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Il logo di Firenze

Giglio di FirenzePaola Manfroni, Vicepresidente dell’Art Directors Club Italiano, ha scritto nelle scorse settimane (15 luglio) all’Assessora per lo sviluppo economico del Comune di Firenze, la dottoressa Sara Biagiotti.

Gentile assessore Biagiotti ,
La contatto in merito al bando di concorso che il Comune di Firenze sta per lanciare per un logo che rappresenti la città.
Come Art Directors Club Italiano, associazione dei creativi pubblicitari italiani, vorremmo offrirle la nostra collaborazione per un confronto sulla stesura del brief e sulla gestione del concorso: i casi più recenti di simili iniziative hanno avuto risultati imbarazzanti e deludenti, suscitando proteste infinite tra i professionisti del settore. Il nostro mestiere, in particolare quello dei graphic designer, è uno tra i più colpiti dalla attuale crisi, soprattutto tra i giovani, e in Italia sta subendo una continua svalutazione: va trovata una via di mezzo tra i 200.000 euro del logo di Salerno e i 15.000 di quello di Firenze, ma soprattutto va capito che un logo non è un “disegnino” come riportato nell’articolo di Repubblica, ma un segno complesso che ha bisogno di guidelines applicative, cioè di un progetto serio e ampio, di professionalità ed esperienza; che un’idea potente non è la fulminazione di un minuto ma il risultato di anni di lavoro che si concentrano in un’intuizione duratura. Qui, in un intervento del nostro Presidente Massimo Guastini che ci legge in copia, può leggere per esempio come nacque il logo di New York:
http://blog.adci.it/riflessioni/dalla-lezione-morandi-a-quella-alemanno-passando-per-milton-glaser/

Il suo assessorato ha l’occasione di creare una best practice italiana, una caso emblematico che possa essere di ispirazione a tutte le amministrazioni del paese. Il logo di Firenze che vi accingete a selezionare può e deve essere considerato qualcosa di più del logo di una qualsiasi città: sarà infatti l’espressione contemporanea di quella creatività italiana che da secoli parte da Firenze per arrivare al mondo intero.

La nostra lunga storia, la rappresentatività dei nostri soci, e il manifesto deontologico che firmiamo e che le allego, fanno di ADCI un interlocutore super partes, il cui unico obiettivo è migliorare la qualità della creatività italiana nel settore della pubblicità e della grafica.
Nella speranza di trovare in lei la giusta sensibilità, le rinnoviamo tutta la nostra disponibilità per lavorare al fianco della amministrazione fiorentina affinché Firenze possa avere un grande logo, che tenga alta la reputazione creativa italiana nel mondo

Ringraziandola per l’attenzione, la saluto cordialmente

Paola Manfroni

Dopo due settimane di silenzio, Paola Manfroni ha fatto una telefonata di controllo. L’Assessora fa sapere, attraverso la sua segreteria, di avere ricevuto la lettera ma di non aver ritenuto sin qui necessario dare una risposta.

A chi in questo momento sta partecipando al “venghino venghino” su Zooppa, segnalo questa frase: L’inserimento nella “shortlist dei migliori” implica la cessione del diritto di esclusiva sulla proposta.

E non sottovalutate nemmeno questa indicazione, anch’essa riportata nel regolamento:

I contenuti non vincitori non potranno essere ceduti e/o riutilizzati per attività in diretta concorrenza* con le attività del Comune di Firenze.* attività commerciali e non esercitate dal comune di Firenze anche tramite appalti a terzi (quali a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo attività di educazione per la prima infanzia; servizi ricreativi per bambini e giovani, attività sportive; attività culturali, servizi di informazione turistica, attività di promozione economica, nonchè per attività di produzione e commercio anche mediante attività di merchandising e licensing di prodotti legati all’immagine della città, contrassegno di qualità di eventi, luoghi, prodotti e servizi del del territorio e della città).

Poi. Se considerate quello che state facendo un lavoro, con il quale mantenervi, e non un passatempo o un argomento di conversazione, leggetevi queste due frasi:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.

No, non sono frasi prese dal regolamento per il logo di Firenze. Sono contenute nella Costituzione Italiana. Il Comune di Firenze forse non le ha lette. Lo fanno molte pubbliche amministrazioni. Probabilmente tutte.
Se invece conoscono gli articoli 1 e 36 della nostra Costituzione, resta una sola spiegazione: non considerano i loghi un lavoro.

Chiunque accetti le “regole di partecipazione” del contest zooppa “brand per Firenze” sottoscrive il suo non essere un professionista andando a collocarsi tra i numerosissimi dilettanti con l’hobby per la grafica.

  • fabrizio granata

    Brava Paola.
    Ben fatto.
    Peccato vedere questo da Amministrazioni che ci piacerebbe pensare “responsabili e progressiste”.
    Speriamo dia dei frutti.

  • Laura Grazioli

    brava Paola, bravo Massimo. Echeccazzo: basta trattare la professione di creativi come una propensione alla simpatia, al sorriso, all’estemporaneità. A un tiramento alla portata di tutti.

  • http://www.45gradi.com marina

    brava paola, ben detto. e complimenti per il tuo lavoro, in generale.

  • Martina Poggianti

    Finalmente qualcuno che ci tutela !! Grazie e complimenti per l’iniziativa!!

  • http://www.behance.net/CapaTonda Paolo Campailla

    Finalmente! Grazie di esistere!

  • http://www.ninapeci.com Nina Peci

    Grazie. Come posso essere non d’accordo!? Dopo 30+ anni di professione, questo concorso è come uno schiaffo. Addirittura, è uguale ad un compito che avevo dato in classe ai miei allievi di grafica qualche anno fa… giusto per insegnarli cosa vuol dire creare un brand. Studenti alle prime armi con risultati buoni per il loro livello, ma mai pensabile all’altezza di un brand preso sul serio.

