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5 Replies

ADCI-List goes social.

ADCI-List chiude? No. ADCI-List si apre. La conversazione si sposta sui social del Club. Le discussioni troveranno spazio su questo blog.

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Questo è il nostro blog. Bentornati : )

  • Fabio Ciccio Ferri

    Massimo.

    Questa decisione, di eliminare l’unico spazio democratico e alla portata di tutti/e i Soci ADCI, con cui restare in contatto immediato e semplice fra tutt/e i creativi, NON di Milano, ma d’Italia e del mondo, è un colpo di grazia a ciò che resta del senso di COMUNITA’ CREATIVA LEGATA ALL’ADCI.

    Un vero e proprio omicidio-Suicidio.

    Angelo ci ha lasciato da poco,
    ed io l’ho potuto sapere da Pasquale, e salutare da solo,
    soltanto grazie ed ESCLUSIVAMENTE grazie alla vecchia cara ADCI List.

    Questa decisione anti-democratica,
    verticistica,
    burocratica (nel senso staliniano del termine)
    uccide ciò che resta di bello e spontaneo dell’Art Directors Club Italiano.

    E isola ancora di più chi vive e lavora ai margini o nella periferia dell’Impero Meneghino.

    Altro che essere “mas que un Club”.
    Questo è essere “mas que Nada”.

    Come direbbe Jorge Ben Jor,
    e Angelo Abbate.

    http://truba.com/video/44700/

    BRAVI!

    Continuate così.

    Vi ritroverete in ottima compagnia anglofona al prossimo IF? 2015.

    Distruggere una linea regionale,
    perché c’è il Freccia Rossa o Italo,
    è una lógica che lascerei a Renzi, Marchionne, e al suo licenziato di lusso dalla Ferrari.

    Angelo ci ha lasciati,
    ma la sua energia musicale aleggia ancora in questa ADCI-LIst e sono certo che dal suo Rock-Bottom
    ti dedicherebbe questa colonna sonora,
    perfettamente on-topic:

    http://www.bing.com/videos/search?q=this%20is%20the%20end&qs=n&form=QBVR&pq=this%20is%20the%20end&sc=8-15&sp=-1&sk=#view=detail&mid=E173D88DDF1AD6A4E6CDE173D88DDF1AD6A4E6CD

    Fabio
    (:ciccio
    Ferri

    PS: Saudade dell’Armata Brancaleone.

    • http://blog.adci.it/ Massimo Guastini

      In realtà non era l’unico spazio democratico.

      Abbiamo molti canali democratici, aperti a tutti.
      A cominciare da questo Blog, che io ho fatto riaprire, grazie a Matteo Righi e Hagakure, e che soprattutto io (NON certo tu) ho alimentato nel primo triennio.

      Straparli di democrazia,
      poi mi scrivi, via email

      rimediamo velocemente a questa svista, prima che i Soci ADCI se ne accorgano…
      oggi siamo ancora in tempo.

      Possiamo sempre dire che “C’è stato un piccolo Black-Out tecnico in Rete”
      o sul satellite, dovuto all’atterraggio su Rosetta.

      Come ti ho già risposto
      no, no, non raccontiamo palle.
      Questa sarebbe la vera prepotenza.
      Nessun black out tecnico.
      Diciamo pure tutto.

      Nulla vieta ai nostalgici della Adci List di aprire una “EX ADCI-LIST” e gestirla, moderarla, riempirla di contenuti.

      Niente da nascondere. E, ancora una volta, lo scambio tra Andrea e Luca non c’entra nulla.
      Ho avvisato i Soci Adci prima di chiudere la List, con questa la mail.

