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La creatività è di famiglia: “TEMPO AL TEMPO.”

Autori: Valentina Amenta e Paolo Bartalucci

‘Posso correre?’ Questa è stata la prima e unica domanda che nostra figlia Matilde, 5 anni, ci ha fatto la prima volta che siamo usciti. Dopo che per 9 settimane era stata tranquillamente in casa. A dire la verità eravamo solo scesi in strada per mettere in moto l’auto e controllare che la batteria fosse ancora carica. 

La risposta, non immediata, è stata: – Sì, certo. 

In quel momento è scattata in avanti e fino all’incrocio non si è più fermata. Poi, dopo che si è voltata verso di noi, ha aspettato un cenno per fare tutto daccapo, di corsa. Senza fiato. 

La ‘malattia’, come la chiamano lei e sua sorella Ludovica di 3 anni, non le ha messo paura come ad altri bambini. Ma le ha tolto la libertà. 

Come a sua sorella più piccola, il cui desiderio più grande è spaventosamente molto milanese: uscire per andare a passeggiare a City Life.  

Siamo tutti e quattro, babbo-mamma e figlie, finiti in un planetario esperimento di antropologia culturale che a dire la verità, se mondato dalla tragicità di chi ha perso qualcuno, è grottesco. Grottesco perché ci siamo ricordati improvvisamente e dolorosamente, come quando ci ricordiamo che non abbiamo il latte in frigo, che non siamo eterni.

E dopo tutto le cose inaspettate valgono il doppio.

E ora, mentre aspettiamo la Fase 2, che a dire la verità ci spaventa esattamente come ci spaventava la Fase 1, non riusciamo ad esaltarci troppo per la riapertura delle cartolerie, forse per il fatto che le nostre figlie non sono ancora scolarizzate, o per le gabbiette di plexiglas in spiaggia, perché le nostre estati di solito le passiamo tra le solitarie colline senesi e una spiaggia libera siciliana semideserta.

Nella seconda Fase però cercheremo di esaltarci per quel poco di buono che abbiamo imparato. Dal lock down in poi noi, per esempio, ci siamo ritrovati sposati e con figli, senza nemmeno essercene troppo resi conto, presi come siamo ed eravamo dal lavoro. 

Quindi al netto che nella vita dovremmo tutti imparare, anche prima che questo orrendo evento biologico si manifestasse, a capire cosa ne facciamo di ogni benedetto giorno che Dio o chi per lui ci regala, abbiamo cercato di prendere lentamente fiato – come nei tutorial di yoga che avete tutti almeno una volta fatto nella Fase 1 – e di capire come usare al meglio il nostro tempo.

Il nostro spirito guida in questo giro di condominiale consapevolezza è stato l’albero che vediamo dalla nostra cucina e dalla nostra veranda. 

In questi due mesi, in cui ci siamo sono accorti che tecnologia e globalizzazione non servono a controllare gli eventi, lui in maniera elegante e imponente, si è messo prima a germogliare e poi a fiorire. Pian piano, respirando lentamente. 

L’ippocastano, una pianta enorme di almeno 20 metri, ci ha spinto a modo suo a leggere di nuovo quanti più libri potevamo e a giocare di più con le nostre figlie. Perché se il tempo lui lo usava per vivere e rivivere, non lo dovevamo fare anche noi? E così da quando siamo in questa casa, una siciliana e un toscano, abbiamo per la prima volta osservato bene fuori per guardare meglio dentro di noi. Forse cercavamo l’orizzonte del mare o il movimento delle colline. Sinceramente non lo sappiamo.

Sappiamo solo che non impediremo mai alle nostre figlie di correre, e non le impediremo nemmeno di fermarsi. Perché dovranno imparare come noi che c’è un tempo per correre, uno per fermarsi e uno per respirare, come ci ha insegnato lui. E possibilmente senza mascherina.


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ADCI ART TALK – Giuseppe Mastromatteo intervista Martin Schoeller live su @artdirectorsclubitaly

Live sulla pagina INSTAGRAM dell’ Art Directors Club Italiano – @artdirectorsclubitaly

Giovedì 30 aprile alle ore 18.00 vi aspettiamo su Instagram@artdirectorsclubitaly – per il terzo appuntamento con ADCI Art Talk, una serie imperdibile di dirette Instagram a cura di Giuseppe Mastromatteo.