  • http://www.marcotramontano.com Marco Tramontano

    Condivido appieno e condiviso in fretta.

  • http://www.kollettivokuore.com Lugo

    Sante parole!!! Ma dove andrà a finire la nostra Italia (e la nostra professione!) di questo passo?

  • http://www.behance.net/GiuseppeM Giuseppe Migliaccio

    Grazie.
    Lasciamo alla pubblica amministrazione di Firenze il disegnino che merita!

  • Manuela

    Bravissima Paola!

  • leilo

    L’iintento è ottimo. Ma guardiamo in faccia la realtà: bisogna reinventarsi perchè il presente è fatto di Zooppa e il futuro farà piazza pulita delle nostre competenze. Cambiamo pelle. Per sopravvivere.

  • Marco Carnevale

    Brava Paola. Bravo Massimo. Bravo Club. Ecco, l’ho detto.

  • Stefano Lionetti

    Se a qualcuno interessa, proprio ieri mattina ho scritto questa lettera a Matteo Renzi
    https://www.facebook.com/matteorenziufficiale/posts/10151633607929915

  • http://www.brunobanone.wix.com/brand-consulting Bruno Banone

    Prava Paola!
    Giusto, ben scritto e ben argomentato.
    Grazie. A questo serve l’ADCI.

    Mi ha fatto molto riflettere questo ennesimo caso di concorso a premi (le vere gare di appalto sono remunerate con corretto rimborso spese e hanno una commissione competente che definisce un brief degno).

    La cosa per cui provo grande tristezza è che i partecipanti abituali alle fantastiche opportunità offerte da Zooppa e siti simili, non sono sono dilettanti, velleitari o bricoleur della Comunicazione. Purtroppo so bene che sono proprio i giovani creativi (oggigiorno si è un giovane creativo fino a 35 anni) che vivono dentro le grandi Agenzie. Quanti ne ho beccati che di nascosto, convinti di partecipare a chissà quale modernità 2.0 e finalmente di poter dare così sfogo alla loro creatività, rovesciavano mensilmente la loro quota di Idee gratis. Spesso producendo cose molto belle e di gran lunga migliori di quelle che sfornavano in Agenzia, costretti da mille vincoli e tempi impossibili o semplicemente da mancanza di committenza.

    Con l’occasione, ho più volte spiegato chiaramente il mio punto di vista, che quello era e quello per me rimane: partecipare a tali ammucchiate è una cosa indegna per un professionista o aspirante tale. E se un cliente pensa di risolvere i suoi problemi di comunicazione con questi metodi, non è professionale e merita di interfacciarsi al più con onesti dilettanti e hobbisti del design. Con tutto il rispetto per la pur lecita hobbistica: “if you pay peanuts, get monkey”.

    Poi i giovani creativi hanno spiegato qualcosa a me.

    La domanda chiave è: dove mai avranno imparato questi giovani talenti a considerare il loro lavoro così poco monetizzabile e così tanto aleatorio da poter esere giudicato sulla base di “mipiace / nonmipiace / next” da qualcuno che potrà essere anche esperto e competente nel suo mestiere, ma certo non lo sarà in Graphic Design? Si sa che, la semplice motivazione “non è piaciuto al cliente” sostenuto da vaghe argomentazioni o anche, più spesso, da nessuna, che un tempo avrebbe fatto alzare il pelo a qualsiasi creativo, da tempo non è più uno scandalo. Semplicemente, next: si fa un’altra proposta. Ah, però prima si chiede come la vorrebbe questa volta il Cliente, (spesso un mix di tutto ciò che è stato presentato) perchè non si può mica andare in eterno su e giù, che il budget è troppo risicato. A proposito: per il budget definitivo e per il contratto o per l’ordine di lavoro, poi ci si mette daccordo. Inoltre, si sa che di questi tempi parlare di listino significa che non sei native digital e quindi non puoi capire.

    In conclusione, per uno stagista lungodegente a prestazione gratuita o a gettone, o per un Art che a 30 anni guadagna ancora 1000 euro a contratto, il premio di 15000 euro (si perchè non è un compenso, ma un premio) sarebbe come vincere alla lotteria. Quindi, con questo background, buttare qualche idea su Zooppa, invece che con il Cliente in Agenzia, in fondo non costa niente e comunque viene fuori qualcosa degno di essere messo in portfolio. E magari poi capita di vincere. Che culo.

    Comunque grazie e buone vacanze.
    Bruno Banone

    • http://www.antonellaporfido.it anto

      concordo. il problema non é zoopa ma il mondo del lavoro per i nostri giovani creativi e la quantitâ di stagisti che popolano le agenzie. Consiglio meno suscettibilitá e piu analisi. AVorrei sapere chi dei tanti professionisti non ha fatto mai un logo a meno di 15.000 euro.
      Che poi il comune di Firenze non riesca a capire la differenza tra lo studio di un logo ed una brand identity é un altro discorso. e altri budget

  • sober

    c’è gente da considerare come “non professionista” che potrebbe fare un lavoro mille volte più apprezzato e migliore di una persona che ha anni e anni di esperienza.
    solo perchè per qualcuno è solo un hobby o un passatempo non significa che esso sia peggiore di altri che voi definireste competenti.. anzi
    sono un diciassettenne con tante passioni.. e metto l’anima in ognuna di esse.
    adoro disegnare e adoro la grafica e solo perchè tecnicamente io non abbia competenze non abbia anni di esperienze ecc non significa che io non possa fare un lavoro all’altezza..
    sono membro di un gruppo di parkour di cui sono grafico e nel creare da zero il simbolo ci ho messo il cuore.. la testa.. e il sudore.. ore e ore.. giorni.. settimane.. dopo aver creato quel simbolo con dentro i miei sforzi e il tentativo di far emergerè dinamicità.. semplicità e significato mi sono dovuto fare il mazzo e spenderci altre settimane per eliminare ogni minuscolo errore e renderlo perfetto in ogni suo dettaglio.. per renderlo “pulito”
    il fatto che sono un ragazzino, che non ho avuto molte esperienze non mi leva il diritto di mettermi in gioco.. se siete cosi bravi.. e le cose le sapete fare e avete le competenze adatte allora non vi dovrebbe preoccupare minimamente il fatto che partecipino persone che lo fanno per hobby e il vostro lavoro verrà riconosciuto e apprezzato
    e chiudo ciao ciao

  • http://www.idependonme.com Federico Landini

    Concordo a pieno!!!

