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Giovanna Cosenza “one of us”

Stasera, ore 18.30, presso la libreria Feltrinelli di piazza Piemonte 2 (Milano),
Umberto Eco e Annamaria Testa dialogheranno con Giovanna Cosenza, l’autrice di Spotpolitik “perché la casta non sa comunicare”.

So benissimo che per alcuni colleghi pubblicitari Giovanna Cosenza “is a pain in the neck”. Personalmente la ritengo “one of us”. Una delle persone più stimolanti intellettualmente e più aperte al confronto che abbia mai incontrato nel variegato mondo della comunicazione.

Il fatto che stasera presenti un suo libro, pubblicato da un editore prestigioso, e in compagnia di Umberto Eco, nonché di Annamaria Testa (da marzo nella Hall of Fame del Club), qualcosa starà a significare. Tra l’altro ho appena scoperto che Giovanna Cosenza ha citato l’Adci e il Manifesto Deontologico. Nel suo fantastico e “affannato” understatement si era dimenticata di avvisarmi. Grazie per la sorpresa.

Cosa è Spotpolitik?

È la politica che pensa che per comunicare basti scegliere uno slogan generico, due colori e qualche foto. Riflettere sugli errori del passato può essere utile ai politici per non caderci ancora; e a noi tutti per scoprire come sia stato possibile accettare (e votare) quella roba.

A ben vedere, non è solo la politica a pensare queste cose. Ve l’ho detto che la Professoressa Cosenza è “una di noi”, nel senso più “conradiano” possibile (cfr “Lord Jim“).

  • http://giovannacosenza.wordpress.com Giovanna Cosenza

    Ma… ma… ma grazie. Accidenti, “one of us”? E ora sono pure compromessa. ;-)

    Davvero per alcuni di voi (noi?) io sarei “a pain in the neck”? Be’, potrei sempre aggiungere: “it’s better than a poke in the eye”…

    Grazie davvero. :-)

  • Pingback: Quattro chiacchiere su SpotPolitik con Eco e Testa | D I S . A M B . I G U A N D O

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Cari/e ‘one of us’, ‘pain in the ass…or neck’, e ‘poke in the eye’.

    Non vorrei che la deriva dell’utro-berlusconiana, mafiosa, piduista, senza conflitti & con molti int€re$$i portasse via con sé, buttandolo nel cesso, il classico “bambino con l’acqua sporca”.

    Voglio dire che, la politica in Italia, certa Politica in Italia ha saputo comunicare molto bene, nel bene e nel male, fin dalla fine degli anni ’80 e dall’inizio degli anni ’90.

    Ricordo, solo per fare un esempio, la campagna politica per l’elezione del sindaco di sinistra della capitale, Rutelli, contrapposto al sindaco allora neo-fascista Fini (ora sono alleati! ndr)…
    Headline:
    “UN SINDACO, NON UNA POLTRONA”.
    Visual:
    Nessun faccione, tanto caro al Berlusca & C. ma semplicemente uno still-life di una Poltrona Rococò, su un fondale oscuro, deserto.
    Agenzia “Saatchi & Saatchi – ROMA”.
    E così via.
    Per non parlare della campagna per D.P.:
    Headline:
    “LE ROVINE DI ROMA”,
    “FALSO IN ATTO PUBBLICO”, and so all…
    contro i vari Giubilo, Sbardella, Carraro, Andreotti… do you remember?
    Trattati come ruderi nel foro romano con collage di fotocopie in B/N.
    Payoff: “D.P. La pubblica accusa”.
    (Era prima di Mani Pulite).
    Made by SF (Stefano e Fabio).

    Sono tutte pubblicate lì.
    Dove?
    In bella mostra sui nostri fantastici, e dimenticati Annuals dell’ADCI, che se qualcuno andasse a riguardarseli ogni tanto, capirebbe che:
    La pubblicità politica creativa, da premio, è stata fatta in Italia, e se ne fa ancora in forma underground. E senza highlitghs mediatici.
    Ma, cari colleghi creativi, se il monopolio dei media (piani mezzi – leggi ‘publitalia’ – mafia di dell’utri & C.) rimane nelle mani dei soliti noti;
    e se apparentemente l’usare un faccione ed uno slogan alla ‘meno tasse per tutti’ o ‘un milione di posti di lavoro’ “funziona” (non in virtù dell’idea creativa, ma del volume di fuoco e capitali media investiti, o in scambi merci e di favori)… beh, allora è tutto inutile.

    Anche i buoni, i ‘nostri’, i vari Gentiloni del centro centro centro-sinistra, inseguiranno anche loro i faccioni e gli slogan facili, come l’idiota che quando il dito indica la luna, guarda il dito.

