Condividi:

Che prospettive offriamo ai giovani

Riprendo nel nostro blog l’editoriale per adv express che Salvatore Sagone mi ha pubblicato stamattina.

Per parlare delle prospettive che il business della comunicazione offre oggi ai giovani, è necessario mettere a fuoco l’attuale scenario italiano.
Purtroppo non esistono ricerche recenti. L’ultima, commissionata da Assocomunicazione a Eurisko, è del 2009. Mancano quindi gli anni più drammatici vissuti dal nostro comparto.

Posso tuttavia affermare che oggi la pubblicità non è un mestiere in grado di intercettare i giovani di maggior talento a meno che non provengano da ceti privilegiati.

Il costo di ingresso è elevato e il ROI per le famiglie è quanto mai incerto.

Quanto guadagna davvero un creativo in Italia? Dagli 80 centesimi ai 5, 41 euro netti all’ora. Questa fascia di reddito comprende circa l’80% degli addetti. Ovviamente ho tenuto conto anche degli straordinari (ormai ordinari) non riconosciuti.

Poi abbiamo un 15% (in diminuzione) compreso tra i 10 e i 18 euro netti all’ora.
Infine, un 5% dato da quelli che sfiorano i 50 euro netti orari.

La carriera si è abbreviata. Secondo la già citata indagine Eurisko, nel 2009 il 72% degli addetti aveva allora meno di quarant’anni. Oggi lo svecchiamento si è radicalizzato.

Caro lettore, guardati in giro se lavori in una struttura di comunicazione: quanti over 40 vedi intorno a te? Secondo me meno del 15%.

Forse ti hanno raccontato che in un Paese per vecchi la pubblicità è l’unico ambiente davvero giovane e dinamico. Questo è splendido, se ti pagano meglio che in altre professioni. Però informati, chiedi quanto guadagna un cameriere, un imbianchino, un falegname, un cuoco. Non ti sembrano lavori cool? Ma è davvero così glamour lavorare oltre sessanta ore alla settimana e poi non avere i soldi per pagarti l’affitto di una casa decente? Con il contratto farlocco che hai puoi accendere un mutuo? Fai un salto in banca a verificare. Cosa c’è di cool nel farsi aiutare ancora da mamma e papa a trent’anni? E il lavoro che ti pubblicano, che ti esce sui giornali, in tv, alla radio o nel web, vale davvero i sacrifici che stai facendo? Non sei un medico. Non salvi vite. E quella che stai facendo non è gavetta. La gavetta prepara a una carriera. Tu hai nove probabilità su dieci di essere fuori prima dei quarant’anni. E a qual punto potrebbe essere tardi per fare il cameriere, l’imbianchino, il falegname o il cuoco. Mestieri che dopo una vera gavetta ti danno la prospettiva di diventare imprenditore di te stesso e guadagnare sicuramente più di 5 euro all’ora.
Si può diventare imprenditori di se stessi anche in comunicazione? Certo.
Sarebbe pure un ottimo momento. Il sistema delle agenzie si sta sgretolando, proprio mentre si moltiplicano i mezzi a disposizione di un giovane per dimostrare la propria capacità di comunicare. Inizia a cercarti un cliente. Non chiederti quanto sia figo. Pensa a quanto vale il tuo lavoro e vendiglielo. Sicuramente farai degli errori. Ma che meraviglia la possibilità di darne la colpa solo a se stessi. Apre prospettive di crescita inimmaginabili.

  • roberto

    e l’adci per i giovani cosa sta facendo? trovo che non stiate facendo niente, e mi dispiace. ci vuole più meritocrazia e più trasparenza!!

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Roberto, la meritocrazia e la trasparenza non sono mai abbastanza, però devi riconoscere che in Italia è difficile trovare più meritocrazia e più trasparenza dell’attuale ADCI (e, avendone avuto esperienza, anche nell’ADCI del passato, con pochi errori ed eccezioni).

      Per la meritocrazia l’ADCI da 25 anni gestisce il premio alla creatività pubblicitaria più autorevole d’Italia e partecipa all’analogo premio dell’ ADC*E, Art Directors Club of Europe. Molti giovani si sono messi in evidenza o hanno migliorato la loro carriera grazie ai premi e alla pubblicazione sugli annual ADCI.

      Per la trasparenza, tutti i lavori ADCI sono sottoposti al controllo dei soci, e i premi vengono assegnati in base a giurie di professionisti. Non mancano e non sono mancate le polemiche (e gli errori) come in tutte le attività umane e tutti i premi del mondo. Ma ogni attività del Club è sottoposta, bene o male, al controllo dei soci. Se avessimo partiti politici controllati e gestiti come l’ADCI l’Italia sarebbe ordinata almeno come la Svezia.

