di una valanga di film e sketch che ci hanno fatto ridere fino alla contorsione addominale. Esserci alzati tutti ha anche dimostrato il fatto che chi era in quella sala ha capito il significato del premio di ieri: il segnale forte e chiaro lanciato da un’intera industry nei confronti della creatività e della sua celebrazione in tutte le forme, compresa quella comica, pop senza essere mai scontata (non serve che ti ricordi come le battute di Pozzetto abbiano più livelli di lettura di una biblioteca multipiano).

 

Sovvertire, dicevamo. Ecco, non entriamo nel merito dei singoli premi assegnati (tantissimi e strameritati), ma si può dire tranquillamente che ogni singolo cono assegnato è stato un atto di sovversione.

Sovversione contro la cancellazione della memoria singola e collettiva (bravi, bravissimi, ragazzi di Havas con Forgetting Auschwitz Remembering Auschwitz).

Sovversione contro un certo snobismo che suggerisce l’inconciliabilità tra una campagna mainstream e una campagna da premiare (di nuovo, bravi ragazzi di Havas per aver fatto ballare un Paese con TIM).

Sovversione contro la più crudele e bastarda delle malattie, che ti fa dimenticare chi sei e chi ti sta attorno (Y&R, avete fatto un lavoro clamoroso, ma ho idea che questo lo sappiate già).

Sovversione contro il mondo dei giganti della birra da parte di una piccolina che sfrutta una piccola ma clamorosa falla nel piano con un’intuizione geniale che nemmeno il Conte Mascetti (un cinque altissimo, McCann).

E poi sovversione nel raccontare serie tv (We Are Social e M&C Saatchi, magnifici), nel parlare di come la gender equality nella vita di tutti i giorni sia possibile (bella lì, JWT), nel recuperare dal degrado un mausoleo incredibile (Havas, ancora tu?), nel far vivere la gravidanza in un modo ancor più commovente (passatemi un fazzoletto, DLV BBDO), nel dire stop al bullismo (7 Days Brief risolto alla grande) e tantissime altre sovversioni, piccole e grandi, nel mondo del design, del crafting, della regia.

Insomma, il livello dei lavori è stato altissimo, ma veramente tanto.
Proprio per questo, i Grand Prix quest’anno sono stati due battaglie micidiali e difficili da risolvere.

Per fortuna, a presiedere le giurie è stato chiamato uno tra i creativi più sovversivi sul pianeta, Andrea Stillacci, che ha saputo indicare la via ai presidenti e farli convergere verso decisioni che hanno lasciato la sala a bocca aperta e con le mani rossissime per il troppo applaudire.

Dai, basta con il mistero: sveliamo i vincitori.

Grand Prix Non Profit: Y&R – Chat Yourself https://www.youtube.com/watch?v=eE6BO5ANyaI

 Grand Prix: Fondazione Accademia di Comunicazione – Linkedinmate https://www.youtube.com/watch?v=foiWakAW9No

Sì, hai capito benissimo. Il Grand Prix è andato agli studenti.
Un segnale per il futuro? Forse. Il lavoro migliore? Sicuro.

Adesso che ti sei fatto un’idea, capisci perché non ci poteva essere tema migliore di #sovvertire?

Cala così il sipario sugli ADCI Awards 2017, l’edizione più inaspettata e, ça va sans dire, più sovversiva di sempre.

Ci vediamo l’anno prossimo, ma anche molto prima con un più esaustivo approfondimento su tutti i risultati e i premiati.


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Info Ritiro Biglietti ADCI Awards

Vi siete accreditati tutti su Eventbrite o con Caroline per la premiazione di stasera?

Benissimo. Per accedere all’evento ricordatevi di passare dalla biglietteria e dire il vostro nome, per ricevere in cambio il talloncino d’ingresso.

Senza quello non si può entrare.

Un consiglio per non prendervi male (si sa che noi italiani abbiamo un rapporto conflittuale con lo stare in fila): non riducetevi all’ultimo istante per compiere questa procedura. Andate un po’ prima, compatibilmente con l’apertura delle operazioni di consegna ticket.

