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Serata di Premiazioni Adci: insieme, per una pubblicità migliore.

Invito realizzato da H-57 per la serata di premiazioni Adci

Le pubblicità attuali trasmettono un numero maggiore di messaggi negativi rispetto al passato. Lo pensa il 58% degli italiani, stando al sondaggio che abbiamo commissionato nel mese di marzo all’Istituto Piepoli.

Dopo il manifesto deontologico Adci, dopo il convegno del 25 marzo scorso sull’inquinamento cognitivo e a pochi giorni dalla petizione “fermiamo la pubblicità sessista, L’Art Directors Club Italiano propone una serata di riflessione oltre che di premiazione: “Insieme per una pubblicità migliore”.

Vi aspettiamo venerdì 7 giugno, entro le 20 (puntuali), presso l’Auditorium della Provincia di Milano, in via Corridoni 16.

L’appuntamento prevede tre momenti. Alle 20 saluteremo l’ingresso nella Hall of Fame Adci
di Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo.
A condurre l’intervista abbiamo invitato la giornalista Rosalba Reggio.

Dalle 21.15 proietteremo i lavori che hanno vinto i nove ori assegnati dalle giurie Adci Award 2013 . Verranno presentati da Alessandra Felletti.

Dalle 21.45 alle 22.15 proporremo una retrospettiva, composta dai commercial premiati dall’Adci a partire dal 1986.
Una “mezz’ora da pubblivori” per ricordare cosa può e dovrebbe essere la comunicazione.
Alle 22.20 verrà assegnato il Grand Prix degli Adci Award 2013.

Soci Adci e tutti quelli che hanno partecipato agli Adci Award 2013 sono naturalmente invitati. Basterà confermare la presenza via email scrivendo a info@adci.it oppure confermando la partecipazione attraverso l’evento Facebook.
Considerato l’intento della serata, saremo lieti di ospitare anche donne e uomini di azienda, giornalisti, studenti e chiunque sia sensibile all’argomento. I posti sono circa 500.

Ringraziamo La Provincia di Milano e in particolar modo il Dottor Paolo Giovanni Del Nero, (Assessore Sviluppo Economico, Formazione e Lavoro Provincia di Milano) per la cooperazione e per averci messo a disposizione il Centro dei Congressi Auditorium in via Corridoni 16.
Speriamo sia l’inizio di una collaborazione che porti in futuro a un vero e proprio Festival: con seminari, workshop, colloqui orientativi per i giovani.

  • Luigi

    Ma verranno premiati solo gli ori? E gli argenti, i bronzi?

  • Valerio Le Moli

    Non so… a me l’idea di togliere una – se pur piccola – vetrina a quei ragazzi che hanno lavorato tutto l’anno e che potrebbero togliersi la soddisfazione di salire sul palco a ritirare un bronzo o un argento non mi convince.

  • Fabio Pedroni

    Non so. Dedicare alla premiazione dei lavori di quest’anno solo 30 minuti mi sembra sminuente nei confronti di una giuria che ha lavorato due giorni…

  • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

    Caro Fabio, Caro Valerio,
    ogni anno si prova a introdurre dei cambiamenti, sulla base di quanto trovato “migliorabile” nell’edizione precedente.
    L’anno prossimo nulla ci impedirà di tornare alla formula delle due edizioni passate, o provarne un’altra. Cambiare è sicuramente più complicato che ripetere. Quindi pazientate per favore, se non altro per “affetto” verso il nostro sforzo di gestire la “complicazione” anziché adagiarci sulla riproposizione.
    Ciao
    m.

  • Luigi

    Ah, ecco, avevo capito bene. Se posso dire la mia, questo è un Award, non un convegno, una conferenza di storia della pubblicità. Quindi, d’accordo con Pedroni e Le Moli: un award prevede una giuria e una premiazione. Si può organizzare una retrospettiva, una notte da pubblivori, un convegno, quello che volete in qualsiasi altro momento dell’anno. Non nella serata inn cui dovrebbero essere annunciate le migliori campagne. Se volete cambiare formula, fate un festival tipo Cannes, scusate. Con affetto, Luigi

  • simone

    Ho letto sul numero di questo mese di Focus quanto richiami al sesso siano presenti negli spot pubblicitari degli ultimi anni.Ma la vera sorpresa è che questi richiami ci coinvolgono di più quanto meno sono espiciti.Ve lo aspettavate?

