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I miei primi colloqui/Pagina 4: Federico Ghiso.

I colloqui si possono sbagliare, ma a volte, se hai la determinazione giusta, puoi correggerli. Come è successo a Federico.

Questa è la storia di Federico Ghiso, VP e Direttore Creativo Esecutivo di Alkemy digital_enabler.

Ci racconteresti i tuoi primi colloqui? Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

I miei primi colloqui sono durati un mese e sono stati un rodaggio per arrivare all’agenzia dei mei sogni, la Pirella Gothsche Lowe (era il 1996). Un colloquio sbagliato dopo l’altro (tipo che alla domanda vuoi fare il copywriter o l’art director ho risposto…”mah…io scrivo, però mi vengono in mente anche le immagini…forse sono più un direttore creativo…”), sono arrivato ad avere un colloquio con Aldo Cernuto che era il direttore creativo della famosa Pirella, la miglior “bottega” per imparare il mestiere del copywriter. Anche con lui sbaglio il colloquio. Alla domanda “La tua pubblicità preferita?” rispondo con scena muta. Mi dà un’altra possibilità: “Raccontami qualcosa che faccia ridere”. E io avevo veramente qualcosa che faceva ridere, un monologo che avevo scritto all’università per un esame di sceneggiatura, glielo leggo tutto d’un fiato…ma salto l’ultima riga. E non fa più ridere. Mi dà ancora una possibilità: “Federico, tu sei fresco di studi, hai ancora in mente i saggi di Umberto Eco…la pubblicità invece è immediatezza. Se mi dimostri che sai cos’è l’immediatezza, ti prendo.” Esco dalla Pirella di piazzale Biancamano, con il cervello che va a mille e crea sinapsi tutte da solo. Faccio le scale per prendere la metro di Moscova…è lì, sulle scale, mi viene in mente questa frase: “Saggio di due righe sull’immediatezza. Anzi, una”. Vengo preso.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

Quando una sera ho ricevuto una chiamata da Pino Rozzi, il mattino dopo mi ha fatto incontrare Vigorelli e al pomeriggio ho firmato in D,L,V, BBDO.

Quando è che ti sei vergognato/a?

A dire il vero, mai. Nel senso che il mestiere del creativo è fatto di tanti alti e bassi. Bisogna non esaltarsi troppo negli alti e non abbattersi nei momenti bassi, e in questo territorio la vergogna (per cosa, poi?) non dovrebbe mai trovare spazio.

Come era il tuo primo book?

Il primo book “vero” era composto con i lavori fatti in quasi 3 anni di Pirella: tanti titoli, qualche campagna, un po’ di annunci così come erano usciti e anche nella versione come non erano usciti.

Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito?

Per sottrazione, ascoltando tanti pareri e in più tenevo molto a personalizzarlo in base a chi sarei poi andato a incontrare. In un certo senso era una sorta di Data Driven Portfolio ; )

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

Il portfolio è solo una parte del colloquio. Il resto è fatto dalla passione, determinazione e voglia che si ha di lavorare in quell’agenzia. Non si tratta solo di far vedere quanto si è bravi ma anche di quanto si è disposti a mettersi in gioco, a dare e a imparare. Caratteristiche, insieme alla curiosità e a una costante voglia di sperimentare, che devono accompagnare un creativo non solo nei suoi primi colloqui ma in tutto il percorso della sua carriera.

Grazie Federico.

Federico Ghiso. Faccio esattamente il mestiere che sognavo di fare da piccolo: indeciso tra astronauta e palombaro, opto per il pubblicitario. Un mestiere che mi permette di esplorare sia verso l’alto che verso il basso. Nel mio passato ci sono 5 agenzie tradizionali: Lowe Pirella, Tbwa, DLVBBDO, Grey, 1861United; nel mio presente una completamente digitale: Alkemy digital_enabler. Qui sono VP e Direttore Creativo Esecutivo e insieme a più 400 persone “we stand at the intersection of business, technology and creativity”. Un bel posto dal quale osservare che tutto è digitale, niente è digitale. 

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.

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I miei primi colloqui/Pagina3: Davide Boscacci

Anche i giurati ai Cannes Lions hanno avuto un primo colloquio. Alcuni di loro quasi cinquanta. La storia che segue è quella di Davide Boscacci, Executive Creative Director per Publicis.

Davide, raccontaci i tuoi primi colloqui.