      Nell’ultimo anno l’ADCI ha fatto un ulteriore sforzo di trasparenza, sottoponendo ogni attività al contributo dei soci e alla loro verifica, aprendo inoltre questo spazio di discussione accessibile a tutti (purché si firmino), e dedicato sia alle specifiche attività del Club, sia alle problematiche del settore.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Su Twitter Dariapenna ha scritto: “@diariapenna: “@adcinews: Più meritocrazia e più trasparenza. L’ADCI dà l’esempio da 25 anni http://awe.sm/5fKoz< stai negando le decine di figli d'arte?

      Quello dei figli d’arte ovvero dei figli di papà è un argomento troppo complesso per risolverlo in 140 battute su Twitter. I figli di papà esistono anche in pubblicità, e ce ne sono anche fra i creativi. Però, almeno fra i creativi, in minor percentuale rispetto ad altri settori.

      Il creativo, per quanto abile politicamente, raccomandato o paraculo, qualcosa di concreto deve saper fare, i problemi che gli pongono in qualche modo li deve risolvere.

      Per cui i figli di papà totalmente privi di talento in genere scelgono altre strade, oppure se tentano la strada della creatività trovano subito difficoltà per loro insuperabili. Quelli che hanno talento, invece, vanno avanti e, ovviamente, possono essere facilitati nella loro carriera, sia per i contatti di famiglia, sia per il fatto di aver respirato la cultura professionale sin da piccoli. Ergo, anche nel caso dei figli di papà, fra i creativi c’è comunque più trasparenza e meritocrazia che in altri campi.

    • roberto

      Ciao Gianni, il problema è che non si vedono facce nuove. Tu stesso bazzichi nell’adci da decenni. Niente di personale ovviamente, ma mi piacerebbe vedere i tanto osannati nuovi talenti… Ad esempio, se si cerca creativi sempre tra gli amici o i conoscenti, non si va da nessuna parte… biosgnerebbe essere anche da questo punto di vista piu trasparenti! poi nelle agenzie ITALIANE non esiste meritocrazia e questo e’ un dato di fatto… vedo ragazzi talentuosi messi a fare lavori da stagista…
      Riassumendo: sbattatevi anche voi dell’adci a trovare talenti, e non solamente a emettere proclami…
      grazie

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      È vero e non è vero. Il nuovo consiglio ADCI, a partire dal Presidente, è in gran parte costituito da facce nuove. Fra i soci si sono molte facce nuove. Mentre 10 anni fa conoscevo tutti, adesso moltissimi soci e moltissimi nomi sono facce nuove per me.

      Per quel che riguarda me, è vero che non sono un giovanissimo, ma non sono neanche decrepito (per l’Italia sono ancora giovane anch’io :-) ).

      Il ruolo del segretario comunque (come potranno confermarti gli altri che l’hanno ricoperto) è un ruolo ingrato che richiede anche molta esperienza. Uno può avere tutti i premi del mondo, ma questo non garantisce la capacità organizzativa necessaria per dare una mano al Club come segretario.

      Si può dire tutto quello che si vuole su di me (è stato detto che sono un “signor nessuno”, che non ho mai vinto nessun premio, che faccio solo folder). Tutto vero ma, grazie alla mia esperienza di direct marketing, database e digital marketing (una combinazione piuttosto rara in Italia) sono sempre stato avanti agli altri nella comunicazione diretta e quindi nella gestione delle comunicazioni del Club, dando all’associazione un forte impulso innovativo tanto negli anni novanta quanto adesso.

      Un anno fa gran parte dei miei coetanei nel Club non avevano neanche sentito nominare Twitter. Io ho preso in mano il profilo Twitter del Club (attivato dal precedente consiglio) e in un anno l’ho portato da 130 a 2600 follower. Ergo sarò anche vecchiotto ma sono uno che in genere vede lungo, sa lavorare sul digitale, e non butta via il lavoro degli altri. :-)

  • arianna

    …di sogni non si vive, vero…ma veramente non possiamo proprio più credere di poter provare a fare qualcosa che veramente ci piaccia? (e non perchè è figo, ma perchè crediamo che esista ancora la possibilità di fare le cose fatte meglio?)
    Non lo so, io ci penso e ho 30 anni.

    • Andrea

      Voglio essere schietto, fare meglio sarebbe possibile, sempre, ma non in questo contesto storico. In questo momento chi comanda sono i venditori e stai sicura che chi vende ha sempre un’idea diversa dalla tua. Paghiamo lo snobbismo intellettuale e l’inerzia dei nostri predecessori. Sei ancora in tempo per fare scelte diverse.

