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La mia risposta a Pasquale Diaferia

Caro Pasquale Diaferia,

ti ringrazio per il tuo invito pubblico a fare la cosa giusta.

Significa che hai delle attese e che mi attribuisci le capacità di soddisfarle. Al tempo stesso mi auguro che tu mi riconosca anche un’autonomia decisionale, nonché la libertà di scegliere quello che a mio avviso è meglio per l’Art Directors Club Italiano.

Come ho già spiegato, sia a te sia al tuo Editore nei nostri incontri privati, io considero scorretto qualunque tipo di endorsment ADCI, diretto o indiretto, a questo progetto. Diversamente, sconfesserei il primo punto del mio programma, proprio quello che tu hai ricordato nella tua accorata lettera: “unire e non dividere”.

Se “The HeadLiners” fosse stato scritto da Umberto Eco, o da un intellettuale esterno al nostro settore professionale, mi sarei ovviamente comportato in modo diverso. Tu sei sicuramente un personaggio poliedrico e dai molti volti, ma sei anche un socio Adci e un pubblicitario ancora in attività. Non sei solo un giornalista.

Ti ripeto quanto già ti dissi a luglio: capisco benissimo le motivazioni che ti hanno spinto a dedicare energie a questo progetto, ma come presidente Adci non posso avallare direttamente o indirettamente la tua selezione. Per me tutti i soci sono uguali. Non sta a me fare selezioni o appoggiare quelle fatte da un collega nonché socio Adci. Qualunque socio non compreso dalla tua vetrina avrebbe potuto, a ragione, risentirsene. Il fatto che non ci siano state proteste o lamentele è dovuto proprio al mio mancato endorsment. Ho fatto la cosa giusta. E me l’hanno confermato anche diversi copywriter presenti nella tua raccolta.

Nel tuo libro ci sono amiche e amici a cui voglio bene e che stimo molto. Se non fossi stato il presidente dell’Art Directors Club ne avrei sicuramente scritto nel mio blog personale.

Il blog Adci ha comunque parlato di “The HeadLiners”, per iniziativa di Till Neuburg. Ho letto il suo pezzo prima di postarlo e l’ho trovato molto equilibrato. Non ho percepito vis polemica, nemmeno tra le righe. Come qualunque altro socio aveva il diritto di postare la sua opinione nel blog del Club e l’ha fatto con i toni giusti. Ha ricordato quelli che a suo avviso erano gli assenti illustri, ma l’ha fatto senza acrimonia e fornendo le sue motivazioni.

Come socio Adci non mi devi nemmeno chiedere di pubblicare le prossime iniziative legate al lancio del libro, ti basta scrivere al Segretario, Gianni Lombardi. Sarà lieto di metterti nelle condizioni di postare direttamente, dandoti la password. Ma questo dovresti già saperlo, visto che ti invitai a scrivere dei post per il blog Adci ancora prima della sua messa online, a giugno.

Il Club è fatto di molte voci. Io rispetto le tue posizioni, anche quando differiscono dalle mie. Sottoporrò al Consiglio Adci la tua richiesta “di usare il tuo libro per parlare di copy e della qualità del loro lavoro nelle sedi istituzionali, l’UPA come le altre associazioni di categoria”.

Ti anticipo che voterò contro questa tua richiesta. Per le ragioni che ti ho esposto.
Come sai, perché te ne ho già parlato a luglio, sto lavorando a un’iniziativa più corale Adci per portare l’attenzione di Upa, istituzioni e pubblico, sulla rilevanza del nostro lavoro.

Spero che la mia risposta ti soddisfi, anche se esprime un parere differente dal tuo. Viceversa, ti rivolgerei la stessa domanda che ti posi alla fine del 2010: “perché non ti candidi tu alla presidenza dell’Adci?”.

Non si può vivere sempre all’opposizione, a meno che non sia un “posizionamento di marketing” occupato per interessi individuali e non per il bene comune.

In ogni caso, hai due anni e tre mesi per prepararti. Per te passeranno più in fretta che per me.

Cordiali saluti

massimo guastini

  • alessandro piccioni

    Io trovo odioso, tra le righe di post e commenti, qui come altrove, questo continuo voler “tirare la giacca”. Qualche malpensante (maledetto sia) potrebbe leggerci l’intento di voler mettere sotto tutela una presidenza che si considera zoppa.
    Forse la mia lettura è dettata dall’ulcera, forse. Forse comunicatori professionisti dovrebbero prestare maggiore attenzione, a partire dai toni, a quanto proiettano all’esterno, soprattutto quando si cerca di estenderlo.