Quell’anno feci più di cinquanta colloqui. Venivo dall’università, non avevo un portfolio e non conoscevo nessuno. Ma volevo fare il copy, punto. Così, la ricerca del lavoro divenne il mio secondo lavoro – il primo si divideva tra una palestra la sera e la notte nei locali. Insomma, di giorno invece rompevo le scatole ai pubblicitari delle piccole medie grandi agenzie. Con un bianchissimo direttore creativo in una bianchissima stanza scambiammo aforismi sulla vita, mangiando bianchissimi e pregiatissimi confetti (“io voglio vivere in prima classe”). Un’altra volta il mio intervistatore si era chiaramente dimenticato l’appuntamento, quindi mi fece aspettare un’ora per poi dedicarmi non più di tre minuti. Lo odiai come pochi. O quella volta in cui l’allora ECD della Young, mi telefonò un giorno d’estate mentre vivevo la mia disoccupazione in piscina.Mentre mi presentavo, pestai un’ape: il dolore della puntura sotto il piede fu talmente forte che dovetti interrompere la chiamata. E ovviamente non riuscii mai più a riparlargli. Posso dirvi che in quella cinquantina di colloqui, le ho viste tutte e sentito tutto e il contrario di tutto. Ho parlato con signori e con cafoni, con talenti sottovalutati e nullità sopravvalutate. Molti non mi ricevettero mai, alcuni ancora li incontro oggi e mi viene da sorridere un po’. La cosa curiosa è che nessuno mi prese, nemmeno in stage. In cambio però, io presi qualcosa da ognuno di loro. A volte dei buoni consigli, a volte l’esempio di cosa non fare, da qualcuno qualche nozione di copywriting, da altri di art direction o di strategia. Imparai a presentarmi e a presentare i miei lavori. Imparai a non avere soggezione di nessuno ma ad ascoltare tutti. In fondo non ho mai avuto un maestro vero, ne ho avuti tantissimi.

Grazie Davide.

Davide Boscacci. After a four-year experience as Group Creative Director at Leo Burnett on the global FCA account for the brands Fiat, Chrysler, Jeep and Dodge, overseeing the work both in the Torino and Detroit offices, Davide is currently working as Executive Creative Director at Publicis Milan. Previously he was at JWT Italy, where he has worked on many local and international clients. His work has been awarded at major international festivals including Cannes, D&AD, Clio, NY Festival, Epica and Eurobest. He has served as a juror in many festivals including Cannes Lions, D&AD, Eurobest and ADCE.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

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YouTube Ads Leaderboard Italia – Gli Spot Più Visti Su YouTube A Maggio (#ytali)

Ciao!

Se ti trovi su questa pagina è perché muori dalla voglia di vedere gran bella creatività che ha anche generato pacchi di visualizzazioni. E chi sono io per privarti di questa gioia?

Ecco quindi la YouTube Ads Leaderboard Italia, la classifica dei cinque spot più visti su YouTube, per il mese di maggio.

 

NUMERO 5
Cinque spot, cinque bombe, Cinque Stelle. No, non quelle lì, ma quelle di Sammontana e del suo nuovo spot, ormai l’equivalente pubblicitario di una hit estiva.
Sammontana – Cinque Stelle alla nostra estate italiana (2018)

 

NUMERO 4
Tocca a Ikea, che ti racconta come a casa anche da una salsina può nascere un’opera d’arte.
Con IKEA FESTMÅLTID, si cambia in modo creativo e geniale.

 

NUMERO 3
Se avessimo la possibilità di scegliere, sceglieremmo di guardare il nuovo spot di Jeep. E infatti lo facciamo, visto che apre il podio della nostra classifica.
Jeep – Jeep Compass | Freedom Days

 

NUMERO 2
Beccateli tu i gattini acchiappa-like. Qui c’è spazio solo per i cagnolini acchiappa-Fonzies.
Nuovo spot Fonzies 2018

 

[rullo di tamburi]

 

NUMERO 1
Questo mese vince tutto Huawei (che anche se è un brand famosissimo ho comunque dovuto controllare due volte che fosse scritto corretto). Va’ che bello il nuovo spot.
Huawei P20 & P20 Pro | Spot TV (30″)

 

E niente, te l’avevo detto che c’erano delle robe sfiziose. Ci vediamo il mese prossimo con altre bombette fresche fresche!

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I miei primi colloqui/Pagina 2: Patrizia Boglione

Anche i grandi hanno avuto dei primi colloqui, come Patrizia Boglione, oggi direttrice creativa presso Angelini Design.

Patrizia, raccontaci dei tuoi primi colloqui.

La prima volta che ho visto un pubblicitario ancora non avevo finito di studiare. Ho incontrato Riccardo Rinetti e Sergio Caputo che a quel tempo cantava ”Bimba se sapessi che monotonia / Tutte quelle balle sulla fantasia /Guarda che mestiere che mi tocca fare..”. Sembrava quasi un monito per quello che è venuto dopo. Quante volte mi sono chiesta ”ma la creatività è un vero mestiere?” Sì, mi sono risposta ogni giorno in questi 30 anni. Ogni mattina penso che il mestiere che faccio mi continua a dare grande piacere. Dopo quell’incontro molto carino, ho fatto lo stage più corto della mia vita in McCann Roma, una settimana a disegnare tappi dell’olio Esso. Poi mi hanno chiesto se sapevo il tedesco. “No” ho risposto. Ma siccome ogni volta che c’è da studiare qualcosa mi ci metto sempre e per davvero, il giorno dopo mi sono iscritta ad un corso di tedesco all’Istituto austriaco.