    • Andrea

      urca ho scritto “snobbismo”? Mi scuso per la doppia B.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Un pezzo del problema è questo: in Italia ci sono talmente tante categorie “garantite”, da rendite di posizione o da corporativismi incancreniti, che le categorie professionali e i lavoratori davvero sottoposti alla concorrenza vengono stritolati.

  • http://www.francescasanzo.net Francesca Sanzo

    Ho 38 anni e mi occupo di comunicazione web (quindi il mio è un punto di vista marginale, rispetto a quello dei pubblicitari). Dopo 10 anni di “gavetta” sto provando a diventare imprenditrice di me stessa: faccio un lavoro che mi piace molto ma guadagno molto poco (a fronte di tante ore di lavoro). A volte mi chiedo quanto sia sostenibile, nel nostro paese, fare lavori creativi che appassionino le persone. Meglio rincorrere l’utopia del “posto fisso” e cercare di non avere problemi economici? secondo me il problema è generale e non riguarda solo la pubblicità ma l’intero settore della creatività che, in questo Paese, non è valorizzata (pur essendo considerato uno dei paesi più creativi al mondo, ecco il paradosso!). Noi per primi dobbiamo avere consapevolezza del nostro valore e non svenderci: purtroppo esistono talmente tante ramificazioni nel settore comunicazione che è difficile creare un vero dialogo, un confronto che ci faccia fare “lobby” intesa, positivamente come capacità di sviluppare anticorpi e sapere dire di no a chi offre lavori sottopagati “perché danno visibilità, perché sono fighi”. Forse ADCI potrebbe in qualche modo diventare un luogo anche di confronto su questo punto. Perché a volte sorrido nel pensare che siamo comunicatori, ma spesso non sappiamo comunicare tra noi per sostenerci a vicenda ;-) complimenti per il lavoro che fate e che stimo sempre moltissimo.

  • http://www.giuseppeinghilterra.com Giuseppe Inghilterra

    Mah…leggendo quest’articolo mi chiedo se l’ADCI stia facendo outing oppure abbia trovato un modo per dire alle nuove leve di lasciar perdere perché il mercato è talmente saturo che è inutile provare ad entrare.
    Se il settore della pubblicità in Italia è questo, merito è soprattutto vostro e di chi come voi non fa nulla affinché tutto cambi, ma perché ha interesse a far si che tutto rimanga com’é.
    Non sono solito usare citazione di film famosi, ma mai in questo caso tale frase si addice meglio a ciò che quotidianamente sento e vedo.
    L’ADCI, visto che il settore della pubblicità non ha un sindacato, dovrebbe prendersi la responsabilità di difendere i diritti di chi lavora anche 12h al giorno guadagnando come un bambino delle filippine che lavora in nero. Ma voi state bene così, non avete interesse a migliorare la vita di chi tornando a casa non ha neanche il tempo di fare la spesa perché il supermercato è già chiuso e deve accontentarsi di una pizza a domicilio.
    Non avete neppure interesse a migliorare la reputazione e la qualità del lavoro di questo fantastico mondo fatto di favole e bugie. E i risultati di vedono. Prendete Cannes o altri premi internazionali del settore, guardate gli ultimi anni e vergognatevi.
    Cordiali saluti.
    G.I.

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      In realtà, Giuseppe, ho voluto semplicemente offrire un quadro della situazione più vicino al mondo reale, senza quelle favole e bugie che nemmeno tu sembri amare. Non ti piace? Cambialo. Ma prima informati sulla questione dei sindacati e impara a scrivere meglio. Inoltre, continua a lasciar perdere le citazioni dei film famosi, così eviti di massacrarle. “Tutto cambia affinché nulla cambi” è innanzitutto una citazione letteraria (Don Fabrizio Principe di Salina ne “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa). La trasposizione cinematografica di Luchino Visconti uscì cinque anni dopo.
      Preoccuparsi delle nostre brutte figure a Cannes è un sentimento nobile. Ma vola basso, per ora, e preoccupati delle figure che tu puoi fare qui.
      Cordiali saluti
      m.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Giuseppe, c’è un’importante falla logica nel tuo ragionamento. L’ADCI non è un sindacato.

