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A tutti i creativi stanchi di lamentarsi

Segnalo questa iniziativa, comparsa su creativi.eu
Leggerla ti ruberà solo 5 minuti, come promette l’autore.
Se sono mesi, anni, che ti lamenti senza trovare una soluzione, puoi investire altri 300 secondi, in fondo è domenica.
Puoi anche farla circolare, dopo tutto non sei solo.

Cari creativi,

vi chiedo di leggere questo post. Ci metterete 5’. Parla di voi. Dopo, sarete un po’ incazzati. Forse, più motivati. Magari saprete cosa fare. Altrimenti, postate una canzone.

Ora passo al tu. Se appartieni al 94% di chi “non” possiede o dirige un’azienda di successo, con i riconoscimenti che ne derivano, contratti o dividendi, prendi un foglio di carta e scrivi su quali forme di tutela puoi contare. Fatto?

Che prospettive ritieni di potere avere, superati i 50 anni, se non dovessi divenire titolare, dirigente, star acclamata? E se ti trovassi nella condizione di doverti ri-immettere sul mercato?

Oggi, su quali garanzie puoi contare sotto il profilo sanitario, pensionistico, in caso di malattia, disoccupazione, maternità Se invece sei un libero professionista o un free lance, che tutele hai su pagamenti e tempi? Quali spese scarichi? E gli utili corrispondono agli studi di settore?

Se hai un contratto a progetto, a chi ti puoi rivolgere per mutui o finanziamenti?

Se stai iniziando ora, quali aiuti hai ricevuto per lo start up?

E, infine, se hai un’idea innovativa, chi è pronto ad ascoltarti? Che strumenti hai per proteggerla?

Ma soprattutto, chi riconosce il tuo valore, e ti considera una forza importante e strategica? Chi ci rappresenta? Quale corrispondenza esiste tra le nostre idee, la nostra visione del mondo e delle cose, l’amore per il bello in tutte le sue forme, e il sistema Paese?

Se, al contrario, appartieni a quel 6% che ottiene onori e premi, chiediti quanto sei veramente tutelato, e se non hai anche tu, stampigliata da qualche parte, la data di scadenza. Cosa succede se un fondo ti acquisisce e decide che non sei performante? Se litighi con soci, se soffri di ansia da prestazione, se il tuo mercato viene travolto dalla crisi, se improvvisamente ti pesa fare l’ennesima notte? Ma soprattutto, chiediti cosa puoi fare tu per il 94% di talenti che, meno di te, hanno ottenuto visibilità, guadagni, opportunità.

In Italia non esistono cifre che dicano quanti siano i professionisti che svolgono attività finalizzate alla creatività. I “creativi”, semplicemente, non esistono.

Eppure siamo quelli che costruiamo, ogni giorno, l’immagine della filiera industriale e commerciale, in alcuni casi, sogni e tendenze. Quelli che progettano le piattaforme dove ci si confronta. Che creano stili, storie e visioni da condividere. Disegnano il presente.

Io ritengo che in Italia siano più di 2 milioni le persone che vivono delle proprie capacità creative. Il doppio se si considerano ambienti di riferimento e indotti.

Non siamo identificati, rappresentati, tutelati, rispettati, valorizzati. Facciamo un lavoro logorante, che spesso riduce la capacità competitiva con l’avanzare degli anni. Prigionieri di stereotipi che ci vedono modaioli e svagati, con il bigliardino all’ingresso e il lupetto nero, sempre alle prese con cose divertenti. In realtà protagonisti di quella fuga di cervelli che porta i più intraprendenti di noi ad andare all’estero per poter vivere e realizzare le proprie idee.

Facciamo un lavoro anonimo. Senza diritto d’autore, con ritmi superiori a qualsiasi regime contrattuale, disposti a lavorare di notte e nei festivi, sulla scia di quell’entusiasmo e disponibilità che è insita nel nostro lavoro, al quale non potremmo rinunciare, ma che diviene regola in luogo di eccezione. Ma non siamo missionari e non stiamo salvando la vita a dei bambini. Siamo solo uno strumento del sistema industriale. Lavoratori dell’immateriale, braccianti della mente.

Eppure, insieme alla ricerca tecnologica, rappresentiamo l’identità storica della nazione, il made in Italy, quello che ancora ci garantisce un briciolo di credibilità nel mondo.

Ci confrontiamo e diamo voce alle culture giovanili e riformiste, invisibili e marginali per i media e il potere quanto lo siamo noi. Sperimentiamo tecnologie e linguaggi.

Pensiamo internazionale. Siamo quelli che hanno contribuito alla creazione della cultura web e social, della quale conosciamo, più di tutti, dinamiche, linguaggi e modalità. Ma non siamo mai coinvolti nelle scelte e nelle soluzioni. Mai consultati, mai coinvolti nei processi decisionali sui grandi temi di questa società. Che rinuncia, di fatto, a valorizzare uno straordinario capitale di energia e innovazione.

Mi spiace dirlo, ma le associazioni di categoria in questo momento non hanno più senso. Così come il parlare di pubblicitari, grafici, architetti, e di mille altre piccole nicchie. Sono finite le corporazioni. Potranno essere utili solo dopo, per specifiche esigenze di settore, per l’aggiornamento professionale e il confronto tecnico. E poi, basta.

Non ci sono creativi fighi e creativi di serie B. O lo sei, o non lo sei.

Il cambiamento che vi propongo è di mentalità e di visione.