    Fabio
    (:ciccio
    Ferri
    PS: Non potrò essere a Milano per dire come la penso sul tema. Ma son contento che qualcuno come Giovanna, per lo meno, ne parli.
    PS2: Non pensate che sia passato il passato. Senza Legge Antitrust, e sul conflitto di intere$$€, o una legge elettorale proporzionale, vedrete, che “a volte ritornano”.

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Magari con la faccia da ITALIA PULITA.

    Ma con le MANI SPORCHE.
    Molto sporche.

    FF

    http://www.tudou.com/programs/view/3dI5N_Elnmo

    http://it.wikipedia.org/wiki/Elio_Petri

  • http://www.nuovoeutile.it annamaria testa

    Ciao a tutti.
    Fabio scrive “i nostri fantastici e dimenticati annual, che se qualcuno andasse a riguardarseli…”
    Ecco: il guaio è che gli annual hanno una circolazione ristrettissima. Ma, in questo caso, si potrebbe porre rimedio. E credo ne varrebbe la pena per diversi motivi.

    Dunque vi faccio una proposta:
    - è possibile raccogliere in uno slideshow tutte le campagne politiche pubblicate negli annual ADCI, dalla fondazione a oggi?
    - magari aggiungendo in appendice, visto che siamo attenti a quel che succede anche intorno a noi, un cenno alle migliori pratiche spontanee di comunicazione politica degli ultimi tempi (penso, per esempio, al tormentone di Sucate per le elezioni milanesi di Pisapia).
    - ed è possibile impegnarci a dare allo slideshow, tutti assieme, la massima visibilità? Io sarei ovviamente felice di parlarne su NeU, immagino che Giovanna farebbe altrettanto su Disambiguando. Credo che potremmo coinvolgere altri amici con blog molto frequentati. Ma non solo: un documento del genere può essere un ottimo materiale di studio, per esempio nei corsi di Comunicazione o di Scienze Politiche. E nelle scuole di pubblicità. Possiamo farlo girare in ambito accademico. Possiamo presentarlo ai giornalisti… è un buon tema, e credo che verrebbe ripreso.

    Questa operazione, fra l’altro, potrebbe avere alcune altre implicazioni virtuose:
    - restituire all’Annual “anche” la sua funzione di testimonianza puntuale dello spirito dei tempi
    - accreditare l’Annual come repertorio di buone pratiche da studiare e consultare, e non solo come vetrina periodica dei talenti dei singoli
    - accreditare l’ADCI come club che raccoglie saperi esperti.
    - magari, perfino, aiutare a migliorare i deprimenti standard medi della comunicazione politica nostrana.

    … che ne dite? … Massimo, ce la facciamo? Fabio, ti piace l’idea?

    Se la cosa vi sembra interessante e fattibile, sarei felice di comunicare la partenza di questo progetto già nel corso della presentazione di questa sera: credo che ci saranno diverse persone interessante, e magari un po’ di stampa. Insomma: una buona opportunità, già pronta da cogliere. E mi presto volentieri.

    Un caro saluto, a.

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Magari Annamaria.

    Io ci sto,
    e vedrai che, così come capita ogni volta che si apre un coperchio, ne usciranno fuori tante belle idee creative rimosse.
    Cancellate dalla memoria collettiva, soprattutto dell’ultima generazione di giovani creativi, dallo tsunami iniziato con ‘Fozza Italia’ e finito col bunga bunga.

    Fabio Ferri
    (: ciccio

    PS: A proposito di storia della pubblicità politica: sarebbe interessante scoprire un giorno quale lobby pagò quel piano media miliardario che spianò la strada al ventennio berlusconiano?
    Ah! Trovarlo quel ‘Papiello’… forse c’era scritto sopra ‘Fozza Italia’, o ‘Italia Pulita’?

  • http://www.matitegiovanotte.it Giovanni Pizzigati

    Beh, la cosa bellissima sarebbe avere online tutti gli annual ADCI, con uno strumento per filtrare le ricerche.
    Che dite? Se posso aiutare fate sapere.
    Buona serata,
    G.

    • http://matteorighi.wordpress.com/ Matteo Righi

      Lo strumento esiste già, è nel sito dell’ADCI! Lo stiamo rifacendo, come annunciato e la ricerca attualmente risulta un po’ difficoltosa. Dopo sarà più facile ma sarà sempre basata sugli elementi a nostra disposizione: i credits. Non c’è un’analisi semantica delle campagne e neanche qualitativa, non è possibile: sono oltre 5500 campagne. Ma se ti vuoi mettere a disposizione… ;-)

  • http://www.ernestospinelli.com Ernesto Spinelli

    http://albtex.wordpress.com/2009/09/30/fozza-itaia/

    “11300 poster murali, 11 mila cartelloni su tram e autobus, 3 mila pannelli nelle stazioni di servizio.” Il titolo era: Fozza, Itaia. Con le foto di bimbi. Più info, al link sopra.