Come dice il mio mentore e amico Maurizio Sala “se ci fosse un corso di taglialegna sul Monviso tu ti iscriveresti..” Qualche anno dopo rispondo ad un annuncio per uno stage della Regione Lombardia per giovani pubblicitari, il mio fidanzato era andato in Brasile ed era scomparso. E così mi sono detta “quando torna non mi trova, perché a quel punto lavorerò a Milano.” Ho iniziato una trafila di colloqui su e giù per l’Italia ogni settimana, quando per fare Roma – Milano col treno ci volevano otto ore. Test logico-matematici, colloqui psicologico-motivazionali. Eliminavano candidati a frotte e alla fine eravamo rimasti in pochi e finalmente ci troviamo di fronte ai grandi direttori creativi di quel tempo. Io non sapevo disegnare veramente, perlomeno come quel lavoro richiedeva a quell’epoca. Avevo un portfolio costruito su mille esperienze creative ma, visto oggi, parlava più di me che del mio talento. Al primo colloquio mi viene detto: “guarda noi vogliamo un maschio.” Se mi avessero detto lui è più bravo di te, l’avrei accettato. Ma vogliamo un maschio, no. Forse nella testa del direttore creativo era un modo di dire lui è più bravo di te, ma le parole contano. Pur di lavorare in quel mondo avrei fatto anche il copywriter, non sapendo che dopo 30 anni avrei avuto una mutazione genetica, per cui ora passo il tempo a scrivere strategie, manifesti valoriali e piazzo payoff internazionali come se piovesse. Mi danno l’opportunità di fare un colloquio in McCann con Milka e Franco. Avevo passato la sera prima a farmi dare consigli da Michele Mariani, che un portfolio bellissimo ce l’aveva per davvero. Michele è stato un po’ a quel tempo un angelo custode.

Sono entrata in Mccann a fare l’assistente ad un art che disegnava benissimo. Dopo un po’, in un momento d’ira mi ha detto” Sei una merda, non sai disegnare, non farai mai questo lavoro!” Sono scesa, ho fatto sei giri dell’isolato piangendo. Avevo 23 anni, non ero arrivata lì per questo. Ho asciugato le lacrime e sono piombata nell’ufficio di Franco Moretti. Il quale ha ascoltato e con un grande sorriso mi ha detto ” Ti ho preso per il tuo cervello, bimba, non per la tua mano. Ma lo sai il tedesco?” “Sì” ho risposto. Il giorno dopo ero al gruppo internazionale General Motors, e una settimana dopo volavo a Zurigo dal cliente a presentare in tedesco una campagna per il lancio di una macchina. Non sapevo disegnare, avevo imparato ad usare meravigliosamente la fotocopiatrice come fosse la mia protesi di intelligenza artificiale. Ancora oggi la passione per la tecnologia guida ogni mia scelta professionale, ho avvicinato il mondo delle startup, ho scoperto che il codice può essere affascinante e che sotto un bel sito ci può essere un codice html semplice e meraviglioso. E dedico tutto il tempo libero che ho ai giovani.

Grazie Patrizia.

Patrizia Boglione. Si occupa di creatività e comunicazione da sempre. Dopo 25 anni in McCann-Erickson, nel 2012 si dedica al branding e al design e diventa Direttore Creativo Strategico di Angelini Design, agenzia indipendente di branding, digital e design e lavora principalmente per i mercati Europa e Asia. Attualmente insegna Brand Strategy e Envisioning Personal Branding in ambito universitario e professionale. E’ un coach certificato Creative Personal Branding e aiuta le persone a identificare i propri talenti, ridefinire i propri obiettivi e il proprio mercato potenziale. Lavora come consulente per PiCampus, un fondo di venture capital ed ecosistema incentrato sul talento che unisce designer ed ingegneri per creare innovazione.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui.

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Tutti i Direttori Creativi del GVDE 2018.

Quest’anno abbiamo reclutato ben 93 Direttori Creativi che hanno deciso di seguire l’esempio di Enzo Baldoni, il fondatore e Direttore Creativo di Le Balene che ogni venerdì pomeriggio dedicava il proprio tempo ai giovani creativi.

Proprio come faceva lui, venerdì 15 giugno alcuni tra i migliori Direttori Creativi italiani incontreranno i giovani talenti per aiutarli, dargli consigli e criticare costruttivamente il loro portfolio.