Siamo e siete un’unica entità, qualunque cosa facciate: creativi per pubblicità e eventi, copy, art, graphic & industrial designer, visualizer, web. Ma anche artisti, autori, stilisti, scenografi, light designer, montatori, sceneggiatori, story editor, coreografi, registi, fotografi, progettisti, blogger, compositori, video maker, illustratori, costumisti, direttori artistici, curatori, artigiani di ricerca, traduttori, ghost writer… Nelle grandi città, come in provincia, dove maggiori sono le difficoltà.

Occorre spostare il livello di percezione/visibilità. Piantarla di fare gli individualisti. Divenire massa critica, movimento di opinione, influencer. Smettere di pensare all’orticello per acquisire quella che il buon Pasolini chiamava “coscienza di classe”.

Se il mondo non ci considera, usiamo le metodologie che il mondo comprende.

• Diventiamo lobby

• Impostiamo una rivendicazione sindacale (sì, avete letto bene)

• E quindi, diveniamo Gruppo di Pressione.

Anche in un momento di crisi, che potrebbe far sembrare irrealizzabili e utopiche queste istanze. Perché è quando si è in curva che occorre spingere sull’acceleratore.

Primo passo, renderci visibili, sollevando il problema. Al pari di quanto hanno fatto pochi anni fa i nostri colleghi sceneggiatori americani.

Blocchiamo il giocattolo.

Occupiamo la rete. Facciamoci vedere. Anche nelle strade. Senza sentirci obbligati a dover, per forza, fare manifestazioni fighe e creative. Poi, diveniamo piattaforma.

Cosa chiedere? Di ascoltarci. Di avere, in questo paese, un ruolo consultivo e decisionale. Ma anche ciò che hanno ottenuto tante altre categorie che, nella storia, prima di noi, hanno affermato in maniera organica i propri diritti:

1 – Tutela dei più giovani, con contratti a progetto e stipendi che assomigliano al conto di un ristorante. Regolazione del sistema stage e incentivi per chi assume. Finanziamenti o prestito d’onore per attrezzature e alta formazione

2 – Garanzia di tempi e modalità di pagamento per professionisti esterni e free lance. Con possibilità di accedere in maniera diretta a un collegio arbitrale per la risoluzione di problematiche professionali

3 – Istituzione di un Fondo di Solidarietà, pagato contestualmente alla prestazione d’opera, o inserito direttamente nel contratto. Destinato ad aiutare chi si trova a vivere momenti di difficoltà, per maternità, problemi di salute, disoccupazione. Con tassi agevolati per mutui e fidi

4 – Diritto d’autore per nuove categorie o forme espressive, per ridurre una disparità di trattamento non più giustificabile. Anche alla luce della recente sentenza Bertotti contro Fiat.

5 – Adeguamento legislativo del concetto di “idea”, oggi del tutto privo di rilevanza e tutela giuridica.

6 – Nel caso di partita IVA, iscrizione in categoria separata, con imposta calcolata al 75%, come avviene nell’ambito della cessione dei diritti. O inserimento delle categorie nella gestione Enpals, inserendo il concetto del “collocamento”

7- Facilities per l’aggiornamento professionale, per il consumo di beni culturali e soggiorni all’estero, elementi ala base del nostro lavoro

Diritti, si badi bene, che non devono essere appannaggio del soggetto singolo, ma anche di aziende e studi professionali che pongono la creatività come core business. Questo non vuol dire, quindi, lotta tra poveri, in un momento di grave congiuntura, ma condivisione di opportunità:

1 – Regolazione del sistema gare e riconoscimento della “creatività” all’interno del formulari di gara

2 – Diritto a poter scaricare le spese effettuate dalle aziende per ricerca, sperimentazione, nuove tecnologie. E incentivi per stage, apprendistato, assunzioni, contratti nell’area creativa

3 – Riduzione fiscali e incentivi in caso di start-up, con particolare attenzione nei confronti di under 30, factory, realtà collettive, in un contesto che valorizzi 3 assi portanti: creatività, ricerca tecnologica, arti

4 – Attivazione di ammortizzatori anche per quelle aziende che non raggiungono i minimali previsti per accedere a cassa integrazione o mobilità

Ho finito. E, detto tra noi, non avrei mai pensato di dover scrivere un giorno un testo simile a un vecchio volantino sindacale o a una predica mormonica. Ma così è. Con la netta sensazione che il social, pensato per unire teste e mondi, possa servire a qualcosa di più che postare una canzone.

In questo percorso illuminante il dialogo che gli sceneggiatori di un piccolo film “Generazione 1000 euro” ha messo in bocca a due amici, perennemente stagisti. “Questa è l’unica epoca in cui i figli stanno peggio dei padri….” è il commento di Matteo quando apprende che un suo coetaneo disoccupato lascia Milano per tornare dai genitori: “E qual è la nostra risposta? Mangiare Sushi.”

E a me, il sushi, non basta più.

Alfredo Accatino
alfredo.accatino@creativi.eu

  • Alessandro Ingusci

    dove si fanno le iscrizioni?

    • Alfredo Accatino

      Ciao, non ci sono iscrizioni, e altre tasse da pagare.
      Diciamo che deve iscrivere la tua testa, e poi scrivere un tuo pensiero su http://www.creativi.eu. Poi ne riparliamo.

  • http://www.renatosarli.it renato sarli

    pienamente condivisibile. Condivisione è la parola chiave. Mi auguro che si possano superare i particolarismi, gli albi professionali, gli italianissimi distinguo.