Giuseppe Mastromatteo, CCO di Ogilvy Italia, artista e membro del consiglio direttivo di ADCI, incontra live su Instagram Martin Schoeller, artista e fotografo di fama mondiale.
Mastromatteo affronterà con lui alcuni temi legati al percorso artistico del fotografo di origine tedesca.

Martin Schoeller è famoso per i suoi ritratti di celebrities, tra cui Obama, Sting, Jack Nicholson, George Clooney, attraverso la sua personalissima tecnica di extreme-close up.

Cresciuto in Germania, il suo lavoro è stato influenzato da maestri come August Sander e Bernd e Hilla Becher.
Dopo aver frequentato il corso di Fotografia alla Lette Verein di Berlino si è trasferito a New York dove ha iniziato la sua carriera di fotografo professionista lavorando con Annie Leibovitz e successivamente per riviste come Rolling Stone, GQ, Vanity Fair, TIME e The New Yorker.
I ritratti di Martin Schoeller sono stati esposti nelle più importanti fiere d’arte contemporanee mondiali e principali Musei d’arte.
Nel 2019 con Nike ha anche vinto un Grand Prix ai Cannes Lions con un suo ritratto di Colin Kaepernick.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri, 27_04_020

twitter: @claudianeri @adci_news

Da Hong Kong a New York (via Toronto), Tracy Ma, fuoriclasse del design art director al NYT e Bloomberg Business week

Da Londra le bellissime illustrazioni di Jenny Bowers

Alberto Bernasconi fotografo italiano

Quarantype, ovvero typography ai tempi della quarantena firmato Zetafonts


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La creatività è di famiglia: “CANZONE, CERCALA SE PUOI.”

4 figli e uno smart working.

Autore: Massimo Sala

Nella vita ci sono verità inaspettate, che ci colgono alla sprovvista e ci fanno dubitare di noi e del nostro posto nel mondo.

Ad esempio, facciamo molta fatica ad accettare che la Regina cattiva di Biancaneve non abbia mai detto in vita sua “specchio, specchio delle mie brame”, bensì un più ostico “specchio servo delle mie brame”. Se qualcuno di voi lo scopre adesso me ne rammarico, ma sto fare un’altra grande rivelazione.

La bellissima e famosissima “Canzone” di Lucio Dalla non è di Lucio. O almeno, non lo è il testo.

Perché il pezzo è stato scritto da Samuele Bersani, il quale un giorno me ne raccontò la genesi. 

In breve: immaginò una canzone d’amore che girasse per le vie di Bologna alla ricerca, tra tutte le ragazze, di quella che lo aveva appena scaricato. E lei, solo lei, riconoscendo in quei versi una dedica struggente, sarebbe corsa tra le sue braccia. 

Cosa che non accadde, ma non è questo il punto.

L’introduzione mi era necessaria per spiegare questa quarantena con la mia famiglia – strana, ve lo può confermare chiunque ci conosca – composta da me, la mia compagna e quattro figli (Mia 2 anni, Claudio 10, Emma 12 e Anita 12). Quest’ultima in trasferta a Londra per studio.

Ma torniamo al dunque: perché questo aneddoto dovrebbe essere funzionale allo scopo di questo articolo? Ve lo spiego subito.

Perché quando tutto questo ha avuto inizio, mi sono guardato intorno e ho pensato: se proprio dobbiamo stare qui, provo a scegliere una musica per ciascuno di questi quattro piccoli matti. 

E vediamo se le mie canzoni li cercano, li trovano, gli raccontano qualcosa di me e di noi.

Qualcosa che magari a causa del lavoro che faccio, e sono certo ci siamo capiti al volo, non ho avuto tempo di spiegare come avrei voluto, potuto o sperato.

E allora a Mia, la piccolina di casa, ho acceso le musiche francesi pour bebè, io che a Parigi avrei voluto viverci e dalla quale non posso stare lontano. 

Obiettivo? Staccarla dalla tetta, ça va sans dire.

Basta illuminarti per una poppatina, proviamoci con la Ville Lumiére e la sua parlata affascinante. 

Io e te al buio, nel lettone, insieme a Alouette e Une Souris Verte. E sì, ammetto, invitando ogni tanto un Charles Trenet allegro, che fa capolino cantando ‘Boum’.

A Claudio, una vita da mediano dei Teen Titans Go e simili, ho spedito una canzone furba e anche un po’ paracula: il jazz di Sidney Bechet o Django Reinhardt che apre i film di Woody Allen. 

