Condividi:

6 Replies

ADCI Proposta di Linee guida per Concorsi di abilità, artistici e creativi

Accade con frequenza che enti, istituzioni e talvolta anche aziende lancino concorsi creativi per marchi, immagini coordinate, prodotti artistici. Talvolta lo fanno con le migliori intenzioni. Altre volte sembra che lo facciano perché non sono in grado di elaborare un processo di selezione razionale dei collaboratori creativi. Per migliorare il processo dal punto di vista culturale e deontologico, e per avere parametri su cui misurare l’eventuale patrocinio a concorsi futuri, il Consiglio ADCI ha elaborato questa bozza di linee guida da usare come riferimento di massima. La bozza viene sottoposta alla comunità dei creativi per osservazioni, critiche e suggerimenti. Che ne pensate? Suggerimenti utili? Ci sono aree che non abbiamo previsto? Il Consiglio ADCI terrà liberamente conto delle osservazioni che verranno fatte.

Linee guida ADCI per Concorsi di abilità, artistici e creativi

Un concorso di abilità, artistico o di proposte creative può essere un modo per selezionare un artista o un creativo per un lavoro ritenuto particolarmente difficile o impegnativo. Andrebbe comunque usato con prudenza e cognizione di causa e non come scappatoia per evitare di definire in modo razionale un incarico confrontandosi con dei professionisti che formulano domande, chiedono chiarimenti ed evidenziano punti critici dell’incarico.

Un concorso di abilità può anche, legittimamente, essere un modo per offrire a dilettanti di talento la possibilità di mettersi in evidenza.

Secondo l’ADCI Art Directors Club Italiano i concorsi di abilità a tema creativo o artistico dovrebbero seguire queste linee guida:

1. Il concorso non deve essere finalizzato al semplice risparmio di costi o del compenso per un incarico professionale equivalente;
2. Il concorso deve prevedere almeno tre premi per tre classificati, che possono essere identificati come primo secondo e terzo, oppure in altro modo (ad esempio: primo e due ex aequo; primo e alcune menzioni speciali);
3. I premi devono avere un valore tangibile monetario o equivalente (un premio in denaro o preziosi pari almeno a tre mesi di stipendio medio o comunque proporzionale a un incarico professionale equivalente, un oggetto d’uso, un oggetto d’arte, viaggi o soggiorni, percorsi di studio ecc);
4. Qualora l’organizzazione del concorso non sia in grado di proporre un premio di valore, deve specificare in modo circostanziato per quali motivi il premio è solo simbolico (è esplicitamente esclusa o sconsigliata la semplice dizione autoreferenziale “per motivi di budget”).
5. La giuria deve comprendere almeno uno o due giurati chiaramente qualificati e professionalmente esperti del settore artistico o creativo del concorso. Il motivo è che un professionista di un dato ramo può esprimere punti di vista e suggerire valutazioni di competenza che normalmente un dilettante o un profano del settore, per quanto sensibili, non conoscono.
6. La giuria deve essere composta da almeno tre persone.
7. Il processo di selezione dei lavori in concorso deve essere trasparente e i lavori della giuria devono essere verbalizzati in modo formale o informale, ad esempio con la registrazione audio-video delle riunioni di giuria, oppure con l’emissione di un comunicato riassuntivo che specifichi elenco dei lavori selezionati per la decisione finale (Shortlist), criteri di selezione, elenco dei lavori premiati e criterio di selezione degli stessi.
8. L’oggetto e il tema del concorso devono essere definiti per iscritto, eventualmente, in casi particolarmente complessi, con un regolamento sintetico per la comunicazione e un regolamento dettagliato visibile via Internet o richiedibile senza formalità via e-mail, telefono, posta cartacea o altro mezzo di costi non superiori alla normale lettera reccomandata postale.
9. Sono da escludere o non considerare i concorsi a “tema libero”.
10. La partecipazione al concorso non deve discriminare i partecipanti per ideologia, opinione politica, ceto sociale, credenza religiosa, nascita, preferenze e orientamenti sessuali. Eventuali limitazioni particolari (per età, professione, sesso o altre) devono essere chiaramente definite, e giustificate da una chiara e coerente strategia dell’ente promotore.

  • Debora Manetti

    Vi farei un monumento, guarda!
    Ottimo lavoro!