      Cari Soci,
      ieri ho letto su iPhone lo scambio tra Andrea Concato e Luca Rondoni.
      Tardi, dopo le 19, mentre andavo a trascorrere la mia serata con gli altri “bruchi” del Consiglio Adci
      benché tutti avessimo sicuramente alternative più sexy.
      Non so cosa abbia innescato questo botta e risposta. Non credo sia poi così importante.
      Io stesso ne ho avuti di peggiori e in spazi anche più visibili
      quindi non starò a fare predicozzi ipocriti.
      Sono sicuramente il meno irreprensibile dei 13 presidenti Adci.
      Ormai abbiamo vari canali “social” per dialogare (o mandarci a fare in culo).
      Quindi chiuderemo questa Adci-List.
      Chi ha cose da raccontare avrà tutto lo spazio necessario sul blog Adci. Non è una novità.
      Ovviamente la decisione non è stata determinata da quest’ultimo episodio. È una sincronicità asintomatica ;)
      Ne approfitto per anticiparvi 3 notizie.
      Nel 2015 lasceremo la sede di via Maggi.
      Avremo un nuovo spazio.
      Più adatto alla necessità di confrontarci nella vita vera, condividere esperienze (e anche scazzi) professionali
      organizzare workshop periodici
      sentirci più un Club
      o, come scrisse 4 anni fa il nostro Angelo Abbate:
      essere “mas que un Club”.
      Questa list è rimasta pure senza colonna sonora.
      IF! e l’energia percepita da tutti, nel Foyer del Teatro Parenti, durante quei tre giorni di ottobre,
      ci hanno convinti a fare il possibile per trovare un’ Agorà permanente, in attesa di IF!2.
      È a Milano
      ma una volta che vedrete la soluzione
      sono certo che altri troveranno il modo di riprodurla in altre città, se motivati a farlo.
      Sempre a Milano, il 4 dicembre, ci sarà un IF! Christmas Party.
      Al Club non costerà nulla.
      Sarà un’occasione per incontrarci al di là dei social, parlarci (o sfancularci)
      de visu. Come ai vecchi tempi.
      Vi prometto ottimi dolci, vini e musica.
      Non sarà la musica di Angelo, ma sarà buona musica.
      Per partecipare dovete solo mandare un’ email a google@venticento.eu
      Vi anticipo anche
      che quest’anno l’Assemblea Soci sarà sabato 21 febbraio alle 10.30. Nella nuova location (MM Porta Genova), così la conoscerete.
      Ciao
      m.

  • Gianguido

    E adesso, dove vado per litigare con Diaferia?

