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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

L’illustratore francese Jean Philippe Delhomme, autore tra l’altro del bellissimo libro su New York pubblicato da Louis Vuitton.

Le sculture liquide dell’artista cilena Livia Marin

Il talento dell’illustratrice italiana Valeria Petrone

La designer/typographer, autrice di memorabili pubblicazioni – americana di origini italiane Louise Fili, esperta di cultura tipografica italiana.

Su Twitter @claudianeri


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Nuovo Consiglio Direttivo ADCI 2014-2017

Nuovo Consiglio Direttivo ADCI, Art Directors Club Italiano, eletto il 22 febbraio 2014:

Il Consiglio ha ricevuto il 99% dei voti. Secondo indiscrezioni,  Massimo Guastini si sarebbe dimenticato di votare.

Probiviri: Patrizia Boglione, Andrea Concato e Roberto Scotti.

Proboviro Supplente Gianguido Saveri


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Mancano solo poche ore e ho già nostalgia.

Ciao a tutti, oggi è il mio ultimo giorno da consigliere dell’ADCI. Mi sembra doveroso salutare e ringraziare.

Ho fatto parte di 3 consigli. Quello divertente e di rottura di Lele Panzeri, quello puntuale e attento di Maurizio Sala e quello prima brancaleonico ma poi interessato ai grandi temi di Massimo Guastini.

Mancano solo poche ore e ho già nostalgia. Però sono sereno: il Club lo lascio in buone mani. Conosco bene molti di quelli che si candideranno domani, e sono perfettamente al corrente della loro passione e voglia di fare.

Tornando a me, sono stati 9 anni intensi. Per i primi mandati ho fatto centinaia di chilometri in auto, per essere presente a tutte le riunioni. Dopo, abitando a Milano, mi è stato più comodo portare avanti al meglio il mio compito: far  crescere la piattaforma online del club e l’interesse per le tematiche digitali.

Ricordo quando eravamo veramente in pochi – vi parlo di più di 12 anni fa – a occuparci di digitale. Cercavamo di dare una sveglia al club e al suo mondo.  Io sono entrato nel Consiglio per questo. C’era già Cannes con le riservate giurie online e noi ancora alle alzate di mano pubbliche. C’era molto da fare per i meccanismi di giuria e la creazione di nuove categorie “digitali” che rispondessero a un mercato sempre più denso. Pensate a quante sono ora nel CFE, pensate a quante potevano essere all’inizio degli anni duemila. Più premi, più peso alla categoria, pensavamo allora.

Molti di quel gruppo iniziale sono ora il punto di riferimento per la comunicazione digitale di importanti agenzie. Altri, arrivati poco dopo, lo stanno diventando. Mi piace ricordare con affetto il gruppo di pionieri che, poco a poco, è diventato sempre più rilevante nel mondo della comunicazione digitale.

Quello “digital” è sempre stato il mio Ministero, e con l’oculatezza di Gabriele e dei Consigli in carica penso di essere riuscito a utilizzare al meglio i fondi del club. Abbiamo realizzato quello che, anno dopo anno, diventava utile alla programmazione e alla crescita delle piattaforma online. Fino ad arrivare a quella attuale, che secondo me poco ha da invidiare a Club ben più titolati.

Dal primissimo sito informativo dell’inizio degli anni duemila, siamo passati durante il mandato Panzeri (2002/2004) a una piattaforma digitale che integrava per la prima volta i meccanismi d’iscrizione dei lavori e le votazioni delle short list online, lo ricorderete.

Durante il successivo mandato di Maurizio Sala, con centinaia di scansioni e interventi nella struttura del sito, siamo riusciti a costituire un database con tutti i lavori vincitori di un premio agli ADCI Awards. Oltre 6000 campagne, 28 anni del meglio della pubblicità italiana a disposizione di chiunque si colleghi ad adci.it

Poco più di un anno fa il club è andato online con un nuovo sito che integra alle schede personali dei soci (un prestigioso biglietto da visita per chi è meno avvezzo al web, un portfolio online con i migliori lavori e una presenza individuale nelle prime posizioni dei motori di ricerca) il nuovo Blog e il Magazine.
Un sistema integrato in grado di gestire: iscrizioni dei lavori, giurie fisiche e giurie online, redazione dell’annual e dei diplomi e aggiornamento del sito in autonomia.

Vi lascio con una piattaforma che può solo crescere e un consiglio sincero per utilizzare al meglio i prossimi fondi per migliorarla ancora:

-  Lavorare sul back end per renderlo più friendly nell’input delle informazioni. (È solo questione di creare un’interfaccia che renda più facile l’input di tutto, dalle iscrizione ai premi al Magazine).