Ecco la lista completa di chi parteciperà in ciascuna delle cinque città coinvolte:

MILANO

Marco Peyrano (The Big Now)

Livio Basoli + Lorenzo Picchiotti (Dude)

Hana Kovacevic (DOING)

Luca Cortesini + Gabriele Caeti (DDB)

Aureliano Fontana + Bruno Vohwinkel (Havas)

Stefania Siani (BBDO)

Franz Degano (Quinto Lancio)

Serena Di Bruno (Grey)

Nicola Rovetta (MullenLowe Group)

Paolo Iabichino (Ogilvy & Mather)

Selmi Barissever + Cristiano Nardò (Leo Burnett)

Paola Morabito (BCUBE)

Andreas Toscano Mielenhousen + Luiz Risi (The Zoo Google)

Daniele Dionisi (M&C Saatchi)

Pas Frezza + Luca Iannucci (Serviceplan)

Davide Boscacci (Publicis)

Isabella Bernardi (Freelance Creative Director)

Alessandro Orlandi (Saatchi & Saatchi)

Federico Ghiso (Alkemy)

Valerio Le Moli (La Fabbrica Creativa)

Mirco Pagano (TBWA)

Antonio Di Battista (JWT)

Stefano Zanoni (The Embassy)

Aldo Pugnetti (The Optimist)

 

BOLOGNA

Massimo Valeri (Local Ambassador ADCI)

Beatrice Furlotti (Baradal)

Laura Grazioli (Nouvelle)

Matteo Righi (DIENNEA)

Alessandro Marani (Canali&C)

Dario Anania (Max Information)

Luca D’Alesio (Touché)

Mirella Valentini (Freelance)

Giulio Nadotti (The AD Store)

Michele Golinelli (Mollusco & Balena)

Domenico Gentiluomo (Esclama)

Pietro Lena (Hibo)

Mirko Cottone (Integra Solutions)

Pierpaolo Marconcini (Nimai)

Roberto De Martini (Nouvelle)

Marco Gucciardi (Changee)

Maurizio Cinti (AdmCom)

 

ROMA 

Lorenzo Terragna (Saatchi&Saatchi)

Mariano Lombardi (Y&R)

Marco Fresta (Gruppo Roncaglia)

Fabrizio Caperna (The&Partnership)

Antonio Fatini (Klein Russo)

Alessandra Romani (Spark44)

Maria Pia Candreva (Spark44)

Sara Portello (DLVBBDO)

Luigi D’Anna (FOX)

Luca Rochira (Mr. Moody)

Guido Scamporrino (Base3)

Marcio Cortez Melendez (Turner)

Stefano Massari (Freelance)

Massimo Guerci (Publicis)

Francesca Lanzilotto (Plural)

Leonardo Pastacaldi (GTB)

Paola Manfroni (Marimo)

Veriana Visco (Think Cattleya)

 

NAPOLI

Luca Pedrani (Imille)

Fabio D’Alessandro (Saatchi & Saatchi)

Anna Meneguzzo (Leo Burnett)

Domenico Manno (DOING)

Patrizia Boglione (Angelini Design)

Alfredo Felco (The Jackal)

Angela Pastore (Antville Multicreatives)

Chicco Meomartini (TBWA)

Luis Ciccognani (Politecnico di Milano)

Sergio Guida (Brand Strategist)

Graziella Bilotta (Healthware International)

Daniela Montieri (Un posto al copy)

Pierpaolo Andolfi (Antville Multicreatives)

Marica Rinaldi (Freelance Creative Director)

Giuseppe Rigo (Graphicnart)

Emy Caterino (Symila Communication Factory)

Alessio Attanasio (MTN Company)

Francesco Quarto (IV Design Studio)

Domenico Catapano (About Lab)

Francesco Galdo (Artedit)

Roberto Ottolino (The&Partnership)

 

PALERMO

Davide Iacono (Mosaicoon)

Cristiano Pezzati (Mosaicoon)

Alessandro Albanese (Just Maria)

Carlo Loforti (Just Maria)

Gianluca Scuderi (Cut&Paste)

Antonio Giambanco (IM*MEDIA)

Marco Riccobono (The New Place)

 

Se volete incontrarli e sfruttare quest’occasione unica, c’è ancora qualche posto disponibile.

Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Milano.

Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Bologna.

Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Roma.

Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Napoli. 

Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Palermo.

Ricordatevi di portare il vostro portfolio. Ci vediamo venerdì 15 giugno per il più grande Grande Venerdì di Enzo di sempre! Crediamo che anche Enzo ne sarebbe contento 😉


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I miei primi colloqui/Pagina 1: Sandro Baldoni.

Iniziamo con Sandro Baldoni, co-fondatore dell’ADCI nel lontano 1985 e direttore creativo e founder de LeBalene.