  • FERNANDO

    Invece io trovo che almeno sulla carta, una serata disegnata così sia di gran lunga migliore e piacevole che non un’estenuante sfilata di ragazzini che salgono a ritirare il loro premietto in una bizzarra e capziosa sotto-categoria e a stampare sorrisi inebetiti per i fotografi che tanto nella macchina non c’è neanche il rullino.
    Chi ha vinto cosa (importante per far carriera o per non essere licenziati) sarà scritto sulle news, sui resoconti, sulle fanzines e sull’annual.
    Io sarei stato ancora più radicale e avrei premiato solo il Grand Prix.
    Comunque domani vediamo.

  • Valerio Le Moli

    Non sono contrario al cambiamento o alle novità a prescindere. Lo scorso anno o forse due anni fa avevo proposto a Massimo di dare il Grand Prix ad honorem alla campagna elettorale di Pisapia, non per questioni politiche ma perché mi sembrava un buon esempio di comunicazione efficace e basata sui nuovi mezzi. Mi sembra molto meno interessante assistere a una retrospettiva dei vecchi lavori premiati all’ADCI nel passato, che semplicemente non sono più attuali. Allora qual è il senso di questa cosa? Imparare dal passato a fare buona comunicazione perché adesso siamo vuoti e sessisti? Per come ricordo la pubblicità degli anni ’80, c’erano delle eccellenze come adesso e c’erano pubblicità volgari e sessite come adesso. Poi, per carità, un salto nel passato a rimirare nostalgici le vecchie fotografie ingiallite si fa sempre volentieri, ma forse non era questa l’occasione.

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Il senso, Valerio, non è per niente rifugiarsi nella nostalgia. Per un’altra iniziativa Adci (in progress) mi sono guardato con altri addetti ai lavori, compresa Giovanna Maggioni di Upa, i 1070 commercial andati in onda a febbraio 2013. Una piattezza inaudita. La negazione del nostro lavoro. Uno qualunque di quei “vecchi lavori non più attuali” che proietteremo domani, avrebbe molte più chance di essere ricordato anche oggi.Malgrado la polvere del tempo. Ricordi bene quando scrivi che campagne stupide, sessiste, banali, c’erano anche allora. Ricordi male quando sostieni che c’erano delle eccellenze come adesso. Ora sono rarissime. In quegli anni non entravano in short list lavori che oggi vincerebbero l’oro. E non è una questione di soldi. Non solo. Quanti film sono entrati in shortlist quest’anno agli Adci Award? Quanti hanno preso un metallo? E quali investimenti media hanno sostenuto i film entrati in shortlist quest’anno?
      La questione è che quei lavori venivano prodotti perché chi li ideava possedeva e guidava agenzie. Non svendevano il lavoro. Non facevano gare gratis. Non si facevano concorrenza chiedendo fee dello 0.8% o dell’1.5%. Non si sfogavano sui fake o sui sociali. Producevano buoni lavori per marche vere che poi spendevano veri soldi. Quella pubblicità era spesso meglio dei programmi che interrompeva (Aldo Grasso 1997).
      Voglio solo usare 25 minuti “da pubblivori” per ricordare cosa può significare fare il nostro lavoro. Per ricordarlo a quelli della tua generazione oltre a quelli che iniziano oggi. È un invito a ritrovare l’orgoglio e il coraggio. Perché sono certo che tu e i tuoi (miei) colleghi più giovani siete capaci di fare infinitamente meglio di quelle 1070 banalità (meno una decina, via) andate in onda a febbraio. Ma non sono sicuro che siate davvero determinati a farlo accadere. A dirla tutta vedo molta più rassegnazione e scazzo che coraggio. E intanto la carriera dei creativi si avvia a diventare ancora più breve. Ora chi supera l’età per il praticantato rischia di non entrare nemmeno. O di uscire anzitempo.
      QUindi, Valerio, trovo personalmente più utile stimolare una riflessione che chiamare sul palco 150 persone circa nell’arco di 80 minuti. E prima di arrivare a questa decisione, per due anni ho chiamato decine di persone sul palco.
      Domani non vedrete solo spot per la loro creatività. Alcuni sono stati scelti per altri motivi. Sempre tra i lavori premiati e, disponibili. Perché tanta, troppa roba, è sparita. Le agenzie chiudono, altrettanto fanno le case di produzione e i lavori finiscono al macero senza che qualcuno abbia pensato di creare un archivio. A parte quel simpatico “matto” di Emmanuel Grossi, di cui scrissi qui.
      Ciao
      m.

  • Arianna Ciccarelli

    Grazie Massimo.