    • http://goaheadprod.carbonmade.com/ GoAhead

      Condivido, fammi sapere dove bisogna iscriversi, partecipo MOLTO volentieri!!

    • http://www.creativi.eu alfredo accatino

      Ciao, sono il firmatario e il promotore del progetto. O meglio di un movimento di pensiero che avrà molta strada da fare. Se volete aderire, scrivete un vostro pensiero sul sito http://www.creativi.eu (ha aperto 2 ore fa). E soprattutto, fate un cambio di stagione nella vostra visione delle cose.
      Fate rete. E se potete, all’inizio, condividete questa lettera. Magari funziona come lievito per far nascere qualcosa di nuovo.

    • http://geekadvertising.wordpress.com paolo

      è arrivato il momento di una nuova forma di militanza, non politica, ma culturale. iscriversi a un movimento va benissimo, ma non deve essere un modo per delegare, per annullarsi in una collettività acefala.

    • http://www.creativi.eu alfredo accatino

      Esatto. Non c’è nessuno che ha la bacchetta magica. Non ci si iscrive al futuro, dove c’è qualcuno che lavora per te. Porca miseria :-) mi sembra di scrivere per una convention, ma : Il futuro siamo noi.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Alfredo: il futuro siamo noi, ma le possibilità che vedo sono due:
      1. o si crea un movimento puramente di rete e blog, che alla fin dei conti agisce solo in Rete attraverso i social network (potrebbe anche essere: il virtuale non è necessariamente “irreale”)
      2. oppure, se si vuole organizzare qualche convegno, mandare comunicati stampa, produrre documenti e libri bianchi per fare pressione sulla politica ci vuole un minimo di finanziamento e organizzazione

  • Roxy

    Anch’io voglio partecipare,come si fa?

  • Valeria

    Era ora che qualcuno iniziasse ad alzare la voce

  • andcamp

    potete anche fare lo sciopero generale, ma nel frattempo c’è lo studente che farà al posto vostro un sito di 4 pagine a 50 euro per un imprenditore che vorrà buttare via quei 50 euro (perché di solito quei siti non servono a niente e screditano l’immagine aziendale). Quindi invece di lamentarvi, che tanto tutti se ne fregano di voi, sedicenti creativi facilmente sostituibili a detta dei clienti, realizzate una campagna verso le aziende della vostra zona per far capire qual’è la differenza tra un sito o un lavoro realizzato da un professionista e uno no. Altrimenti quelli che sganciano i soldi crederanno che è la stessa cosa.
    Inoltre smettetela di vendere fumo: non fate gli “artisti” incomprensibili ma che l’arte sia al servizio del design per una migliore fruizione del prodotto. Che ciò che fate sia unico (non scopiazzate i template o adottate cms preconfezionati per guadagnare migliaia di euro a fronte di poche centinaia di euro di spesa) e porti al clienti soldi veri in termini di ordini e fatturato.
    Solo così verrete considerati perché .. ci sono solo il 6% di veri creativi in Italia, il rimanente 94% si autoritiene tale, ma è solo un operaio del web

    • http://kttbblog.splinder.com/ Massimo Guastini

      nel sito del professionista “qual è” si scrive senza apostrofo.

    • andcamp

      grazie :-)

      Sono felice che tu abbia letto puntigliosamente il mio intervento, nella speranza che oltre alla grammatica tu abbia prestato attenzione anche ai contenuti

  • Maurizio Pecchioni

    Vorrei davvero partecipare. Cosa occorre fare per iscriversi?

  • Max

    Condivido in pieno

  • Mari

    Ma ormai anche l’enpals ha tolto le pensioni!

  • http://www.arslan.it Dodo Arslan

    Son curioso di vedere quanti chiederanno ancora:
    “come faccio ad iscrivermi?”
    “cosa devo fare?”
    La generazione plug&play non legge più un cazzo ed al massimo cerca un tasto da cliccare!
    Mi spiace non si tratta di dire “mi piace”…
    Se vi interessa la cosa (se si parla di voi… Ad esempio!) ed avete un’opinione qui potete condividerla e contribuire alla causa ;)

    • alessandro piccioni

      quoto

    • http://www.creativi.eu alfredo accatino

      dodo, il bello è che esisti già.

    • http://www.arslan.it Dodo Arslan

      Occhio che ho una naturale tendenza all’estinzione…vuoi il nome, vuoi che sono di origini Armene… È un attimo!

  • Serena Marenco

    Sarebbe anche ora di farlo. Lavoriamo per non ottenere niente, per farci prendere per i fondelli, per farci trattare con condiscendenza da committenti che pensano di poter fare loro i prezzi (lo facessero con chiunque altro, con un idraulico, per dire!). Si facciamolo. Io ci sto.

  • http://www.ilariaurbinati.com ilaria

    Anch’io voglio partecipare,come si fa?