Ciao Sandro, ci racconteresti i tuoi primi colloqui?

Il mio primo colloquio è stato in JW Thompson. Ero appena sceso a Milano dall’alta montagna Umbra. Arrivo al piano alto di un palazzo del centro, entro in un gigantesco atrio tutto vetrate. Non vedo la porta a vetri perfettamente trasparente che sbarra il secondo corridoio, do una capocciata al doppio vetro. Dall’altra parte, tutti a ridere. Non so se andarmene o restare. Arriva in mio soccorso una receptionist con gli occhi verdi, che trattiene a stento le risa. Decido di restare. Faccio mezz’ora di anticamera tamponandomi il naso col fazzoletto e poi arriva uno con un foulard intorno al collo e gli occhiali scuri anche se fuori era buio. Mi chiede un po’ di cose, ma si vede che pensa ad altro e continua riannodarsi il foulard. Non vedo l’ora di andarmene. Sempre diffidare delle vetrate e dei foulard.

Chi erano i tuoi “guru”? Cosa ti hanno detto?

Non avevo guru. Più che altro dovevo mantenermi, volevo tirare su un po’ di soldi e sarei andato a lavorare ovunque. Sapevo poco di pubblicità, ero (sono) ragioniere. Solo che mi piaceva leggere e a scuola ero bravo a fare i temi. Mio fratello Enzo diceva che potevo far il copy e conosceva Pino Pilla, che allora era uno dei più bravi, e me lo fece conoscere. Andai nel suo ufficio. Non parlava, io meno di lui. Mi fece vedere un titolo su cui stava lavorando, per un’agenzia di recruiting: “Il tuo capo ti dice che sei bravo, sveglio e intelligente. Come mai hai un capo?”. Mi chiese un parere. ‘Azz, era bello: pensai che forse in pubblicità si poteva scrivere anche qualcosa di intelligente. Glielo dissi.

Si accese la quinta sigaretta in dieci minuti e mi portò di là a parlare con Emanuele Pirella, il quale dopo un quarto d’ora mi congedò dicendomi che era meglio se avessi provato a fare un altro mestiere. Trovai lavoro in pubblicità (intanto facevo il portiere di notte) solo qualche mese dopo, in CPV, con Marco Vecchia, grande maestro. Lì scoprii che c’era anche un certo Pasquale Barbella, un pugliese che scriveva titoli fulminanti e body copy alla John Fante: di sera presi l’abitudine di andare a scavare nel suo cestino per vedere quello che scriveva. La maggior parte delle cose cestinate erano già pepite d’oro. Da lui (un altro che parlava poco) rubai tutto quel che potevo.

Quando è che ti sei sentita/o onorato/a?

Onorato non lo so, non sono il tipo. Divertito, anche un po’ vendicativamente gratificato, sì: dopo un anno e mezzo ricevo una telefonata di Pirella che mi dice: “Ho sbagliato, voglio assumerti, ti do il doppio di quello che ti danno adesso”. Poco dopo ho comperato la mia prima 500 col tettino che si scoperchiava.

Quando è che ti sei vergognato/a?

Quando ho dato la capocciata al vetro. Dopo non ricordo.

Come era il tuo primo book?

Un po’ unto, me lo fece notare un art director con cui lavoravo, il grande Agostino Reggio. Me lo smacchiò con la trielina. Era una specie di quadernone nero dove avevo appiccicato i vari lavori (allora quasi tutta stampa).

Ci racconti qualche aneddoto su come lo hai costruito? Chi ti ha aiutato.

Il mio primo art era appunto Agostino. Lui aveva più esperienza di me e sapeva come congegnare un portfolio. Trasformò il quadernone in un oggetto di design e razionalizzò la sequenza delle campagne. Lavorammo insieme prima in CPV, poi in GGK e poi appunto con Pirella, all’agenzia Italia. Facevamo belle cose. All’Italia incontrai anche quell’eccelsa testa di Lele Panzeri. In breve tempo tutti e tre facemmo delle grandi campagne. Così, dopo qualche tempo, il portfolio non mi serviva più. I direttori creativi che incontravo conoscevano già il mio lavoro. Me la tiravo anche un po’, avevo 26/27 anni ed ero pirla come si è a quell’età (in genere).

Quali sono gli insegnamenti che hai tratto dai colloqui?

Direi: se hai bisogno di soldi, cresta bassa. Se hai già fatto qualche bella cosa, cresta alta e un po’ di spocchia, serve per alzare il banco. Poi: sii sempre te stesso, parla poco, fai parlare il tuo lavoro.

Grazie Sandro.

