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Al via il ciclo di appuntamenti Google dedicati ai soci ADCI

Prende il via giovedi 3 aprile alle 16:00 il ciclo di appuntamenti organizzati da Google per tutti i membri dell’ Art Directors Club Italiano. Sarà l’occasione per parlare di creatività e digitale e approfondire i temi più caldi e le sfide che si pongono per la industry.

Si parte con YouTube, il team di Google presenterà le potenzialità creative della piattaforma di video sharing attraverso casi di successo ed esempi pratici italiani e internazionali.

A seguire l’agenda dell’incontro:

- YouTube e lo scenario del video online

- Potenzialità creative di YouTube, esempi e best practices

- Advertising su YouTube

L’evento, seguito da un aperitivo, avrà luogo in via Leto Pomponio 3/5 Milano presso TBWA.

Vi aspettiamo numerosi!


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 31_03_014

Twitter:@claudianeri

Los Angeles, Elsa Mora, illustratrice/paper sculptor di origine cubana

Il talento di Rae Martini, giovane artista con base a Milano

A MiArt con la galleria milanese Riccardo Crespi, Stephanie Nava giovane artista francese.

Photo essay sull’hockey di Almaphotos giovane agenzia fotografica milanese.


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Posticipata la deadline degli ADCI Awards

Abbiamo accolto la richiesta che ci è arrivata da parte di diverse agenzie di posticipare la scadenza e quindi prorogato la data di deadline degli ADCI Awards.

CFE 2014Affrettatevi comunque a definire le Case Histories e iscrivere i progetti perché, per questioni tecniche e di calendario, il 15 aprile rappresenterà la scadenza definitiva. Ricordiamo che possono partecipare tutti i lavori che siano stati pubblicati nel periodo che va dal 1° marzo 2013 al 28 febbraio 2014, che non è necessario essere soci ADCI per partecipare ma è invece necessario che i progetti siano approvati dal committente e pianificati su mezzi coerenti con il target e con gli obiettivi di comunicazione (tranne per la categoria R&D). 

Per ulteriori informazioni, potete scaricare la Call for Entries qui.

Per l’iscrizione dei lavori invece l’indirizzo è questo.


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Un’occasione che non può passare inosservata.

E te credo!
Stiamo parlando dei Giovani Leoni!
Il grande weekend si sta avvicinando, quindi forza gente, fate fumare le vostre tastiere e intasate il sito di Rai Pubblicità. Iscrivetevi, iscrivetevi, iscrivetevi.
Ritorniamo a far ruggire ancora l’Italia!

Daje!

Per chi se le fosse perse, ecco tutte le info.

 

Per gli spot Cfe, un ringraziamento speciale va a Top Digital che ci ha fornito la musica.

 


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È mancato Umberto Savoia

Ieri è mancato Umberto Savoia, uno dei protagonisti degli anni d’oro della pubblicità italiana. La sua figura è legata in modo particolare ai successi della FCB, della quale è stato per molti anni direttore creativo. Ci mancheranno, mi mancherà  la sua unicità, la sua ironia, la sua passione per la vita, l’amore per il nostro mestiere che esprimeva con grande curiosità e dedizione.

I funerali si terranno domani, mercoledì 26 marzo alle ore 11.00 a Milano in Via Antonini, 3 presso la Piccola Casa del Rifugio.

(Gianfranco Marabelli)


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri, 24_03_014

twitter: @claudianeri

MoonMoon il nuovo progetto digitale, aperto, interattivo di Olafur Eliasson e Ai Weiwei

Thingsorganizedneatly, inventato da Austin Radcliffe sito sulla fotografia still life fortemente strutturata

I designer inglesi di DesignProject.

Il lavoro della giovane illustratrice romana Michela Picchi.


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Non siamo buoni a fare solo le campagne sociali.

Sono in corso le iscrizioni agli Adci Award. E questo lo sapete tutti. C’è un’altra manifestazione alla quale  vorrei iscriveste i vostri lavori, entro il 31 marzo.

Vi spiego le ragioni.