    • alessandro

      Che stile assurdo.. Firenze a parte.. ho visto il portfolio. Complimenti.

  • daniela piscitelli

    Condivido appieno questa lettera cui si aggiunge una di Aiap spedita al sindaco. Per una informazione diffusa e condivisa e per sollecitare un lavoro che deve diventare sempre più di network, vi segnalo questa iniziativa Aiap: “Lettera aperta al Ministro dell’Economia e delle Finanze per includere le discipline del design e del progetto, non contemplate nel MEPA” di cui ai link:

    http://www.aiap.it/notizie/14260

    http://www.aiap.it/notizie/14226

    • paola manfroni

      grazie Daniela, leggo solo ora,sapevo che saremmo stati concordi, ma leggerlo qui mi piace molto.

  • Stefano

    Se quello che e’ forse il politico italiano piu’ contemporaneo e con la maggiore sensibilita’ alla comunicazione, oltre ad un sincero interesse per il benessere della collettivita’, fa un bando di concorso che non rientra nei canoni professionali dei designer italiani, forse ci troviamo di fronte ad una questione un po’ piu’ grossa di quanto si possa risolvere con una lettera ed un “Grazie Paola”?

  • Martina

    Il logo della città culla della civiltà svenduto a 15.000 euro su Zooppa. Che disagio incredibile. Brava Paola :)

  • http://wwww.marcobartolozzi.com Marco

    In Italia non si prende sul “serio” una riforma del lavoro che si delinei come un sistema di scambio e integrazione di competenze tra impresa e lavoratore.
    In Italia non si sono più presi sul serio i contratti di lavoro (guarda gli innumerevoli contratti flessibili): meglio lavorare peggio, ma lavorare.
    In italia il lavoro ha perso dignità (tolti alcuni rari casi).
    Quindi cosa ci aspettiamo da un sindaco che va a farsi pubblicità ad Amici della De Filippi (senza dare giudizi in merito alla qualità della trasmissione) vestito come Fonzie (Arthur Fonzarelli). Sicuramente un concorso GGGIOVANE, con ben 3 G per essere alla moda, e FLESSIBILE per non perdere il vizietto: un’OPPORTUNITA’.
    Altra e ultima riflessione: Firenze non è un brand, ma un lovemark.
    Cosa se ne fa di un LOGO? Forse sarebbe opportuno pensare a campagne di sensibilizzazione e al benessere e alla dignità dei cittadini che attualmente non sguazzano nell’oro (guarda le numerose chiusure nel distretto industriale tra Firenze e Prato).
    La politica è una cosa SERIA.
    Il nostro lavoro è una cosa SERIA.
    Essere RESPONSABILI prima di tutto.

  • Simo

    Sono assolutamente d’accordo, con quello scritto dalla sig.ra Paola Manfroni, io sono una graphic designer e lavoro nel campo della grafica da 8 anni, di agenzie ne ho girate, e un po’ so come funziona…purtroppo.
    Il fatto è che è vero che il lavoro dei grafici è sempre più svalutato, e che un lavoro molto importante, come un logo per una città di grande importanza storica, non è un disegnino, ma è un lavoro di grande rilevanza, ma in genere devo aggiungere il lavoro del grafico è fatto da un professionista che ha una formazione e una cultura personale adeguata per sviluppare le idee più idonee ad ogni lavoro che gli viene sottoposto.
    Ma devo però anche aggiungere una cosa, molti dei giovani designer e lo sono anche io pur lavorando in grandi agenzie, sono sfruttati, sottopagati e ricattati da contratti co.co.co e co.co.pro e via dicendo. Quindi forse il problema della disoccupazione non è dà attribuirsi hai contest in rete, ma forse ad un sistema che è chiuso in se stesso, perchè di solito i lavori “importanti” se vogliamo chiamarli così , li fanno sempre e solo le stesse persone o sempre e solo le stesse agenzie….e chi tutela i giovani designer? Quindi forse ben vengano i contest che danno un pò di voce a chi non c’è l’ha.

  • Alessandro

    In verità la lettera al Comune mi sembra solo un patetico tentativo di difendere una professione ormai scollata dalla realtà. La verità è che quello stesso logo il Comune di Firenze (o chiunque altro) può averlo – con la stessa identica professionalità – pagando un grafico capace di intuirne i bisogni oppure può dissanguarsi pagando un’agenzia dove account, “art-director” (cioè grafici), e mille altre figure ibride succhiano soldi per poi offrire un risultato similare (se non peggiore, in quanto inquinato dall’accordo tra troppe figure).
    Ho lavorato tanto nelle agenzie, e la fuffa è sempre stata clamorosamente troppa. Tante parole inglesi, brief e debrief, conference call e poi uscivano sempre dei lavori mediocri. E non si dia la colpa ai clienti. Oggi lavoro con alcuni di quegli stessi clienti, ci sediamo, parliamo a quattr’occhi e troviamo velocemente soluzioni concrete. Ma allora perché questi dovrebbero rivolgersi alle agenzie? Senza considerare che a volte soluzioni migliori delle nostre le hanno trovati giovani appena usciti dalle scuole. O qualcuno su Zooppa. Come appaiono patetici e tristi i pubblicitari “classici”: privilegiati che, nel terrore di restare con il culo a terra, cercano di difendere una figura – o meglio un sistema – che non ha più motivo di esistere.