  • Valerio Le Moli

    Massimo, continuo ad essere perplesso. Tu parli di commercial. Io credo che i commercial televisivi non siano il futuro del nostro lavoro, come non credo lo sia la stampa (ma di questo ho già scritto un anno fa). Credo però che lavori come The beauty of a second dell’anno scorso valga quanto la pecora nera di Volkswagen (cito quel lavoro perché lo considero uno dei più belli mai prodotti in Italia e perché considero chi lo ha fatto uno delle più grandi menti sfornate da questo paese). Trovo sbagliato far passare il messaggio che ci sia un qualche tipo di legame tra quello che si faceva una volta e quello che si può e si deve fare oggi. Siamo in un paese in crisi dove bisogna reinventare il lavoro – non soltanto il nostro lavoro, ma il modo di pensare al lavoro – e far vedere commercial girati 20 anni fa, con delle condizioni culturali ed economiche purtroppo irripetibili mi sembra poco utile. Poi, io sono abituato a sbagliarmi e probabilmente mi sbaglio anche questa volta. Te lo saprò dire con certezza domani.
    v

    • FERNANDO

      negli anni settanta c’era la crisi petrolifera, il terrorismo e la democazia cristiana…

  • http://www.titamilano.com Giuseppe Mazza

    Riprendo una definizione che leggo qui sopra.

    La premiazione tradizionale sarebbe “un’estenuante sfilata di ragazzini che salgono a ritirare il loro premietto in una bizzarra e capziosa sotto-categoria e a stampare sorrisi inebetiti per i fotografi”. Ecco, questo mi sembra un modo volgare, offensivo e anche inaccettabile di porre la questione.

    Trovo anche bella la tensione di cambiamenti tipo quelli di stasera, e la accetto con piacere, ma se il sottotesto è questo qua direi che non ci siamo proprio, e se posso permettermi Massimo dovresti rispondere anche a questo tipo di posizioni. Perché è un tipo di lodi da non desiderare.

    Mi rendo conto che non si possa passare il tempo a battibeccare sul web, ma ho da poco trascorso per le giurie ADCI due giorni a Rimini in compagnia di gente molto appassionata e seria, tutti lì per le medesime ragioni che motivano la proiezione di lavori passati che è stata programmata per stasera.

    Per valorizzare la comunicazione bella e civile.

    Se passa l’idea secondo la quale premio=fighetta direi che siamo lontani da quel premio=eccellenza al quale abbiamo lavorato tutti insieme. Dunque: ok, proviamo se vogliamo a non premiare tutti e dire anche altre cose, ma non perché lo troviamo noioso.

    Perché quello è il semplice modo – vorrei ricordare – con il quale la comunità dei creativi ringrazia chi ha provato ad alzare almeno di un millimetro il livello di civiltà del linguaggio.

  • Giorgia

    Se foste dei ragazzi che oggi fanno questo lavoro, capireste quanto uno di quei metalli che stasera non gli assegnerete, nonostante l’abbiano, vinto può aiutarli nella loro vita lavorativa.
    Voi vincete un bronzo e vi mangiate le mani perché poteva essere un argento, oppure prendete un oro e rilasciate comunicati in giro per far sapere a tutti che siete ancora sulla cresta dell’onda.
    Per noi invece anche solo una shortlist può aiutare a far cambiare idea a un capo che non credeva in noi a darci finalmente una possibilità, dopo anni. E questa è una storia vera. La mia.
    Può far piangere tua mamma che , anche se ancora non ha capito che lavoro fai, adesso inizia a pensare che forse quei 15 mila euro per il master non sono stati buttati.
    Può dare fiducia in se stessi, e tanta.
    Perché fare questo lavoro oggi per noi, ragazzi intercambiabili e inutili, è difficile, frustrante e non paga né economicamente, né idealmente.
    E anche una sola shortlist aiuta ad andare avanti.
    Poi fate come volete, siete voi che decidete.
    Ma io ci sono rimasta male, come credo anche gli altri.

    • Mia madre non pianse

      Mi sembra che qui si confonda “premiazione” con “cerimonia di premiazione”. I premi sono stati vinti, la fiducia ripristinata, le lacrime di mamma versate. Chi ha vinto ha vinto, è un fatto. Chi ha vinto ha avuto idee degne della vittoria è un altro fatto. Capisco, pur a volte non condividendo, che un premio possa cambiare carriere e vite. Ma il premio che avete vinto non ve lo toglie nessuno.
      Quello che non capisco è come salire o meno su un palco possa essere in qualche modo influente. A pensarci non mi viene in mente la faccia di nessuno dei premiati sul palco che non fossero miei amici, ancora più difficile associarne i nomi che leggo nei credits. Le idee invece quelle si che si ricordano.

