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UN LONDINESE A ROMA

 

NON C’E’ TRIPPA PE’ GATTI – ERNESTO NATHAN IL SINDACO

Lettura 3/4 minuti

“Roma e i romani mi fanno pensare a un uomo che si mantenga con l’esposizione al pubblico del cadavere di sua nonna”. James Joyce

Era il 1906, in viaggio per lavoro, Joyce scoprì Roma.
In visita al Foro Romano, osservò tra capitelli, mattoni, colonne cadute e altri ruderi imponenti come si aggirassero anche turisti ammirati e ammutoliti, persone in viaggio di piacere, perplessi su com’era stato possibile che altra gente fosse vissuta lì per poi scomparire, lasciandosi dietro tutta quella catastrofe dei Fori e dei ruderi sparsi nella città: vestigia di una cultura lontana e distante, straniera in casa, abbandonata a se stessa. Gli odiati piemontesi, l’avevano da poco messa in sicurezza dalle continue inondazioni del Tevere, che quando esondava e si abbatteva sulle case di mezza città, non portava di certo acqua fresca, sommergendole fino al primo piano.

Roma in quegli anni era al margine del mondo, Parigi ne era la capitale.
In Italia solo Palermo e Napoli potevano vantare una gioiosa parentela con la Ville Lumière per leggerezza e per dinamismo culturale. Nei primi del Novecento l’Urbe era un paesone di stampo medievale: intorno al Colosseo terra, terrapieno e campagna incolta, dove placidi e senza fretta pascolavano pecore e buoi. Per la rimessa invernale del fieno cosa di meglio se non le Terme di Diocleziano “ridotte a fienili, magazzini e sconci abituri”.

James Joyce ventenne di Dublino, per lavoro a Roma, soffocato e sfiancato nell’entusiasmo da burocrati e inciviltà, non sospettava minimamente che di lì a poco un londinese si sarebbe occupato della Città Eterna.
Ernesto Nathan nasce a Londra nel 1845, da Sara Levi e Mayer Moses Nathan.
Con la famiglia si trasferisce in Italia, la mamma Sara fonda a Roma la scuola elementare “Giuseppe Mazzini” la prima scuola laica aperta a tutti. Altre scuole saranno aperte nella città per “formare la coscienza civile degli italiani e per sconfiggere l’analfabetismo”, con il contributo di società di mutuo soccorso di ispirazione mazziniana e garibaldina.

I valori dell’ebraismo nell’impegno a migliorare se stessi, si fondono in Nathan con l’idealismo mazziniano e nell’incontro con la massoneria che aveva ispirato i grandi ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, principi guida alla base della rivoluzione francese e americana.
Sosteneva con convinzione Nathan, come prima di lui il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, l’iniziazione in massoneria delle donne, affermando: “…l’uomo e la donna siano le due note musicali che formano l’accordo umano, le due ali su cui l’essere si solleva sempre più alto per legge di eterno progresso nell’etere dell’infinito”.

Nathan è già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, quando nel 1907 diventa Sindaco di Roma con un’ampia maggioranza in un’alleanza con repubblicani, radicali e socialisti; l’Unione liberale popolare (l’unione ricordata come “Blocco”).
Al suo insediamento in Campidoglio, era il 2 dicembre 1907, nel suo discorso dichiarò con passione:
“Guardiamo all’avvenire a una grande Metropoli ove scienza e coscienza indirizzino rinnovate attività artistiche, industriali, commerciali… perché guardiamo attraverso la breccia di Porta Pia.”

Per Nathan e per l’Unione liberale popolare, la Breccia di Porta Pia rappresentava il crollo del totalitarismo teocratico, la sconfitta del potere cattolico sulla città. Dunque, il 20 settembre era l’inizio di un percorso, la strada maestra verso uno sviluppo scientifico, economico e sociale dell’umanità intera, soprattutto per Roma rimasta al passo, ferma nel confronto con le altre Capitali europee. Con la Breccia, dichiarava Nathan
“entrò nella città eterna il pensiero civile e umano, la libertà di coscienza, abbattendo per sempre, muraglia di Bastiglia morale”.

Il 20 settembre era Festa Nazionale, rimase tale fino a quando Mussolini nei patti lateranensi non la soppresse. Ernesto Nathan amministrò la città eterna dal 1907 al 1913, le cronache, gli intellettuali e i politici di chiara onestà intellettuale, lo considerano ancora oggi il migliore sindaco che Roma abbia mai avuto. Alle sue dichiarazioni fecero seguito concrete azioni d’illuminato amministratore della cosa pubblica. Il suo impegno a urbanizzare l’enorme paesotto, fu intenso e ramificato in ogni ordine di servizi resi alla popolazione, servizi essenziali, “degni di una città moderna che dotata di senso civico deve avere”.

