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I miei primi colloqui/Pagina 5: Mariano Lombardi

Le critiche sono spesso la cosa più preziosa di un colloquio, soprattutto se provengono da persone di cui hai stima.

Questa è la storia di Mariano Lombardi, Direttore Creativo Y&R Roma.

Ci racconteresti i tuoi primi colloqui? Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

Ogni colloquio era il frutto di settimane di stalking nei confronti di DC e senior delle sigle più prestigiose, quindi la mia disposizione d’animo era di gratitudine incondizionata e religioso rispetto. In quel periodo – correva l’anno del Signore 2001 quasi 2002 – per chi si affacciasse al mondo della pubblicità a Roma, le due agenzie di riferimento erano Saatchi&Saatchi e McCann perché erano lì i “guru” con cui chiunque sognava di formarsi: Marco Carnevale, Assunta Squitieri, Stefano Palombi, Francesco Taddeucci, solo per citarne alcuni. Tuttavia di gente davvero brava ce n’era molta anche altrove. Quasi tutti quelli che ho incontrato mi hanno incoraggiato, consigliato, suggerito ad altri colleghi. “Si vede che ami questo lavoro” mi dicevano in tanti e io rimanevo col dubbio – mai dissipato fino in fondo – che fosse un modo cortese per dirmi “ti impegni ma sei scarso assai”. Un giorno ho incontrato Marco Ferri che dirigeva la TBWA: avevo di fronte il creativo che aveva ispirato uno degli esercizi che mi avevano dato al Master in scrittura pubblicitaria, una specie di leggenda. Mi ha fatto letteralmente a fette dicendo che il mio portfolio era “proto-pubblicità”, che avevo già quasi 32 anni e che non trovava un motivo plausibile per prendermi in stage. Alla fine mi ha preso. E da lì è cominciata la mia avventura.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

I momenti più esaltanti degli inizi sono stati quelli in cui ricevevo complimenti per i radio. Non so se me lo dicessero perché il resto gli faceva schifo, ma tant’è: il solo fatto che piacessero a molti professionisti che stimavo era un fertilizzante per la mia autostima.

Quando è che ti sei vergognato/a?

Vergognato forse solo una volta. A un colloquio in un’agenzia milanese. Un brillante direttore creativo sfogliò tutto il portfolio con malcelato disgusto: non c’era pezzo che non finisse nel tritacarne. Prima di andare via, gli raccontai un’idea trasmissione che avevo proposto a Radio2: “È la cosa più creativa che hai”.

Come era il tuo primo book? Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito? Chi ti ha aiutato ecc..

Parafrasando Woody Allen, il mio primo portfolio era così brutto che in sette Stati americani aveva sostituito la pena di morte. Un manifesto dell’anti-crafting: gli annunci stampa erano dei puzzle in formato A4 con foto ritagliate e incollate alla buona, headline in Times New Roman, body chilometriche e radio da 20 minuti. C’era qualche buona idea in un pagliaio di cianfrusaglie. Grazie al cielo poi, Fabio Bartolomei – bravissimo copy, eccellente insegnante oltre che persona di rara onestà – mi ha aiutato a migliorarlo. Se di lì a poco ha sortito qualche effetto positivo, lo devo ai suoi consigli e alle sue stroncature. Mi faceva declinare i migliori pezzi degli Annual italiani e stranieri, di Archive’s (sul web c’era pochissimo, per averli te li facevi prestare o dovevi comprarli nella costosissima libreria “Ferro di cavallo”!). Così non solo ti esercitavi su campagne di altissimo livello ma – come si dice – ti facevi una cultura. Un fatto tutt’altro che trascurabile. Mi capita spesso di incontrare studenti o giovani aspiranti creativi che sembrano ignorare tutto quello che è stato fatto prima di loro.

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

… che si impara di più dalle critiche, dalle bocciature, che dai facili consensi. Sono momenti essenziali, dei corsi accelerati di pubblicità. E di vita. Impari che la stessa campagna può suscitare reazioni del tutto contrastanti in un target apparentemente omogeneo. Possono destabilizzarti, demolire le tue certezze ma se sai farne tesoro sono un passaggio cruciale. Dato che sono l’unico modo per entrare nel nostro mondo, li considero quasi un obbligo morale: per questo non rifiuto mai un colloquio e cerco di non mancare mai ai “Venerdì di Enzo”.

Grazie Mariano.

Mariano Lombardi. Palermitano. Incensurato. Muove i primi passi in TBWA Roma. In una piccola agenzia chiamata Antartica si fa le ossa per poi passare in Fagan/Reggio/Del Bravo dove gliele rompono. Tra un brief e l’altro trova il tempo di fare l’autore e speaker per la trasmissione “Atlantis” di Radio2. Nel 2006 entra in Young&Rubicam Roma diventando nel 2011 vice direttore creativo e, nel 2014, direttore creativo. Gruppo Espresso, Lottomatica, Colgate, Land Rover e Poste Italiane sono alcuni dei più importanti clienti per cui ha lavorato, vincendo qualche premio che non farà la felicità ma è sempre meglio di un incomprensibile debrief “per ieri”.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.