  • http://simoneciotola.com simone ciotola

    il “mostro” di firenze

    in genere non lo faccio mai, ma stavolta intendo intervenire in questo accanito dibattito sul concorso del “logo per firenze”, bandito da quel pirla di matteo renzi (il democristiano 2.0) con modalità che non piacciono a “noi del mestiere”.

    si, ma quale mestiere?
    il 90% di voi, e sono generoso nella percentuale, ha frequentato e/o frequenta scuole di merda, ivi incluse quelle dove ha avuto la sventura
    di insegnare il sottoscritto (l’azione di due o tre persone per bene e con le idee chiare su come andrebbe formato un designer, sono una goccia di profumo in una marea di guano).

    il nostro sistema formativo per intero, è inadeguato a formare qualsivoglia figura, non dico professionale, ma neppure civica, perché è totalmente mancante di alcun raccordo con la realtà moderna dello scibile umano così com’è riconosciuto e praticato in molti paesi del primo, del secondo e pure del terzo mondo, ma non nel nostro.
    (sul tema leggere tullio de mauro, in particolare “la cultura degli italiani”, e qualsiasi libro di piergiorgio oddifredi).

    “in italia non ha allignato la modernità” soleva ripetere un vecchio a cui volevo bene. si chiamava ag fronzoni ed aveva ragione da vendere. qui abbiamo tante cose: i preti, i democristiani, i socialisti, gli americani, le televisioni, berlusconi, ma il pensiero moderno no. non ha messo radici. anzi è costituzionalmente incompatibile con tutto il resto.

    quindi miei cari amici, che nel 90% dei casi, e sono sempre generoso, faccio fatica a considerare “colleghi”, motivo per cui fino ad oggi ho faticato pure ad iscrivermi a qualsiasi club, o associazione di categoria, oltre al fatto che, come groucho marx, non m’iscriverei mai ad un club che accettasse uno come me etc… etc… quindi, dicevo di quale mestiere stiamo parlando?

    no perché sono sicuro che io e il solito 90% di voi, e continuo con la generosità, non facciamo affatto lo stesso mestiere. non condividiamo presupposti né finalità. né preoccupazioni, né affanni. né gioie, né dolori. e soprattutto, non condividiamo neppure un set di caratteri tipografici, che voi chiamate “font” e che sicuramente, nel chiuso delle vostre tristi stanze, vi ostinate a rimaneggiare, così come vi hanno insegnato quei quattro coglioni truffatori che avete chiamato “prof” per qualche mese e che sicuramente vi hanno spacciato quei loro trucchetti da saltimbanco della grafica “da asporto” (come l’aveva definita in modo geniale il mio amico paolo altieri un po’ di anni fa) per “design”, “metodologia progettuale” e forse pure come rimedio per la gotta e callifugo.

    miei cari amici, prima di puntare il dito contro il primo pirla di firenze (o bischero, come lo chiamano i miei amici toscani), staccatevi per un attimo dal monitor di quei cazzo di computer e guardatevi allo specchio.
    siamo onesti, il 90% di voi (ah questa mia fottuta generosità), aveva una salumeria avviata, un banco della frutta al mercato, una rivendita di pesce surgelato, pronta ad aspettarlo per garantire a lui/lei e ai suoi figli una serena e paciosa esistenza, grazie al mazzo che si erano fatti papà e prima di lui pure il nonno.

    e invece no. come lucignolo, avete voluto sputtanare i soldi di famiglia per un corso di “design di sa la minchia” e “management degli eventi sciagurati” nell’università di giovanni rana. fiduciosi in un futuro di radiosi successi, ricco di aperitivi e modelle/i nell’attico di corso garibaldi a milano che il vostro genitore zappatore vi ha generosamente elargito nella speranza di vedervi emancipati da quella vita infame fatta di sacrifizi e sterco di mucca. ah, non avete neppure l’attico in corso garibaldi? condividete un monolocale con tre trans in viale zara?

    bene, ora staccatevi dallo specchio, è ora di tornare alla genepesca prima che papà venda ai cinesi. e se non lo fate, poi non lamentatevi che gli stranieri vi rubano il lavoro. gli stranieri lavorano mentre voi fate i concorsi su zoopa zoopa marescià…

    • Roberto Ottolino

      Tutto giustissimo.

      E quindi?

    • claudia c.

      quindi Simone Ciotola ha ragione: è inutile scandalizzarsi.
      In generale, ritengo che un concorso di idee sia la strada migliore, possibilmente aperto a TUTTI e con criteri meritoratici, per trovare il giusto brand per Firenze (il bando parla di brand, non di logo). Ovviamente un lavoro del genere vale uno zero in più dei pezzenti 15.000 euro.
      Il panorama italiano, dopo i tempi di vacche grasse pre-avvento digitale, è desolante. Non sono una grafica ma conosco la grafica: selezionando portofolio per visual designer per il web vedo cose agghiaccianti. Gente che vanta come formazione la frequenza a Psicologia (no comment), studi generici di comunicazione e propone tipografia orripillante, giustificati che gridano vendetta, artwork che ai miei tempi sarebbero valsi la bocciatura all’Istituto d’arte. Ormai tutti si defiiscono designer, è banale. Nativi digitali che a malapena sanno infilare un congiuntivo, figurarsi se sanno concepire un brand importante. Difendere la professione va bene, ma la professione esiste ancora?

  • daniela piscitelli

    Per condividere, la lettera pubbliata e spedita a Renzi da Aiap.

