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Assemblea Adci del 19 dicembre 2012

Il prossimo 19 dicembre, alle 19.30, ci sarà un’Assemblea Generale Straordinaria dei Soci Adci.
L’ordine del giorno prevede di votare le modifiche allo Statuto per

-eliminare la barriera delle tre entry per l’accesso al Club
-restituire più potere ai Probiviri

All’incontro sono invitati tutti i Soci, anche i sostenitori. Questi ultimi non potranno però votare. Approfitteremo dell’occasione per distribuire l’Annual N. 26 oltre che per brindare e scambiarci gli auguri.
Vi aspettiamo alle 19.30 presso Accademia della Comunicazione, via Savona 112/A.

Le motivazioni che spingono il Consiglio a proporre queste modifiche statutarie le ho esposte nell’Assemblea Adci del 29 settembre scorso.
Ne ho scritto anche QUI i il 28 settembre.

Se non avete avuto modo di partecipare alla vita del Club degli ultimi mesi ma desiderate arrivare all’Assemblea aggiornati, vi suggerisco di leggervi queste riflessioni di metà mandato

Nel caso non vi fosse possibile intervenire, vi ricordo che potete dare la vostra delega a un collega o a un Consigliere di fiducia. Ogni Socio può raccogliere tre deleghe.

  • Pingback: Mercoledì 19 dicembre Assemblea straordinaria Adci per votare modifiche allo Statuto

  • http://www.concreate.it/ Antonio Bellan

    Spero che l’ADCI possa ottenere grandi benefici se eliminerà la barriera delle tre entry. Io incrocio le dita!

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Poche parole, molto concrete:
    Pur non volendo far pubblicità sul nostro blog all’anonimo Bad Avenue, credo che il fatto che anche Donald Draper ricordi che “un Art Directors Club Italiano aperto a tutti può diventare rappresentativo di una categoria bistrattata come la nostra” sia segno dei tempi.
    Hai colto nel segno Donald.
    Ed anche se, a suo tempo, sei stato il primo a ricordarci che, a volte, è meglio diffidare degli sconosciuti credo davvero che l’aprire oggi a tutti coloro che operano in questo settore il club, oltre a confermare la sua storica rilevanza qualitativa di salvaguardia dell’eccellenza creativa italiana, potrà portare l’adci ad avere una nuova rilevanza quantitativa e sociale, finora mai raggiunta: è un passaggio importante, ed un ‘rischio’ da affrontare se si vogliono riportare i rapporti di forza tra “creativi” ed “aziende” a favore della creatività.
    Della nostra ‘categoria bistrattata’, come l’ha definita.

    Senza mai dimenticare che nella categoria “aziende” dobbiamo considerare non solo i Clienti, ma anche il top-management delle nostre stesse agenzie di pubblicità (sia che si tratti di grandi e antichi network multinazionali, che di nuove piccole ‘creative-factories’).

    Stasera, 19.12.12 dalle 19:30 a via Savona 112/A Milano, ci sarà un’assemblea adci davvero straordinaria. Sarà la fine del mondo…

    Fabio
    (:ciccio
    Ferri

    PS: Un’altra buona ragione per farci un salto tutte e tutti:
    Finalmente stasera, dopo oltre un anno di attesa, arriveranno dall’editore Skira anche i nuovi Annual adci N.°26 freschi freschi di stampa!
    Completi di credits: “sintetici” e non…
    Un’ottima strenna natalizia!

  • http://repartocinema.it Franco Cipolla

    Prendo spunto dalle considerazioni del Presidente del Club e in particolare al punto che riguarda “l’aprirsi”.
    Io sono un producer.
    Sono anche un creativo? No, se consideriamo l’accezione classica della parola e cioè che creativi nel processo produttivo di una idea sono l’art e il copy, si, se invece vogliamo considerare l’apporto che il nostro lavoro può dare a una idea nel momento in cui l’idea sulla carta bisogna trasformarla in spot pubblicitario o in radiocomunicato.
    Non voglio addentrarmi nelle differenziazioni tutte italiane tra il producer d’agenzia e il producer di casa di produzione anzi per semplicità li voglio accomunare.
    Qual è l’apporto creativo che possiamo dare… e anzi non solo che diamo ma che è indispensabile?
    Il nostro lavoro, e per nostro intendo quello di tutti noi, è fatto di persone e non di macchine.
    Le macchine una volta tanto non possono sostituire in nessun modo il nostro pensiero e il nostro pensiero unito alle nostre scelte condiziona poi i risultati che si vogliono ottenere.
    Una agenzia è fatta di persone, e il cuore (almeno per questo aspetto) è sicuramente il reparto creativo.
    Una casa di produzione è fatta di persone, e i producer con il loro pensiero e la loro esperienza condizionano in maniera determinante il risultato finale che è appunto quello di tradurre in filmato quello che è sulla carta.
    In che modo?
    Be’ non credo di dovermi addentrare molto in spiegazioni ma do qualche spunto giusto come pro memoria.
    Spesso (almeno in Italia il producer fa il primo pensiero sulla scelta della possibile regia, che condivide poi, in prima istanza, con il producer in agenzia.
    Apro una piccola parentesi: avete idea di quanto lavoro viene normalmente fatto prima che le famose tre case di produzione arrivino a presentare le loro proposte di regia che poi vengono condivise con i creativi intesi come art e copy? senza contare il dopo con la lettura, comparazione, e discussione dei preventivi?
    Ma torno a considerare producer d’agenzia e producer di c.d.p. uguali tranne nel fatto che uno sta’ da una parte (più operativa) e l’altro sta dall’altra (più di “consulenza” e “controllo”).
    Il producer mette insieme la squadra “creativa” della troupe assieme alla regia.
    Non potete non concordare con me che le scelte fatte in questa fase sono determinanti per il risultato finale.
    Tutte scelte certo, si fanno insieme alla regia ma spesso vengono suggerite dal producer in un panorama di figure professionali ritenute valide per quel tipo di progetto.: scegliere un direttore della fotografia non è come sceglierne uno a caso, un costumista non è uguale all’altro e un montatore non è buono per tutte le stagioni.
    Ho citato solo alcune delle figure cosiddette della “troupe creativa” ma penso che sia facilmente intuibile il ragionamento che farei tutti e le altre.
    Detto tutto questo: allora perché non considerare il producer come facente parte delle figure professionali che possono contribuire in maniera determinante (nel bene e anche purtroppo nel male) al risultato finale che è poi quello dello spot finito?
    Perché allora non considerare la possibilità di aprire il club a questa figura e dargli il giusto riconoscimento di status di professione creativa?
    Io credo che in questo modo molti passi avanti si potrebbero fare nel rendere il processo creativo complessivo sempre più interagente fra le varie professionalità e sempre più affinato nel tradurre le idee disegnate o scritte sulla carta in opere finite, tradotte cioè nella campagna da mandare in onda.
    E tutto ciò vale (con le dovute differenze ovviamente) sia per la TV che per la radio.
    Franco Cipolla

  • http://www.adci.it Fabio ciccio Ferri

    Ma si che lo sei Cipolla!

    Tutti e tutte coloro che si interessano alla Creatività applicata alla Comunicazione, da oggi saranno bene accetti/e nell’art directors club italiano.
    Era ora, no?
    Passaparola… chissà che non cambi qualcosa.
    In meglio.

    Fabio
    (: ciccio
    Ferri