Un giro di spritz in meno può evitarvi di sbuffare in coda dopo.

 

A stasera!


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IF! Festival, Day 2

Ci eravamo lasciati ieri con una cerimonia d’apertura all’insegna della sobrietà, ovunque tranne che al bar naturalmente.

Nel secondo giorno di IF! il programma non è stato meno intenso del precedente, anzi, se il kick off di giovedì ha scaldato i motori, questo venerdì lo spettacolo ha premuto decisamente sull’acceleratore. Anche al bar, naturalmente.

Siamo partiti forte già dalla mattina, con Marianna Ghirlanda di Google, Laura Corbetta dell’Osservatorio Branded Content, Karim Bartoletti di Indiana Production e i ragazzi di Casa Surace, impegnati in una tavola rotonda (per una volta senza olio di zio Tonino né cuofani di sugo) sull’importanza di creare contenuti rilevanti per l’utente. Che ormai le web star abbiano sovvertito il mondo dei social è cosa nota, ma sono le dinamiche con cui ciò è accaduto a essere oggetto di dibattito. Il risultato, oltre che divertente, è stato anche abbastanza chiaro: social star sì, ma solo se riescono a creare un equilibrio tra sé e il brand, ovviamente dando vita a contenuti che la gente abbia voglia di condividere. La giornata procede spedita, tra rivoluzioni targate Wired e macchine delle idee chiamate TED. Si continua a ridere con i The Jackal e con la storia di Nicola Savino, che da uomo della strada ha sovvertito tutte le aspettative e i pronostici diventando volto e voce dell’intrattenimento italiano.

Ma è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare. Si parte con Ideas Worth Squirting, il sex talk condotto da Sergio Spaccavento e Franco Trentalance, un creativo e un pornoattore (non necessariamente in quest’ordine).

Le domande sul tavolo sono tante e i due hanno usato tutto il proprio talento per andare a fondo di ognuna di esse.


Come viene usato il sesso oggi in comunicazione?
Come siamo arrivati alla mercificazione del corpo femminile? Di chi è la colpa? Dei pubblicitari? Della TV? Di internet? Trentalance sfodera una prestazione da campione, come nemmeno in Mucchio Selvaggio, sottolineando come il sesso sia una delle attività più piacevoli e naturali svolte dall’uomo e come da sempre sia connesso al corpo femminile. All’uomo, ricorda l’indimenticato protagonista di Fallo Grosso, è sufficiente vedere un corpo femminile per attivare una reazione (qui non siamo sicuri se abbia davvero detto reazione o erezione). E qui la domanda da un milione di dollari: sarà per questo che tutto ciò che è positivo e funzione è una figata e tutto ciò che non funziona è una cazzata?

Spaccavento e Trentalance vanno al sodo e sganciano la domanda più antica del mondo: il sesso vende?

Secondo una ricerca della Ohio State University, no. Può funzionare per attirare l’attenzione, per provocare, ma non è sufficiente per innescare una conversione nell’utente. Anzi, secondo questa ricerca i brand che utilizzano il sesso in comunicazione appaiono meno interessanti. Probabilmente perché ormai il pubblico è assuefatto.

A questo punto, in un’orgia di pubblicità trash e citazioni di dubbia provenienza, si fa riferimento a Freud, Giovanna di Saratoga e alle milf, il termine più ricercato nei siti porno in Italia.

Chiusura inspirational di Trentalance: il sesso è una palestra dell’anima. È una delle cose più psicologiche che esistano. Ci coinvolge dal punto di vista fisico, mentale, emotivo. Quale altra attività umana è capace di fare ciò? Grazie al sesso possiamo diventare delle persone migliori.

Spaccavento cita invece una campagna social con un impatto degno di nota. Una onlus ha integrato una banca immagini online con immagini meno stereotipate di donne, affinché le agenzie potessero attingere a delle foto più adeguate per produrre le loro campagne. Perché “nessuno può essere ciò che non vede”.