    Milano, 2 agosto 2013

    Un brand per Firenze
    Nell’articolo 6 della Carta del Progetto Grafico, (1989) si legge:
    “Nei confronti dell’inquinamento prodotto da una comunicativa pletorica e da una complementare indifferenza per la cultura dell’immagine (risultato di una forma dell’industrializzazione dei processi comunicativi, dove l’industria massmediale e informazionale, prigioniera della ideologia dell’orientamento al mercato, produce vulcanicamente informazione), noi sottolineiamo le nuove responsabilità del progettista grafico. Difendiamo il progetto della qualità nel campo della comunicazione visiva. Rivendichiamo nostre le responsabilità nei confronti dell’utenza. Competenza questa che è peraltro ciò che ci viene richiesto dalla committenza più avanzata. Noi dichiariamo pertanto il punto di vista dell’utenza fondamento costante del nostro operare. Poniamo, inoltre, il massimo dell’attenzione, oltre che al risultato finale della comunicazione, anche a una presenza dei momenti strutturali e organizzativi della macchina della sua produzione. Consideriamo tra i nostri compiti principali quello di agire dentro ai sistemi che producono standard (dal design di caratteri ai progetti di simbologie segnaletiche, dai programmi di immagine coordinata alle strategie di comunicazione, dai software grafici a tutte quelle elaborazioni che serviranno in seconda istanza per produrre risultati finali)”.

    Ci è sembrato questo, gentile Sindaco Renzi, un buon abbrivo per provare a spostare l’attenzione su un punto di vista differente rispetto alle tante lettere che in questi giorni Le stanno arrivando e ai numerosi commenti che, a vario titolo, sono pubblicati sui blog di settore.
    Il punto di vista prevalente, in tutti questi carteggi, è la difesa del lavoro del progettista, difesa che condividiamo appieno (come non farlo da presidente di un’associazione di categoria? Come non farlo dopo aver investito trent’anni di studio e lavoro in questa professione? Come non farlo insegnando da circa 25 anni in istituti pubblici accreditati? Come non farlo dopo aver letto la lettera dell’ADCI nella quale si difende prima di tutto l’art.1 della Costituzione italiana?).
    Però quello che vorremmo provare a porre alla sua attenzione, caro Sindaco, non è il punto di vista del progettista né la sua difesa a oltranza bensì il punto di vista dell’utente e il valore strategico, culturale, di governo e politico che il brand per una Città dovrebbe poter contenere. Quindi proveremo a illustrare perché questo tipo di approccio, che Lei sostiene con tanta convinzione, sia dannoso non per una categoria di professionisti, ma per la sua stessa Città.

    Il ruolo politico: riteniamo che una PA come quella da Lei presieduta stia perdendo un’occasione politica, quella cioè di dotare la sua città non di un segno (un “loghino”, un “disegnino”, un oggetto che possa andare bene per tutti) ma di un sistema identitario che possa far corrispondere all’apparato formale e testuale, una serie di contenuti, un posizionamento strategico, una visione futura.
    Come poter immaginare che questi aspetti, così scientifici, così difficili da individuare se non attraverso un pool di esperti e qualificati professionisti, possano essere analizzati e posti in evidenza da “chiunque” purché abbia compiuto i 18 anni di età? Non appare questa, come il desiderio di coinvolgere una competenza specifica che possa affiancarLa nel suo percorso politico e posizionare Firenze in modo strategicamente corretto.

    Il ruolo di governo: una politica attenta sa che la comunicazione non è solo limitarsi a declinare su tutta una serie di materiali di merchandising un segno ripetuto fino all’ossessione. Questo approccio ha reso fallimentari medesime operazioni in numerose città non solo italiane.
    Una politica attenta, invece, sa che la costruzione della identità della propria città e/o del proprio territorio implica come risultato la possibilità di costruire anche i presupposti di governo della comunicazione e del ritorno necessario e dovuto, che un buon lavoro (politico e di servizio) deve generare.

    Il ruolo culturale: si legge sui vari blog che già molte decine di proposte stanno arrivando. Ne siamo felici perché se il suo obiettivo era quello della quantità questo significa che ha avuto intuito. Ci chiediamo però quale sia la Sua valutazione politica nel preferire di voler ricevere numerose proposte mediocri al riceverne poche ma di qualità elevata. L’esperienza ci indica che di tanti contest online di questo stesso genere alla numerosità delle proposte pervenute corrisponde spesso una mediocre risposta progettuale. Questo perché molti professionisti – quelli cioè che non disegnano loghi per diletto o nel tempo libero ma quelli che si occupano di comunicazione per mestiere, per scelta, per passione e per competenza, e che, studi piccoli o grandi che siano, dedicano molte ore del proprio lavoro all’approfondimento e alla ricerca – il più delle volte non partecipano a bandi di questo tipo.
    Il ruolo culturale che qui, quindi, viene a mancare, è quello che lei avrebbe potuto avere nel decidere di “approfittare” del valore principale del design e cioè il suo essere strumento per costruire paesaggi produttivi, luogo di sperimentazione e ricerca legati all’innovazione, alla ricerca di nuovi linguaggi socialmente sostenibili, alla eco-compatibilità e alle nuove frontiere della comunicazione etica.

    Il ruolo strategico: non vogliamo entrare nello specifico delle competenze dei designer, non ci sembra questo lo spazio più opportuno, ma vorremmo solo sottolineare come la scelta di rivolgersi a professionisti esperti non avrebbe significato semplicemente dare il giusto valore a una categoria professionale (che pur da amministratore forse avrebbe dovuto fare) bensì avrebbe significato la possibilità di usufruire delle loro
    competenze di analisti, costruttori, registi e gestori. Guardiani di identità e valori, cerniera tra esterno e interno dell’impresa, pubblica o privata che sia.
    La mancanza di una identità costruita attraverso queste metodologie, questi saperi e questa capacità registica mina la costruzione stessa dei valori identitari e dei valori di reputazione che un brand deve avere. Soprattutto elude l’attore principale dei processi di comunicazione, quell’utente finale, cui forse si dovrebbe iniziare a guardare con maggiore attenzione.

