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Stefano Campora (dalla giuria TV)

Quest’anno sono 20 anni esatti che partecipo alle Giurie dell’Art Director’s Club. E devo dire che stavolta mi è piaciuto. C’era il clima giusto, giurati simpatici e competenti, un Presidente di giuria equilibrato ma fermo, molti amici.

Rispetto all’anno scorso c’è stato meno cecchinaggio, visto che non ci si poteva nascondere dietro un telecomando e di conseguenza possiamo dare alle stampe un numero sufficientemente rappresentativo di lavori. E lo trovo giusto, perché con questa crisi, giocare a fare i Tafazzi non è molto lungimirante.

Credo che questo sistema di votazione sia quello più giusto, almeno da quello che ho potuto constatare. Le motivazioni a favore del voto segreto secondo me sono cadute. Forse è finita l’era dei Direttori Creativi “pesanti”, quelli che usavano la propria influenza per estorcere un voto e determinare così l’esito delle votazioni.

Certo, ancora oggi c’è chi “spinge” il lavoro della propria agenzia anche se non lo può votare, ma il gioco è più palese ed è molto facile farvi fronte.

L’unico inconveniente in questo tipo di votazione è che essendoci giurie separate, divise cioè in categorie, è inevitabile (è sempre stato così) una certa disparità sia nel numero dei lavori in shortlist, sia nel numero dei premi assegnati (o non assegnati).
Ma questo è un discorso vecchio e finora nessuno è riuscito a trovare un rimedio o un criterio comune a tutti.
Tutto considerato però, ritengo che questo inconveniente sia da considerarsi il male minore. Soprattutto rispetto a quelli che si vengono a creare con una giuria unica (tutti giudicano tutto), in cui la vera differenza la fa una persona sola e cioè il Presidente di Giuria.