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Il bando della matassa: “Roma in un’immagine”

Logotipo di Roma, 2012

Pennellate per Roma

Considerazioni di Paola Manfroni, vicepresidente ADCI, e Claudia Neri, Socio ADCI, art director e desiger, sul nuovo logo per la città di Roma.

Qui il bando di concorso del comune di Roma
Prima ancora di andare a studiare il brief che ha portato alla discutibile realizzazione di un logo per Roma, ci imbattiamo nelle parole di Monica Scanu, membro della commissione di valutazione e curatrice della mostra che espone 70 dei 1103 loghi partecipanti. Scanu parla di “una sintesi del variopinto e articolato scenario di singolari e colorate interpretazioni della città”.
Singolari e colorate. Cosa possiamo aggiungere. Quello a cui assistiamo è solo un grande equivoco.

Noi professionisti definiamo un logo come una sintesi estrema, portatrice di precisi valori, scelti come i più efficaci a raggiungere un obiettivo di comunicazione dato, capace di competere nell’affollato scenario dei segni proprio della contemporaneità. Non scaturisce da un’allegra e vasta partecipazione nazionale di professionisti misti a studenti, ma da un serio e competente lavoro svolto tra designer e committente. Una “colorata interpretazione della città” non è un logo, ma un’immagine per merchandising da bancarella. Utilizzo al quale pare effettivamente destinato a giudicare dalle applicazioni proposte. La bassa qualità del logo vincitore dunque è figlia della incredibilmente bassa ambizione che lo origina. Ambizione ben definita da una frase dell’assessore Croppi: “(un logo che ) era facile realizzare, visto che Roma ha un suo brand da qualche migliaia di anni”.
Così facile che la soluzione c’è già, proprio nel bando:

Il marchio proposto dovrà necessariamente rappresentare l’immagine della Lupa Capitolina, simbolo
della fondazione di Roma ed essere accompagnato dall’espressione testuale/logotipo “Roma”.

Che una soluzione così conservatrice e ovvia possa raggiungere gli obiettivi sfidanti esposti in un altro punto del bando

Oggetto del concorso è la realizzazione di un marchio logotipo destinato alla promozione della città di Roma
a livello nazionale e internazionale, alla comunicazione culturale e turistica, al merchandising e alla
commercializzazione.

è poco probabile.

Che il nostro mondo di graphic designer e professionisti della comunicazione – che oggi si solleva in massa contro le scelte capitoline – impari a comunicare di più e meglio sé stesso, per diffondere criteri di qualità che da anni sono largamente condivisi dalla comunità creativa nazionale e internazionale, ma ignoti a una bella fetta di committenza pubblica, è invece doveroso.

Paola Manfroni

Aggiunge Claudia Neri:

Ciò che colpisce, al di là della mediocrità imbarazzante del risultato, è la distanza siderale che separa classe dirigente politica e il design. Nel paese che il Design l’avrebbe inventato, stando alle cronache. E che del Design fa un porta bandiera per l’Export. (il tanto decantato made in italy). Purtroppo si possono citare molti altri esempi, primi fra tutti il logo “prima maniera” dell’EXPO di Milano, oppure l’imbarazzante frutto partorito per l’inutile portale di Italia.it. (con annessa cmpagna, ve la ricordate?)
Sono aberrazioni che nascono dallo scollamento tra l’incultura dei dirigenti politici e amministrativi e le classi professionali. Che non hanno voce. Mai
Fa quasi ridere poi l’idea che nel caso di Roma, ci sia pure la pretesa di vendere il merchandising ai poveri turisti stranieri. Secondo alcuni giornali addirittura, citando la brand id di NY , il famoso logo di Milton Glaser con il cuore.
E non è il primo d’aprile.

Claudia Neri

  • http://www.dokostudio.it Gianni Zagaria

    che poi quello che non mi fa dormire da 2 giorni è questo..( rimanendo su una questione meramente tecnica perché voler criticare in generale questo logo sarebbe come picchiare un sordomuto in carrozzella) è: ma perché dare enfasi alla M ???

