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Perché sono socio Adci (e perché vi chiedo di diventarlo).

Mercoledì vi ho dato tre ragioni concrete per essere Soci Adci.

Oggi voglio spiegavi perché io stesso continui a essere socio Adci al di là della (temporanea) carica.

Prendo spunto da due commenti-posizioni che ho letto recentemente su una bacheca Facebook.

Tesi: ”è bizzarro che l’Adci si metta contro grandi aziende e grandi agenzie”

Antitesi:”L’adci è un’associazione di persone dal 1984” (in realtà 1985 ndr)

 

Mio parere personale.

È falso affermare che io sia contro le grandi strutture. Mettersi contro i grandi, a priori, è stupido. Ma difenderli a prescindere è pavido.

A me è semplicemente capitato, in questi 4 anni, di dovermi mettere contro determinate “piccolezze”. Al di là delle dimensioni e del peso di  chi le avesse commesse.

Ho cercato di rendere l’Adci un luogo sano e pulito, utile a tutti i creatori di contenuti. Mi sono sforzato, forse romanticamente, di proteggere questo nostro piccolo ecosistema da prevaricazioni “muscolari” di qualunque tipo e provenienza. Che fossero Bulloni o bulletti.

L’Adci è nato 30 anni fa con obiettivi statutari apparentemente ambiziosi

1. migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline a essa collegate. Promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.

2. operare per la qualificazione, valorizzazione e sviluppo dell’attività professionale.

Perché definisco questi obiettivi ambiziosi solo in apparenza?  Perché se andiamo a rileggere i nomi dei 40 fondatori troviamo molti creativi che erano proprietari di agenzie, soci o comunque figure di primissimo piano, e in grado di spostare budget.

Erano parte integrante del business.

La loro competenza, autorevolezza, il loro rapporto quotidiano con i clienti, di fatto già perseguivano concretamente gli obiettivi statutari del Club.

Alcuni di loro, per esempio Marco Mignani, erano presenti attivamente anche in Assap (attuale Assocom).

L’Adci poteva dunque limitare le proprie apparizioni ufficiali alla festa di premiazione dell’Award e alla presentazione dell’Annual.

Senza nessuna nostalgia dobbiamo essere consapevoli  dei profondi mutamenti che hanno portato i profili professionali “creativi” a essere sempre più eccentrici (periferici) rispetto al business. Google supporta con dati e seminari l’importanza del Content. Ma ai creatori di content, che siano autori dell’idea fondante o partner nella realizzazione, non viene dato molto valore.

Nell’attuale nostra “Industry”, il vero valore (quello economico) viene portato “a casa” non dalle idee, ma da passaggi meno appariscenti e ufficiali. Che nulla hanno a che vedere con la creazione di contenuti (sapete cosa sono i “diritti di negoziazione”, vero?).

Di conseguenza, ora molto più che più che allora, l’Adci dovrebbe sostenere pubblicamente e  con la necessaria fermezza, solo le buone pratiche di business.

Quelle che possano realmente favorire un miglioramento degli standard della creatività nella comunicazione.

E dovrebbe anche potersi esprimere nettamente e prendere posizione  contro le cattive pratiche. In modo imparziale.

Che siano campagne che alimentano il sessismo. Gare senza regole e quindi senza rispetto per chi lavora (noi). Una gestione discutibile delle risorse umane. La sottrazione di credit.

Negli ultimi 4 anni, posizioni di questo tipo  e su questi temi le ha prese con costanza solo l’Adci.

In più abbiamo organizzato IF! una tre giorni in cui si è parlato di marketing innovativo, creatività, comunicazione nel senso più esteso.

Per tutto questo sono socio Adci.

Non per gratitudine, ma perché possa continuare a esistere una voce indipendente, alternativa ai comunicati stampa ufficiali, in grado di diffondere con competenza cultura della comunicazione.

Una voce libera di affermare  non solo quale sia la buona creatività, ma anche quali siano le buone pratiche nel nostro business e quali le cattive pratiche.

Cattive perché non permettono di qualificare, valorizzare e quindi sviluppare la nostra attività professionale. Un obiettivo statutario dell’Adci.

Perché farlo? Perché se non lo fa l’Art Directors Club Italiano non lo faranno altri.

Il modello di business della stampa di settore (e non solo di settore) non permette una reale autonomia e indipendenza.

Per non parlare dei rischi enormi di un giornalismo di inchiesta, teso a raccontare quello che realmente accade, al di là dei comunicati stampa auto celebrativi.

Io mi sono preso due diffide (e ora aspetto la denuncia) solo per avere raccontato dei fatti, non delle supposizioni.

E l’ho fatto non per attaccare qualcuno ma per difendere i princìpi alla base del nostro lavoro e dell’esistenza stessa di questo Club.

Perché servono altri Soci?

perché se  ci avvicinassimo a quota 1000 iscritti, potremmo fissare a 130 euro la quota (per tutti e non solo per i Soci di prima nomina) e avere più denaro per battaglie nell’interesse comune come quella sul diritto d’autore.

Perché per essere indipendenti è necessario essere non ricattabili. L’Adci sarà ricattabile sinché non saremo in grado di sostenerci con le sole quote associative.

Quote associative pagate dai Soci, non dalle agenzie.

Il Presidente dell’Adci e il suo Consiglio dovrebbero  poter prendere determinate posizioni, nell’interesse di tutti, senza preoccuparsi dell’impatto economico.

Gli status su Facebook non bastano per innescare un reale cambiamento. Nemmeno i vostri affettuosi like, di cui comunque vi ringrazio. A volte anche un semplice like richiede coraggio, di questi tempi.

Però ora vi chiedo uno sforzo in più. Diventate Soci Adci. Il sito non è attivo al momento ma potete fare richiesta di iscrizione inviando una mail a (tutti) questi tre indirizzi:

massimo@cookiesadv.com

emanuele.soi@gmail.com

caroline.schaper@gmail.com

Se non siete mai stati associati, la quota è 130 euro all’anno.

Se invece siete già stati associati in passato, non dovrete fare domanda di ammissione al Club. Basterà  un bonifico bancario (260 euro attualmente)

Banca Prossima, Milano

Iban: IT19V0335901600100000119579 

BIC/SWIFT:  BCITITMX (Solo per l’estero)

L’assemblea Soci è domani, ore 10.30, presso la Design Library.