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Red Bull: perché pagare la creatività?

Di Red Bull scrissi a maggio un post nel mio blog personale: nemmeno Red Bull è abituata a pagare le gare.

Da Flavia Brevi e Cosimo Minervini ricevo questa segnalazione.

Un miglioramento forse c’è stato. Ora non chiedono più a dei professionisti di lavorare in perdita. Adesso invitano le persone comuni a lavorare per la gloria. Lascio a voi il commento.

Vi segnalo anche antispec.com
What is spec work?
Spec work – crowdsourcing – spec competitions
Working on spec is when a single designer or agency design for free in the hope of winning a project.

  • http://albertobaccari.com alberto baccari

    Una idea gratis, vale zero. RB ha pagato quello che ha avuto l’ idea di avere delle idee gratis.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Avrei una domanda per i dirigenti della Red Bull. Siccome non ho mai assaggiato la loro bibita, posso entrare in un bar qualsiasi a nome loro e prenderne qualcuna gratis per provare? Inoltre, il barista è disponibile a fare una demo gratuita del suo servizio al tavolo?

    E adesso la sfida: se i dirigenti della Red Bull sono svegli e coerenti, dovrebbero rispondere sì a entrambe le domande entro 24 ore. Dopo di che, se ho qualsiasi problema con un qualsiasi barista a mia scelta della loro rete di distribuzione, ne rispondono loro.

  • http://dasieve.blogspot.com/ Edo

    Ho un amico che ha una piccola attività. Per il logo mi ha chiesto se in agenzia si fanno e io. “Certo! Dimmi cosa ti aspetti e vediamo di lavorarci!”.
    Passano poche settimane di silenzio e gli chiedo:
    “Ue!Il tuo logo poi?”
    “Ah, non preoccuparti! Ho trovato un sito dove ho caricato aggratis il brief e ho messo in gara tipo 80 tizi un pò da tutto il mondo. Ne ho scelto uno e gli ho dato 300 euro. Mi è costato sicuramente meno che chiedere all’agenzia”.
    Sui soldi può aver ragione, il problema è che il logo che hanno fatto per 300 euro non era nemmeno brutto…e mi sono fatto parecchie, brutte, domande…

  • Edoardo Loster

    15 secondi di gloria. Una volta erano 15 minuti.
    Maledetta crisi…

  • alessandro piccioni

    Buongiorno,
    Mi chiamo “Gloria”. Vi scrivo per segnalarvi l’ennesimo increscioso abuso del mio nome. Per l’ennesima volta qualcuno, in virtù di un discutibile risparmio, ha deciso di svendere me. Oggi lo ha fatto una bibita. Sono caduta così in basso?
    Un tempo ero appannaggio di eroi pronti ad immolarsi per un ideale. Oggi il mio nome ha lo stesso valore di un “rutto”.

  • Pingback: SOOLID blog » Blog Archive

  • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

    ho risposto in maniera diversa da tutti voi al post di Massimo Guastini qui, http://blog.soolid.it/2011/10/673/ . Perchè oltre alla mania (sbagliata di non pagare le gare, non pagare bene i progetti e a volte non pagare proprio), c’è anche la mania di non leggere attentamente e di approfondire poco…
    ;)

    • Edoardo Loster

      Anna, grazie per averci permesso di approfondire il tuo punto di vista. Ne evinco che Redbulla fa una bel contest “largo ai giovani” con borse di studio IED, creditsi, gloria…
      Ma 30.000 euro all’idea migliore non sarebbe stato più da brand globale quale Redbull è? Va bene mettere le ali, ma qualche soldo in tasca a questi ragazzi non credo che faccia schifo. Tutto qui.

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      Mi sembra si stiano raggiungendo dei livelli incredibili… non lavoro per Redbull e quindi non ho motivi di giustificarla. Non capisco davvero, che differenza ci sia tra questo contest e tanti altri, promossi da altri grandi marchi dove il premio in palio è un viaggio ad esempio (ricordo quello di Maxibon). Cosa cambia? L’appunto che va fatto loro è che non l’hanno comunicato correttamente sul sito, non quello di non dare 30.000 euro al vincitore. Se poi vogliamo giocare al “diamo addosso a tutti” ce n’è per tutti i brand credo..

  • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

    Ciao Anna,
    capisco la tua chiave di lettura. Ho lavorato 3 anni per Current TV e abbiamo fatto operazioni del genere, più per creare partecipazione, però, che per utilizzare i contenuti realmente. Venivano pubblicati on line, in una gallery. Pagavamo il lavoro migliore. Qualcosa meno di 2000 euro. Qualcosa di più di un’intangibile gloria.
    E Current non aveva i soldi di Red Bull.
    Tu sei ovviamente libera di vederla diversamente. Per me, più approfondisco e più mi pare una paraculata. Invito i giovani a dedicare tempo e sforzi a cause più nobili.
    Ciao
    m.

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      Ciao Massimo, forse non mi sono spiegata bene. Il concorso di Redbull è praticamente indirizzato a studenti ed è premiato: in palio ci sono 4 borse di studio per un totale di 12.500€ per frequentare dei corsi allo IED. Io continuo a preferire questo concorso a quelli dove gli studenti vincono 1000€ di shopping…ma magari mi sbaglio eh.