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Alcune considerazioni sui significati. Il nuovo logotipo-marchio di Roma rappresenta una scritta e un disegno “come se” fossero fatti a pennello. Sulla scorta della calligrafia giapponese e cinese, e dell’illustrazione ad acquarello, è un modo – talvolta naif, come in questo caso – per aggiungere una dimensione “poetica” e “artistica” all’immagine. Come se il logo fosse stato fatto di getto da un pittore. Ma ci sono almeno due errori:

    1. La scrittura a pennello è EMINENTEMENTE orientale. Usarla per definire la capitale dell’Impero Romano può essere legittimo, ma è una scelta DIFFICILE da giustificare.

    2. Le caratteristiche storiche di Roma sono: Impero, Monumenti, Marmo, Statue, Pietra, Colonne. Sono rappresentate dalla Lupa Capitolina ma fanno a pugni con la scrittura e il disegno a pennello.

    Altre caratteristiche importanti di Roma sono: Chiesa, Religione, Internazionalismo, Turismo, Dolce Vita, Cinema, Cucina Italiana. Nessuna di queste appare nell’attuale logo (non che debbano apparire, ma il fatto che non si sia scelto di rappresentarle rende ancora pià incongrua la scelta del tratto a pennello con la monumentalità di colonna e Lupa Capitolina).

    Il logo che vediamo è un lavoro pseudo-artistico (le pennellate) di un professionista non particolarmente versato nel design di marchi e logotipi (non tutti i pubblicitari sono provetti designer), oppure di un dilettante.

    Per esempio, abbiamo una linea orizzontale sotto “roma” (scritto in uno strano MA/mi: “roMa”: perché? Altro mistero difficilmente giustificabile, come la scelta delle pennellate).

    La colonna però non ha nessuna linea verticale, ma è definita da due linee di cui una QUASI-verticale. Oltre a un errore tecnico (piuttosto che una QUASI-verticale, a “figura” – materia del liceo artistico – ti insegnano che o disegni una riga ben dritta, oppure la disegni ben inclinata, non quasi-verticale che sembra storta) questa linea storta è anche un’occasione persa:
    se fosse stata verticale avrebbe disegnato una croce con la linea orizzontale, evocando ben due simbologie importanti per ROMA: il Cristianesimo (per credenti e no, Roma è comunque la capitale del Cattolicesimo e la culla del Cristianesimo), e l’incrocio delle strade, che anticamente portavano tutte a Roma.

    Insomma un lavoro difficilmente difendibile anche nei particolari tecnici.

    • Benni Priolisi

      Sante parole, Gianni.
      Io, di botto e a primo colpo, ho visto solo la ‘M’ di mussoliniana memoria,
      e siccome Alemanno…
      Ma forse è solo una mia impressione.

    • http://www.diademedia.it Andrea Vitali

      Scusate, la “M” sa molto di “Merda” e direi su tutti i fronti, se i pesi in semantica volevano alludere a indirizzi politici estremi, si sono proprio messi nella Merda. Ovvero dai progenitori che non centrano un cazzo a Mussolini sino ad Alemanno.

    • Angelo Abbate

      forse la m sta per mortacci…

  • http://teddisbanded.blogspot.com Ted

    Quando c’è una “Commissione” che decide, e non un singolo ma deciso tiranno, c’è sempre da tremare. Da un tavolo di più di 5 persone abilitate a decidere con uguale peso, non può uscire nulla che non sia brutto. E’ quasi scientifico. Non è un caso se perfino il logo di Londra 2012 era brutto (certo non come questo): una specie di Pinocchio di Italia ’90 (altro obbrobrio nazionale). Le scelte belle, o ancora di più quelle coraggiose, non vengono mai da un consesso allargato. Poi chissà composto come e da chi. Magari da Fiorito e Polverini, vai a sapere.

    • angelo

      Sante parole.