  • Till Neuburg

    Oltre a giurie esclusivamente creative, ho fatto anche parte di alcune giurie miste dove non contava solo la competenza professionale. M’è capitato di trovarmi anche in bella o brutta compagnia di assessori, politici e notai.

    Roba che non farò mai più.

    Non sempre quelle persone erano da buttare. È anche successo che dicessero cose sensate, ma la loro logica è quasi sempre lontana da noi. A parte qualche rara eccezione, nella migliore ipotesi “seguono” i parametri impostati da noi. Ma può anche succedere che un politico o un “esterno” votante in giuria, provi a forzare il verdetto. Per esempio, nella giuria del concorso per il nuovo logo per la Regione Sardegna (di cui facevo parte in rappresentanza dell’ADCI), non solo quel dirigente regionale fu poi condannato per reati gravi, ma ne falsificò persino il risultato (non parlo di Soru, ma di un suo tirapiedi).

    Secondo me, in qualsiasi giuria in cui entra qualcuno dell’ADCI, dovremmo sempre chiedere di assumerne la presidenza.

    Sull’argomento, sul suo sito l’AIAP commenta sempre PRIMA, la serietà di qualsiasi concorso aperto ai graphic designer. Può anche capitare che l’AIAP consigli perentoriamente di non partecipare.

    L’ideale sarebbe che un tecnico/politico/consulente/assessore assistesse (senza diritto al voto) alle sedute di giuria – per raddrizzare eventualmente malintesi, discussioni devianti, interpretazioni irrealistiche, da parte degli esperti (che poi saremmo noi).

    Attenzione ai grossi nomi che possono sedurre i giornalisti (che non dovrebbero entrare mai in nessuna giuria), ma certamente non noi: quando si è compiuto lo scempio dell’EXPO definitivo (quello che imperversa oggi), il presidente di giuria era un guru intoccabile: Giorgio Armani. Non dico che uno come lui, esprima per forza idee strampalate, ma nella stessa giuria un Armani qualsiasi dovrebbe sempre doversela vedere con un pitbull della comunicazione. Cioè uno de noantri che non si fa mettere sotto da nessuno.

    La mia “vicenda” sarda, andrebbe raccontata in tutte le sue sfaccettature, ma non voglio annoiarvi. L’unica cosa che conta è che un esperienza di quel tipo non ci succeda mai più.

  • Pingback: Dall’Adci una proposta di linee guida per concorsi di abilità, artistici e creativi ‹ Youmark!

  • http://www.colhub.it Edoardo

    Parlando da libero professionista, membro di un neonato gruppo di creativi ( ColHub ), trovo sacrosanto stilare una regolamentazione per i concorsi.

    L’unica precisazione che mi viene di fare al momento è che se l’organizzazione del concorso è un azienda e non riesce a fornire un premio adeguato (visto che il premio lo si può adeguare in molti modi) non dovrebbe poter tenere il concorso.

    A volte, direi che molte aziende usino la tecnica del concorso solo per risparmiarsi i soldi di una progettazione seria e accurata e, in casi estremi, accettino anche il compromesso di un prodotto scadente visto che non lo hanno pagato niente (questo ora potrebbe essere arginato da una giuria di qualità).

    Per il resto appoggio a pieno!

  • http://www.stefaniapochesci.com stefania

    Giusto che ci siano almeno delle regole, concordo.
    Basta però che non sia uno “Spec Work” cioè uno Speculative Work che è semplicemente lavoro non pagato.

    Questo modo di procedere comporta rischi per il cliente al quale non viene garantita la qualità del lavoro e per il designer che non viene retribuito secondo il valore del suo lavoro.

    Ci sono cinque situazioni che possono indurre a pensare ad un designer di lavorare senza retribuzione e sono:

    SpecWork: lavoro fatto gratis nella speranza di venire pagati
    Concorsi: lavoro fatto nella speranza di vincere un premio
    Volontario: lavoro fatto come favore o in cambio di esperienza senza l’aspettativa di essere pagato.
    Stage: un tipo di lavoro gratuito che considera come retribuzione l’educazione e l’esperienza che si acquisisce.
    Pro Bono: lavoro gratuito fatto per il bene della comunità.
    Molti designers considerano i primi due punti inaccettabili.
    Scelta individuale quindi.
    A tal proposito un mio vecchio post http://thesingingblackbird.wordpress.com/2010/04/15/no-allo-spec-work-per-il-bene-del-design/

  • http://sportspyder.com/users/trasportare6548 francesco

    Continuate cos