Scelse con cura i suoi collaboratori e molti si candidarono spontaneamente per il riconoscimento al valore dell’uomo e del suo progetto di città civile e moderna. Il nuovo, un nuovo che produce cambiamento e tangibile progresso. Alla presa visione del bilancio comunale che un funzionario gli porgeva per la firma, chiese al dirigente di spiegargli la voce “Frattaglie per gatti ”. Gli spiegò il funzionario, con convinto trasporto, che il Comune manteneva una colonia felina incaricata ufficialmente di salvare i documenti cartacei negli archivi comunali dai topi che infestavano il Campidoglio. Nathan non ci pensò due volte nell’applicare immediatamente il primo atto di spending review, depennando il capitolo e pronunciando la famosa frase: “da adesso in poi non c’è trippa pe’ gatti”.

Con Ernesto Nathan collaborarono per il bene della città: pedagogisti, medici, scienziati, specialisti nella cura della malaria (all’epoca, imperversava e mieteva vittime nell’agro romano).
Alcuni di loro: Maria Montessori, Sibilla Aleramo, Carlo Segrè, Giovanni Cena, Alessandro Marcucci, Alessandro Postempski, Angelo Lolli, Giovanni Montemartini.
Le azioni di giunta erogano fondi per le scuole elementari, perché siano dotate di refezione, biblioteche, laboratori scientifici e di cinematografo. La giunta comunale si dedica per la prima volta nella storia di Roma agli asili. Nascono in una città apatica e incredula i “Giardini d’infanzia” comunali. Nel 1907 sono 50 e nel 1911 sono diventati, triplicando, 154.

“Sottrarre i pubblici servizi dal monopolio privato; renderli soggetti alla sorveglianza, alla revisione, all’approvazione del Consiglio…preparare la via al più assoluto controllo che la cittadinanza deve acquisire su quei gelosi elementi primordiali di ogni civiltà urbana”.

Così si era espresso ancora Nathan nel discorso programmatico del 2 dicembre 1907.
Indice un referendum, chiama la cittadinanza a votare, scegliere tra gestione privata e gestione pubblica dei servizi da erogare al cittadino. La città si esprime e lo segue. Nascono così in quel periodo l’Azienda elettrica municipale e l’Azienda Autonoma Tranvie Municipali – attuali ACEA e ATAC.
Il centro. Porta Pia, Santa Croce in Gerusalemme, San Giovanni e Salario sono da lì a poco attraversate da più di 200 tram. Ancora negli anni settanta Roma vantava la più grande ed estesa rete elettrica d’Europa per tram e filobus. Una città ecologica ante litteram.
Altri servizi urbani iniziati da Nathan annoverano: la Centrale del latte, i mercati generali, il mattatoio, l’acquario. Le nuove strutture rispondono a standard di qualità e igiene e garantiscono un risparmio economico riconosciuto dalla cittadinanza. A tal proposito una canzone popolare del tempo a testimonianza recita:

“Er mercato der pesce è ‘na risorsa, / questi so’ fatti, mica so’ parole…/ …si ne voi ‘na prova/ ar sinnico tu chiedi un baccalà/ nemmeno vorta l’occhi e te lo trova/ e nun lo paghi manco la metà”.

Volle fortemente L’Esposizione Internazionale del 1911 per festeggiare il 50° anniversario di Roma capitale. Eresse il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, acquisì Castel Sant’Angelo che trasformò da fortezza papalina abbandonata in museo d’arte medievale. Il Palazzo di Valle Giulia acquistato dal comune divenne Galleria d’Arte contemporanea, le Terme di Diocleziano bonificate e circondate di giardini per un impareggiabile Museo Nazionale. Inaugurò il Vittoriano – l’Altare della Patria, Il Palazzaccio – Palazzo di Giustizia a Piazza Cavour, e la Passeggiata archeologica – oltre 40 mila metri quadrati di verde pubblico.

La salute era cosa da ricchi. E sempre al discorso d’insediamento:
“Molto è da fare per perfezionare l’assistenza sanitaria, coordinarla a una rigorosa osservanza dei precetti igienici contemplati dalla scienza…(…) anteporre interessi e lucri”.
Si riscontra così un’urgente necessità di rivedere le norme igieniche e le sue applicazioni nell’ordinario.
A Roma sono nominate e prendono sede le prime guardie mediche e ostetriche pubbliche, studi medici per l’assistenza sanitaria e per la cura delle malattie infettive vengono aperti in tutti i quartieri. L’assistenza sanitaria smette di essere caritatevole impegno delle Dame Bianche, diventa un dovere pubblico.
Achille Ballori primario dell’Ospedale Santo Spirito è l’assessore alla Sanità.

Sulle vie consolari le case cantoniere prendono forma e sostanza nella gestione quotidiana del territorio. L’elezione di Ernesto Nathan interrompe, di fatto, l’occupazione amministrativa, aristocratica del comune che durava, mai disturbata e senza intralci, da 37 anni. La necessità di presentare la Città per l’Esposizione Internazionale del 1911, favorisce l’incontro tra Nathan e Edmondo Sanjust di Teulada, ingegnere appartenente a una nobile e antica casata sarda di origine catalana. Il sindaco si avvale della competenza del professionista di fama internazionale per ridisegnare l’Urbe. Un nuovo piano regolatore (1909) sottrae Roma al tradizionale dominio immobiliare della curia, e a differenza dei precedenti ha finalmente un respiro più moderno, funzionale e in linea con le tendenze urbanistiche europee.

