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Abbiamo vinto i Creativepool Awards e abbiamo deciso che ci meritavamo un’autointervista.

 

Il 29 marzo scorso si sono tenuti a Londra i Creativepool Awards. Con due shortlist in saccoccia, ho pensato che fosse il momento buono per andare a trovare il mio art di una vita, Andrea Foresi, e vedere se Shoreditch era ancora figa o se il fulcro del presobenismo si fosse ineluttabilmente spostato a Hackney.

Pur non essendo riuscito a decretare un vincitore nella diatriba di cui sopra, il mio viaggio non è stato poi del tutto infruttuoso, grazie ai due ori che ci siamo portati a casa quella sera nelle categorie Direct Mail e Music Composition.

La fregatura però era dietro l’angolo. Con l’open bar non adeguatamente compensato da stuzzichini (ancora con sta storia che eating is cheating… inglese, fattene una ragione, se bevi devi magnà), i morsi della fame e l’allettante prospettiva di una cena al turco di Shadwell, infatti, ci siamo persi il momento delle interviste al party.

Per questo abbiamo pensato che un’autointervista potesse risolvere l’impasse e quindi eccola.

Ale:
Andrea, complimenti. Hai un taglio di capelli davvero giovane. Ma adesso parlaci un po’ di com’è andata. Che progetti abbiamo presentato?

Andrea:
Intanto complimenti anche a te per la tua igiene personale. I progetti con cui abbiamo vinto sono due declinazioni secondo me molto intelligenti di due idee che ci frullavano nella testa da un po’.

Ale:
A noi che l’abbiamo creata, One More Bravo ha fatto sorridere molto. Raccontala un po’ anche a chi ci legge.

Andrea:
È semplice. Volevamo farci un po’ di sana autopromozione e cercavamo un modo per attirare l’attenzione dei direttori creativi londinesi, che giustamente ci sembravano più interessati ai premi che non a conoscere nuovi creativi. Allora abbiamo fatto l’unica cosa possibile: ci siamo spacciati per Adweek e abbiamo detto loro che avevano vinto un premio, noi. La cosa divertente è stata giocare sull’insight più vecchio del mondo dell’advertising: i pubblicitari sono dei gran vanitosi e, in quanto tali, non riusciranno mai a dire di no a un premio in più. Il tasso di risposte alle nostre email e conversione in colloqui è stato infatti altissimo, con nostra enorme soddisfazione.

Ale:

E invece Musician Mind-Reading? Leggere le onde cerebrali di un quartetto d’archi mentre suonava una polifonia complessissima: figata!

Andrea:
Sì, è uno dei progetti a cui siamo più affezionati. Lo abbiamo realizzato nel tempo libero, assieme a un gruppo di colleghi e amici di Wunderman UK – anche se il progetto è assolutamente indie, senza il supporto di nessuna agenzia – perché ci credevamo tanto. In pratica abbiamo registrato in presa diretta l’attività cerebrale di questi musicisti mentre suonavano e abbiamo convertito i segnali ricevuti in dati CVS, che ci hanno permesso di visualizzare – letteralmente – pensieri ed emozioni dei musicisti all’opera. E il tutto ci è costato solo 75£, il prezzo del caschetto per leggere e onde cerebrali.

Ale:
L’hai detto prima, si tratta di progetti del tutto indipendenti. Una bella soddisfazione vincere contro agenzie e network internazionali, no?

Andrea:
Sì, siamo saliti sul palco assieme a giganti come AKQA, AMVBBDO, Y&R… e noi eravamo lì solo come Andrea Foresi e Ale Miasi. Fa piacere vedere le proprie idee premiate, soprattutto se la concorrenza è di così alto livello.

Ale:
Un due a zero fuori casa che da italiani fa ancora più piacere, no?

Andrea:
Senz’altro. Siamo entrambi molto orgogliosi di questo risultato, soprattutto perché dimostra, ancora una volta, che la creatività made in Italy non ha nulla da invidiare al resto del mondo. Ed è una cosa che il nostro Paese dimostra ogni giorno, basta vedere la valanga di progetti mega che sono usciti negli ultimi mesi e che non mi sorprenderei di vedere trionfare a qualche festival in giro per il mondo, magari legato al mondo dei grandi felini, tanto per non fare nomi.

Ale:
Senti, ma tu hai idea di come si chiuda in maniera corretta un’intervista?

Andrea:
No.

Ale:
Eh, nemmeno io.