Condividi:

5 Replies

La prima risposta di Massimo Costa, candidato presidente Assocomunicazione

Servono fatti, assunzioni di responsabilità e coerenza“.
Questo, in sintesi estrema, il succo dell’incontro tra me e Massimo Costa, avvenuto circa un mese fa, dopo le otto domande che avevo rivolto pubblicamente a lui e ad Assocomunicazione. Ci siamo sentiti poi altre volte al telefono e Costa ha condiviso con me il suo programma prima di renderlo pubblico.

Vedo sin qui confermate sia la ricerca di un dialogo sia la volontà di restituire dignità al nostro lavoro. E vedo confermata, per lo meno nelle prime interviste, anche la promessa di perseguire questo obiettivo senza compromessi.
“Non accettare un cambiamento normalissimo (gare gestite da advisor) implica il voler lavorare in un Paese scorretto, non professionale e corrotto”, ha risposto a un Salvatore Sagone abbastanza scettico sulla possibilità di regolamentare le gare in Italia.
Lo fa tutto il mondo, se l’Italia non lo fa è perché siamo un paese di terzo mondisti” ha aggiunto Costa

Dichiarazioni nette e credo di non commettere una forzatura scrivendo che le considero una risposta alla mia domanda più importante:

Cosa pensa dei manager che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario di lavoro?

Terzo mondisti. Scorretti. Non professionali. Corrotti. Io stesso non avrei saputo essere più preciso.

Mi è anche piaciuto sentirgli affermare che:
indubbiamente la mancanza (o scarsa) credibilità che il nostro comparto riesce a esprimere non è relativa alla crisi è un dato di fatto da anni.

Finalmente un manager, candidato alla presidenza di Assocomunicazione, che non si nasconde dietro l’alibi della crisi economica.
La nostra credibilità è stata divelta per via di comportamenti ottusi, pavidi e per niente lungimiranti, da parte di mediocri manager che hanno basato la competizione tra agenzie sule sabbie mobili della remunerazione, non potendo ascendere al mondo delle idee.

Costa, e il nuovo Consiglio Direttivo di Assocomunicazione potranno dettare le linee guida e perseguirle con fermezza e coerenza. Troveranno anche un seguito?
Che ruolo possono avere i creativi in tutto questo?

Possiamo essere il pungolo. Possiamo rifiutare gli straordinari ordinari, gli stage non remunerati, i frequenti weekend in agenzia senza compenso. Possiamo rifiutare i contratti farlocchi.
Siamo noi a produrre i contenuti. Siamo noi ad accettare di lavorare a un costo orario che per gran parte dei creativi è oggi nella fascia compresa tra gli 80 centesimi e i 5 euro netti all’ora.

Gare senza rimborso e remunerazioni di agenzia inadeguate non sarebbero sostenibili senza la rassegnazione dei creatori di contenuti.
Creatività e reputazione saranno solo vuote parole sinché una baby sitter guadagnerà all’ora più della maggior parte di noi.

Per questo, ritengo che nei prossimi mesi noi creatori di contenuti dovremo essere più attori che spettatori. Basta agli sterili lamenti, basta circoscrivere la propria indignazione ai commenti anonimi.

Se saremo compatti nel ricordare i nostri diritti ai manager di agenzia, li aiuteremo a essere più coerenti rispetto al nuovo corso di Assocomunicazione.

La difesa della dignità implica l’abbandono dell’anonimato e della paura. Subite dei torti? Denunciateli pubblicamente. Se vi sentite dalla parte della ragione non dovreste avere problemi. Scrivetemi, vi indirizzerò a un ottimo consulente del lavoro. Non lasciatevi frenare da retro pensieri del tipo: “se faccio valere i miei diritti poi non troverò più un altro posto nelle agenzie di pubblicità che contano”. Non ci saranno più “agenzie che contano” sinché non recupereremo una reputazione.

L’ho già scritto: il 2012 sarà un anno per coraggiosi. Volete rinunciare a questo privilegio? Preferite continuare a pretenderlo dai reparti marketing delle aziende e dai manager di agenzia piuttosto che da voi stessi?
Io temo che uno sciopero dei creativi oggi fallirebbe perché la maggior parte di chi ha un lavoro (o una parvenza) non aderirebbe. Significherebbe metterci la faccia. Smentitemi, ve ne prego.
massimo guastini

p.s.
naturalmente l’immagine del post non allude alla relazione tra me e Massimo Costa ma all’attuale rango dei creatori di contenuti rispetto allo status di baby sitter. Non accontentiamoci più del velo di zucchero di una job description fashion per ingoiare una pillola sempre più amara.

  • http://uelperiodo Till Neuburg

    Pare che finalmente si cominci a ragionare. Se Costa fa sul serio e i suoi iscritti faranno altrettanto, siamo sulla buona strada.
    Dopo… insieme… (o meglio prima)… tocca a noi. Massimo (il nostro, non il loro), ci incoraggia, anche con l’esempio personale. Ora sarebbe bello sentire anche una compilation aggiornata degli altri CD.

    Per fortuna, l’UPUPA con l’eterno sorriso scemo che ci aveva regalato l’Auditel, non svolazza più. Anzi, i buttadentro della cultura gli hanno persino impedito di trasformare la Biennale in una voliera con grattaevinci degli sghei. Invece, il pedigree culturale di Sassoli de Bianchi mi sembra rispettabile:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Sassoli_de_Bianchi

    Le premesse e le promesse non sono male. Alé.

  • FRANZ

    Caro Massimo, lascio un commento da giovane idealista.
    Questo settore non ha bisogno solo di buoni propositi ed ideali, ha bisogno di concretezza inaudita.
    Il nostro mestiere rispecchia completamente lo sbando e l’individualismo di un paese, per cui non voglio addossare la colpa della situazione a tizio caio e sempronio, però vorrei sottolineare che di creativi pubblicitari e non creativi pubblicitari ce ne sono stati, e ce ne sono tutt’ora.
    In tanti hanno rinunciato a condizioni di lavoro umilianti, per rispettare se stessi ed i propri colleghi, con l’intento di denunciare anche legalmente la situazione.
    Eppure, se qualcuno dovesse imbattersi in una scelta simile, saprebbe che il consulente del lavoro ti darà fiducia, combatterà con te fino ai limiti della burocrazia.
    Poi arriveranno gli avvocati che dopo aver raccolto il tutto, ti diranno che senza tre testimoni disposti ad appoggiare la tua versione e venire in tribunale, non solo perderai la causa ma dovrai anche pagare le spese legali del tuo “avversario”.

    Trovali tre testimoni coraggiosi.

    Il sistema italiano non è pronto alla tutela di certe categorie.
    Non è conveniente.

    Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

  • FRANZ

    Refuso: “però vorrei sottolineare che di creativi pubblicitari coraggiosi e non creativi pubblicitari coraggiosi ce ne sono stati, e ce ne sono tutt’ora.”

  • Pingback: Guastini risponde a un commento di Bad Avenue. | Donald Draper

  • Pingback: Si può fare. Si deve fare. | Il blog dell'ADCI