Articolo tr3 ha patrocini importanti, tra i quali spicca quello della Presidenza della Camera dei Deputati. Ci “sfida” a “tirare fuori il meglio”. È un’ottima vetrina per mostrare di cosa siamo capaci e cosa abbiamo saputo fare nell’ultimo triennio (da marzo 2011 a marzo 2014).

È anche una possibilità concreta (oltre che gratis) per lavorare alla nostra reputazione.

Articolo tr3 si definisce il primo festival della pubblicità corretta. Invito tutti i Soci Adci (e non solo loro) a raccogliere questa “sfida buona”: Seppellite, in senso figurato, il comitato organizzatore con centinaia di campagne. Già tra i progetti iscritti agli Adci Award 2013 ce ne erano moltissimi con le caratteristiche per prendere parte a questa manifestazione. Lavori con insight interessanti e di “rottura” rispetto a determinati stereotipi. Anche se non eccellenti al punto da entrare nella shortlist. Del resto sono meno del 15% i lavori selezionati per essere pubblicati nell’Annual Adci.

Riponiamo nel cassetto pensieri “snob” tipo “cosa può aggiungere questo premio al mio curriculum?”.

La questione non è vincere un premio in più. La questione è raccontare, alla società di cui siamo parte, che il lavoro del creativo pubblicitario non è produrre quella spazzatura che finisce per avere in Rete molta più visibilità dell’Annual Adci. È un’occasione di diffondere cultura della comunicazione e abbattere almeno un paio di pregiudizi negativi nei nostri confronti. Cogliamola per favore. Io stesso invierò almeno una decina di lavori. Nulla di così innovativo da poter concorrere a Cannes o al nostro Award. Ma progetti abbastanza buoni per dimostrare che è ancora possibile essere pubblicitari e avere al tempo stesso una coscienza della nostra responsabilità sociale.

Possiamo dimostrare che tra le nostra fila ci sono seri professionisti, in grado di dare valore alle marche per cui lavorano, ma nel rispetto del contesto civile di cui tutti siamo parte. Possiamo dimostrare che i veri pubblicitari non sono dei meschini speculatori dell’altrui immagine. Piccoli untorelli disposti a violare la più elementare deontologia in nome della “conversation”.

Lo so, per molti di noi tutto questo è arcinoto e scontato. Ma non lo è per niente al di fuori del nostro settore.

Per partecipare dovete solo inviare i vostri progetti a questo indirizzo email: info@articolotre.eu

Formati dei materiali e domanda di partecipazione sono a questo link.

 


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“Il Logo di Firenze è un lavoro rubato che banalizza la città”. Parola di Milton Glaser.

Poiché è probabile che questo post venga letto anche da qualche assessore e qualche politico, linko Milton Glaser alla corrispondente voce Wikipedia. Anche se non capite nulla di design, grafica, loghi e strategie di branding, è probabile che il logo di NY lo abbiate visto. Magari da giovani avete addirittura appeso, nella vostra cameretta piena di ideali destinati al macero,  il più celebre tra i poster di Bob Dylan. Anche quello è opera di Milton Glaser.

Diana Di Nuzzo, giornalista di Artribune, è andata a intervistare proprio  Milton Glaser a NY e ci ha mandato in anteprima il video.
Posto anche la traduzione (sempre di Diana Di Nuzzo) e un suo commento.

Traduzione

“La prima domanda che occorre fare è: quale è il fine per l’identità di una città. Il fine è elevare la città nella coscienza delle persone in una maniera che sia memorabile, in modo tale che la prossima volta che vedranno questa rappresentazione, la ricorderanno. Purtroppo quello che è stato fatto è perfettamente dimenticabile, infatti dopo che l’hai visto non te lo ricordi più. Non è un marchio, è uno piccolo poema, e come tale dovrebbe essere una antologia di poesia, che va bene, ma come marchio che rappresenta la città e totalmente inadeguato. In aggiunta, quello che vuoi che accada quando guardi ad una identity è avere affezione per un’istituzione, il più importante compito per un trade mark, è far sentire lo spettatore affezionato a cosa si rappresenta. Qui non puoi avere nessuna affezione, perchè non sai cosa vuole dire. Inoltre, è copiato da un pre esistente marchio di un’altro luogo. La combinazione è disgustosa, non solo è inadeguata, e non serve i suoi fini, ma è anche un plagio, che imbarazzo!…Si sta parlando di una delle più grandi città, istituzioni, simboli nel mondo, non si sta parlando del New Jersey, si parla di Firenze! E Firenze deve essere espressa in un modo che esprima la propria importanza nella storia della civilizzazione, mentre qua tutto quello che abbiamo è un lavoro rubato che banalizza la città, che la rende meno importante di quello che è, e la fa sembrare come una qualsiasi altra piccola città che aspiri ad essere significativa. La cosa è stata diretta cosí male che è impossibile capire come si sia arrivati a questo punto. Ma si sapeva fin dall’inizio, quando hai mille idee, non ci sono possibilità che la migliore venga selezionata. Non puoi selezionare il migliore tra mille di nulla!”

