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Adci Awards – Mauro Manieri racconta la sua esperienza nelle giurie


Il presidente Guastini mi ha chiesto di scrivere alcune righe sulla mia recente esperienza di presidente della giuria radio & sociali agli ADCI Awards. Come potevo negargliele?
Gli devo un po’ di riconoscenza per avere insistito a farmi fare questa esperienza, su cui ero erroneamente riluttante.
Comincio sparandola grossa, è stata la migliore giuria a cui mi sia capitato di partecipare nella mia ventennale militanza nel club.

Non dico la migliore possibile. Perché la giuria perfetta esiste solo nella testa degli imbecilli.
Se avete pazienza vi spiego perché mi è piaciuta.

Primo motivo, la location. La scelta di Vicky Gitto inizialmente poteva sembrare atipica: un enorme, bello e dispersivo studio fotografico al posto delle consuete numerose aule di Accademia di Comunicazione, così odorose di privacy.

In realtà la creazione di un grande tavolo rotondo per ogni giuria ha consentito di generare una reale tavola rotonda in cui ognuno si è sentito più a suo agio favorendo la discussione, gli scambi, il tempo e i ritmi per un esame più approfondito. Tra l’altro, chiunque – anche un passante – poteva girare tra i tavoli e ascoltare le discussioni, monitorarci.
Niente processo a porte chiuse, anche uno di cui stavi giudicando i lavori poteva essere alle tue spalle e ascoltare cosa dicevi (ciao Fabio Ferri!).

Secondo motivo, la composizione delle giurie. Con due membri non soci per giuria, c’è stato un sano aumento di eterogeneità nel giudicare. Questa felice innovazione ha potuto moltiplicare i vantaggi che offriva a seconda della discrezionalità usata dal presidente per formare la giuria stessa.

Nel mio caso, c’erano quattro giurati su nove con cui non ho mai avuto alcuna forma di consuetudine lavorativa o personale. La maggior parte dei giurati non si conoscevano tra di loro. Ne ho approfittato anche per infilare una significativa batteria di art director per giudicare i radio, in base al principio che anche gli art nascono dotati di orecchie e che troppi galli nel pollaio o si azzuffano o si spartiscono le zone del pollaio.

Risultati: nessun “carattere” ha preso il sopravvento. Ogni incertezza o differenza di visione su un lavoro è stata oggetto di dense e pacate discussioni prima della votazione.

Nove ore di lavoro per esaminare circa settanta pezzi (8 minuti medi per pezzo, alla faccia della superficialità). Sostanziale omogeneità al momento di votare: non ho mai dovuto usare il voto del presidente previsto in caso di parità, se non un’unica volta. Non siamo stati teneri: nella categoria Sociali Other Media
non c’è stata nemmeno una shortlist e abbiamo dato un solo oro in tutta la giornata. Ma non siamo nemmeno stati tirchi: ben undici shortlist nella radio.

L’unico risultato che dovete giudicare voi è se vi sembra che la nostra selezione abbia colto soprattutto lavori belli, buoni, veri. Poco importa se lo fate in silenzio, nel vostro ufficio, su un blog anonimo o scrivendomi una mail.

Qualche granchio l’avremo pure preso. Sapete com’è: la creatività è spesso un’opinione.