Conclusione: il sesso può essere usato, ma con rilevanza e intelligenza.

E come una virtuale sigaretta post-coitum, il piacere a IF! continua con Alien in Utero, interessantissimo speech sulla realtà virtuale di David Karlak. Il regista mette l’accento su come la VR stia portando il concetto di cinema immersivo, da sempre esistito, a un livello incredibilmente elevato, complesso e coinvolgente per l’utente, che da spettatore diventa attore.

David presenta quindi il suo ultimo progetto: Alien Covenant In Utero. Con questo progetto il regista affronta una sfida nuova: vivere il film da un punto di vista nuovo, mai considerato, il punto di vista di uno xenomorfo pronto a nascere, cercando la propria via d’uscita dall’interno del corpo che lo sta ospitando. Robetta semplice, insomma.
Qui il trailer:
https://youtu.be/cKw1_l3htvA

Piatto forte della serata è stata poi la Directors’ Battle, in cui Lele Sacchi arbitra la sfida a suon di spot pubblicitari tra Laura Chiossone, Iacopo Carapelli e uno scatenatissimo Xavier Mairesse. La triangolar tenzone si svolge in 5 aree diverse: regia, acting, editing, storytelling e, bonus finale, storia della pubblicità.
Il vincitore di ogni sfida viene eletto dal pubblico, attraverso un sofisticatissimo applausometro e riceve un punto. Nella sfida dedicata alla storia della pubblicità si vincono 3 punti.


Curiosi di sapere cosa hanno scelto i registi per ognuna di queste categorie?
E allora noi che ci stiamo a fare? Ecco qui un sugoso recap.

Regia:
Iacopo Carapelli: Lacoste – Life is a beautiful sport https://youtu.be/p9i8aRikIDU
Laura Chiossone: Guinness – Dreamer https://youtu.be/6cDj1T-7KaA
Xavier Mairesse: SickKids VS: Undeniable https://youtu.be/78mNZeDaMtk

Vince la sfida regia Xavier.

Acting:
Iacopo Carapelli: Intermarché – #lamourlamour https://youtu.be/TBUV8O4Jl7w
Laura Chiossone: Referendum sul divorzio, Comitato per il No, con Nino Manfredi https://youtu.be/t6R_3-5g9ek
Xavier Mairesse: Harley Davidson – Inner Child https://youtu.be/6TjQsuERw8o

Vince la sfida acting Iacopo.

Editing:
Iacopo Carapelli: Royal Danish Theater – Collected Experiences https://youtu.be/wlOmZUlTtes
Laura Chiossone: Jake Dypka x Hollie McNish – Embarrassed https://youtu.be/S6nHrqIFTj8
Xavier Mairesse: Lucozade Sport – Anthony Joshua, Made To Move https://youtu.be/1bQuW5cQs4U

Vince la sfida editing Laura.

Storytelling:
Iacopo Carapelli: Leroy Merlin – Lifes adventure https://youtu.be/mgLLbCY9L4o
Laura Chiossone: Epuron – Mr. Wind https://youtu.be/Bl7xl3IiAqE
Xavier Mairesse: P&G – Thank you mom https://youtu.be/0ruHOaHrGnQ

Vince la sfida storytelling Xavier.

Punteggio a questo punto:
Laura: 1
Iacopo: 1
Xavier: 2

Storia della pubblicità:
Iacopo Carapelli: Canal+ – The Bear https://youtu.be/3393O1uD_w8
Laura Chiossone: Carosello – Lagostina https://youtu.be/qsgxgmyiWXA
Xavier Mairesse: Berlitz – Improve your English https://youtu.be/gmOTpIVxji8

Vince la sfida e la battaglia Xavier.

A proposito di battaglie: ve lo ricordate che stasera ci sono gli ADCI Awards, vero?
Ah, e anche un’altra valanga di appuntamenti che trovate qui https://www.italiansfestival.it/programma/

Ci vediamo a IF!