Commento  (Diana Di Nuzzo)

“All’indomani della proclamazione del vincitore del contest lanciato dal Comune di Firenze per trovare il nuovo brand della città, Milton Glaser mi accoglie nel suo studio. Nella piccola palazzina sulla trentaduesima, mostro al guru del graphic design quello che è stato dichiarato numero uno tra i 5000 progetti sottoposti sulla piattaforma digitale Zooppa da un pubblico non selezionato. Selezionata solo dopo la chiusura del concorso è stata invece la giuria, che ha scelto l’immagine del nome di Firenze in quattro lingue, incorniciate in un quadrato. Alcune delle lettere vengono evidenziate in grassetto, e il marchio viene presentato come qualcosa di originale ed essenziale in fatto di comunicazione visiva. Peccato che dopo avere cominciato a circolare on line, il pubblico di internet abbia iniziato ad agitarsi, dopo avere riconosciuto nell’immagine, un’eccessiva somiglianza con il simbolo usato dalla città di Praga, che pure si presenta nella forma della sua declinazione in lingue diverse, all’interno di un quadrato come contenitore visivo. Ma le coincidenze non terminano qua. Alcuni occhi attenti hanno anche osservato che, all’interno del focus del quadrato, le lettere evidenziate in grassetto, costituiscono quasi totalmente il cognome dell’ormai premier italiano. La storia si infittisce ulteriormente quando l’autore del logo viene identificato come un collaboratore assiduo del Comune di Firenze. Dunque, tra ben cinquemila proposte, il vincitore per l’appunto aveva già ripetutamente svolto servizi di comunicazione commissionati dal Comune. Per tutta questa serie di motivi ho ritenuto importante sentire la voce di colui che ha segnato la storia della creatività dando luce al logo che da anni ormai contraddistingue l’identità visiva di New York: I heart NY. Milton dice: “Il compito dell”identity” di una città, è quello di elevare la città alle coscienze della gente. Le persone devono ricordare. E, guardando a questa immagine, le persone non si ricorderanno di essa. Questo è stato l’esito di un bando che riflette un’illusione di democrazia, presentando un risultato non democratico.” Insomma, questo sedicente quadrato magico non contribuisce ad arricchire di senso e il valore di una identità che è oggetto di ammirazione di turisti che parlano le lingue di tutto il mondo, non più latino, bensí una infinità di altri idiomi esclusi da questo tentativo claudicante di branding. La somiglianza paradossale con il logo di Praga è invece quello che imbarazza di più se si lascia da parte il fatto che l’inscrizione del cognome di Renzi somiglia ad un messaggio non poi troppo subliminale, inducente ad una lettura involontaria del cognome Renzi, figura responsabile di un bando enunciato in modo non professionale, come denunciato dalle categorie di settore, che a questo giro hanno avuto la loro sana rivincita morale. Alla fine Milton Glaser mi congeda sorridendo: hai tutte le carte in regola per scrivere una piece teatrale molto divertente…”

Vorrei fare presente che il mio obiettivo non è distruggere il povero vincitore, ma ribadire il concetto di quanto le idee e la creatività siano un bene da considerare molto più attentamente di quanto abbia saputo fare l’amministrazione Renzi. (Diana Di Nuzzo)

Come presidente Adci vorrei aggiungere anch’io qualche considerazione.