    Un’ultima considerazione nella scelta del metodo: come associazione non vogliamo entrare nel merito delle operazioni come quelle della Community Zoopa.
    Vogliamo però sottolineare la necessità e la forza di una scelta: quella di scegliere di dotarsi di un logo, magari esteticamente anche gradevole, oppure quella di scegliere di dotarsi di un vero brand. Quello progettato sulle basi di ricerche documentate, di analisi del percepito e che definisca i valori a cui una città come la Sua meriterebbe di avere. E che non nasca attraverso un falso sistema bottom-up, apparentemente partecipativo, ma più onestamente spettacolarizzato dalla rete e in rete, con risultati non condivisi e non costruiti attraverso una visione, ma su un brief poco approfondito.

    Su questa differenza risiede il valore e la competenza del design, quello vero che, come la vera politica, mette sempre e solo le Persone al centro del progetto.

    Vive cordialità,
    Daniela Piscitelli
    Presidente Aiap.

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Ci è sembrato questo, gentile Sindaco Renzi, un buon abbrivo -> …

    Un buon ‘abbrivo’?
    Mica tanto.

    (: Fabio
    ciccio

    See more at: http://blog.adci.it/adci/il-logo-di-firenze/#comment-8067

  • Omar Vulpinari

    La lettera di Daniela Piscitelli è straripante di coscienza storica costruttiva, di fondamenti professionali avanzati e di tanto buon senso civico comune.
    Complimenti Daniela e Paola, grazie per queste voci concrete.

    Omar Vulpinari

  • Fabio Russo

    Con tutto il rispetto dovuto alla persona di Massimo Guastini, trovo risibile la porzione di articolo – scritta di suo pugno – che fa seguito alla lettera, di per sé condivisibile, di Paola Manfroni.
    Il passaggio lascia difatti intendere che il mondo pubblicitario tenga particolarmente ai suddetti articoli della Costituzione (Art. 1, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”; Art. 36, “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”), avvalendosi delle competenze dei professionisti del comparto corrispondendo loro un trattamento contrattuale congruo. Questo sappiamo bene non essere ciò che la realtà dei fatti dimostra: contratti a progetto senza un vero progetto ma con obblighi da lavoratore dipendente, stipendi di molto inferiori a ciò che l’umana coscienza dovrebbe sopportare, straordinari ordinari e ovviamente non pagati, e tutto ciò che gli addetti ai lavori hanno ormai assunto come purgatorio di umiliazioni necessarie a fregiarsi del titolo di “pubblicitario”.
    La mia intenzione non è ovviamente screditare Massimo Guastini e la politica della sua agenzia – che al pari di lui non conosco direttamente – ma certamente togliere dal suo articolo quella patina di candida moralità che potrebbe fuorviare qualsiasi lettore che non faccia parte dell’ambiente.
    Il mondo delle agenzie pubblicitarie non ha in linea generale alcun riguardo per la dimensione umana del proprio motore creativo ed esecutivo, dunque trovo non meriti alcun trattamento di riguardo, né – condividendo la risposta dell’ Assessore per voce della sua segreteria – risposta alcuna a una pur legittima riflessione.

  • Franco Corradi

    Mi immolo…pronto agli insulti, ma credo che sia anche giusto un parere contrario.
    Si lo so che non è obbligatorio, ma me lo obbliga un po’ il mio essere stufo di questa autodifesa della casta.
    Si, autodifesa e della casta.
    La casta dei creativi che hanno fatto il bello e cattivo tempo per tanti anni… anzi direi per troppi e hanno portato un sacco di gente all’esasperazione: i clienti?
    probabile e oggi stufi forse si vendicano anche un po’? non lo so può darsi ma sono sicuro che molto del meccanismo delle agenzie di pubblicità si è inceppato ad un certo punto perchè i clienti erano stufi di vedersi rapinare il danaro.
    Si rapinare, perchè non prendiamoci in giro, ma cosa facevano fino ad alcuni anni fa le agenzie?
    Non erano le uniche certo, ci si mettevano le case di produzione e hanno a loro volta distrutto un mercato….ma questa è un’altra storia.
    Ma torniamo alle agenzie, e chi ha lavorato nei tempi “d’oro” provi a rispondere: è vero o non è vero che fino a qualche tempo fa si faceva di tutto per spremere il cliente?
    o certo non parlo solo degli ultimi tempi dove raggrenellando un po’ di euro qua e la gonfiando i preventivi (e fermiamoci qui) ci si giustificava con ‘l’autodifesa dal cliente che taglia la percentuale di remunerazione?
    Tempi d’oro dicevo… e quelli che oggi strillano al golpe perchè qualcuno decide di indire gare senza remunerazione, o peggio ancora su Zoopa come mai non urlavano quando le loro agenzie “rapinavano” i clienti?
    Ve lo dico io: perché all’epoca questi signori, questi stessi che oggi urlano alla lesa maestà sono in molti casi gli stessi che prendevano stipendi d’oro.
    Sono gli stessi che avevano benefit che farebbero impallidire un dirigente di un’azienda normale con responsabilità ben maggiori.
    Sono gli stessi che andavano a Cannes al festival della pubblicità e andavano a mangiare nei migliori ristoranti del circondario a spese “dei clienti” (ho visto conti da 20.000.000 di lire, 10.000 euro di oggi per una decina di persone) e che se non dormivano al 5 stelle lusso non andavano neanche.
    Ho sentito direttori creativi insultare la casa di produzione e urlare io adesso me ne vado perché per una notte hanno dovuto dormire in un 3 stelle (vi assicuro super dignitoso e fatto apposta per non fara fare decine di kilometri per essere il mattino dopo sul set)
    Ho visto direttori creativi far rifare montaggi, telecinema, casting, e chi più ne ha più ne metta solo per il capriccio di dever far valere la propria “carica”
    So già cosa state pensando adesso: ecco il frustrato che adesso si sfoga…
    Mi spiace per voi, ma non è così.
    Stavo bene e sto bene ma dico tutto questo perché se non ci avete pensato provo a farvici pensare un po’.
    No credete che tutto questo abbia nel corso degli anni provocato un senso di nausea e di fastidio nei clienti?
    O certo magari a Cannes portavate anche il “cliente” al ristorante fighissimo… ma non vi è mai venuto in mente che poi una volta tornato nella sua azienda il cliente magari ha pensato che se l’agenzia poteva spendere e spandere in quel modo soldi che erano suoi come degli altri clienti allora forse era il caso di dargliene un po’ meno?
    E non vi viene in mente che questo (o certo non solo ma anche…) abbia potuto far si che i clienti abbiano ad un certo punto cominciato quel gioco al massacro che si chiama riduzione della remunerazione che ha poi portato a poco a poco alla situazione attuale?
    Sbaglio qualcosa?
    Si, sicuramente molte, e sicuramente molte cose le ho davvero tagliate con l’accetta.
    Sicuramente non tutto e soprattutto non tutti sono come io ho descritto ma per favore oltre agli insulti alla mia persona, provate a rispondere cercando di cogliere la provocazione e non insultando soltanto che per molti di voi potrebbe risultare molto più facile.
    A proposito… termino con l’ultima provocazione: ma se è vero …anzi, se è tutto vero quello che affermate rispetto alla “gara” indetta dal comune di Firenze, dovreste stare tranquilli: la gara andrà deserta o se parteciperà qualcuno sarà talmente un non professionista che farà una schifezza inenarrabile.
    E allora tutto andrà a posto.
    Il comune di Firenze si accorgerà di aver fatto una cazzata e promuoverà una nuova gara invitando finalmente i veri professionisti……. o no!?!?!?!??

