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Giurin giurato (di Emanuele Nenna)

Dalla giuria Comunicazione Integrata, arriva questa testimonianza di Emanuele Nenna.

Sarò breve, giurin girello. Se tutti i giurati si metteranno a scrivere come è andata la loro giornata di sabato, siamo fregati. Nove giurie per almeno dieci persone… Quasi cento post tutti (almeno in parte) simili. Che noia, lo capisco. Eppure io sento l’esigenza di scriverlo, questo post. Ma mi impongo la sintesi e liquido velocemente (ma sentitamente) il tema di quanto sia stato interessante, stimolante e anche divertente esserci. Quindi: grazie a Nicola (Lampugnani) che mi ha scelto tra i suoi. E grazie all’ADCI che ha aperto le porte ai non soci. E ora al nocciolo.

Serietà: non avrebbe dovuto stupirmi, forse, ma da matricola mi ha invece colpito l’attenzione, la serietà, la scrupolosità con cui sono stati esaminati tutti i lavori iscritti. Per la mia categoria (comunicazione integrata) sono testimone oculare, ma girando e chiacchierando con gli altri giurati ho capito che in nessun ambito ci sono stati atteggiamenti nemmeno minimamente superficiali. Cosa che, da semplice utente che iscrive i lavori ai premi, ho sempre temuto. Le giurie con più lavori iscritti sono rimaste più a lungo, non hanno fatto più in fretta. C’era da parte di tutti la voglia di giudicare con cognizione di causa, e dove serviva approfondire o dibattere lo si faceva sempre. Anche rinunciando alla sigaretta o al caffè. Bello e rassicurante.

Qualità: non tutti i lavori erano all’altezza di un premio così importante. Alcuni sono stati esclusi dall’annual per pochi voti, ma altri non hanno avuto alcun consenso. È un peccato, perché chi li ha iscritti ha buttato via sicuramente dei soldi. Perché i soldi non siano stati davvero buttati, forse sarebbe utile che anche gli “esclusissimi” potessero avere un feedback costruttivo. Sapere che un lavoro non ha preso nemmeno un voto (su 10 giurati) forse vale tanto quanto sapere che almeno 6 giurati su 10 hanno detto sì alla nomination. La butto lì per il futuro. Non vorrei disincentivare le iscrizioni (che portano indispensabili denari nelle casse dell’ADCI) ma mi metto nei panni di chi continua a spendere soldi per iscrivere e per produrre case che, al di là del valore dell’idea, sono proprio sbagliate. E vorrei che l’ADCI Award provasse a essere una manifestazione utile anche per i meno esperti o meno talentuosi. Come? Parliamone (devo essere breve, qui).

Criteri e categorie: nella nostra giuria per le “campagne integrate” ci siamo trovati a dibattere a lungo sul senso della definizione di campagna integrata. Siamo tutti d’accordo che una campagna con radio, tv e stampa (tutte derivanti da una stessa idea) è tecnicamente una campagna integrata. Ma questo tipo di campagne esistono dagli anni 60. Personalmente il punto di vista che ho provato a portare in giuria è il seguente: oggi una campagna integrata è qualcosa che utilizza i mezzi in modo che uno sia funzionale all’altro. Non per colpire il target da più parti, ma per costruire con più mezzi una storia sufficientemente interessante da catturare la sua (del target) attenzione. Un suggerimento per il futuro, per le prossime CFE, è quello di essere un po’ più precisi da questo punto di vista, magari aggiungendo ai requisiti tecnici di eleggibilità una descrizione un po’ più “qualitativa” della categoria.

Lo scopo del gioco: ultimo tema, strettamente connesso a quello precedente. A cosa deve servire l’ADCI Award? Credo a due cose: a indicare l’eccellenza creativa italiana (come da manifesto), cioè anche ad indicare una via evolutiva. Per questo premiare campagne che rappresentano l’evoluzione (come la vedono i giurati) della pubblicità è secondo me il primo modo per tracciare una direzione verso il futuro. Credo che questo lavoro sia stato ben fatto, personalmente trovo che le campagne entrate nell’annual (nella mia categoria) siano tutte di questo genere. L’altro obiettivo del premio potrebbe/dovrebbe essere quello di “ponte” ideale tra l’eccellenza locale e quella internazionale. Dovrebbe preparare l’Italia per difendersi a Cannes, per esempio. E allora ecco alcuni suggerimenti pratici emersi nei nostri dibattiti:
nella prossima CFE prevediamo categorie che ricalchino in tutto e per tutto quelle di cannes (semplificandole, ovviamente, quando serve, ma rendendole il più possibile omologhe a quelle);
nella selezione dei giurati, includiamo coloro che rappresenteranno l’Italia a Cannes, in modo che possano vedere, approfondire, capire in anticipo i lavori che rivedranno sulla Croisette;
oltre a restituire alle agenzie (con i lavori più potenziali) un feedback preciso di come sono stati valutati i lavori (non solo il voto, ma anche i punti di forza e debolezza emersi nei dibattiti), aiutarle a costruire/ricostruire i video di presentazione, che contano parecchio e che spesso le agenzie (soprattutto quelle più piccole, ma non necessariamente meno creative) non sanno giudicare adeguatamente.
se tutto questo è vero, il timing del premio è quello giusto per dare un contributo costruttivo alle candidature di Cannes? Forse andrebbe un po’ anticipato?

Lo sapevo, non sono stato breve davvero. Eppure mi sono trattenuto, andrei avanti a scrivere per altre due cartelle almeno.
La prossima volta andrà meglio 🙂