    • Ernesto Spinelli

      Temo che se fosse vero, Ted, i Festival Internazionali dovrebbero creare subito commissioni con un solo giurato per elevare la qualità dei premi. Più che dal numero, dipende invece secondo me dalla qualità professionale e personale dei membri delle commissioni. Roma è un lovemark da più di 2700 anni. Questo logo da bancarella, come giustamente scrive Paola, rappresenta solo il basso livello dell’attuale classe politica.

    • http://teddisbanded.blogspot.com Ted

      Ernest, nelle giurie dei festival (quelli seri) sono tutti bravi e tutti mediamente molto competenti.
      Tutt’altro scenario rispetto a una commissione ministeriale.

    • Ernesto Spinelli

      Condivido. Il mio riferimento alle giurie dei Festival è proprio in questo senso. Mi fa un po’ paura l’idea del “Tiranno che decide”. Basterebbe più cultura della comunicazione e della creatività. Per usare una parola ormai tua, basterebbe avere meno alieni a decidere e più “humans”.

  • http://twitter.com/thomazmagnum Fabrizio Verrocchi

    Ringrazio l’autore di questo pezzo per aver finalmente dato voce alla perplessità e all’imbarazzo di molti.

    Due anni fa, dopo un’attesa durata oltre un anno, assistevo a scene a dir poco surreali durante l’esposizione dei “primi 70″ (sono arrivato 19° ma il mio lavoro non c’era) organizzata nientepopodimenoche all’Ara Pacis.

    Qui potete ammirare le “interpretazioni colorate” dei 70 elaborati selezionati: http://www.flickr.com/photos/thomasmagnum/sets/72157624971353876/

    Ricordo ancora i gruppi di turisti increduli che sghignazzavano alla vista degli elaborati e inorridivano vedendo la gigantografia del “logo” vincitore…

    Il 16 settembre 2010 ho scritto e spedito una lettera aperta alla commissione
    chiedendo risposte a nome delle centinaia di professionisti che avevano partecipato. Non è seguita alcuna risposta se non lo smacco definitivo del “lancio” di due giorni fa, con tanto di conferenze stampa e fanfare, con adattamenti improponibili e mistificazioni varie (“operazione a costo zero per il comune”, dicono. E i 40k in palio? E la commissione di sapientoni chi l’ha pagata?)

    Sempre due anni fa, qui http://logoroma.tumblr.com ho tentato di organizzare un ricorso ma sono stato supportato da pochi (si sa, è pieno di gente che pensa di cambiare il mondo con i like su facebook). Ad ogni modo sul tumblr è possibile trovare estratti di dichiarazioni che la dicono lunga sull’approssimazione e l’incompetenza di chi ha gestito questa faccenda.

    Come e più di due anni fa, ora che quello “scherzo” è fuori a far danni, vi chiedo gentilmente di dare visibilità alla lettera per richiedere a gran voce una risposta dalla commissione.

    Qui il testo della lettera aperta che vi prego di condividere:
    http://logoroma.tumblr.com/post/1198956271/lettera-aperta-alla-commissione

    Inoltre vi invito a dare un’occhiata qui:
    http://www.flickr.com/photos/mike-79/3381836493/

    Grazie a tutti e buon lavoro

    Fabrizio Verrocchi
    @thomazmagnum

  • http://www.wikicsr.it GIACOMO GHIDELLI

    Più che di scollamento tra la politica e le professioni, parlerei di ignoranza del committente, di mancanza di cultura del committente. Purtroppo c’è anche da dire che l’idea di coinvolgere “la gente” nello studio dei marchi è perseguita (in Italia, almeno) da un sacco di tempo e l’abbiamo vista messa in atto da moltissime amministrazioni. E anche, in molti casi, da molte aziende: c’è sempre “il figlio di mia sorella (della portinaia, di mia cugina etc.) che sa disegnare molto bene”

  • http://twitter.com/thomazmagnum Fabrizio Verrocchi

    http://logoroma.tumblr.com/post/1164188063/nel-vincitore-io-vedo-con-chiarezza-sia

    “… nel vincitore io vedo con chiarezzasia l’elemento identitario (…) la lupa capitolina, l’immagine di una colonna antica (???), eppure un tratto veramente innovativo, veramente in sintonia con quelli che sono gli stili contemporanei.”