E così, con la scusa della curiosità, quelle note pazzesche l’hanno trovato e messo sul divano a scoprire le gag assurde di Amore e Guerra o i bar fumosi di Manhattan. Durerà? Vedremo. 

Per ora i supereroi battono ancora il vecchio Woody, ma c’è speranza.

E per Emma? La canzone che ho sguinzagliato a cercarla è “Girls just want to have fun”. 

Perché Cindy Lauper è Cindy Lauper e invece tu, biondina mia, hai l’onere e l’onore di essere una quasi ragazza e una futura donna. E dovrai camminare con orgoglio, a testa alta, senza passi indietro, guadagnarti tutto.

Ma anche con la certezza che tu, proprio tu, il mondo lo potrai cambiare.

Quindi è il momento di prendere un mio vecchio iPhone, aprire Spotify e sparare a tutto volume. Spalancare il tuo armadio e scegliere cosa senti tuo. Aprire i trucchi di Francy e guardare quante facce ci possono essere in uno specchio. È una canzone di libertà, uno spartito assurdo che spazia da Elettra Lamborghini ai Beatles, dal jeans alla gonna, tuta o Pied Poule, brufoletti e ombretti.

Trovati un’idea da sostenere e abiurala il giorno dopo. A 12 anni l’incoerenza è il meglio che possa sperare per te.

E poi c’è Anita. Là a Londra. La musica da farle arrivare viaggia attraverso FaceTime ed è una canzone a Cappella: solo parole. Per tentare di trasportarla qui, nella cucina dove combattiamo battaglie che neanche a Fort Alamo, per stare seduti composti o almeno evitare di sembrare in una performance di Marina Abramović. Parole per raccontarle che la sua sorellina mica se la dimentica, che prestissimo arriverà l’estate e con lei talmente tante secchiate d’acqua che rimpiangerà le London showers.

Questi siamo noi. Due mesi a inventare, scoprire, cambiare.

E se qualcuno (dubito fortemente, ma ho bisogno di una chiusa) si stesse chiedendo quale canzone ho mandato a cercare me e Francesca, rispondo senza esitazioni: tutto il resto è noia.

Ci manchi, Califfo.


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#ViralCreativeExpress: Intervista a Marco e Agnese.

Venerdì 17 maggio ha avuto luogo la nona edizione di Creative Express, programma organizzato da ADC*E e progettato negli anni per fornire formazione di alto profilo ai giovani creativi di tutta Europa, raccogliendo alcuni tra i migliori professionisti under 28 del vecchio continente: art director, copywriter e designer che avranno il piacere di lavorare insieme ai loro colleghi internazionali per affrontare una sfida imprenditoriale reale in una classe come nessun’altra.


Quest’anno, per la prima volta, Creative Express si trasforma, prende il nome di #ViralCreativeExpress e diventa digitale, riunendo in una classe virtuale 36 giovani creativi da tutta Europa e 9 mentori senior con l’obiettivo di trovare idee creative a supporto della crisi causata dal CoVid-19.


Agnese Mignone Havas ) e Marco Peluso ( Freelance ) hanno rappresentato l’Italia in questa nona edizione, e qui una loro intervista.

E se vuoi scoprire le 10 idee presentate dai 9 diversi team, qui tutti i link:

Pubblicato in ADCE

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White Square ad festival announced free acceptance of entries devoted to COVID-19

Today, the fight against the spread and consequences of Coronavirus pandemic is a priority position for governments, public organizations, and businesses in different countries around the world. Сommunications industry contributes through creative solutions to the challenges of these difficult times. In support of the industry, the organizers of one of the largest creative festivals in Eastern Europe – White Square International Advertising Festival, which is scheduled to be held on June 24-26, decided to accept the entries on the COVID-19 issue into Change for Good contest for free. Video and radio ads, prints, online campaigns of brands and non-profit organizations implemented in any country of the globe are invited to take part. Call for entries is open online on White Square’s official website adfest.by till May 31.

Entries can be also submitted into several other contest categories. There are seven at White Square:

CREATIVE: Film, Print, Radio & Audio, Outdoor, Integrated, Branded Content and Entertainment;

BRANDING: Communication Design, Packaging Design, Digital & Interactive Design;

MARKETING: Brand Experience & Activation, PR, Direct, Innovations;

CREATIVE EFFECTIVENESS;

MEDIA: Channels, Excellence in Media, Media Campaign;

DIGITAL: Digital, Mobile, Creative Data;

CHANGE FOR GOOD.  

