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What IF! la smettessimo di lamentarci? – Un pensiero.

Si è conclusa sabato sera la seconda edizione di IF! Italians Festival.

Tre giorni densi di creatività allo stato puro, ospiti da tutto il mondo, discorsi illuminanti.
Tre giorni di saluti baci e strette di mano. Di gente che non vedevi da tempo e che ti ha fatto piacere riabbracciare, di persone che avresti preferito evitare e di strani esseri che parlavano per ore chiamandoti con dei nomignoli di grande intimità mentre dentro di te una sola domanda: “ma questo chi minchia è?”.

Tre giorni quasi perfetti, mancavano solo i Marò.

Bene, in questi tre giorni non ho mai sentito nessuno, e ho ascoltato molto, chiedere: “Come stai?”.
Un come stai sincero, intendo. Un come stai che se fosse la scena di un brutto film sarebbe il viso paonazzo di un bambino col fiatone che puntandoti contro la sua felicità ti chiede: “Quante cose belle ti stai schiacciando negli occhi in questo Festival?”.

No.

Le domande ricorrenti erano sostanzialmente 3:
-       Dove lavori adesso?
-       Perché non ti licenzi?
-       Perché non ci licenziamo da ‘sta merda e andiamo ad aprirci un chiosco di banane?

Questa cosa delle banane che dicono tutti, poi, mi ha sempre incuriosito molto. Ma mai quanto le risposte più o meno standard a queste domande.
-       Lavoro sempre nel solito inferno, ma appena riesco me ne vado.
-       Io valgo molto di più della merda che devo fare tutti i giorni.
-       Guarda, parliamo d’altro perché il lavoro mi rovina già abbastanza le giornate, dai.

Sarò solo una piccola fiammiferaia con l’ambizione del tedoforo, ma davvero non capisco questo atteggiamento.

Faccio questo lavoro solo da pochi anni e ne sono innamorata, è vero. È vero anche che ogni volta che dico questa cosa mi si guarda come se fossi un’Anna dai capelli rossi un po’ scema.
E io odio Anna dai capelli rossi.
Ma con una logica da cinquenne sarei intervenuta nell’80% dei discorsi rispondendo con un candido: “Non ti piace questo lavoro? Mollalo.”.
Oppure “Fai un po’ quello che ti pare ma smettila di lamentarti”. Purtroppo quest’ultima è una cosa molto difficile da dire a persone che amano tanto sentire il suono della propria voce.

Eh sì, perché se è vero che c’è grossa crisi e le risposte dentro di noi sono tutte sbagliate, dubito la soluzione sia nelle stesse bocche che ruttano ego e lamentele poco costruttive.

Ma in questi tre giorni ho anche visto una cosa straordinaria. Non una soluzione, ma una proposta. Molte proposte. Idee, discorsi, tentativi concreti di ripartire da dove siamo e farlo con nuovo entusiasmo.

IF! è il modo migliore per smetterla di lamentarsi che mi sia mai capitato di vedere.
È una demo di proattività. È il brief delle 19,30 del venerdì prima delle ferie estive. Una grande opportunità che tutti hanno paura di cogliere. Ma poi qualcuno lo fa, perde ferie, weekend, ore di sonno, anni di vita, realizza un progetto incredibile e vince.

E vinciamo tutti.

  • Rossella

    Giovanna, sono d’accordo sul piangersi addosso, atteggiamento italiano del tutto sbagliato. E che, tra l’altro, non ti fa guardare in maniera lucida alle opportunità, facendotele perdere.

    Però nella conclusione non mi trovi d’accordo, ovvero ne “il brief delle 19,30 del venerdì prima delle ferie estive”, un problema che parte dalla relazione agenzia-cliente e poi si diffonde interno all’agenzia stessa. Capisco la metafora, ma non è corretta, anzi, non facciamola sembrare una metafora corretta. E’ un alibi brutto, che forse proprio voi (noi? magari) più giovani dobbiamo provare a non usare come metafora delle opportunità da cogliere. Perché è uno dei piccoli cancri del settore, e se non apriamo gli occhi ammettendo che è vero vuol dire che siamo già vittime di un bel lavaggio del cervello :)

    Detto questo, non sono un’estremista, anzi. Ma occhio alla metafora.
    Per il resto, che l’ispirazione di IF porti miglioramento e, soprattutto, visione! (a volte, a mio avviso, è questa che manca)