    Gianni Alemanno, 2010

    • http://netseven.it valerio

      eh ma alemanno ne sa di stili contemporanei.. e la melandri è direttrice del maxxi.

  • http://www.jeidicomunicazione.it Silvia Cesarano

    Concordo pienamente con questo articolo, anch’io ho partecipato al concorso, ma sarei inorridita anche ne fossi stata estranea. Ieri ho scritto ad alcuni quotidiani, allegando la lettera aperta alla commissione del concorso, redatta da Fabrizio Verrocchi che con un ottimo e prezioso lavoro si è fatto portavoce degli indignati. Invito i colleghi, e tutti coloro che disapprovano l’accaduto, di scrivere ai quotidiani e farsi sentire.
    Meritiamo qualità e competenza da parte di chi è delegato a prendere decisioni.
    Grazie,
    silvia cesarano

  • Riccardo Grandi

    Questa è la mia città e questo il logo vincitore per il centro storico. La storia è sempre la stessa. Secondo me l’adci dovrebbe proprio far sentire la sua voce su questi casi.

    Grazie per il vostro lavoro.

    http://www.piacenzasera.it/app/document-print.jsp;jsessionid=395FD8C55EBC3966D90BA8B46DE01D46?id_prodotto=20945&IdC=1143&tipo_padre=0&IdS=1143&tipo_cliccato=0&css

    • http://netseven.it valerio

      mamma mia.. anche a Piacenza state bene, vedo. A Pisa è passato questo: http://piuss-pisa.inera.it/it/ il logo è quello accanto a quello del comune e, secondo il Sindaco:
      “Il logo
      Il progetto ha poi un suo logo, caratterizzato dalla visione di due emblemi della città di Pisa che rappresentano bene il rapporto che in città si sta costituendo tra tradizione e valorizzazione dei beni culturali e monumentali e modernità: un uomo che cammina (richiamo al progetto Pisa che cammina) rappresentato in modo da richiamare l’inconfondibile stile di Haring (un omaggio a Tuttomondo) con sottofondo la Torre di Pisa, il logo è declinato nei differenti colori che caratterizzano i percorsi tematici e sarà collocato su tutta la segnaletica disposta lungo gli itinerari per consentire l’identificazione dei punti di interesse.”

  • Pingback: Una vergogna Capitale - Bruno Ballardini - Il Fatto Quotidiano

  • Davide Rossi

    Ho visto le altre proposte nel link qui sopra e la cosa appare ancora piu’ paradossale.

    I problemi in Italia fondamentalmente sono due (parlo dei loghi ministeriali o comunque pubblici): quando girano budget importanti se li intasca qualche parente/conoscente con risultati imbarazzanti come il primo EXPO e Magic Italy. Quando non ci sono soldi si affidano a concorsi per studenti che, migliorando comunque i risultati raggiunti dai “cugini di qualcuno”, peccano comunque di inesperienza.

    Basterebbe pagare qualche professionista ma e’ troppo difficile arrivarci, o quanto meno comprendere che bisognerebbe andare oltre la filosofia del “cosa ci vuole per fare un logo, mio cognato smanetta con photoshop e te lo fa per 20 euro”.

    Poi bisogna distinguere comunque i loghi brutti come puo’ essere quello di Londra 2012, con i non loghi tipo EXPO, Magic Italy, Roma e compagnia.