Sandro Baldoni. Copywriter di lungo corso, ha lavorato prima in varie agenzie internazionali, poi ha fatto il free-lance con STZ Milano, GGK New York, Leo Burnett Italia e Lurzer/Conrad Francoforte. Nel 1984 ha aperto la sua prima agenzia, la FCA, con Lele Panzeri e Fabrizio Sabbatini. È stato regista e sceneggiatore di quattro film, tra cui Strane Storie, premiato come migliore Opera Prima al Festival di Venezia e La Botta Grossa, Nastro d’Argento come miglior documentario italiano nel 2018. Attualmente è socio delle Balene e cofondatore di Acqua su Marte, spazio di coltivazione delle idee.

“I miei primi colloqui” continua. Se non sai cosa sia leggi qui: http://blog.adci.it/adci/anche-i-grandi-hanno-avuto-un-primo-colloquio-e-alcuni-non-sono-andati-meglio-di-te/

In collaborazione col team di Plural: Marco Diotallevi, Direttore Creativo; Sara Tiano, Art Director; Francesca Lanzilotto, Strategist e Antonella Dente, Social Media Manager.

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Anche i grandi hanno avuto un primo colloquio. (E alcuni non sono andati meglio di te)

Celebrare i momenti più emozionanti e formativi della nostra carriera attraverso i ricordi privati dei protagonisti della pubblicità contemporanea. Questo l’obiettivo de “I miei primi colloqui”, la rubrica editoriale che accompagnerà il blog fino al Grande Venerdì Di Enzo, il 15 giugno.

Un viaggio nel tempo raccontato dai direttori creativi Sandro Baldoni (LeBalene), Patrizia Boglione (Angelini), Davide Boscacci (Publicis), Federico Ghiso (Alkemy), Nicola Lampugnani (Discovery), Mariano Lombardi (Y&R), Anna Meneguzzo (Leo), Nicola Rovetta (MullenLowe), Alessandro Sciortino (McCann) e tanti altri.

“Le mani sudate, la voce spezzata e il cuore a mille sono sensazioni che non appartengono solo agli studenti di oggi” afferma Marco Diotallevi, direttore creativo di Plural e autore del progetto. “Ogni stroncatura, ogni complimento ed ogni critica sono insegnamenti indimenticabili su cui si fonda la carriera di ognuno di noi.” Il progetto vede la collaborazione del team di Plural: Sara Tiano, Art Director, e Francesca Lanzilotto e Antonella Dente, Strategist e Social Media Manager. L’appuntamento è quindi ogni giorno qui, sul blog Adci.

 

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Parole O_Stili, edizione 2018

Parole O_Stili 2018: oltre 1.000 esperti della rete e persone da tutta Italia a Trieste per fare il punto sui temi dell’ostilità in rete.

Trieste, 7 giugno 2018 – “Quando le parole sono un ponte” – quinto principio del Manifesto della comunicazione non ostile e, oggi più che mai, tema di grande attualità – è il filo condutture di Parole O_Stili 2018, l’appuntamento annuale che giovedì 7 giugno vede riunirsi a Trieste oltre 1.000 esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, influencer, rappresentanti della PA e numerose persone e professionisti provenienti da tutta Italia, legati dalla volontà di promuovere un dialogo per contrastare il linguaggio dell’odio in rete e non solo.

Hate speech, fake news, fact-checking, disinformazione e formazione, consapevolezza e fiducia: tanti i temi affrontati in diversi ambiti, dal giornalismo alla politica, dal business alla pubblica amministrazione, dalla scuola alla famiglia, a partire dai nuovi dati delle ricerche presentate in anteprima per questa occasione:

l’indagine inedita di SWG su “Hate speech e Fake news nel lavoro e nel business”, condotta tra cittadini, lavoratori e dirigenti;
gli esiti della ricerca “Trust in progress. Viaggio alla scoperta dei nuovi costruttori di fiducia” realizzata da RENA per indagare gli attori, le realtà e i meccanismi necessari per favorire una nuova creazione di fiducia;
i dati su “Competenze digitali e mediazione sociale dei ragazzi online” di “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, la ricerca condotta dall’OssCom dell’Università Cattolica in collaborazione con il Miur e l’ATS Parole Ostili.

Al via inoltre due nuovi importanti progetti: il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende”, scritto da Annamaria Testa e da un gruppo di aziende sensibili al tema, e l’iniziativa Paroleinformazione, una vera e propria chiamata al mondo dell’informazione affinché possa farsi portatore di consigli e di un messaggio di sensibilizzazione su un tema attuale come quello dell’utilizzo del linguaggio in rete e non solo.

Rispetto ai cittadiniscende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull’hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%). Per entrambi i fenomeni, a distanza di un anno si evince una tendenza all’assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni espresse dai cittadini, con un conseguente calo dell’attenzione “di massa” e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all’ordine del giorno. Due persone su tre pensano che le fake news e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d’ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre solo per il 23% si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell’epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d’istruzione degli intervistati: sono infatti le persone laureate le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni. In generale, politica/economia ed esteri/migrazioni rimangono i temi centrali su cui si innescano fake news ed hate speech, sebbene il tema esteri/migrazioni (31%) mostri un minor livello di hate speech rispetto al primo (50%). 