    È un’associazione che gestisce un premio professionale di qualità creativa, come, per fare un’analogia, le organizzazioni che gestiscono il premio Strega, il premio Campiello o mille altri premi noti e meno noti in tutti i settori professionali, dal Premio Nobel alla rassegna di cinema regionale. Se il presidente del Premio Strega facesse un’analisi della situazione editoriale in Italia, gli andresti a dire che il Premio Strega dovrebbe trasformarsi nel sindacato dei giovani autori?

  • Matteo Franceschini Beghini

    L’ADCI non è un sindacato… ed è giusto che non lo sia, ha altri nobili scopi.
    Ma questo non cambia il fatto che in questo paese manchi una rappresentanza e una regolamentazione del settore della creatività.

    E badate, lo sgretolamento del sistema delle Agenzie non è un bene per i creativi. Diventare imprenditori di se stessi in un mercato saturo e deregolamentato al massimo è un suicidio, non è un’opportunità.
    Quello che il cliente un tempo pagava 10, oggi lo paga 1.
    “Questo è un bene! L’obiettivo della libera concorrenza!”, dirà qualcuno.
    Balle, questo è un male perchè non è economicamente sostenibile in una visione sistemica del mercato-comunicazione.
    Per esempio, mi piacerebbe aprire un discorso sul tanto osannato crowdsourcing che “dà ai giovani la possibilità di confrontarsi, di farsi le ossa e di vincere contest con altri colleghi per aggiudicarsi un premio per merito”…

    Un cliente che lancia in rete il brief per uno studio di marchio e riceve 2500 proposte dal lavoro di 500 creativi… dovrebbe pagare salata questa disponibilità di teste pensanti al suo servizio. Cinquecento professionisti (?) che hanno accumulato complessivamente qualche migliaio di ore di lavoro per… DUECENTO euro?
    Sì, e solo per UNO di quei CINQUECENTO. Gli altri hanno regalato il loro lavoro al Cliente.
    Non ditemi che questo è etico. Nè che è un’opportunità.
    È solo sfruttamento del lavoro altrui in un regime di falsa concorrenza tra singoli (cosa ben diversa che non tra aziende).

    Scusatemi se sono andato leggermente OT.
    Buona ispirazione a tutti.
    MFB

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Le tue considerazioni mi sembrano appropriate. Segnalo che di alcuni dei temi che indichi ne abbiamo parlato qui:

      Red Bull: perché pagare la creatività?
      http://blog.adci.it/?p=1231

      Crowdsourcing rules or sucks? Scoprilo grazie all’e-book gratuito Masse Creative.
      http://blog.adci.it/?p=526

      Il Ministero del Lavoro e Zooppa. Opportunità o sfruttamento?
      http://blog.adci.it/?p=493

  • http://www.giuseppeinghilterra.com Giuseppe Inghilterra

    Cari Massimo e Gianni,
    so bene che l’ ADCI non è un sindacato e non ho mai scritto che lo fosse, però credo sia riduttivo dire che si occupi solo di premi di categoria.
    Come scrive Matteo, il fatto che in questo paese manchi una rappresentanza e una regolamentazione del settore della creatività è un grave problema che bisogna quanto prima affrontare e risolvere e credo che dovreste essere voi in primis a farlo.
    Noi poveri giovani creativi infatti abbiamo poca voce in merito e il terrore psicologico che si fa all’interno delle agenzie non ci aiuta a fatto.
    Caro Massimo, so e vedo che comunque tu e il tuo staff vi state impegnando molto rispetto alla gestione precedente dell’ADCI, ma credo che mai come in questo periodo ci debba essere uno sforzo maggiore e concreto nello schierarvi veramente dalla nostra parte. Oggi chi entra in un’agenzia di comunicazione non trova più persone giovani e dinamiche, ma manovali tristi che portano dentro rabbia e rivalsa.
    Dov’è finito lo spirito creativo che si respira nelle accademie?
    Molti di noi caro Massimo fidati che questo schifo di situazione vorrebbero cambiarla davvero, ma senza soldi e con poca credibilità dietro è difficile trovare dei clienti pronti a darti fiducia e pagarti idee e progetti. Per questo, il tuo “non ti piace…allora cambialo” mi suona come un concetto qualunquista, più reale mi sembra invece la piccola analisi fatta da Matteo.
    Mi dispiace aver massacrato una così bella citazione letteraria, ma volevo semplicemente riadattarla al contesto che stavo scrivendo. Mi fa piacere invece che tu abbia letto e visto “il Gattopardo” e mi auguro che l’ADCI non si riveda nelle parole di Don Fabrizio quando davanti a Chevalley parla dei Siciliani e della loro vanità e perfezione.
    G.I.