Sia Adci sia Aiap hanno tentato in vari  modi di scongiurare questa ennesima farsa. Abbiamo cercato più volte il dialogo. Nonostante la risposta di Renzi alla Presidente Aiap Daniela Piscitelli sia stata, più o meno, “perché non partecipate anche  voi al concorso Zooppa?”.

L’esito finale non è migliore di quanto già denunciavo ai tempi del logo di Roma: Dalla lezione Morandi a quella Alemanno, passando per Milton Glaser.
Là la gestione era del centro destra, qui del centro sinistra (?). Per Roma oltre 1000 proposte. Per Firenze 5000.

A parte i dettagli, posso in pratica replicare quasi le stesse parole. A distanza di soli 15 mesi. Che tristezza.

Nel piccolo studio in cui lavora oggi Milton Glaser, c’è un motto incorniciato: Art is a work.

Trattate con rispetto il lavoro. Soprattutto se non lo conoscete e non lo sapete fare. Non c’è nulla di male nel non essere competenti in una disciplina. Ma c’è molto di male nel non saperlo riconoscere e nel gestire da incompetenti queste situazioni

La prossima volta, anziché sfruttare la “conversation” derivante da oltre 5000 proposte di logo,  (e raccontarlo pure in giro), rivolgetevi a pochissimi professionisti capaci. Non sapete individuarli? Ci sono associazioni professionali (come l’Aiap e l’Adci) che ve li sapranno indicare e si renderanno disponibili a comporre una Commissione realmente competente. Naturalmente potrebbero anche aiutarvi nella stesura di un brief utile. Perché leggendo quello che avete scritto era prevedibile anche l’esito.

Noi siamo i figli dei figli dei figli di Michelangelo e Leonardo, dicevano con giusto orgoglio due protagonisti di un vecchio film dei fratelli Taviani (Goodmorning Babilonia). E per dio se è vero. E per dio se sembra invece falso guardando il logo di Firenze.

Siamo davvero stufi di essere i “cittadini figli di puttana” di un Paese che comunica attraverso “lavori” come l’ex logo di Milano Expo, il berlusconiano “magic italy”, o la campagna contro la droga di Giovanardi.

Siamo stufi di politici, assessori e valvassini vari che quando hanno un pugno di euro per comunicare si rivolgono a qualunque esperto di supercazzole varie anziché a chi ha la competenza per farlo. 

Chioso con le parole di Renzi (postate su Facebook) a proposito del logo di Firenze

 

 

 

 


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri 17_03_014

twitter @claudianeri

ElasticTV, New York, video maker/designers autori della “enorme” sigla di apertura di True Detective

Daniel Arnold, fotografo di Brooklin che tra i primi è riuscito ad utilizzare Instagram in maniera commerciale, vendendo foto personali.

Video sul grande artista francese Christian Boltanski, che commenta una sua celebre recente istallazione alla Bieannale di Venezia

Il pavillion di recente creazione firmato Smiljan Radic alla Serpentine Galleries a Londra.


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Il logo di Firenze – vicenda emblematica di un Paese che non ama le idee.

 

Premessa, nota ormai a tutti: metti un concorso sulla piattaforma Zooppa per il nuovo brand turistico della città di Firenze.

Sono già stati spesi numerosi post, perché era naturale che questa premessa presagisse risultati poco convincenti. Potete rileggerli in quest’ordine:

1 agosto Il logo di Firenze, 4 agosto più princìpi e meno coolness, 9 agosto prove di dialogo, 24 settembre le ragioni degli altri, 4 novembre facciamo il punto, 4 dicembre ultimo round la giuria.

Daniela Piscitelli, presidente Aiap, e Massimo Guastini, presidente Adci,  in una lettera al comune – che non ha mai avuto risposta- avevano chiesto trasparenza sui lavori della giuria, e di conoscere tempi e modalità di giudizio.

Hanno anche espresso numerose perplessità sotto forma di alcune domande da porre alla conferenza stampa per la presentazione del marchio vincitore:

- 5000 mila proposte. Anche dedicando una “attenzione” davvero esigua (1 minuto a lavoro) significano 83 ore di lavoro.

