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Il XIII Presidente Adci vi saluta.

Mi scuso con Fritz Tschirren per l’eventuale oltraggio alla sua celebre campagna Jägermeister.

Lascio la presidenza dell’Art Directors Club Italiano dopo cinque anni, perché è il momento giusto.
Il Club sta bene. Meglio di quanto non stia il settore in generale.
E sicuramente è messo meglio rispetto alla fine del 2010. Lo dicono i numeri.

Non avrei altri obiettivi concretamente perseguibili nei restanti undici mesi del mio (secondo) mandato e quindi credo sia il momento ideale per passare le consegne a un gruppo di lavoro che in questi due anni ha fatto cose importanti.
Lascio un Consiglio Direttivo forte e compatto, con tutte le qualità necessarie per continuare a fare molto bene e guidare il Club anche oltre la scadenza di questo mandato.

Nicola Lampugnani diventa pertanto il XIV Presidente dell’Adci, ad interim per sua scelta.

Presidente e Consiglio Direttivo del Club verranno definiti e ufficializzati nel corso della prossima Assemblea Soci, fissata per il 27 febbraio 2016 presso Acqua su Marte, in via Alessandria 3 Milano. In modo da permettere a tutti gli iscritti Adci di approvare il nuovo assetto.

Sono molti i Soci che mi hanno supportato in questi anni.
A sette rivolgo un ringraziamento speciale.

Annamaria Testa e Pasquale Barbella, per tantissime cose, tra cui il Manifesto Deontologico Adci.
Difendiamolo nelle sale riunioni e soprattutto pratichiamolo. Solo rispettando la società di cui siamo parte ne verremo ricambiati (è un suggerimento che vale anche per le aziende).

Paola Manfroni e Mizio Ratti per tutto quello che mi hanno aiutato a realizzare nel primo triennio.

Vicky Gitto. È stato Presidente (perfetto) dell’Adci Award per ben due edizioni, gestendolo impeccabilmente con trasparenza, diplomazia e senso di responsabilità. Mai una lamentela o una recriminazione. Un caterpillar nel risolvere le inevitabili menate. Generoso nel condividere contatti personali utili al bene del Club.

Alessandro Orlandi e Paolo Iabichino. Non mi hanno mai detto “perché non fai questo?”, semmai “perché non facciamo questo”? Due colleghi che mi hanno dato, e non drenato, energie.
È stato un piacere conoscervi.

Di cosa non sono soddisfatto.
1. Le donne iscritte al Club sono passate dall’11% al 25% durante i miei cinque anni di presidenza.
Dovrebbero in realtà essere oltre il 50% per rispecchiare il mercato.

2. I Soci Under 30 dovrebbero essere almeno il 60%. Non ho gli ultimi dati, ma credo che siano attualmente meno del 30%.

Di cosa sono soddisfatto
1. Di tutte le attività messe in piedi con i miei due consigli direttivi
Primo triennio
primi 15 mesi del secondo mandato

Di cosa resto convinto
1. perché serve l’Adci
2. delle mie riflessioni di metà mandato (era il primo)
3. la pubblicità italiana è sessista e negarlo è segno di ignoranza o cattiva fede
4. le gare non remunerate e senza regole sono immorali. Un cancro per il nostro sistema. Frasi come “non possiamo pagare le gare perché non è policy della nostra azienda farlo” mi ricordano le parti più oscure dei romanzi di Charles Dickens. Resto a disposizione di qualunque persona seria voglia capire davvero le ragioni della mia affermazione.

Di cosa non mi pento.
Delle ragioni che mi hanno procurato sei diffide da vari avvocati.
La carica di Presidente dell’Adci è anche un onere, perché comporta l’esprimersi con chiarezza contro le ingiustizie, le scorrettezze e le cattive pratiche che inquinano anche il nostro settore.