Inedite le rilevazioni di SWG sul campione di lavoratori e dirigenti: il 58% dei lavoratori dipendenti intervistati sostiene che l’uso di linguaggio aggressivo e irrispettoso sia diffuso in ambito lavorativo e che lo sia di più rispetto a 10 anni fa (lo crede il 47%). Eppure sette dipendenti su dieci ritengono che lo stile comunicativo delle imprese abbia una funzione pedagogica perché incide direttamente sul cambiamento di linguaggio della società. Emerge quindi anche l’importanza che le aziende possono avere nel ruolo di sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza e uso degli strumenti del digitale.
Da parte loro anche i dirigenti ritengono molto cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni e circa un terzo si sente ancora a disagio con il nuovo modello comunicativo (36%), i cui ingredienti principali sono protagonismo e aggressività, prevalenti rispetto ad assertività ed empatia. L’81% dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e fake news e il 59% afferma di riscontrare difficoltà nel controllo della propria brand image online, soprattutto sui social. Andando più nel dettaglio emerge che, per sentirsi attrezzate a comunicare sui social network, alle aziende mancano soprattutto competenze (42%), ma anche risorse umane (30%), approccio mentale e culturale al fenomeno (24%), investimenti (20%), pratica ed esperienza (18%). Infine, sulla linea tra buona educazione e toni forti, per la quasi totalità dei dirigenti (95%) la buona educazione e il linguaggio incidono sulla brand reputation delle imprese di oggi, sebbene il 43% degli intervistati affermi allo stesso tempo che una pubblicità, per essere efficace, debba usare toni forti.

“Il tema della parola e dell’ostilità nel linguaggio è centrale in questo momento storico. A dimostrarcelo sono state le centinaia di migliaia di persone, provenienti da ogni parte d’Italia, che
in poco più di un anno hanno aderito spontaneamente al Manifesto della comunicazione non ostile, portandolo a compiere un viaggio straordinario fra case, scuole, uffici, istituzioni, al di là di
qualsiasi aspettativa. Insegnanti, impiegati, manager d’azienda, comunicatori, professionisti e persone che hanno reso Parole O_Stili una community sempre più grande, espressione chiara e trasversale di un bisogno di stile e rispetto nell’utilizzo dei social media e, in generale, del
linguaggio, dalla politica alle imprese, alla vita di tutti i giorni, per accompagnare la crescita di una società civile consapevole e responsabile. Grazie di cuore, da parte nostra, a tutte queste
persone”, ha commentato Rosy Russo, fondatrice di Parole O_Stili.

Dalla scrittrice Michela Murgia ad Agnese Moro, dalla giornalista Maria Concetta Mattei alla Senatrice Valeria Fedeli, da Antonia Klugmann, chef stellata e giudice di MasterChef Italia, a Carlo Verna, Presidente Ordine dei Giornalisti Italiani, da Annamaria Testa, esperta di comunicazione e saggista, a Paola Bonini, Consultant Digital Direction Rai: sono solo alcuni dei nomi che, a partire da ambiti, esperienze, stili e professioni diverse, hanno dialogato e riflettuto sull’importanza del linguaggio e delle parole, sulla consapevolezza che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone ma anche di aziende, enti e istituzioni. Con l’obiettivo di trovare insieme soluzioni che possano contribuire a ridurre e contrastare questo fenomeno.

Parole O_Stili 2018 è stato realizzato con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Porto di Trieste e grazie agli Sponsor Carrefour, Costa Crociere, Sorgenia, Illy, Coca-Cola HBC Italia, Genertel, Eurospital, Ikea.

L’appuntamento di Trieste segna una nuova tappa nel percorso di Parole O_Stili, la prima community in Italia contro la violenza 2.0 nata a febbraio 2017 con il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile” – dieci principi di stile per arginare e combattere i linguaggi ostili in Rete – che in pochi mesi ha già compiuto un viaggio straordinario di bacheca in bacheca, passando per le aule delle scuole, per le università, gli uffici e molte aziende, non solo Italia, ma anche in Europa.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” 