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      e aggiungo, cosa c’è di diverso da Zooppa?

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Anna, sul loro sito c’è scritto:
      Ognuno di noi ha un lato creativo. E senso dell’umorismo. Il Red Bull Spot Contest è la tua occasione per esercitare entrambi. E per ritagliarti un piccolo ruolo da protagonista nella storia della pubblicità.

      Cerchiamo una grande idea da trasformare in un originale spot TV o radio. E non c’è nessun motivo per cui l’idea vincente non possa essere proprio la tua! Cosa aspetti? Metti al lavoro i tuoi neuroni, coinvolgi i tuoi amici, o guarda fuori dalla finestra e lascia volare la tua immaginazione. (Una lattina di Red Bull potrebbe esserti d’aiuto!)

      Una volta che hai avuto un’idea che ti piace, scrivila, oppure disegnala, insomma mettila giù come meglio credi e poi caricala sul sito. L’idea più originale, memorabile e creativa diventerà uno degli spot della nostra campagna. E così tutto il mondo saprà che Red Bull non ti ha dato solo le aaali, ma anche 15 (o magari 30) secondi di gloria!

      Tu ti spieghi bene. Forse non si sono spiegati bene loro. Forse non hanno usato dei professionisti nemmeno per questo testo.
      Da nessuna parte si parla di studenti e di borse di studio.
      Ciao
      m.

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      Io l’ho trovato nel regolamento del concorso. Certo, non devono aver usato dei geni del web e della comunicazione per fare il sito. O forse sanno anche loro che non è un grandissimo premio economico e l’hanno voluto vedere come una sorta di rimborso. Io capisco i vostri punti di vista eh, e sicuramente non hanno comunicato bene. Continuo però a pensare che una borsa di studio a ragazzi di 18- 24 anni, possa interessare.

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      o forse hanno pagato l’agenzia per fare il sito 5000€ :D

  • http://www.nicolovolanti.com Nicolò

    Atteggiamento sbagliato, quello di RedBull, ovviamente.
    Ma c’è anche da dire una cosa. Spesso questi concorsi (parlo principalmente di quelli in cui c’è un ritorno economico, anche se minimo) sono rivolti a studenti, e spesso sono studenti che partecipano con le loro proposte creative. E ancora più spesso quei 300, 500 o 1000 “probabili” euro di vincita ti fanno dire “ci provo, perchè no?”. A noi studenti qualche soldo in più fa sempre comodo.
    Quindi, condannare chi partecipa mi sembra, a priori, in parte scorretto.
    Si dovrebbe creare un clima di partecipazione e adesione più profonda con gli studenti di comunicazione, per metterli alla prova. Concorsi, iniziative aperte che dovrebbero/potrebbero venire dalle associazioni di categoria. Non servono milioni, e neanche migliaia di euro. Servirebbe anche qui, soltanto un po di gloria. Ma è una gloria diversa e molto più vera, perché ti fa sentire parte del mondo che stai cercando di capire, che ti sta dando una chance già solo per farti conoscere e mostrare che vali. E non soltanto un creativo squattrinato da spennare (e qui, con RedBull che mette le ali, non poteva essere più appropriato). Ci sarà sempre qualcuno che parteciperà ad iniziative del genere, ma saranno molti di meno, consci che c’è qualcuno disposto a credere che la qualità, soprattutto quella nascente, non deve essere svenduta o peggio ancora regalata.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Un concorso può avere un senso quando l’obiettivo principale è creare partecipazione e, forse, solo nel caso di prodotti creativi di tipo artistico. In altri casi è profondamente diseducativo, per due motivi: 1. nella maggior parte dei casi sembra che chiunque possa improvvisarsi esperto di comunicazione (o anche artista); 2. le aziende si abituano a pensare che la creatività pubblicitaria sia una merce fungibile che può essere prodotta da chiunque, praticamente senza risorse.

      Per capirci: Un conto è organizzare X Factor per individuare potenziali giovani musicisti (alcuni dei quali comunque sono già dei semiprofessionisti); un altro è organizzare un ipotetico “X-Movie” per selezionare la colonna sonora del prossimo film natalizio. Senza contare che la filosofia di X-Factor non è “dai prova anche tu, puoi vincere 500 euro”, ma in tutte le sue fasi ti illustra quanto talento, fatica, frustrazioni e studio sono necessari per definirsi musicista o cantante.

    • http://www.nicolovolanti.com Nicolò

      Infatti, secondo me, avrebbero un senso se, come detto, sono destinati a chi la comunicazione la studia concretamente (quindi università, belle arti, strutture private…).
      Credo possano essere utile per battere l’idea della creatività svenduta. Perché se battere chiodo con le aziende che cercano di fare cassa è difficile, cercare invece di far sentire partecipi chi la creatività la plasma per disincentivarne la “svendita” credo possa essere più semplice e stimolante.
      Mio modestissimo parere ; )

  • Buzzo

    Se la stessa cosa l’avesse organizzata la Nokia, o Google, o anche un piccolo brand di surf-wear, stareste qui a parlare di fantastica operazione 2.0 o simili.