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Franco, le tue osservazioni contengono un po’ troppe generalizzazioni. Ho iniziato a lavorare negli anni 80 e i “tempi d’oro” sono finiti nei primi anni 90. Successivamente, dall’11 settembre 2001, come nel resto d’Italia in molti settori, in pubblicità c’è stata una successione di crisi, una più grave dell’altra.

      Le agenzie hanno tuttora e hanno avuto in passato il problema di dirigenti strapagati (non solo fra i direttori creativi), è vero. Ma si tratta di un problema comune a tutte le aziende italiane e al settore pubblico: in Italia i dirigenti alti e medi hanno stipendi superiori alla media europea. Del tutto immeritatamente, peraltro, visto lo stato dell’economia italiana, la competitività media delle aziende private italiane, e la vistosa inefficienza dell’amministrazione pubblica.

      [confronti fra retribuzioni orarie degli amministratori delegati in Europa. Gli italiani sono quelli che guadagnano di più... il che data la situazione economica è addirittura assurdo]
      http://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2013/06/daily-chart-6

      Purtroppo è una tradizione italiana: i dirigenti si strapagano fra di loro, e cercano di pagare il meno possibile quelli che lavorano. Infatti in Italia gli stipendi medi di operai e impiegati, al contrario di quelli dei dirigenti, sono inferiori alla media europea. Per non parlare delle partite iva, tartassate e generalmente malpagate.

  • Franco Corradi

    La Nike Inc. nasce il 25 gennaio 1967[3], quando Bill Bowerman (allenatore della Oregon University) e Phil Knight (studente della facoltà di Economia) creano un marchio per importare scarpe sportive dal Giappone (Blue Ribbon, che importava le scarpe dalla giapponese Onitsuka Tiger, in seguito divenuta Asics). Scelsero il nome “Nike” fra le tante proposte fatte dai 45 collaboratori dell’epoca, perché nella mitologia greca l’omonima dea simboleggiava la vittoria. Il nome venne consigliato da Jake Johnson, uno dei collaboratori di Knight. Il logo dell’azienda è invece da sempre il cosiddetto Swoosh(creato nel 1971 e costato 35$ in sole 17 ore di ideazione).

    • mah…

      Nel 1983 Nike era una società in crescita e i soci fondatori decisero di ringraziarla con un party a sorpresa: le regalarono un anello con il logo di Nike, decorato con un piccolo diamante. E in più le diedero 500 azioni, per un valore totale di circa 150 dollari. Oggi (2011) ne ha guadagnato circa 1286 dollari per azione (= ?)

    • Franco Corradi

      si ma questo non toglie che il logo è stato creato in poche ore e da “un non professionista” !
      e che il regalo è stato una cosa apprezzabile da parte dei soci e non un pagamento per un lavoro commissionato a professioni appunto!

    • claudia c.

      la designer non era professionista, era SOLO ancora studente al college.
      il logo ha sfondato, questo dimostra che anche uno studende di talento, non ancora professinista può fare un ottimo lavoro.

  • paola inzolia

    Eh dài Paola, ben fatto. In questo Paese ci hanno ammazzato con questi giochini assurdi!!