  • http://www.arslan.it Dodo Arslan

    Temo che la proporzione di competenti ed incompetenti sia molto simile un po’ in tutte le professioni… Il punto è che anche un creativo mediocre ha diritto di guadagnare abbastanza per poter campare (quelli bravi possono anche guadagnare in maniera scandalosa) ed avere delle garanzie minime. Né più né meno come tutti gli altri lavoratori deve esigere contratti seri e pagamenti puntuali, che non significa un contratto a tempo indeterminato che, personalmente, ritengo letale per un creativo :)
    Questa iniziativa, come scrive Alfredo, è propositiva non polemica.
    Quello che riuscirà a realizzare servirà anche per chi lavora come un fesso per una miseria e non ha un’idea di come farsi rispettare.
    Sempre che faccia lo sforzo di leggere e partecipare attivamente alle iniziative…

  • Nevio

    Sono account senior. Anche gli account partecipano al lavoro creativo. Ma non è questo il punto. Sono presidente di un’associazione, Federpubblicità, di piccole, a volte micro imprese e anche tante partite IVA. Spesso le esigenze della piccola impresa si sovrappongono alle stesse dei professionisti. Credo che insieme potremmo riflettere e agire per fare qualcosa insieme. La committenza sta schiacciando tutte, o quasi, le micro imprese e i professionisti, creativi e non. L’altro ieri un dirigente di un ente mi ha detto: siete cari, al tetto di 8.000,00 euro avete risposto con un importo più alto ma altri si sono offerti a 2000,00 euro… Naturalmente il rialzo d’offerta era voluto….

    • http://www.facebook.com/#!/soolid Anna

      Federpubblicità, non c’è nemmeno un sito web. Nemmeno due contatti al posto del “Website coming soon” :° http://www.federpubblicita.it/

  • http://www.creativi.eu haiku

    Siamo abituati che basta aderire a una causa per salvarci la coscienza. Non è così. Siamo quelli che consigliamo agli altri cosa fare, ma ci comportiamo da bambini. Il tema posto è radicale, e punta non aver avere 1000, 10.000 like, ma a una presa di coscienza. Serve muoversi in centina di migliaia. Sollevare il tema sempre e comunque ogni volta che se ne presenti l’opportunità. Questo “è” il cambiamento.

  • Riccardo Bartola

    Ho trovato nel tuo discorso ottimi spunti per una discussione aperta e costruttiva. Propongo di organizzare un incontro fra le persone che sono stanche di lamentarsi al tavolo del calciobalilla.

  • http://www.laurasighinolfi.it Laura Sighinolfi

    Concordo!!! Il nostro lavoro è troppo denigrato e per nulla tutelato!!!

  • http://www.arslan.it Dodo Arslan

    La creatività non manca…
    Io non sono una volpe dell’organizzazione quindi butto la delle idee nella speranza che servano ad attirare l’attenzione:
    Infatti leggendo la premessa di Alf sui 300 secondi per leggere l’appello… Ho cominciato a temere che molti non l’avrebbero letto :(
    Che ne dite di lanciare un’immagine forte con una frase provocatoria altrettanto forte che colpisca il popolo dei cliccatori (non solo i creativi) e raggiunga il maggior numero di soggetti realmente interessati a cambiare le cose, con idee ed iniziative, che ci aiutino numerosi a concretizzare il progetto?
    Sono sicuro che salta fuori una campagna che prima “buca” gli schermi e poi colpisce i neuroni.
    Nel peggiore dei casi ripieghiamo su l’unica cosa che non sfugge a nessuno… Un paio di culi – donna e uomo – con una provocazione tipo:
    “ti piace? Allora clicca i Like ma non leggere qua sotto se pensi che sia la solita presa per il culo”
    Poi il problema è come tradurre la curiosità iniziale in consenso ed appoggio all’iniziativa.
    Serve una mera raccolta click/firme? Temo che faccia l’effetto “causes

    • http://www.arslan.it Dodo Arslan

      “causes”… Bisogna scuotere l’attenzione e far si che abbraccino la causa perché propone soluzioni ed alternative alla situazione totalmente deregolamentata del mercato.

  • http://viralvideochart.unrulymediaZ.com/ Emmer

    Bella lettera, tra le varie cose però dice che l’ADCI è inutile.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Bel commento. Sferzante e inutile.

    • http://geo.craigslistZ.org/ Parliamone

      Bè Gianni insomma, sarà anche inutile ma è vero che nell’appello di Accatino c’è questo pasaggio molto chiaro:

      “Mi spiace dirlo, ma le associazioni di categoria in questo momento non hanno più senso. Così come il parlare di pubblicitari, grafici, architetti, e di mille altre piccole nicchie. Sono finite le corporazioni. Potranno essere utili solo dopo, per specifiche esigenze di settore, per l’aggiornamento professionale e il confronto tecnico. E poi, basta”.

      Se non sei d’accordo, puoi dire tu cosa ne pensi…no?

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      L’ADCI non è un’organizzazione di “categoria”, nel senso che non è una rappresentanza sindacale come la Fiom, Confindustria, la Federazione Italiana Editori Giornali o la Confcommercio. L’ADCI è un’associazione culturale, con scopi diversi dalle associazioni di categoria.

  • Corrado

    “….è quando si è in curva che occorre spingere sull’acceleratore…” Non ci dovrebbero essere altre parole a commentare il nostro presente. Chi è appassionato di motori sa quanto è importante aprire il gas dopo una curva. E sa che chi riesce prima e meglio prende vantaggio. Un plauso a chi ha voluto quanto meno digitare quel soffocamento che oggi più di ieri non riesce a starsene buono dentro.
    Reagire non basta più… Bisogna agire con determinazione, facendosela venire se necessario….bisogna dare gas…ora.
    Condivisione piena!
    E grazie per l’opportunità di condividere.

  • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

    Segnalo questo commento da Bad Avenue perché è interessante (in particolare l’osservazione su ritrosie parlamentari del passato, dove a quanto pare giornalisti e architetti vedevano i pubblicitari come concorrenti):

    http://badavenue.wordpress.com/2011/10/23/blogosfera/#comment-10745

  • roberta levi

    Per capire bene cosa vada fatto, avrei bisogno che un santo facesse un riassunto di quali siano ad ora i nostri diritti e quale il sindacato che ci rappresenta ( sia per i contratti a tempo indeterminato che per le PI etc). Temo ci rappresenti poco. Gli sceneggiatori a Los Angeles hanno fatto una lotta essendo iscritti tutti al sindacato sceneggiatori, fondamentale per il coordinamento necessario.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      I diritti variano a seconda delle condizioni di lavoro. I dipendenti con contratto indeterminato hanno il massimo delle tutele (anche se spesso, nei fatti, sono quelli che alzano la voce meno di tutti) gli altri nessuna tutela o quasi. Le partite iva vengono considerate come aziende qualsiasi, con oneri enormi in proporzione alle tutele (pochi sanno che le partite iva che lavorano per le aziende pagano più tasse dei dipendenti).

      Secondo me bisogna lavorare su due fronti: 1. qualità professionale, consapevolezza e conoscenza (l’area in cui si muove anche l’ADCI); 2. Tutele legali, previdenziali (l’area in cui si muove, ad esempio, l’associazione ACTA e, adesso, questa proposta di Alfredo Accattino).

      Entrambi i fronti sono importanti e, visto che siamo nel blog dell’ADCI, vorrei sottolineare che anche consapevolezza professionale e conoscenza sono importanti.

  • antonella meoli

    Tutto molto condivisibile. Ho avuto modo di discutere di molti di questi argomenti 3 anni fa, quando si è tentato di far nascere l’associazione dei freelance. A chi, ora come allora, era teso solo a distinguere i buoni creativi dai cattivi e a disquisire di qualità in astratto, io scrivevo in una lettera pubblica:

    “Attraversi i corridoi delle agenzie e vedi schiere di ragazzi, evidentemente stagisti,
    che si affannano su problemi più grandi di loro senza un adeguato compenso e senza neppure la speranza di essere inseriti regolarmente (qui si apre un altro tema: nei reparti creativi non esistono creativi over 40, fatta eccezione per i direttori creativi. Siccome non tutti possono fare i direttori creativi, dove li buttiamo tutti gli altri? Si dissolvono come i cadaveri dei cinesi?). Però gli stessi direttori creativi, chiusi nel loro club, si arrogano il diritto di “difendere l’eccellenza creativa”.
    E lo strumento è la distribuzione di premi. Non il riequilibrio dei reparti creativi con una giusta proporzione tra senior, junior e stagisti. Non il giusto compenso per la creatività che non ti costringa a fare mille lavori insieme. Non l’utilizzo di persone qualificate e con esperienza. …
    … Chi glielo spiega che un conto è vendere creatività al marketing di una multinazionale con la forza contrattuale del nome altisonante di un’agenzia internazionale, un altro è vendere il depliant all’aziendina di provincia con la debolezza contrattuale di chi deve far quadrare i conti. Chi glielo dice che mentre in agenzia hai a disposizione riviste, annual, partecipazioni a festival, ecc., noi poveracci non possiamo neppure iscrivere le campagne ai premi perché ha un costo. Se si vuole difendere l’eccellenza creativa, non basta esaminare i lavori
    e dire “Bbuono, no BBuono”. Non si può prescindere dal modo in cui il lavoro è organizzato, dal contesto, da quanto è pagato.

    In sintesi: io condivido e volentieri partecipo a iniziative che vadano in questa direzione, ma temo che la nostra categoria assomigli un po’ ai polli di Renzo:

    “Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Antonella, la tua lettera aperta è in parte condivisibile ma in parte sbagliata. In particolare critico questo luogo comune: “Chi glielo spiega che un conto è vendere creatività al marketing di una multinazionale con la forza contrattuale del nome altisonante di un’agenzia internazionale, un altro è vendere il depliant all’aziendina di provincia con la debolezza contrattuale di chi deve far quadrare i conti. ”

      Avendo avuto entrambe le esperienze per molti anni, posso dire che come singolo freelance, il potere contrattuale col cliente è anche quello che tu sei capace di conquistare. Quando un freelance ha 5 clienti, nessuno dei cinque clienti può costringerlo a lavorare in condizioni inaccettabili perché se rinuncia a uno gliene restano comunque quattro. Il problema (e qui stanno abilità e consapevolezza) è essere capaci di creare buoni rapporti con un numero minimo di clienti (che va da tre in su).

      Il problema dei freelance è che devono imparare a gestire gli inevitabili alti e bassi di fatturato (che nessun sindacato al mondo gli toglierà), ma dall’altra parte devono essere consapevoli di una cosa che dico spesso: un dipendente può essere licenziato e perdere da un giorno all’altro il 100% del suo reddito. Un freelance non perderà mai tutti i suoi clienti in una volta (a meno che non si metta nella pericolosissima condizione di essere monocliente).

    • antonella meoli

      Hai ragione. Poter lavorare sulla paginetta trade per un negozio di brugole è uguale a lavorare sulle campagne Volkswagen o su Heineken. E impuntarsi su uno dei tuoi 5 clienti (20% del tuo fatturato) è lo stesso che impuntarsi sul cliente dell’agenzia che, se vuole mandarti via, deve pagarti fior di quattrini.
      Dunque la differenza si riduce all’appartenenza a una diversa categoria fiscale. Giusto, no?