  • http://blog.adci.it/ Massimo Guastini

    DA PARTE DI TILL NEUBURG:
    È innegabile che questa list era in stato comatoso già da qualche anno. Da un mio personale censimento Yahoo Groups effettuato un po’ di tempo fa, risultò che gli iscritti raggiungevano appena qualcosina sopra il centinaio. Gli scriventi occasionali erano più o meno una ventina, gli attivi costanti oscillavano – a seconda dell’interesse per i singoli argomenti – tra la mezza e l’intera dozzina. I lurker erano la stragrande maggioranza. Se quei guardoni fossero rimasti 1) intensamente, 2) occasionalmente oppure 3) per nulla eccitati dai nostri post, non lo sapremo mai. Temo che sia più che probabile la terza che ho detto cioè “per nulla”. Lo penso perché in caso contrario, almeno per una sola volta, sarebbe dovuto sfuggirgli uno stizzito Machecazzodici? o un Oravidicoiocomesonoandatelecose…, o più semplicemente, un deciso e fragoroso No tu no!
    Ormai, le uniche voci costanti, erano quelle di Angelo Abbate, Claudia Neri e Gianni Lombardi. Il primo ci viziò con enciclopedica sapienza con le sue sempre attente e attraenti segnalazioni musicali. E ogni maledetto lunedì, Claudia ci sorprendeva con i suoi preziosi link sul mondo del design e dell’art direction internazionali. E infine, Gianni ci martellava in modo incessante con centinaia di aggiornamenti (spesso interessanti) di vario genere, tratti e riportati praticamente tutti dal web.
    Non credo di esagerare (verso il basso) se dico che il totale delle nostre reazioni ai contributi di questo eroico trio di divulgatori, sia stato abbondantemente sotto la soglia di una partecipativa solidarietà. Non è polemica, semplicemente lascio parlare i numeri.
    Intorno a quel terzetto, con isolati intro, temi, ritornelli o riff, qualche volta si facevano sentire anche Barbella, Bonomini, Boscacci, Carnevale, Concato, Cornara, Ferri, Guastini, Manetti, Manfroni, Massarotto, Mauthe, Meoli, Pizzera, Pizzigati, Prevost, Ratti, Roccaforte, Saveri, Scotto di Carlo, Sias, Sicilia, Simonetti, Taddeucci, Testa (e il sottoscritto)… ma ormai il sound di questo posto s’era fatto solistico e minimalista.
    Che ora il Consiglio abbia non solo decretato ma perentoriamente certificato la chiusura di un loggione che aveva dimenticato cosa fossero sia le richieste di bis che i rumorosi buuuh, non sorprende. L’aveva auspicato, per primo, già parecchio tempo fa, anche lo scrivente – perché per non limitarsi solo a tenere in vita, ma assegnare e garantire continuità e vitalità a un forum, occorrono due cose: 1) un tema appassionante, 2) un gruppo di gestori autorevoli e motivati 3) iscritti partecipativi (possibilmente non anonimi).
    Non sentenzio – ma semplicemente osservo – che da tempo a questa list mancavano tutte quante queste cose:
    1) In Italia la creatività pubblicitaria non appassiona più. Non è più un valore che feconda le estensioni verso altre attività, nel migliore dei casi è un plus, un’opzione, una ciliegina che può discretamente ingentilire la routine. Chi statuisce se siamo innovativi, trainanti o semplicemente esplorativi, non lo decidiamo più noi. Lo decretano i like, il pilotaggio dei tweet, le statistiche dei clic, i numeri plurizerimi dei vari Pinterest, Behance, Vimeo, YouTube… e, dal punto di vista extracomunicazionale, gli UFO (Unidentified Financial Officer) che nelle grandi agenzie decidono chi vince le gare per produrre gli spot, cosa nascondere o esaltare ai giornalisti nonché l’outsourcing (leggi: l’esubero) dei creativi.
    2) Dietro la nostra list non c’era più un’anima propulsiva – un qualche testardo pioniere o una carovana che si spingeva senza sosta verso l’ignoto Far Nord-Est-Sud-West – là dove ti porta la creatività. In passato, nel campo nomade dei vari forum e mailing list, ci fu sempre un vecchio che fino a tarda notte raccontava cos’aveva visto, un altro che continuava ad
    attizzare il fuoco, un giovane ranger che suonava la sveglia e, quando si ripartiva puntualmente saltò fuori una testa calda che indicava in che direzione incamminarsi. Chi in questa nostra prateria web avrebbe potuto interpretare in modo trascinante quei ruoli, era probabilmente (a) già impegnato in estenuanti duelli nel suo saloon, (b) costretto a fare lo sceriffo in qualche avamposto dell’impero yankee, del Commonwealth o della francofona Grandeur o (c) semplicemente era stanchino.
    3) Vedi sopra.
    Aspettarsi che il nostro Thomas Jefferson alias Cook, oltre a riscrivere la nostra costituzione, si dedicasse anche a gestire questo nostro, affezionatissimo codice Morse, era come chiedere a una donna manager di essere pure una perfetta madre, una brava moglie e un misterioso mix di badante, infermiera, psicoanalista, giornalista.
    Chiudo constatando un fatto semplice ma, pare, indicativo: su oltre un centinaio di iscritti nell’ADCI list, al suo mesto funerale on-line si sono ritrovate appena undici persone (Bayer, Bonomini, Carazzato, Concato, Cornara, Ferri, Furlotti, Prevost, Sias, Sicilia, Simonetti). Nell’imminenza del weekend, il rivolo di queste proteste si è poi completamente disperso nelle sabbie immobili della list. Perciò, nel bene e nel meno bene delle iniziative che vorrebbero rianimare questa nostra povera réclame, non mi metto certo a coprire con un esile foglio di rimpianti d’oro un tradizionale risotto web, ormai irrimediabilmente sfreddato e scotto.
    Peropperò… per onestà professionale va precisato una cosetta: un blog associativo non è esattamente la stessa cosa di un forum o di una list. Sebbene sia accessibile da una moltitudine di lettori, un blog è in primis una mappa, un vessillo, una bussola dove alla fine la lancetta indica per forza una direzione già impostata. Un blog è di qualcuno, non di tutti (che in teoria saremmo appunto noi). Ma, se questo qualcuno non lancia un sasso, un petardo o una monetina, hai voglia di giocare con le parole della mitica strofa di Giorgio Gaber: “Libertà è partecipazione”. “Però, va benissimo anche così. C’est plus facile.
    Dove invece mi trovo a circa 152 milioni di km dal sol dell’avvenir dell’ADCI, è quando sento officiare la militante adesione ai social network… e al suo più contiguo e disperato tentativo di comunicare: il cinguettio dei pappagallini. Non faccio perdere tempo a nessuno (in primis a me) argomentando in modo preciso, statistico e circostanziato su un tema che semplicemente un tema (nel senso di riflessione) non è. Parliamo sgomenti di una religione – con tutte le caratteristiche inevitabili e insite in qualsiasi altra identificazione fideista. Viene spontaneo parafrasare il jingle per un mitico salame di qualche decennio fa:“I messaggi sono tanti, milioni di milioni, i messaggi di Twitter. Twitter vuol dire banalità”.
    Chiunque, argomenti e dati alla mano, riesce a dimostrarmi che si può comunicare qualcosa di rilevante e mutante, tempestando la tastiera o il display con 140 colpi di spazzola prima di andare a dormire, lo includerò nella mia personale hall of fame.
    Sa vedum – chissà quando, chissà dove. Ciao. Till Neuburg
    P.S.: Essendo uno dei veterani della mailing list, sull’argomento “The End” estenderò questa mia anche sul blog dell’ADCI.