    Con questa campagna hanno iniziato a trattare i cittadini da bambini. E di pappe sgradevoli dopo ne abbiamo ingoiate tante.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      A onor del vero, va osservato che, proprio nel post di cui dai il link, gli autori dell’affissione “Fozza Italia” (Maurizio Sala e Pierluigi Bachi per l’agenzia Armando Testa), smentiscono qualsiasi coinvolgimento preventivo con l’allora futura “Forza Italia”. In effetti penso anche io a una coincidenza, oppure è anche possibile che la campagna “Fozza Italia”, finalizzata a promuovere le affissioni e quindi molto vista a Roma e a Milano, possa aver influenzato la creazione del nome del partito quasi omonimo. Dopo tutto Berlusconi era allora ed è tutt’oggi il proprietario della più grande concessionaria pubblicitaria italiana (un elemento del suo “conflitto di interessi” poco indagato dalla politica, e per certi versi altrettanto pesante della proprietà televisiva). È perfettamente possibile che avesse notato le affissioni e, come succede spesso nella creatività, gli fosse rimasta nel ricordo inconscio quando ha creato personalmente o approvato la proposta di nome del suo nuovo partito.

    • http://www.ernestospinelli.com Ernesto Spinelli

      Ciao Gianni, non ero entrato nel merito della campagna. Anche se devo dire che quel modo di usare i bambini e storpiare il loro linguaggio mi dà l’orticaria, già nelle campagne non sospette.

      Se si guarda la firma degli annunci e il titolo totalmente privo di qualsiasi legame con il “prodotto” o “pseudo-prodotto”, se si considera la potenza del piano media, qualche dubbio mi viene. Più di qualche dubbio. Anche se le affissioni fossero totalmente casuali (fatico a scriverlo), è drammatica l’ipotesi che il nome di un partito, a lungo il primo partito italiano, sia stato scelto ispirandosi a un cartellone, (con rispetto per gli autori) non proprio di eccellenza creativa. Ma continuo a dubitarne.

      Penso che siamo d’accordo, invece, sul fatto che la recente comunicazione politica ha trattato i cittadini in modo paternalistico, rivolgendosi agli elettori come a bimbi. Basta seguire una puntata di Ferrara, per comprendere il modello. Spettatori così li gestisci con quattro bugie. Quest’atteggiamento ha portato a una grave involuzione degli annunci politici italiani e a una tragica assuefazione al brutto e al falso. Condivido l’impostazione di Fabio e l’idea di una nuova (ma con salde radici nel passato) pubblicità politica, che punti sulla creatività e su insight importanti e che tratti i cittadini come si meritano. Da adulti.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Ernesto, sono d’accordo con te sulle riserve a proposito dell’utilizzo disinvolto e un po’ cinico di bambini e cuccioli nella pubblicità italiana al solo scopo di intenerire il pubblico.

      Però conosco bene entrambi gli autori dell’affissione in oggetto e ritengo molto difficile che la loro agenzia fosse al soldo di un duo Berlusconi-Dell’Utri così lungimirante e diabolico per aprire la strada a un futuro partito. In Italia tutto è possibile, ma ho avuto esperienze anche nel mondo delle affissioni e, almeno in quegli anni, le concessionarie avevano spesso numerosi spazi liberi, soprattutto in estate, che utilizzavano per campagne autopromozionali oppure regalavano ad associazioni non profit con lo scopo principale di non lasciare troppi spazi vuoti in città come Milano e Roma. Insomma, la ricostruzione contenuta nella seconda parte del post che hai segnalato secondo me è credibile.

      Le tue osservazioni hanno il pregio, secondo me, di portare all’attenzione due eccessi e due problemi etici sui quali i pubblicitari dovrebbero riflettere seriamente:
      1. L’effetto deturpante sul paesaggio di troppe affissioni in luoghi inadatti (da quelle vicino alle autostrade alle onnipresenti affissioni comunali su strade provinciali e comunali);

      2. L’eccessiva e cinica disinvoltura della pubblicità di giocattoli e merendine veicolata direttamente al pubblico dei bambini nel corso degli orari di programmazione tv a loro dedicati, in una deregolamentazione e anarchia che, in Europa, esiste solo in Italia.

  • http://giovannacosenza.wordpress.com Giovanna Cosenza

    Posso?

    Splendida, l’idea di Annamaria. Fatelo fatelo fatelo.

    Fabio: vero ciò che scrivi. Ma nel mio lavoro ho analizzato gli orrori della comunicazione politica italiana dalla fine del 2007 (nascita del Pd e annuncio del Pdl) alla fine del 2011.

    Sono gli anni del “peggio di”. Da cui nessuno si salva, ohinoi.