  • http://twitter.com/thomazmagnum Fabrizio Verrocchi

    “… io credo che guardando gli altri simboli che in qualche modo hanno la stessa funzione per le altre capitali, io credo che questo simbolo non solo non abbia nulla da invidiare ma sia uno dei più belli e competitivi”
    Gianni Alemanno

    vi prego fate qualcosa.
    F

  • http://www.rodolfodimartinodesign.com Rodolfo

    C’è ben poco da aggiungere, se non che questo coso -non lo chiamerei logo- va ad aggiungersi a quello del ministero degli interni (quello copiato dai francesi, raffigurante la bandiera come una porta che si apre, come se gli Interni fosse il ministero dell’interior design, una cosa allucinante), a quello delle ferrovie detersivo, a quello del sito rutelliano del turismo… Ciò che mi meraviglia è che, di fronte ad un brief evidentemente sbagliato, ad una commistione, più che una commissione, ci siano tanti professionisti partecipanti.
    Se posso permettermi di aggiungere una considerazione -a volte lo sguardo critico stimolato dagli orrori può esagerare- anche il logo ADCI, siamo su un altro pianeta, non mi entusiasma.

  • Paola Manfroni

    Se Roma piange, Piacenza non ride.

  • gianni grisi

    trattasi di sintesi della cultura coatta e burina, che volenti o nolenti, prospera in in ogni settore. Successo garantito in questo caso. Il merchandising appunto.
    Se invece si fosse voluto cogliere l’occasione per di smettere qualche panno logoro, ed ambire a miglioramento dell’immagine, portando il classico nel futuro e viceversa, allora questa è solo un altra patacca.
    Caso purtroppo tutt’altro che isolato

  • Pingback: Roma e la lupa | Nicolò Volanti - Blog

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  • Marco d’Agostino

    Di questa defficienza culturale oramai ne siamo aviluppati.
    Aviluppati e non intrisi, perché un motto di repulsione si è manifestato, cosí per tante altri episodi di questi ultimi mesi, anni.
    Poi? Il silenzio..
    Sono due anni che esiste un vincitore del logo della città di Roma. Cosa si è fatto in 700 giorni?
    Post via web (come faccio anch’io dalla mia umile postazione) a rotta di collo.. Poi?
    Dimenticatoio. Si, perchè alla fine esiste un senso di appartenenza al giusto, al buon gusto, al diritto acquisito, allo status di ‘benpensante’, ‘indignato’ acquisito ma quando si tratta di alzare la mano o la voce inizia a restringersi il gruppo degli indignati. Poi se la voce di protesta non è sufficiente ecco che si sente solo qualche flebile voce fantozziana che vorrebbe fare di più.. ma si trova isolata dal coro iniziale di indignazione.
    L’Italia ha avuto grandi artisti e personalità ma sono entrati nella storia grazie ad un ‘coro’ che li sosteneva (i vari mecenate che hanno seguito gli illustri geni del nostro paese come Leonardo o basterebbe ricordare i Mille di Garibaldi!).

    Voglio dire.. Diamo più senso ai nostri pensieri e alle nostre idee, muoviamoci prima che accadano episodi come quello di Roma, si crei un consiglio nazionale che controlli i diversi aspetti a tutela e promozione dell’immagine del Nostro Paese (evitando tali sciaguratezze). Uno strumento che faccia da ponte tra i professionisti e le istituzioni: una sorta di ‘Authority del Design’, tanto per dare l’idea.
    L’Italia, più di tutti gli altri Paesi, deve trovare la propria forza e identità a partire dal gene che ci accomuna tutti: la bellezza e il buon gusto.
    Ed è da tali valori che possono seguire segnali di ripresa culturale, sociale e sicuramente economica.
    Il logo di Roma è figlio di anni culturalmente bui del Nostro Paese, presto da archiviare.

  • Daniele Franchini

    Ma che io sappia, su quel logo vi è ancora poca chiarezza……nel senso che è andato in tribunale! Ovvero, quello che ha vinto il concorso, la MEDIAPEOPLE SRL DI TORINO, SIG. ANGHELONE ALBERTO, HA COPIATO IL DETTO LOGO DALLA SUA “CONVIVENTE D’UFFICIO” (dividevano gli stessi uffici) ………..Poi gli ha mollato un sacco di soldi allora ha comprato il logo poi…..è ufficiale. Pure il comune di Roma lo sa…..CHE SCHIFO.

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