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Caro Alessandro,
      ricordo ancora con piacere la nostra bella chiacchierata telefonica di questa estate.
      Sei una persona corretta e intellettualmente onesta.

      Al tempo stesso devo dirti che Pasquale Diaferia aveva tutto il diritto di rivolgermi domanda e appello, dal momento che li considera rilevanti.
      Tra l’altro è un socio Adci e ha, a maggior ragione, il diritto di contestare le mie scelte.

      Per come la vedo io, inoltre, oggi non puoi aspirare a cariche che comportano un minimo di visibilità
      se non sei disponibile al dialogo con chiunque abbia delle domande sensate da porti.
      Indipendentemente dal fatto che sia socio o meno.

      Io stesso, se ti ricordi, qualche settimana fa rivolsi otto domande pubbliche a Massimo Costa e Assocomunicazione http://blog.adci.it/?tag=massimo-costa
      Non ho pubblicato l’esito del mio incontro (cordiale) di oltre un’ora con Costa, perché sono stato invitato a mantenere riservati, per ora, i contenuti della nostra conversazione.
      E non essendo ancora Massimo Costa il Presidente di Assocomunicazione, ho trovato condivisibile la sua richiesta.

      Inoltre, pur avendoti precisato la mia posizione sulla maggiore disponibilità al dialogo che oggi Internet ci permette, sarebbe secondo me scorretto imporre a tutti quello che deve essere innanzitutto una libera scelta.
      Pasquale Diaferia ha fatto la sua domanda e credo abbia avuto una risposta esauriente. Semplice. :)
      Ciao
      m.

    • alessandro piccioni

      Io credo tu abbia capito a cosa mi riferissi. Non sto sindacando su quanto fosse legittima la domanda di Diaferia, e tanto meno
      l’accesso alla dialettica, il diritto d’opinione e critica sul tuo operato.
      “Una accorata, semplice lettera al presidente dell’ADCI, che forse si è dimenticato un pezzo del suo programma elettorale…” e “Massimo, Do The Right Thing.” sono approcci, che ad un gastropatico come me, appaiono semplicemente sbagliati.
      Buon malox a tutti.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Una frase attribuita a Karl Popper dice “senza differenza di idee non c’è né libertà né conoscenza”. Essere uniti non significa necessariamente essere unanimi in tutte le manifestazioni. Del libro di Pasquale Diaferia se n’è parlato qui http://blog.adci.it/?p=1056 e ne era stata annunciata la presentazione a Roma qui http://blog.adci.it/?p=1056

    Aggiungendo anche numerosisimi annunci via Twitter e sulla pagina Facebook del Club per rilanciare le diverse presentazioni del libro a Milano e altrove, mi sembra che la presa di posizione di Pasquale Diaferia per le modestissime osservazioni critiche espresse da Till Neuburg nel post citato sia sproporzionata. Come sa chi segue la vita del Club, nei dibattiti sono spesso in disaccordo con Till Neuburg e spesso d’accordo con Pasquale Diaferia, però in questo caso il mio parere è diametralmente opposto.

  • pasquale

    massimo,
    rispondo per punti, per essere ancora più chiaro, se mai ce ne fosse bisogno.

    1. non avevo scritto per avere un endorsment dell’ADCI. Non te l’avevo chiesto prima, figurati se sento il bisogno di farlo adesso.

    2. non ho mai desiderato essere “più” socio degli altri (anche se in passato, non certo sotto il tuo consiglio, ho provato la sgradevole sensazione di essere “meno” socio. ma come sempre il tempo è galantuomo).

    3. non consideri corale la mia proposta, e voterai contro in consiglio. Prendo nota.

    4. non vivo di opposizione. Come ben sai, ti ho supportato fin dall’inizio, e penso che tu possa essere un ottimo presidente. anche se temo che ci siano molti che sono opposizione professionista, e che godranno di questa situazione, magari dopo averla provocata.