In conditions of high market competition, when everyone needs inspiration to cope with new tasks, White Square participants will be able to get charged with drive for more confident moving forward and professional recognition from an expert international jury to strengthen their market positions. Besides, the works of prize-winning agencies will be widely promoted in industrial media in more than 30 countries of Europe and the CIS, which is becoming increasingly important in saturated online reality.

More detailed information about White Square festival is provided on official website adfest.by


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PATROCINIO ADCI PER IUAD ACCADEMIA DELLA MODA / PROMO RISERVATE AI SOCI

ADCI accoglie all’interno dei suoi patrocini in ambito formativo l’istituto di Alta Formazione IUAD – Accademia della Moda, nato a Napoli negli anni ’60 e celebre per il suo approccio al design ispirato alla qualità sartoriale napoletana.

“Come promotore culturale della Creatività a livello nazionale, ADCI pone da sempre particolare attenzione al tema della formazione dei talenti.” commenta il Presidente Vicky Gitto “Patrocinando le migliori realtà formative presenti su tutto il territorio italiano, vogliamo dare un segnale importante: la creatività non ha una sola città di elezione, l’eccellenza creativa ha potenzialmente una moltitudine di poli”.

15% SU FORMAZIONE AVANZATA RISERVATO A TUTTI I SOCI

Per celebrare il patrocinio con il Club, IUAD Accademia della Moda ha riservato ai soci ADCI uno sconto del 15% sulla retta di frequenza di tutti i corsi di Formazione Continua (corsi del segmento specializzazione e formazione avanzata per professionisti erogati in fascia serale o weekend).

SEI UN GIOVANE CREATIVO? VINCI UNA BORSA DI STUDIO CON IL CONCORSO “GOOD IDEA”

Per i giovani creativi IUAD presenta “Good Idea!”. Grazie al concorso è possibile vincere una borsa di studio e potersi specializzare in Art Direction & Copywriting.

La registrazione al concorso creativo deve essere effettuata entro le ore 18:00 del 25/5/2020.

Possono partecipare al concorso gli studenti in possesso di una laurea o diploma di durata almeno triennale o altro titolo di studio equipollente conseguito all’estero e studenti laureandi che concludano il percorso di studio entro marzo 2021.

I primi classificati avranno la possibilità di vincere premi consistenti in borse di studio per l’immatricolazione al biennio specialistico:

  • primo classificato: 3.500 euro;
  • secondo classificato: 2.000 euro;
  • terzo classificato: 1.500 euro;
  • 5 menzioni speciali, del valore di 500 euro ognuna, per caratteristiche specifiche della proposta creativa.

Per saperne di più, visitate il sito di IUAD dedicato al concorso


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CAMBIARE O CAMBIARE DAVVERO? LA RETORICA DEL DOPO-COVID-19 DA UN PUNTO DI VISTA COMPORTAMENTALE

Autore: Luca Comino

Intro

La situazione eccezionale che stiamo vivendo, la cui cifra principale mi sembra essere quella di una stasi circolare, ossessiva e ripetitiva, porta inevitabilmente tutti noi a pensare, in maniera altrettanto ossessiva, al “dopo”. L’immaginazione si esercita a disegnare scenari e costruire certezze, aggrappandosi a quello che trova: evidenze, pseudo-evidenze, speranze, bisogni.

Vorrei proporre un’analisi con gli strumenti della scienza comportamentale di alcuni dei modi più frequenti in cui questa “immaginazione del dopo” si sta presentando, e cioè di quando si presenta in una variante del “cambierà tutto”.

E anticipo subito la conclusione: temo che dietro i molti “cambierà tutto” che si sentono e leggono in queste settimane si nasconda in realtà una segreta speranza non del nuovo, ma del noto. Una segreta speranza che tutto torni come prima. Per questo chiedo: cambiare o cambiare davvero? Forse il cambiamento di cui c’è davvero bisogno è diverso da quello che viene in vari modi prospettato.

Ci piace pensare che pensiamo

Il punto di vista comportamentale in economia, psicologia e marketing, è riassumibile nella tesi secondo cui i nostri comportamenti (appunto) sono guidati nella maggior parte dei casi da “pre-giudizi” che hanno la funzione di non farci pensare troppo. Potrebbe sembrare una cosa ovvia. Già Ogilvy ad esempio sintetizzava mirabilmente un sentire molto simile quando scriveva: “People don’t think what they feel, don’t say what they think and don’t do what they say“.