Non credete che valorizzare la creatività significhi dedicarle la giusta attenzione?
Non credete che valorizzare la creatività significhi darle soprattutto un giusto valore economico?
Sapete quanto lavoro è necessario per elaborare un logo (per non parlare di una strategia di branding)? Quante ore di  lavoro servono secondo voi?

- Perché non avete accolto i suggerimenti di Associazioni, Adci a Aiap, sul come far rientrare in una best practice la gestione di questo concorso?
Le modalità con cui avete gestito questa gara sembra che non siate consapevoli di quanto lavoro serva. Nel caso lo sappiate, non credete di avere violato 2 articoli della costituzione chiedendo di proporre idee gratis?
Conoscete i due articoli della costituzione in questione?

La nostra è una repubblica fondata sul lavoro (1) Il lavoro va pagato adeguatamente (36).
Creare un logo è un lavoro, perché non lo pagate?

- Se non potete pagare 5000 proposte (come è ovvio)  perché non vi fate aiutare nella selezione di 4 strutture competenti, riconoscete un rimborso minimo a tutti per partecipare e poi fate scegliere a una commissione che a sua volta abbia il giusto tempo e le giuste competenze per valutare le proposte?”

A esporre questi dubbi sono andata in qualità di socia professionista ADCI assieme al mio socio Cosimo Lorenzo Pancini, membro del direttivo Aiap 2009/2012 – entrambi consci della difficoltà nell’intervenire in una discussione che vedeva presenti, sia nella giuria che tra i partecipanti, numerosi colleghi.

E il vero colpo di scena è che il marchio vincitore è proprio di uno stimato professionista di Firenze, Fabio Chiantini, che ben conosceva il tipo di linguaggio visivo che sarebbe stato apprezzato dalla commissione. E dunque è stato facile chiedere se c’era davvero bisogno di un contest su Zooppa per arrivare – ironia della sorte – a premiare un professionista locale con un portfolio ricco di progetti per enti pubblici e che sarebbe probabilmente stato tra i candidati ideali di un incarico diretto dell’amministrazione comunale.

Il tono dell’incontro si è un po’ alzato quando abbiamo chiesto se non trovassero incostituzionale aver fatto lavorare gratuitamente migliaia persone, per poi scoprire che il progetto vincente è di chi vanta trenta anni di esperienza professionale con gli enti istituzionali del territorio.

Inoltre, un city-brand all’estero viene considerato un progetto di un valore ben superiore ai 15 mila Euro che Chiantini si porta a casa senza che nessuno si sia ancora chiesto cosa ne sarà dello sviluppo del brand book.

La risposta è stata evasiva e curiosa.

Pare che il concorso sia stata l’occasione per sperimentare una nuova opportunità (sì, è stata usata questa esatta parola) e al contempo farsi un’idea sulla reputazione di Firenze vista da fuori, dato che numerosi contributi arrivavano da oltreconfine.

Così oltre all’inganno, la beffa! Un concorso che si sostituisce ad un onesto incarico di progettazione d’alto livello e pure ad un’indagine di mercato! Due piccioni con una fava, come si dice a Firenze!

E dunque, come in una pièce teatrale, ognuno ha un suo ruolo in questa commedia:

un Sindaco con esigenza di avere massima visibilità con un progetto social;

migliaia di giovani designer o creativi improvvisati con il sogno di svoltare;

Qualche professionista affezionato alla propria città con un po’ di tempo per fare un tentativo lanciando una goccia nel mare;

E tutte queste priorità personali potevano essere i presupposti per la realizzazione di una strategia di brand che rappresentasse una città con un’identità complessa come Firenze, il legame con i suoi cittadini, i suoi rapporti conflittuali con il mondo dell’arte contemporanea, della moda, del turismo d’élite così come quello di massa?

Insomma, che piaccia o no, ora Firenze ha un nuovo marchio per turisti;

un sindaco che è Presidente del Consiglio;

un designer che ritirerà il premio dello sponsor, senza sapere se seguirà una collaborazione per il brand book e a che condizioni;

migliaia di partecipanti amareggiati per aver buttato via tempo gratuitamente;

Ma di brand e strategia ovviamente neanche l’ombra.

Debora Manetti