  • Till Neuburg

    È innegabile che questa list era in stato comatoso già da qualche anno. Da un mio personale
    censimento YahooGroups effettuato un po’ di tempo fa, risultò che gli iscritti raggiungevano appena qualcosina sopra il centinaio. Gli scriventi occasionali erano più o meno una ventina, gli attivi costanti oscillavano – a seconda dell’interesse per i singoli argomenti – tra la mezza e l’intera dozzina. I lurker erano la stragrande maggioranza. Se quei guardoni fossero rimasti 1)
    intensamente, 2) occasionalmente oppure 3) per nulla eccitati dai nostri post, non lo sapremo mai. Temo che sia più che probabile la terza che ho detto cioè “per nulla”. Lo penso perché in caso contrario, almeno per una sola volta, sarebbe dovuto sfuggirgli uno stizzito Machecazzodici? o un Oravidicoiocomesonoandatelecose…, o più semplicemente, un deciso e fragoroso No tu no!

    Ormai, le uniche voci costanti, erano quelle di Angelo Abbate, Claudia Neri e Gianni Lombardi. Il primo ci viziò con enciclopedica sapienza con le sue sempre attente e attraenti segnalazioni musicali. E ogni maledetto lunedì, Claudia ci sorprendeva con i suoi preziosi link sul mondo del design e dell’art direction internazionali. E infine, Gianni ci martellava in modo incessante con centinaia di aggiornamenti (spesso interessanti) di vario genere, tratti e riportati praticamente tutti dal web.

    Non credo di esagerare (verso il basso) se dico che il totale delle nostre reazioni ai contributi di questo eroico trio di divulgatori, sia stato abbondantemente sotto la soglia di una partecipativa solidarietà. Non è polemica, semplicemente lascio parlare i numeri.

    Intorno a quel terzetto, con isolati intro, temi, ritornelli o riff, qualche volta si facevano sentire anche Barbella, Bonomini, Boscacci, Carnevale, Concato, Cornara, Ferri, Guastini, Manetti, Manfroni, Massarotto, Mauthe, Meoli, Pizzera, Pizzigati, Prevost, Ratti, Roccaforte, Saveri, Scotto di Carlo, Sias, Sicilia, Simonetti, Taddeucci, Testa (e il sottoscritto)… ma ormai il sound di questo posto s’era
    fatto solistico e minimalista.

    Che ora il Consiglio abbia non solo decretato ma perentoriamente certificato la chiusura di un loggione che aveva dimenticato cosa fossero sia le richieste di bis che i rumorosi buuuh, non sorprende. L’aveva auspicato, per primo, già parecchio tempo fa, anche lo scrivente – perché per non limitarsi solo a tenere in vita, ma assegnare e garantire continuità e vitalità a un forum, occorrono tre cose:
    1) un tema appassionante, 2) un gruppo di gestori autorevoli e motivati 3) iscritti partecipativi (possibilmente non anonimi).