Rappresenta una risposta delle imprese e per le imprese ai rischi connessi alla diffusione del linguaggio d’odio nella società il “Manifesto della comunicazione non ostile… per le aziende”, dieci principi a cui aziende e imprese possono ispirarsi per gestire al meglio il dialogo sui social media e i rapporti online. Come già era avvenuto per l’elaborazione, prima per la Politica e poi per la PA, ad ogni punto del Manifesto corrisponde una declinazione per il business, elaborata nella sua versione finale da Annamaria Testa sulla base dei contributi proposti da aziende sensibili alla tematica dell’ostilità nel linguaggio in rete e non, che hanno deciso di partecipare alla stesura del Manifesto. Fra queste vi sono in particolare: Carrefour, Coca Cola HBC Italia, Costa Crociere, Discovery, Piaceri Mediterranei, Genertel, Granarolo, Groupon, Ikea, Illy, AXA Italia, Mondadori Education, Gruppo Nestlé Italia, Nissan, Playmobil, SEC – Strategy PR Advocacy, Signify, Sorgenia, Spin Master, The Walt Disney Company Italia, Trieste Airport.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile…per le aziende” fa parte delle iniziative promosse dall’“Academy Parole O_Stili”, nata per definire e promuovere i principi di rispetto e
cittadinanza che devono governare la comunicazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni nei social media. Rivolto a collaboratori di aziende, istituzioni ed enti, il percorso formativo si propone di promuovere anche in azienda una maggiore consapevolezza rispetto al linguaggio sui social allo scopo di attivare un cambiamento nei comportamenti comunicativi delle persone: virtuale è reale, reale è virtuale. Da poche settimane, il Porto di Trieste è la prima istituzione in Italia ad aver ottenuto l’attestato “Parole O_Stili. Per una comunicazione responsabile”, dopo aver intrapreso e concluso un percorso formativo dedicato che ha visto parte del personale lavorare con esperti qualificati e partecipare a corsi e workshop sull’importanza dell’utilizzo dei linguaggi non ostili sui social network e sul web.

Paroleinformazione 

Organizzata da Ordine dei Giornalisti nazionale, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Parole O_Stili, l’iniziativa “Paroleinformazione” è una “chiamata collettiva” ai giornalisti italiani, per chiedere di contribuire alla creazione di una raccolta di consigli, punti di vista, esempi riguardanti lo stile con cui un giornalista può (e dovrebbe) stare in rete. L’obiettivo: portare l’attenzione sul tema dell’utilizzo delle parole in rete e creare uno strumento agile e utile per le nuove leve che credono nel giornalismo, per quanti intendono lavorare con le parole, per quanti sono semplicemente interessati al tema.

In che modo si può partecipare? Commentando, rigorosamente in 280 caratteri (lo spazio di un tweet), uno fra i dieci principi del Manifesto della Comunicazione non ostile, e offrendo un contributo professionale e allo stesso tempo personale. Una parte dei commenti formerà un ebook che verrà diffuso in rete.

Il libro “Parole OStili – dieci racconti” 

Appena uscito in libreria e reso disponibile gratuitamente dal MIUR in ebook per tutti i docenti, il libro “Parole Ostili – dieci racconti” – edito da Laterza e dal Salone internazionale del Libro di Torino – presenta 10 racconti per 10 scrittori, ciascuno liberamente ispirato a un principio del Manifesto della comunicazione non ostile. A cura di Loredana Lipperini e nato dalla collaborazione tra il progetto “Parole O_Stili” e il MIUR, il libro riunisce alcune fra le voci più interessanti della narrativa contemporanea – Tommaso Pincio, Giordano Meacci, Giuseppe Genna, Diego De Silva, Helena Janeczek, Alessandra Sarchi, Fabio Geda, Nadia Terranova, Christian Raimo, Simona Vinci – per riflettere sull’uso del linguaggio in rete, attraverso lo strumento del racconto.

Parole O_Stili e il Manifesto della comunicazione non ostile 

Nato dal lavoro collettivo di oltre cento professionisti della comunicazione, il Manifesto della comunicazione non ostile esprime una duplice volontà: rendere la Rete un luogo migliore, meno violento, più rispettoso e civile e responsabilizzare ed educare gli utenti a praticare forme di comunicazione non ostile. Lanciato a Trieste nel febbraio 2017, in pochi mesi si è diffuso non solo in Italia, ma in tutta Europa, ed è stato tradotto in 17 lingue. Oggi è al centro di un grande e ambizioso progetto di educazione collettiva promosso dall’Associazione Parole O_Stili, impegnata nella sensibilizzazione contro l’ostilità delle parole online e offline. Sono numerose le iniziative che, negli ultimi mesi, si sono sviluppate intorno al Manifesto, dalla comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini, alla comunicazione d’impresa, a quella politica, oltre a progetti e appuntamenti dedicati a studenti e docenti. Questi ultimi, in particolare sono stati resi possibili grazie alla partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, da sempre sostenitori centrali del progetto, e all’importante protocollo d’intesa firmato dall’ATS Parole Ostili con il Miur. Tutte le iniziative sono consultabili su: paroleostili.com


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Pubblicato in ADCI