Il punto però è che sì, possiamo anche “sapere” che le nostre scelte sono spesso “irrazionali”, ma facciamo comunque molta fatica ad agire di conseguenza.

Questa “difficoltà” è quella che rende da una parte queste evidenze potenzialmente molto utili nel contesto della comunicazione persuasiva (perché utilizzate nel modo giusto “funzionano”), e dall’altra però anche difficili da mettere in pratica (perché, ad esempio come esperti di comunicazione, in molti casi saremmoo obbligati ad abbandonare un modo di fare le cose che appare “razionale”).

Insomma, ci piace pensare che pensiamo.

Una tempesta perfetta

Tre “pre-giudizi” molto comuni sono 1) quello che ci porta a dubitare di ciò che è o appare nuovo, 2) quello che ci porta a dare più importanza e peso emotivo a quello che possiamo perdere rispetto a quello che possiamo guadagnare e 3) quello che ci porta a considerare in qualche modo “già realizzato” quello che diciamo di aver intenzione di fare.

Non so voi, ma se io metto insieme queste tre cose e poi rifletto sulla situazione che stiamo attraversando e che descrivevamo prima, vedo una tempesta perfetta.

Consideriamo brevemente un punto di vista opposto rispetto al “cambierà tutto”, ad esempio quello senz’altro autorevole di Marc Ritson. Ritson, a partire da più di un secolo di evidenze, ipotizza che, quando usciremo dalla “fase 1” vivremo prima un breve momento di grande euforia, di sensazione di avere davanti un grande futuro pieno di infinite possibilità. A questo primo momento seguirà però una fase lunga nella quale da una parte la nostra psicologia si riassesterà velocemente sui binari consueti e dall’altra il mercato (Ritson è un marketing strategist) svelerà la sua vera, sistemica debolezza.

La conclusione di Ritson è tutt’altro che apocalittica: questo è realmente uno scenario di opportunità per le aziende, che potrebbero avvantaggiarsi rispetto ai loro competitor continuando a investire in comunicazione. Si tratta però, come dovrebbe essere evidente, di una teoria “di continuità”. Paradossalmente di continuità. Di una continuità che mette a disagio, perché obbliga all’azione, e all’azione in direzioni verso le quali c’è molta resistenza (nello specifico, da parte delle aziende).

Insomma, il mondo non “cambia” da solo, al massimo da solo accelera lungo trend consolidati: gli stessi trend che abbiamo contribuito a creare con i nostri comportamenti e scelte passate e che sono, se non del tutto senz’altro in maniera importante, alla base dell’instabilità economica, sociale e ambientale del nostro mondo.

Dietro il “cambierà tutto” allora potrebbe celarsi (in totale buona fede, sia chiaro) un forte desiderio di tornare, a velocità ancora maggiore (questo sarebbe il “cambiamento”) sui binari che conosciamo. Anche se magari rischiano di cronicizzare le difficoltà in cui ci troviamo oggi.

Come cantava Julian Casablancas nel 2009: “we’re going nowhere, but we’re going there fast”.

Binari e scambi

Quindi,

  • lo scetticismo verso ciò che è davvero nuovo (e che ad esempio nella storia dell’advertising ha portato tante idee sorprendenti ad essere uccise nei tavoli allargati e nei focus group, per essere salvate dall’ostinazione di pochi coraggiosi),
  • unito al valore che attribuiamo alle cose che, di fatto, in queste settimane stiamo perdendo,
  • unito alla tendenza “umana troppo umana” a immaginare già realizzati progetti solo ipotizzati,

mi fanno sospettare che ci stiamo in realtà deresponsabilizzando nei confronti dei cambiamenti stessi che auspichiamo, e che dovrebbero però venire da noi, non dal mondo, perché non è vero che “cambierà tutto”, che si ripartirà da zero o cose simili.