    • http://www.//kttbblog.splinder.com/ massimo guastini

      Caro Giuseppe,
      l’anno scorso, di questi tempi, una delle critiche più diffuse alla mia candidatura era che avrei trasformato l’Adci in un sindacato.
      Il mio “se non ti piace cambialo” non è un concetto qualunquista ma l’unico invito e incitamento onesto possibile.
      Quando scrivi “senza soldi e con poca credibilità è difficile trovare dei clienti pronti a darti fiducia ” esprimi una rassegnazione che non ti aiuterà.
      Dei quattro leoni vinti a Cannes 2011 dagli italiani, due sono stati presi da strutture indipendenti. Il Bronzo di Cric (preceduto da un argento Adci) è stato vinto da tre ragazzi sotto i 28 anni. Tuoi coetanei.
      Auge ha vinto un bronzo con un bellissimo lavoro ed è una realtà fondata da ex direttori creativi di una grande agenzia.

      Non delegare a nessun altro la soluzione dei tuoi problemi. Che sia un AD o che sia l’ADCI.
      Detto questo, penso anch’io che Il ruolo dell’Adci oggi non possa esaurirsi nella produzione di un Annual, sarebbe anacronistico. Non è nostra intenzione essere solo un Annual. Credo che nelle prossime settimane ne avrai alcune dimostrazioni. Ciao
      m.

  • Pingback: Se stai cercando un lavoro, stai sbagliando tutto. « Spegnete la pubblicità

  • http://smilablommainuk.wordpress.com Smila Blomma

    sono emigrata in inghilterra e per adesso faccio la cameriera. spero in qualcosa di meglio. e ti ringrazio per le tue parole. la penso come te. e trovo più dignitoso vivere del mio stipendio da cameriera qua in terra straniera ma con i diritti base del lavoratore, piuttosto che continuare a fare i lavori pseudo-cool che facevo prima in Italia per una paga da fame e senza diritti.
    è dura. ma parole come le tue aiutano.

  • Pingback: Ma Vella e Longoni sanno di cosa parlano? | Il blog dell'ADCI

  • Barbara Bi

    Gentile Signor Guastini, anche se le sembrerà strano (è possibile che questo lavoro l’abbia reso un pò cinico) esistono ancora persone che scelgono di fare il mestiere che amano, per il piacere di farlo. Certo, bisogna anche campare; ma preferisco non navigare nell’oro ma svegliarmi con il sorriso per il lavoro che faccio, che fare tutta la vita un lavoro che rende di più, è più regolamentato, o offre più lavoro, ma che, giorno dopo giorno, spegne. E non vedo perché dovrei fare “il cameriere, l’imbianchino, il falegname o il cuoco”; non ne sarei in grado, e non mi interessa. Guadagnerei 1 euro in più l’ora? Avrei gli straordinari pagati? Forse. Ma rischierei di passare la vita a maledire i lunedì. Ed è una prospettiva che mi spaventa molto, molto di più del suo grigissimo post.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Barbara, attenzione che però — se sottovaluti la parte economica del lavoro che ti appassiona — rischi di passare parte della vita a maledire i fine mese, quando ci sono le bollette e il mutuo o l’affitto da pagare.

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      Gentile Signora Barbara Bi
      sarei un po’ cinico se approfittassi della situazione. Se pescassi forza lavoro tra i tanti giovani che insistono per regalarmi sei mesi della loro vita pur di non lasciare buchi nel c.v.
      Sarei cinico se sfruttassi questo esubero di risorse umane e talento per fare dumping e procacciarmi quindi più business.
      Ho solo descritto il campo di battaglia, con la maggiore onestà possibile.
      Questo post non è dedicato a chi ce l’ha fatta, o ce la potrà fare. Pochissimi.
      Questo post è dedicato a chi non ce può fare. Tantissimi.
      La mia cruda foto della situazione è un invito a guardarsi dentro per cercare le reali motivazioni di una scelta che oggi, a differenza degli anni 80, metterà a durissima prova anche le vocazioni più autentiche e i talenti più puri.
      E se si rilegge le ultime sei righe del mio post, noterà che ho anche indicato una possibilità che in troppi non prendono nemmeno in considerazione. Forse perché davvero mette alla prova motivazioni e talento.
      Saluti
      m.

  • Pingback: Figli di un io minore | Il blog dell'ADCI

  • Pingback: Logo di Firenze: più principi e meno coolness. | Il blog dell'ADCI

  • Pingback: A proposito di #coglione no | Il blog dell'ADCI

  • pietro greppi

    intervengo solo per dire che un premio, tutti i premi, assegnati da colleghi non rappresenta altro che un un giudizio di parte. troppa.