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Think with ADCI – Broadcast Originality

Siamo ormai giunti al quarto appuntamento con Think with ADCI per cui, se fin qui ci hai letto con una certa attenzione, dovrebbe essere ormai superfluo ribadirti che si tratta della rubrica che deve i propri natali alla partnership tra ADCI e Think with Google.

Oggi ti parliamo di originalità, probabilmente l’argomento più spinoso e delicato da affrontare per i creativi di ogni specie. Con Cannes appena concluso, siamo tutti reduci da un’ubriacatura di idee e trionfi (a proposito: ben fatto, Italia!), ma anche da un turbine di polemiche di vario genere.

Il nostro pensiero va al povero Graham, la creatura mitologica di Clemenger BBDO che ha fagocitato Grand Prix come fossero noccioline ma che, poveretto, è stato tacciato di somigliare in maniera sospetta a una campagna inglese di oltre 30 anni prima.

Verità? Esagerazione? Chissene? Non è certo questa la sede per affrontare l’argomento.

 

L’unica cosa che ti diremo a riguardo è che abbiamo adorato Graham e la sua campagna, specialmente per i gran punti che ci ha fatto prendere al FantaCannes (se non sai cos’è, male! Ma puoi comunque dare un’occhiata qui per rifarti).

Una faccenda simile, se ci pensi bene, gira che ti rigira ti porta a tirare in ballo (di nuovo) il dibattito sul bisogno di contenuti originali di cui oggi tutti, professionisti della comunicazione e fruitori quotidiani, abbiamo un’inesauribile sete.

 

Ed è qui che entra in scena YouTube Red, il servizio premium che i ragazzi di Mountain View si sono inventati per offrire una valanga di contenuti originali e che sta raccogliendo risultati mica male in mezzo mondo.

*SPOILER ALERT*

Se pensi che questa piattaforma sia nata per rispondere ai colossi della tv digitale come Netflix o Amazon ci duole dirti che ti sbagli.

 

La verità è che l’obiettivo per il quale YouTube Red esiste è dare vita a contenuti e protagonisti promossi “dal basso”, cioè dalla community di utenti che ogni giorno decide cosa ha voglia di vedere e cosa invece reputa una perdita di tempo.

 

“La strategia è essere noi stessi, solo e semplicemente YouTube”, dice Susanne Daniels, Global Head Of Original Content di YouTube, in un articolo che puoi leggere per intero qui.

“Hai detto niente”, ribatto io.

 

Come ti abbiamo fatto notare qui qualche giorno fa, l’approccio genuino e non filtrato è uno dei pilastri alla base del successo di YouTube e mantenere questo DNA anche nella versione “premium” rafforza ancora di più il legame con la community.

 

Se ti fai un giro sul canale puoi renderti conto di quanto la piattaforma stia spingendo sulla produzione di contenuti originali e, soprattutto, importanti per gli utenti.

Più di trenta tra serie e film disponibili, tanto per cominciare, più l’intenzione di continuare a investire su questa strada ci sembrano un buon biglietto da visita che chiarisce subito le intenzioni di YouTube Red.

 

E i brand? Non c’è nessuno che pensa ai brand?

Ma certo!

 

In un ecosistema tanto lungimirante c’è spazio anche per le nostre piccole, adorate creature a forma di logo in basso a destra.

 

E la cosa bella è che, in questa nuova era di contenuti sempre più rilevanti per il pubblico, trovare il modo di rendere altrettanto significativa la presenza di un marchio, di un prodotto o di un servizio spetta proprio a noi creativi.

 

La sfida è eccitante, i mezzi potenzialmente sconfinati e i primi importanti risultati stanno già arrivando.

 

Ora che un po’ di informazioni te le abbiamo date (a proposito, ricordati che l’articolo completo di Google lo trovi qui; sì, l’avevamo già detto su, ma sai com’è, repetita iuvant) dicci cosa ne pensi sulla questione.


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Think with ADCI – YouTube, Your Pop.

Continua l’appuntamento con Think with ADCI, la rubrica nata dalla partnership tra il nostro Club e Think with Google.