Sarà come salire su un treno in corsa. Il treno è spinto da alcuni trend consolidati: da quelli macro che parlano dell’aderenza ad un modello di crescita infinita che sfida la finitezza delle risorse a quelli micro che parlano di stili di vissuti percepiti sempre di più come semplice alternanza di lavoro e distrazione. Altri trend complementari si affacciano nel modo in cui stiamo immaginando il dopo-COVID-19: l’Olanda ha affermato di voler adottare un modello di crescita economica completamente diverso, si ragiona di nuove logiche e strumenti per rimettere qualità e obiettivi al centro del lavoro. Questi trend complementari, però, non diventeranno dominanti “da soli”, in maniera automatica, come semplice effetto della crisi che stiamo vivendo: solo scelte nuove unite a nuovi modi di scegliere potranno influenzare il percorso del treno, per fargli prendere gli scambi che stiamo immaginando.

Il problema è che, per riprendere il motivo dell’amore che proviamo per ciò che ci è noto, dopo il momento di confusione ed euforia quando salteremo sul treno in corsa della “riapertura”, basterà un attimo e già ci sembrarà che il treno sia fermo, ci sentiremo a casa e ci sembrerà che non ci sia granché di cui preoccuparsi.

Il mio quindi è un invito a tutti noi a farci un appunto mentale, a non fidarci della direzione che prenderanno le cose nel futuro, perché sarà molto probabilmente la direzione che avevano prima, solo “di più”.

Conclusione: il ruolo della comunicazione

Pensiamo a tanta della comunicazione che è stata realizzata sul tema del “social distancing” in queste settimane, sia da parte delle marche sia a livello istituzionale. Si tratta di un argomento “da manuale”, in quanto vuole esplicitamente influenzare un comportamento. Ebbene, la stessa commissione europea a proposito nota:

“La behavioural science mostra come si può migliorare il modo in cui viene gestita la crisi. Ad esempio, quando i sindaci di grandi città italiane dicono che notano “troppe multe” date a cittadini che non rispettano le regole, stanno commettendo un errore […] Puntando l’attenzione sull’eccezione (qualche migliaio di multe), disconoscono la vasta maggioranza dei cittadini rispettosi delle norme di comportamento. E in questo modo, il tentativo di influenzare le persone ad attenersi alle regole può addirittura avere effetti negativi.”

Per noi allora, in concreto, se si vuole parlare seriamente sia di un ruolo sociale della comunicazione sia di una valorizzazione dell’efficacia (e non della semplice “efficienza”), si tratta di recuperare una curiosità fondamentale per la comprensione della natura umana e di quello che davvero influenza scelte e comportamenti.

Il mondo del dopo-COVID non sarà diverso: ma potrà esserlo.


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ADCI ART TALK – Mastromatteo intervista Omar Hassan live su @artdirectorsclubitaly

“Destroy to create”: Mastromatteo incontra live su Instagram Omar Hassan.

Venerdì 24 aprile alle ore 18.00 vi aspettiamo su Instagram – @artdirectorsclubitaly – per il secondo appuntamento con ADCI Art Talk, una serie imperdibile di dirette Instagram a cura di Giuseppe Mastromatteo.

Giuseppe Mastromatteo, CCO di Ogilvy Italia, artista e membro del consiglio direttivo di ADCI, incontra live su Instagram l’artista Omar Hassan.
Mastromatteo affronterà con lui alcuni temi legati al percorso dell’artista italiano che da anni si racconta attraverso il suo personalissimo gesto d’arte, la boxe.
Omar Hassan (1987) fino ai diciannove anni, infatti, è stato campione di pugilato e lo ha praticato a livello agonistico. Il diabete, però, lo ha costretto a ritirarsi dalle competizioni, ma Omar non ha voluto mettere completamente da parte quella passione. Così ne ha fatto un lavoro, diventando un pugile-artista.
I suoi quadri sono molto famosi in Italia e in tutto il mondo. Una carriera fulminante fin da giovanissimo partecipando nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi. Omar Hassan vanta collaborazioni con importanti gallerie contemporanee e le quotazioni dei suoi lavori hanno raggiunto cifre molto alte.

Parteciperai? Faccelo sapere qui: https://www.eventbrite.it/e/103137436850


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri, 20_04_020

twitter: @claudianeri @adcinews

La vita ai tempi del lockdown e dei vari #stayathome #restateacasa nelle illustrazioni di Jenny Kroik per il Newyorker

Dal Canadai viaggi e mappe illustrate di Tom Froese

Reportage e altri mondi di Karim Elmaktafi, giovane fotografo marocchino naturalizzato milanes e

Da Brooklyn, il design editoriale di Ben Grandgenett, art director del NYT magazine