    5. non ho bisogno di prepararmi ad esser presidente del Club. Sono abituato a fare le cose di interesse pubblico in prima persona e senza il supporto di organismi superiori. Peraltro conosci la mia storia ed in particolare le ultime attività pubbliche, che si sono concretizzate in un film ed un libro, entrambi prodotti collettivi di professionsiti di questa comunità. E sai anche che quello che oggi Accattino propone, tre anni fa stava per essere realizzato direttamente dal club, salvo veti dell’ultimo minuto dei soliti grilli parlanti.

    6. non tiro la giacca a nessuno, come qualcuno suggerisce in un commento poco felice. Non ti considero un presidente zoppo ed è un segno di rispetto dirti cose in pubblico se ho da dire cose lo faccio. Hai da augurarti che siano tutti leali e firmati come il sottoscritto.

    Detto questo, Il libro continua la sua strada come l’aveva iniziata. Senza il club.

    Ma quello che si doveva sentire, è stato ascoltato. E sui temi sollevati, è stata presa posizione pubblica

    E questo per me è più che sufficiente.

    saluti
    pi piccola

    • alessandro piccioni

      hai ragione “tirare la giacca” è stata una scelta di termini infelice, anche se attribuita ai “tra le righe” e non esclusivamente a questo frangente. ma sono convinto tu abbia capito quanto ho espresso sui toni e sulla loro lettura.

  • http://geekadvertising.wordpress.com paolo guglielmoni

    Il mio commento si riassume nella constatazione che ADCI non ha selezionato i copywriter presenti nel libro. Quindi non vedo perché farne endorsement ufficiale.
    paolo (amo la sintesi, sono un copywriter ;-) )

  • pasquale

    paolo, sono ancora più sintetico di te:
    guardati il punto 1 della mia risposta. forse risponde anche a te…

  • http://brandomanago.blogspot.com Brando

    “Perché, quindi, il presidente in prima persona non prova a sostenere le iniziative future legate al lancio del libro, a cominciare dagli appuntamenti di domani e mercoledì a Firenze e Bologna, ed i futuri nelle altre librerie Feltrinelli d’Italia? Basterebbe che sullo stesso blog Guastini segnalasse gli appuntamenti e ribadisse che il libro promuove i copywriter, quindi fa il bene di tutta la comunità.” (http://advexpress.blogspot.com/2011/11/massimo-do-right-thing.html)

    “1. non avevo scritto per avere un endorsment dell’ADCI. Non te l’avevo chiesto prima, figurati se sento il bisogno di farlo adesso.” (http://blog.adci.it/?p=1317)

    Si può liberamente tradurre “sostenere le iniziative” con una richiesta di endorsement?

    Se ne parli bene, se ne parli male… (?)

  • pasquale

    le libere interpretazioni sono sempre gradite,
    sopratutto quando vengono da autorevoli opinionisti anonimi di altrettanto autorevoli blog anonimi…

    Ma purtroppo non sempre le libere interpretazioni corrispondono a quello che è chiaramente scritto…

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Pasquale, se ti riferisci a Brando, NON è un commentatore anonimo: http://brandomanago.blogspot.com/
      E devo dire che le sue obiezioni mi sembrano fondate.

      Con tutto il rispetto per il libro, che non ho visto ma che secondo me sta facendo un ottimo lavoro per riportare all’attenzione del pubblico la figura del copywriter, in Italia ingiustamente sottovalutata, non riesco a capire cosa cerchi di ottenere con questa tempesta un po’ autoreferenziale, a parte ulteriore visibilità per il libro.

      L’ADCI ha parlato in lungo e in largo del libro, segnalando le presentazioni ogni volta che ne abbiamo avuto notizia. Gran parte del Consiglio avrebbe partecipato alla presentazione di Milano, se non fosse che coincideva esattamente con una riunione di Consiglio impossibile da spostare (la cui data era stata decisa un mese prima). Non capisco cosa dovrebbe fare di più dal tuo punto di vista.

    • http://brandomanago.blogspot.com Brando

      Pasquale Diaferia,
      La libera interpretazione, che le sia gradita o meno, è ciò che ognuno farà delle due affermazioni che ha fatto a pochi giorni di distanza.

      Quanto all’argomentum ad personam, attaccare direttamente l’interlocutore è l’ultima risorsa di chi, in difficoltà sull’argomento di discussione, cerca di spostare il focus del discorso, puntando a minare l’autorevolezza della controparte.

      Di solito questo genere di argomenti dicono molto sulla situazione di chi li formula, poco sulla persona oggetto dell’attacco.

      la saluto,
      Brando Manago