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Secondo me non hai letto bene quello che ho scritto.

  • cristiana solinas

    Ottime premesse, se riusciamo a trasformarle in qualcosa in concreto, io ci sto. Senza indugi e a testa bassa, tutti insieme. Ho una piccola agenzia, ogni giorno l’entusiasmo si scontra con le spese da pagare, le tasse, i documenti, l’incertezza del futuro. E in questo periodo più di una volta ho pensato che fosse arrivato il momento di lasciare l’Italia. Fatemi cambiare idea.

  • Massimo Nastasi

    Sarei VERAMENTE curioso di sapere il criterio di selezione per accedere a questa Lobby.

    • http://www.creativi.eu alfredo accatino

      Ciao, sono Alfredo Accatino, e te lo dico. Credere in pochi, semplici valori. Per esempio nella ricerca, nell’innovazione, nel bello. E vivere di ciò che si produce con la mente. In maniera costante e organica.

      Se poi ti riferisci alla parte più strettamente collegata ai diritti professionali, saremo noi stessi a porre regole e modalità di accesso alle eventuali facilities. Ponendo, ad esempio, l’obbligo a dimostrare una continuità professionale dopo l’iscrizione a una gestione separata.
      Con un periodo di apprendistato che permetta agli under 30 di inizare la professione, con incentivi fiscali per datore di lavoro e stageur.
      Non va ancora bene?
      Parliamone.

  • http://www.fuoricentrostudio.com aimone bonucci

    Lo trovo un articolo importantissimo per un inizio di confronto e di condivisione su un problema grave, annoso e troppo spesso offuscato dall’entusiasmo lavorativo, che contraddistingue noi creativi, usato e abusato come palliativo alla mancanza di uno straccio di tutela in ogni ambito. Sidacalizzarci però mai mai MAI. Il sogno a questo punto sarebbe sollevare il problema e iniziare un dibattito sfruttando ogni mezzo, raccogliere proposte, idee e una volta raggiunto questo primo step, lavorare su che cosa proporre e a chi. La via sindacale è una soluzione già vecchia prima ancora di essere intrapresa. Se non ce la stanno facendo i vecchi sindacati di settore, con alle spalle rispetto e tradizione, dubito che possa farcela un nuovo organismo così fragile, ovvero noi. Secondo me, da bravi creativi, dovremmo proporre nuove formule per ottenere dei risultati, ad esempio sollevare il nostro scontento all’UE per cercare un dialogo che sicuramente l’Italia bigotta ci negherà.

  • Lorenzo Guarnera

    C’erano una volta i “pubblicitari”, che negli anni ’70/80 ricoprivano un ruolo da protagonisti di “grandi spese…” bla, bla…
    Oggi, i pubblicitari, relegati a un ruolo di CREATIVI (forse meno centrale ma non per questo meno strategico), entusiasti di natura, estroversi per missione, hanno da ricostruire da zero la loro identità. Per far questo hanno bisogno di unirsi e dar luogo a una “identità di gruppo”, una identità fatta di una rinnovata e sostenibile credibilità.
    Certo la rete potrà contribuire ad accrescere la nostra visibilità, ma non illudiamoci che sia tutto qui… siamo positivi, non stupidi.

    Non sarà un gioco, ma è necessario.
    Muoviamoci, ho ancora 48anni… di già.

  • Pingback: Lettera aperta ai creativi | Tiragraffi

  • Silvio Zangarini

    Assolutamente d’accordo. Io ci sono!

  • http://www.monicamenozzi.it monica.menozzi

    ringrazio Dio!!! d’accordo, fortemente d’accordo ma ragazzi ricordiamo ch el’unione fa la forza da soli siamo zero meno che zero….

  • Gianni La Rocca

    Molto interessante come idea, se avete intenzione di metterla in pratica sono dei vostri.

  • Dario Banfi

    Senza nulla togliere a quanto proposto, che condivido per intero, segnalo a chi fosse interessato, e a chi promuove l’iniziativa stessa di Creativi.eu, che qualcosa di simile esiste già in Italia ed è attivo da otto anni, nato in sordina poi cresciuto pian piano. Forse manchiamo di capacità nella divulgazione e nel marketing – negli ultimi anni stiamo cercando di recuperare… – ma è molto che esiste il nostro gruppo d’azione. Oggi conta 1.800 iscritti e qualche risultato l’ha raggiunto. Si chiama ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato http://www.actainrete.it che porta avanti (su base volontaria e scarse risorse, ahimè) rivendicazioni del tutto simili. Si legga, per esempio, il “Manifesto del lavoro autonomo di seconda generazione” che abbiamo scritto a più mani, pubblicato sul sito Acta (menu CHI SIAMO > MANIFESTO). Abbiamo anni di analisi/proposte di riforma alle spalle relative a problematiche legate a fisco e welfare (sia sul fronte dell’assistenza sia su quello della previdenza), e stiamo cercando di maturare una massa critica di iscritti per fare pressione politica. Alcune iniziative di protesta sociale e sensibilizzazione sono già state realizzate e qualche risultato è arrivato. Il nostro obiettivo oggi è quello di fare coalizione e definire piattaforme di rivendicazioni a livello nazionale e rispetto a Enti locali (Regioni, Province), offrire qualche servizio, fare lobbying e diffondere cultura legata al lavoro autonomo (dal valore del lavoro indipendente alle ingiustizie legate al sistema previdenziale ecc.). Se avete voglia, possiamo anche unire le forze, le due strade sono convergenti, io credo. Forse mi sbaglio, ma trovo in questo appello un linguaggio davvero molto vicino al nostro. Molti lavoratori del mondo marketing, pubblicità, design, moda ecc. tra l’altro sono già iscritti anche in ACTA. Noi abbiamo smesso da anni di lamentarci e fatto anche un passo in più: unito le forze di professionisti che non sono attivi soltanto nel mondo della creatività o di un mercato del lavoro omogeneo, ma più in generale appartengono al mondo del lavoro professionale autonomo. Ci sono ricercatori sociali, i formatori, i traduttori, informatici ecc. per i quali – sembrerà strano – valgono tutte le rivendicazioni proposte da Alfredo Accatino. Senza contare più sulla rappresentanza tradizionale del sindacato, ne abbiamo creata una nostra, diversa, sul modello della Freelancers Union americana, trasversale alle professioni, indipendente cioè dal lavoro delle associazioni che – per definizione – si rivolgono ai lavoratori in base al tipo di attività o contenuto professionale espresso (dagli Albi alle associazioni prof.) e che rispettiamo per l’autonomia e il lavoro svolto nei singoli mercati verticali.
    In bocca al lupo a Creativi.eu che seguirò con interesse!!