Nascono nuovi quartieri: Mazzini, Flaminio, Appio Tuscolano, Garbatella. Al posto di capanne di canne, coperte da fogliame per tetto “dove gli uomini sono fango nel fango”, case igieniche e dignitose. Nuovi agglomerati urbani, dove il progetto prevede l’alternanza di zone edificate e zone a verde, tenendo conto degli allineamenti e delle piazze per disegnare e comporre gli isolati attenti alla conformazione morfologica dei luoghi. Per favorire gli spostamenti non in città ma intorno ad essa, Nathan e Sanjust prevedono di costruire fuori le mura una strada larga 60 metri e lunga 25 chilometri che abbraccia la città: l’odierna tangenziale. Per riorganizzare il territorio e rendere la città al passo con i tempi, Nathan e la sua giunta colpiscono la Rendita Fondiaria, impongono per la prima volta tasse sulle aree fabbricabili e procedono con gli espropri utili per la nuova urbanizzazione. Al proprietario la libertà di decidere, di stabilire lui il prezzo: il valore del terreno a cui verrà applicata la tassa o a cui il comune farà riferimento per il risarcimento per l’eventuale esproprio. Una norma chiara e onesta, ma che sarà causa di forti malumori nelle vecchie gerarchie dei latifondisti che si uniranno in un’unica associazione: l’Associazione dei proprietari delle aree fabbricabili composta dalla Società gianicolense – Famiglia Medici del Vascello, e la Società italiana per le imprese fondiarie del Vaticano.

I media alzarono la voce e sulle pagine di Civiltà Cattolica, organo ufficiale dei gesuiti, si leggono i primi anatemi contro il sindaco, definito “straniero, ebreo, repubblicano e massone”. “E’ il primo sindaco non romano dopo 37 anni, anzi nemmeno italiano, perché nato a Londra e comunque israelita e massone”. Come potete leggere, tutte cose vere, ma mai nascoste, così l’enfasi nell’accusa e l’accusa stessa, letta e commentata da parroci e catechisti in chiese e case fanno di ogni parola un’irreversibile condanna:
straniero – STRANIERO, ebreo – EBREO, repubblicano – REPUBBLICANO … e cosi via di grosso.
Mai un’accusa di corruzione. La frustrazione arrivò al culmine con la chiusa: “La sua presenza a capo del comune romano è misura del livello a cui siamo discesi”.
La promessa: Se non sai, affidati a me che saprò dirti.

Le nuove elezioni sono alle porte, si riorganizzano i poteri, le diplomazie più o meno occulte si muovono, c’è aria di restaurazione. La massoneria subisce una inaspettata scissione, che si rivelerà fatale per la giunta di Ernesto Nathan: dal G.O.I. – Grande Oriente d’Italia con posizioni radicali e anticlericali, fuoriescono un notevole numero di massoni che andranno a fondare la Gran Loggia d’Italia, più conciliante con la chiesa e di natura più conservatrice. Il Vaticano in accordo con Giolitti e Gentiloni (patto Gentiloni 1913), in funzione antisocialista, fa decadere il non expedit di Pio IX così che i cattolici possano partecipare alle elezioni nelle file dei liberali e vincerle dando

fine all’esperienza del sindaco straniero usurpatore venuto da Londra.

L’aristocrazia nera si riprende il Campidoglio, Prospero Colonna nato a Napoli e principe di Sonnino diventa Sindaco di Roma. Il Principe Colonna sindaco e esponente di rilievo dei proprietari terrieri e della rendita immobiliare romana, mantiene fede ai suoi impegni elettorali riducendo immediatamente la tassa sulle aree fabbricabili. La tassa sarà progressivamente ridotta fino alla sua abolizione per opera di Benito Mussolini nel 1923. Il principe Colonna porterà la Società italiana per le imprese fondiarie del Vaticano a essere proprietaria in azioni di quasi due milioni di valore nominale nel 1915.

Il piano regolatore Nathan/Sanjust, andrà in deroga. La nuova amministrazione capitolina, senza colpo ferire supererà i vincoli, favorendo variabili e abusivismo. Si costruisce dappertutto.
Il sindaco Prospero Colonna è padrone del campo insieme ai suoi sostenitori, portatore d’interessi, aumenta il suo giro d’affari attraverso la Società Immobiliare. Società Immobiliare che ebbe la sua massima notorietà per la selvaggia speculazione edilizia della Capitale negli anni ’60, assurta alle cronache come “Sacco di Roma”.

Papa Bergoglio – Francesco I° – gesuita, mi piace pensare, avrebbe avuto una diversa interazione con Nathan sindaco, divisi e contrapposti nei rispettivi poteri ma uniti nel bene sociale comune, in sinergia avrebbero fatto bene, prima e meglio per questa Città Eterna, meravigliosa al mondo malgrado noi.