Mentre probabilmente stai guardando in streaming su YouTube il Festival di Cannes, noi oggi parliamo – rullo di tamburi – proprio di YouTube, perché il contenuto è importante, ma senza contenitore non te ne fai granché, no?

Come avrà intuito ormai anche la persona più lontana dal concetto di “early adopter” (io, per esempio), la piattaforma di hosting video di Google è diventata un punto fermo all’interno del nostro sistema culturale e valoriale.

È inutile girarci troppo intorno: YouTube ha cambiato radicalmente la cultura pop, anzi, l’ha completamente reinventata.

Se mi avessero proposto, guardando il primo video nella storia di YouTube, di scommettere sul successo o il fallimento della piattaforma, avrei perso miseramente i miei denari.

Ma ti sei mai chiesto quale strada abbia portato YouTube dal video di un tizio allo zoo fino a diventare il punto di riferimento in cui tutti cercano ispirazione e informazioni per farsi un’idea di dove sta andando il mondo? Per capirlo devi analizzare il fenomeno da più punti di vista, in modo da comprenderne la complessità e i fattori che ne determinano il successo ogni santo giorno. Partiamo da un primo assunto: quando il tuo pubblico potenziale è l’intero pianeta, c’è la concreta possibilità che i tuoi contenuti possano risultare rilevanti per qualcuno, da qualche parte. Questo ha dato vita al fenomeno che Kevin Allocca, Head of Culture & Trends di YouTube, chiama delle nicchie di massa, vale a dire tutti quei fan dei contenuti più disparati e settoriali, che a seconda della tipologia possono contare numeri grandi, grandissimi o mastodontici. Dagli appassionati di bricolage estremo ai (più o meno) buongustai che aspettano la nuova puntata di Epic Meal Time, i pubblici che possono aver voglia di seguirti sono tantissimi. Basta (quasi) solo raggiungerli. 

Certo è però che la rivoluzione culturale di YouTube non la puoi considerare conclusa qui. Un ruolo altrettanto fondamentale e complementare ce l’ha anche l’elemento chiave alla base di ogni community, virtuale e non: l’interazione. YouTube è, per sua stessa definizione, un ambiente in cui la creatività vive grazie all’interazione. Io vedo il tuo video, ne parlo con la mia amica, che ne parla con un suo amico e, insieme, ne fanno una versione fuori di testa che diventa un cult. E se, per seguire l’esempio, tu sei un ballerino filippino e quell’amica con cui ne ho parlato è, ne dico una, Beyoncé* che decide di farne un video spettacolare, ti rendi conto benissimo che YouTube sta cambiando la percezione della cultura pop anche agli occhi di chi quella stessa cultura la crea ogni giorno.

Last but not least, ti ricordi qual è il payoff di YouTube? Esatto, Broadcast Yourself.

 

È proprio questo invito, tanto semplice quanto audace, che ci porta ad affrontare l’ultimo aspetto della faccenda. Su YouTube, in pratica, metti in scena te stesso, che sia la parte che preferisci o quella che odi di più non ha importanza. Quello che conta è che qualunque sia la porzione di mondo che ci offri attraverso il tuo video, sarà sempre filtrata dalle tue esperienze individuali, che andranno così a incontrarsi o scontrarsi con quelle degli altri utenti, dando vita ai fenomeni più disparati: da conversazioni infinite che si perdono nei meandri di pagine e pagine di commenti, alla creazione di format innovativi e capaci di superare barriere all’apparenza insormontabili. Vuoi un esempio? Visto che a Cannes si sta già facendo notare, è facile che tu conosca già la storia di questa ragazza che ha creato un talk show in cui intervista un sacco di persone famose nonostante un suo non esattamente trascurabile problema: è affetta da autismo.

Se vuoi sapere qualcosa in più di ciò che Google ha da dirti su YouTube, leggi direttamente l’articolo di Kevin Allocca qui.

 

*Nel caso te lo fossi chiesto no, non conosco davvero Beyoncé né credo la conoscerò mai. Ma una volta ho visto James Brown in aeroporto a Catania.