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L’esperienza di giurato ADCI. (Matteo Civaschi)

Non posso postare già da stasera le shortlist, non siamo ancora pronti per farlo. Nell’attesa, vi lascio al racconto di Matteo Civaschi. Pubblicheremo qualunque commento, comprese ovviamente le critiche più accese. Purché vi firmiate. (scrivere a massimo.guastini@adci.it)

Sabato, 14 aprile, ho avuto l’onore di far parte della giuria “Design” dell’ADCI.
È stata un esperienza davvero interessante, che merita una piccola relazione.
Prima di tutto ho avuto il piacere di lavorare con altri professionisti del mio settore, e di conoscere punti di vista completamente diversi dai miei, che è un qualcosa che sicuramente arricchisce e amplia la propria esperienza.
La prima cosa che mi viene spontanea dire è che la nostra giuria è stata molto severa: a nostro parere entrare nell’annual è già di per se un premio.
E siamo stati molto critici con noi e i nostri stessi lavori.
Tengo a precisare che chi aveva un proprio progetto in questa categoria non poteva votare e neanche argomentare il progetto, a meno che non gli fossero rivolte domande. Quindi in generale penso che ci sia stato molto distacco rispetto ai lavori valutati, non sono stati fatti sconti a nessuno, ve lo posso garantire.
Devo ammettere che dalla prima categoria “identity”, la sensazione fosse che c’erano pochi lavori iscritti e non di livello. Poi ho avuto il piacere di essere stato smentito da un paio di progetti davvero notevoli, fantastici, due picchi che hanno meritato e che secondo me sono di livello internazionale, non vedo l’ora di fare i complimenti agli autori dei progetti.
Ognuno di noi ha i suoi gusti, e qualche progetto può avere la metà della giuria a favore e l’altra contraria spiegando il perché della propria posizione.
Le discussioni sono davvero il valore aggiunto di questa esperienza, per ti permette di confrontarti con categorie di giudizio diversi, dai più astratti ai più tecnici.
Ma tutti molto argomentati e molto esaustivi. Per farla breve, quando un lavoro è di livello e svetta su tutti gli altri, le mani si alzano tutte e lì capisci che il progetto ha raggiunto il suo massimo mettendo d’accordo tante teste con personalità e giudizi diversi.
In quel caso non ci sono molte discussioni, ma c’è spazio per qualche complimento che non guasta mai.
La scelta dei metalli ha avuto lo stesso iter, abbiamo riguardato tutti i progetti meritevoli e abbiamo assegnato ad ognuno il suo premio.
È stato fatto un grande lavoro di salvataggio di progetti che erano stati iscritti nella categoria sbagliate (ci sono stati molti casi), rimanendo dov’erano sarebbero semplicemente entrati nell’Annual, ma spostandoli nella categoria adeguata, hanno portato a casa anche molto di più della semplice e onorevole pubblicazione.
Questo lavoro di aggiustamento è stato davvero prezioso, perché abbiamo valorizzato al massimo ogni singolo progetto.
Adesso è il momento dell’autocritica, che come membro dell’Adci faccio a noi, al club.
La nostra giuria era troppo piccola, eravamo pochi per tante categorie di design che meriterebbero più persone dedicate.
La categoria design necessita di un’altra giuria come la nostra, che si dedichi alle varie sotto categorie in modo più specifico, avendo il tempo giusto di valutazione.
Noi abbiamo fatto fronte a troppe sotto categorie, dopo molte ore la lucidità scarseggia e l’ho trovato un limite assolutamente da evitare.
Se l’adci vuole dare valore al design italiano deve mettere in campo più persone legate a questo mondo, in modo da dimostrare che questo settore ha assolutamente lo stesso identico valore dell’advertising e del digital.
Un consiglio a tutti i futuri partecipanti delle prossime competizioni, curate bene i board di presentazione, fate delle foto che magari diano un po’ più di atmosfera ai vostri elaborati. Abbiamo giudicato lavori presentati su fogli A4 volanti, davvero con poca efficacia, il lavoro in quel caso si perde già qualcosa per strada.
Per concludere, come ho già detto, è stata un esperienza meravigliosa ma anche molto dura, coinvolgente, non priva di difficoltà.
Vale la pena provarla almeno una volta nella propria carriera professionale, quindi mi rivolgo a tutti gli aspiranti giurati ADCI, non abbiate dubbi, venite e provate, comunque vada non ve ne pentirete. (Matteo Civaschi)