    Non sentenzio – ma semplicemente osservo – che da tempo a questa list mancavano tutte quante
    queste cose:

    1) In Italia la creatività pubblicitaria non appassiona più. Non è più un valore che feconda le estensioni verso altre attività, nel migliore dei casi è un plus, un’opzione, una ciliegina che può discretamente ingentilire la routine. Chi statuisce se siamo innovativi, trainanti o semplicemente esplorativi, non lo decidiamo più noi. Lo decretano i like, il pilotaggio dei tweet, le statistiche dei clic, i numeri plurizerimi dei vari Pinterest, Behance, Vimeo, YouTube… e, dal punto di vista extracomunicazionale, gli UFO (Unidentified Financial Officer) che nelle grandi agenzie decidono chi vince le gare per produrre gli spot, cosa nascondere o esaltare ai giornalisti nonché l’outsourcing (leggi: l’esubero) dei creativi.

    2) Dietro la nostra list non c’era più un’anima propulsiva – un qualche testardo pioniere o una carovana che si spingeva senza sosta verso l’ignoto Far Nord-Est-Sud-West – là dove ti porta la creatività. In passato, nel campo nomade dei vari forum e mailing list, ci fu sempre un vecchio che fino a tarda notte raccontava cos’aveva visto, un altro che continuava ad attizzare il fuoco, un giovane ranger che suonava la sveglia e, quando si ripartiva, puntualmente saltò fuori una testa calda che indicava in che direzione incamminarsi. Chi in questa nostra prateria web avrebbe potuto interpretare in modo trascinante quei ruoli, era probabilmente (a) già impegnato in estenuanti duelli nel suo saloon, (b) costretto a fare lo sceriffo in qualche avamposto dell’impero yankee, del
    Commonwealth o della francofona Grandeur o (c) semplicemente era stanchino.

    3) Vedi sopra.

    Aspettarsi che il nostro Thomas Jefferson alias Cook, oltre a riscrivere la nostra Costituzione, si dedicasse anche a gestire questo nostro, affezionatissimo codice Morse, era come chiedere a una donna manager di essere pure una perfetta madre, una brava moglie e un misterioso mix di badante, infermiera, psicoanalista, giornalista.

    Chiudo constatando un fatto semplice ma, pare, indicativo: su oltre un centinaio di iscritti nell’ADCI list, al suo mesto funerale on-line si sono ritrovate appena undici persone (Bayer, Bonomini, Carazzato, Concato, Cornara, Ferri, Furlotti, Prevost, Sias, Sicilia, Simonetti). Nell’imminenza del weekend, il rivolo di queste proteste si è poi completamente disperso nelle sabbie immobili della
    list. Perciò, nel bene e nel meno bene delle iniziative che vorrebbero rianimare questa nostra povera réclame, non mi metto certo a coprire con un esile foglio di rimpianti d’oro un tradizionale risotto web, ormai irrimediabilmente sfreddato e scotto.

    Peropperò… per onestà professionale va precisato una cosetta: un blog associativo non è
    esattamente la stessa cosa di un forum o di una list. Sebbene sia accessibile da una moltitudine di lettori, un blog è in primis una mappa, un vessillo, una bussola dove alla fine la lancetta indica per forza una direzione già impostata. Un blog è di qualcuno, non di tutti (che in teoria saremmo appunto noi). Ma, se questo qualcuno non lancia un sasso, un petardo o una monetina, hai voglia di giocare con le parole della mitica strofa di Giorgio Gaber: “Libertà è partecipazione”. “Però, va benissimo anche così. C’est plus facile.

    Dove invece mi trovo a circa 152 milioni di km dal sol dell’avvenir dell’ADCI, è quando sento
    officiare la militante adesione ai social network… e al suo più contiguo e disperato tentativo di comunicare: il cinguettio dei pappagallini. Non faccio perdere tempo a nessuno (in primis a me) argomentando in modo preciso, statistico e circostanziato su un tema che semplicemente un tema (nel senso di riflessione) non è. Parliamo sgomenti di una religione – con tutte le caratteristiche inevitabili e insite in qualsiasi altra identificazione fideista. Viene spontaneo parafrasare il jingle per un mitico salame di qualche decennio fa:“I messaggi sono tanti, milioni di milioni, i messaggi di Twitter. Twitter vuol dire banalità”.

    Chiunque, argomenti e dati alla mano, riesce a dimostrarmi che si può comunicare qualcosa di rilevante e mutante, tempestando la tastiera o il display con 140 colpi di spazzola prima di andare a dormire, lo includerò nella mia personale hall of fame.

    Sa vedum – chissà quando, chissà dove. Ciao.

    Till Neuburg