    • http://www.creativi.eu alfredo accatino

      ciao, grazie del commento. mi informerò sulle vostre attività. e buon lavoro.

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Sì, segui le attività di Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato), perché dal punto di vista delle tutele legali e previdenziali sta facendo un buon lavoro http://www.actainrete.it/

  • Katia Nesci

    Mobilitare una categoria eterogenea e senza coscienza di classe come la nostra – terziario avanzato, knowledge workers/creative workers – è difficile ma di fondamentale importanza adesso. Penso che l’adesione che suscita un appello come questo, la presidenza di Guastini, il fermento che da un anno c’è su BA e la concomitanza di tanti movimenti di rivendicazione diritti soprattutto a Milano non sono coincidenze ma presupposti. Condivido e sono pronta a partecipare.

  • she

    Cominciamo a organizzare uno sciopero serio.

  • Andy

    Ci ho impiegato di più di 5 minuti, ma sarà che ho la lettura lenta.
    Però preferisco l’anarchia! Questa società come è non mi piace, è evidente che non gli interessa e non ha interessi per la creatività, pertanto non voglio assoggiettarmi alle sue regole per sentirmi riconosciuto…chi se ne fotte!! Creativo fino al midollo…morirò giovane, povero e affamato, ma felice!

  • http://www.tribucreativa.it Rossana

    Sono un grafico pubblicitario, una coreografa, e soffro molto! Condivido! Condivido! sono con voi!

  • http://www.studio24.it FABIO D’Achille

    Quando ci vuole ci vuole!

  • paolo rezzani

    Facciamo qualcosa, perchè in Italia la creatività non può essere un secondo lavoro!
    non emarginiamo il meglio di noi!

  • US

    Il problema è che una classe non esiste e quindi neanche la sua coscienza.
    Definiamo una base prima di qualsiasi forma di protesta, perché non credo che ricchi DC o tutelati da contratto a tempo indeterminato si facciano infiammare facilmente dal sacro fuoco della rivolta.

  • Alfredo Accatino
  • http://sacchettidipatatine.blogspot.com/ Roberto La Forgia

    Parole sante.

  • http://www.creativi.eu alfredo accatino

    Ciao. Sono Alfredo Accatino. Per motivi di lavoro (bè, esiste anche quello :-) devo recarmi all’estero, e starò fuori una settimana. In un territorio dove potrebbero esserci problemi di connessione a internet. Vi chiedo scusa, quindi, se dovesse sembrare che non arrivino i miei commenti.

    Molti di voi mi chiedono cosa bisogna fare. E allora ve lo dico. Continuate a seminare e a far aumentare la massa critica. Solo quando saremo di più potremo avere peso. E se hai peso, hai forza.

    Oggi o domani (cercherò di segnalarvelo) sarò intervistato da Sky via skype per spiegare il progetto, poichè siamo stati la notizia più condivisa sulla rete questa settimana. Se questo è avvenuto, è successo solo perchè ci avete messo il vostro.

    Ultima richiesta. Sto raccogliendo informazioni su legislazioni e benefit nei paesi in Area Ue e Stati Uniti. Vi sarei grato se mi poteste segnalare quanto a vostra conoscenza o link a siti governativi.

    Ciao.

  • http://www.micro-studio.net Giacomo

    Da New York a Bergamo passando per Londra. Ci sono al 100%!
    Iniziamo la rivoluzione!

  • http://www.studiokmzero.com Debora Manetti

    Io sono della scuola del pensiero positivo, quindi condivido quanto scritto sopra.
    E seguo da un po’ di tempo anche Acta che si sta muovendo molto bene, con lo stesso obiettivo.

    La cosa importante però è non fermarsi a fare l’appello di quanti siamo, ma anche capire cosa potremmo fare CONCRETAMENTE, con piccoli gesti, compatibili con una vita professionale intensa, che tutti possono fare.
    Io in questo momento non ho idee brillanti da proporre, ma all’appello rispondo con il braccio ben alzato. Ci sono!