  • FERNANDO

    Non capisco.
    Nessuno ruba i premi. I premi se li avete presi li avete presi.
    Nessuno ve li toglie. Mi sembra solo che evitare a tutti i convenuti un paio di ore di noia mortale sia un’idea intelligente.
    Che poi ci sia un foglietto con su scritto tutti i premi e tutti i credits va benissimo.
    E comunque che la premiazione tradizionale sarebbe “un’estenuante sfilata di ragazzini che salgono a ritirare il loro premietto in una bizzarra e capziosa sotto-categoria e a stampare sorrisi inebetiti per i fotografi” lo confermo e se possibile lo rinforzo.
    E in questo non c’è nessuna forma di disprezzo e sottovalutazione.
    Date fiducia a chi vuol cambiare.
    Se sbaglia, ha fatto giusto lo stesso.
    Augh.

    • http://www.titamilano.com Giuseppe Mazza

      Infatti: non capisci.

      Leggi bene quello che ho scritto, e possibilmente firmati. Ho scritto che apprezzo il cambiamento. Che va benissimo provare, fare, pensare. Non sto dicendo evviva il passato abbasso la novità.

      Sto dicendo che il senso di una premiazione è ringraziare chi si è impegnato per alzare il livello. Anche io mi sono annoiato a diverse premiazioni, e ad altre invece mi sono divertito, ma non è che il mio stato d’animo debba diventare il regista della serata.

      Tutte le categorie professionali premiano le proprie eccellenze. Quindi ripeto: se vogliamo cercare nuove formule facciamolo, mi pare buona cosa. Dire però che lo facciamo perché è “una sfilza di ragazzini” che ci annoia è un’affermazione non solo sprezzante – lo è – ma anche ridicola.

      Sarebbe pure preoccupante, se non avessimo problemi più seri. Perché oggi non c’è niente di più importante di riconoscere l’impegno e il talento. E se non capisci questo mi chiedo cosa ci fai su questo sito.

      Detto questo, buona serata a tutti.

    • FERNANDO

      Si vede che capisci tutto tu.
      Non è che avevi vinto un bronzo o un argento?

  • http://www.adci.it/FabioFerri FABIO FERRI

    Come diceva una bella headline del mio vecchio compagno di banco Stefano Maria Palombi : “Tutto ciò che non cambia muore”.

    Quindi ben venga il cambiamento.

    Specie se è in meglio.

    Io non credo che ci sia da dividersi come con le copertine di Panorama ed Espresso su “Convegno” o “Premiazione”.
    La serata dell’adci Award dovrebbe essere entrambe le cose… Ed anche di più.

    Dovrebbe essere una serata di riflessione sulla qualità creativa del nostro lavoro, sulle condizioni di sfruttamento e svendita delle idee creative (i famosi fee dello 0,8 – 1,5% di cui scriveva Massimo) sull’appiattimento culturale delle campagne pubblicitarie sul pensiero o sui pdv dei Clienti o degli AD (‘purché si porti a casa lo stipendio’), ma, a mio modesto parere, dovrebbe anche essere SEMPRE E COMUNQUE… una GRANDE FESTA!

    Una FESTA annuale della creatività migliore che in Italia siamo riusciti ad esprimere.

    Una FESTA di tutti i creativi/e che hanno vinto un Oro, Argento o Bronzo… ma anche di condivisione con tutti gli altri/e.

    Voglio dire, nonsolopasserella, e giusta consegna sul palco di Diplomi e Coni, ma VISIONE e condivisione critica (Mostra/Video) delle campagne premiate.

    E soprattutto una FESTA che abbia la rilevanza mediatica che merita la nostra professione. Professione che, ancora oggi, aiuta e permette di mandare avanti la baracca di tutti i Mass Media: tradizionali, cartacei, Radio, Televisivi e Social New Media, Web, Internet…E pure le Affissioni e BTL (valà!).

    Lo dico ancora una volta, agli amici e compagni di lavoro.
    In Brasile, questa serata va in diretta TV, e mostra a tutti/e il meglio del lavoro creativo.

    Non un imbarazzante Galà della Pubblicità berlusconiano, ma una Vera Notizia, socialmente rilevante nelle News (On Line e Non solo) nei TG e nei palinsesti.
    Così come socialmente rilevante è il nostro lavoro.

    BUONA FESTA!
    Prossima e Venture…

    Fabio
    (:ciccio
    Ferri

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