  • http://www.palazzirufini.it Gina De Bellis

    Bravissima Paola, lo sconforto mi assali da tutti i fronti…

  • domenico

    Tutto bello e giusto, se non fosse che almeno zooppa permette a giovani desinger ( oltre alla marea di dilettanti ) di poter partecipare e mostrare un proprio lavoro. Invece delle solite gare d’appalto che chiaramente sono vinte sempre ed esclusivamente dalle solite agenzie che esercitano una sorta di monopolio in questo settore ( soprattutto a livello provinciale )

  • alessandro

    Una parola.. passione. Si grida all’ingiustizia per questioni di denaro o diritti su un logo che è così selettivo da non poter essere più riutilizzato. Io sto partecipando. E mi sto divertendo a farlo. Cavolo.. Fate forse uno tra i lavori più belli del mondo, alcuni di voi in agenzia, e con la possibilità di mettervi alla prova di continuo (io al momento sono un freelance il che vuole dire che a 27 anni non ho una mezza sicurezza) e sembrate dei mercenari che si accalcano per chiamare la mamma perchè c’è troppa concorrenza.
    Credo che questi concorsi siano fantastici. A volte sono li che guardo le proposte (magari presentate da persone senza posti di prestigio) e a pensare.. che bella idea.
    Se un ragazzo di 18 anni appena uscito dalla scuola farà un lavoro più bello del mio.. lo ammirerò e gli stringerò la mano. Perchè a me, ma credo/spero anche a voi, piace il bello della creatività umana indipendentemente da tutto e tutti.

    • Gianna

      alessandro ma pensi di non poterti divertire se i guadagni scaturiti dal tuo lavoro venissero condivisi con te? Il concorso sarebbe meno fantastico?

  • http://www.danieleagostini.it Daniele Agostini

    Ho letto gran parte dei commenti e concordo con chi ha espresso disappunto sulla scelta fatta al momento dal Comune di Firenze.

    Come possibile alternativa, qualora la soluzione adottata si rivelasse “troppo debole” rispetto all’importanza rivestita dal marchio logotipo e dal relativo coordinato d’immagine di questa città, fra le più celebrate in tutto il mondo, mi permetto di indicare una strada “mediana”:
    oltre alle prime 20 soluzioni più votate su Zoopa, farei concorrere, su invito retribuito con € 1.000 cad. di rimborso spese, n. 20 società di comunicazione/design che l’amministrazione, attraverso un comitato di 10 esperti istituito appositamente, selezionerebbe (€ 20.000 di rimborso totale).
    Il comitato, essendo composto di esperti, cito a caso dei nomi, tipo Vignelli, Noorda, Lupi o altri di livello equiparabile e riconosciuti a livello mondiale, avrebbe un compenso di € 3.000 a testa (€ 30.000 complessivi) come gettone di presenza.

    A questo punto la gara è aperta, fra n. 20 “Outsider” e n. 20 “Big” che potranno giocarsela, e magari, in un Contest Televisivo, giocarsela pubblicamente, con ritorni in termini di pubblicità e notorietà notevoli per tutti.

    Allo studio vincitore della gara vengono assegnati € 200.000 + IVA, prezzo più che congruo per una prestazione professionale all’altezza del compito richiesto.

    All’Amministrazione il compito di coprire i costi sopra citati (€ 250.000 + IVA) con i diritti televisivi della serata di gala della gara (scusate il gioco di parole).

    All’amministrazione ritornerebbe, a titolo gratuito, un’elevata notorietà ed un passaparola positivo a tutti i livelli, locale, internazionale, fra gli addetti ai lavori.

    Se volete, mi offro come assistente alla presentatrice della serata.
    Un saluto cordiale a tutti e buon lavoro, in qualunque modo vada a finire.
    DA

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  • silvio

    Siete cosi bravi a spiegare i vst punti di vista ma molto meno a disegnarli nei vst lavori di designer noto ripetitivita di segni comuni svogliatezza nelle lignee e copisti eccezionali sto’ riflettendo “cosa vi anno insegnato le vst scuole ?”da quello che leggo nelle vst articoli siete professionisti della favella a voi nn interessano i concorsi come ” brand di firenze”ma la licenza per arrivare alle palanche .”MICHELANGELO” a 8o anni con la pieta del Rondanini raggiunse l’idea di un’arte nuova perche’ vale smp il detto eterno “chi sa’ fa’ chi nn sa’ insegna…………scusate se sono stato cosi duro,vi invito a riflettere . eper Renzi e’ un simpatico giovane che ha bisogno di persone capaci cercate di dargli una mano cosi giovane lo merita.

  • silvio ghidori

    Vi ringrazio per aver fermato il mio commento”in attesa di moderazione”.
    Se per moderazione intendete “appecorarmi” leggete bene i commenti precedenti.

    • Valentino

      Tutte chiacchiere ! Bella iniziativa quella di Firenze, smuove le acque e fa funzionare la materia grigia, dà la possibilità a tutti di mettere alla prova le proprie capacità e dà l’opportunità ai “maestri” di verificare la propria “qualità” !
      Ben vengano occasioni ed opportunità di questo tipo, ce ne vorrebbero, in tutti i campi !
      Ciao a tutti e state sereni !

  • zapata

    Non dovevate creare qst polemica infinita,in qst modo avete boicottato la gara compromettendo il concorso,e influenzato la giuria ………forse anke violando le leggi???

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  • jonathan

    Sono usciti i risultati del logo di firenze e trovo realmente scandaloso vedere come vincitore Fabio Chiantini di limite design con un logo veramente fuori dalle logiche commerciali mondiali. Non voglio assolutamente denigrare il lavoro dello studio ma criticare questa falsità che ormai ci rende davvero stanchi. Su tutte le proposte ha proprio vinto una proposta di uno storico grafico fiorentino? Che vanta nel suo curriculum lavori per la regione toscana o per la provincia di firenze in modo continuativo. Che siano stati messi i conti apposto in modo forfettario? Non sono assolutamente scandalizzato purtroppo non credo che vedremo questo logo funzionare su nessun tipo di merch come era stato richiesto nel brief. Premetto non ho partecipato al concorso, lavoro in questo mondo, sono contento, e fortunatamente non sono in alcum modo interessato a lavorare ne con regioni ne con province ne con altro che riguardi questo strano sistema. Detto questo spero che prima o poi si smetta di far credere i giovani in possibilità. L’italia non è fatta per i giovani ne per le giovani idee.

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