  • http://www.creativi.eu alfredo accatino

    Ciao, Bruno Ballardini su Il Fatto Quotidiano, ha rilanciato il tema, rinfocolando la polemica. A voi, l’ardua sentenza.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/creativi-indignati/166835/

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Rispetto al post di Bruno Ballardini c’è da specificare una cosa: L’ADCI non è un’Associazione di Categoria (nel senso sindacale o di tutela legale del termine) bensì un’Associazione Culturale. Può dire la sua sulle condizioni di lavoro dei creativi, e suggerire delle linee guida di buon comportamento (partendo dal presupposto che migliori condizioni di lavoro portano anche a una qualità migliore del lavoro creativo), però non organizza rivendicazioni, che spettano ad altre organizzazioni.

  • http://www.lechouchou.it Paola

    “Eppure siamo quelli che costruiamo,” semmai “Eppure siamo quelli che costruiscono” :)

    Per il resto, concordo su tutta la linea, e condivido.

  • Stellina

    Sono totalmente d’accordo… ma andcamp ha detto una cosa giusta.
    Io mi occupo di ufficio stampa ed organizzazione di eventi.
    Ho fatto tanti stage. Tanti. E il guaio è che non è solo il privato a sfruttarti, ma ci si mette pure lo stato: uno stage per 6 mesi full time all’ufficio stampa del ministero degli affari esteri a ZERO euro. Ed ero fortunata perchè non dovevo pagare l’affitto. Altri ragazzi, invece, venivano da tutta Italia. Non era la primissima esperienza, ma certamente la prima esperienza importante. E allora, in nome di quel famoso “curriculum da riempire”, accetti.
    Passano gli anni e si susseguono altri stage. Altre esperienze. Senti dire alle tue spalle: – “per fare esperienza in quest’azienda così importante dovrebbero pagarci loro!”… ma sì, torniamo indietro di 100 anni, a quando la famiglia doveva bagare l’apprendistato del garzone che andava in bottega… almeno poi però lui aveva un mestiere in mano! E intanto di 3 in 3, di 6 in 6, i mesi passano.
    Il problema nasce quando ti sei laureato da più di 18 mesi. Lo stage non te lo possono più far fare. E allora ti offrono questi contratti co.co.co. (ma non erano spariti?) per 400 euro al mese: 5 giorni alla settimana, 9-19, un’ora di pausa pranzo (magari!). Accettare o non accettare? Sapete che c’è?
    1) Che chi si ferma è perduto! Se dovessi presentarti ad un colloquio, come giustifichi che ti sei laureato da quel dì e che ancora non hai lavorato in nessun’agenzia che si occupi di ufficio stampa ed organizzazione di eventi? Vaglielo a spiegare che non volevi farti sfruttare! Sembrerai troppo esigente e presuntuoso, anche perchè è quello che avevano in mente per te!
    2) Per te che dici di no, ne troveranno altri 100 disposti ad accettare 400 euro al mese! E quando di questo se ne accorgono i datori di lavoro, cominciano a proporre 350 euro. Questa volta ne troveranno 80, ma li trovano. E allora scendono a 300. Ne trovano ancora. E si continua così inevitabilmente tendendo allo ZERO. Perchè c’è anche chi accetta a ZERO euro. In nero. Nella speranza che prima o poi, dimostrando totale disponibilità, ci sarà posto anche per lui. Ma non è copa solo di noi giovani. L’agenzia in cui stavo per accaparrarsi i clienti faceva prezzi stracciati. E se dico stracciati intendo dire contratti di un anno a 500 euro al mese, per curare ufficio stampa e organizzazione di eventi. Puntando così sulla quantità, ognuno di noi si trovava a seguire 5-6 clienti per 700 euro al mese (magari generazione 1000 euro!). Questa è l’era in cui si gioca al ribasso! E chi si può permettere di pretendere un po’ di più, è perchè è raccomandato!

    • http://scrittorefreelance.blogspot.com/ Gianni Lombardi

      Stellina, grazie per la testimonianza, ma parte di quello che dici non è vero (” Per te che dici di no, ne troveranno altri 100 disposti ad accettare 400 euro al mese! E quando di questo se ne accorgono i datori di lavoro, cominciano a proporre 350 euro. Questa volta ne troveranno 80, ma li trovano. E allora scendono a 300.”), ovvero questa è una comune razionalizzazione per non fare niente e per non assumersi rischi.

      Io ho fatto il freelance per oltre 30 anni. I freelance, come le microstrutture, piccoli studi e piccole agenzie, sono da sempre posti di fronte ad analoghi ricatti: “un lavoro di prova, gratis”, che alcuni accettano facendo analoghe razionalizzazioni (“se non lo faccio io, ce ne sono altri 100″).

      Ebbene: NON è vero. La verità è questa: 1. chi propone lavori gratis o è in mala fede, o è incompetente (non sa valutare il fornitore o non sa quello che vuole, come la signora che si fa dipingere la cucina in verde, e poi quando l’imbiancatura è asciutta dice che non era il punto di verde che voleva) – se insiste, meglio perderlo che trovarlo; 2. NON è vero che “il cliente” vuole sempre il prodotto o servizio gratis o comunque al prezzo più basso possibile. Se questo fosse vero, i concessionari Mercedes sarebbero pieni di gente che argomenterebbe così: “la Panda costa un decimo ed è praticamente uguale. Le compro la Mercedes, ma mi deve fare lo stesso prezzo della Panda. Se non me lo fa lei, ne trovo altri cento che mi fanno condizioni anche migliori.” < È lo stesso ragionamento, secondo l'identica logica. Ma applicato a Panda e Mercedes, lo vedi quanto è assurdo? :-)

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