- Lavorare sul front end, invece, per quanto riguarda la presentazione delle campagne nel sito, soprattutto per quelle integrated (digital o no) che attualmente sono presentate in modo troppo frammentario. Troppi click, poca visione d’insieme.

- Lavorare maggiormente sull’inserimento di contenuti rilevanti negli highlight e nello slider in Homepage. Le news istituzionali in primo piano hanno uno spazio adatto ma devono avere un maggior ricambio. Se questo compito viene delegato al blog, meglio rivedere completamente la sezione in primo piano nel sito, che da accessoria deve diventare rilevante.

Vi lascio anche con un grande incoraggiamento a Massimiliano e Gabriele: mi auguro prenderanno domani il mio posto! E già che ci sono gli ricordo che sono a disposizione per qualsiasi consiglio, per dare continuità al progetto, per spiegare come funziona tecnicamente la piattaforma e, ovviamente, per passare username e password!

 


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And the winner is…

Domenico Greco.
Il giovane copywriter è stato selezionato per partecipare al workshop ADC*E che si terrà ad Amsterdam il 13 e il 14 marzo.
Spesso si dice che noi italiani ci facciamo sempre riconoscere quando andiamo in giro per il mondo. Anche in questa occasione non siamo stati da meno.
Ma l’accezione, questa volta, è solo positiva.

La giuria ADCI, infatti, ha selezionato due portfolii tra i 40 arrivati.
Due e non uno come richiesto. Perchè?
Semplice, per un parimerito. Due portfolii, alla fine della votazione, si sono visti assegnare lo stesso punteggio.

Come fare? Chi mandare allora ad Amsterdam?
Ad Amir Kassaei la decisione. Proprio così.
Il candidato italiano è stato scelto da mister Chief Creative Officer DDB Worldwide in persona.
Un’ occasione davvero unica e un prestigio per noi che, anche se in modo rocambolesco, siamo riusciti a portare due portfolii sulla scrivania di uno dei Top Chief Creative Officer del mondo.
Me la sto tirando troppo?
Forse sì, ma la cosa più importante è che i riflettori internazionali continuino ad essere ben puntati sul talento italiano.

Buona fortuna, Domenico!


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L’Assemblea Adci di domani e sette ragioni per non votarmi.

Domani, sabato 22 febbraio, mi candiderò alla Presidenza dell’Adci anche per il prossimo triennio. I non Soci potranno vedere l’Assemblea Adci, dalle 10.30 circa, QUI.
Questi i nomi dei miei compagni di squadra per la formazione del Consiglio Direttivo:
Karim Bartoletti, Gabriele Cucinella, Davide Boscacci, Francesco Guerrera, Nicola Lampugnani, Massimiliano Maria Longo, Matteo Maggiore.

Per quanto riguarda la figura del Segretario, per la prima volta non sarà un creativo. Caroline Yvonne Schaper è un account.

Rispetto a tre anni fa sono cambiate alcune modalità nel mio modo di presentarmi all’Assemblea elettiva.

Non ho illustrato il programma con un mese di anticipo e quando con gli altri compagni di squadra abbiamo cominciato a discuterne pubblicamente, è avvenuto attraverso la stampa del settore e non la blogosfera.

Questo cambiamento è dovuto a tre semplici ragioni.

1. Ho invitato, due settimane fa, eventuali altri candidati alla presidenza del Club a utilizzare il blog Adci, per lanciare il proprio programma.

Non è successo nulla.

Usare io, Presidente in carica, questa sede virtuale, mi pareva un po’ “berlusconiano”.

2. Il programma verrà illustrato, all’Assemblea dei Soci, direttamente dai candidati al ruolo di Consigliere. Ciascuno di loro assumerà, di fronte ai Soci, un impegno rispetto al proprio specifico punto programmatico.

3. Come avevo spiegato all’Assemblea che mi elesse tre anni fa “non vi sto dicendo che realizzeremo tutti questi punti nel corso dei prossimi tre anni, ma penso che sia da coglioni non iniziare a perseguirli”.

Anche per questo mi è parso più opportuno usare gli ultimi mesi del mio mandato cercando di fare, più che spiegarvi cosa avrei fatto, se rieletto, nel triennio successivo.

Ho cambiato idea sul mio secondo (eventuale) mandato. Avevo dichiarato che avrei lasciato.
Non ho cambiato idea sui punti del mio programma originario.

1) Ritrovare l’identità corale e le ragioni che ci uniscono. Perché solo l’associazionismo può offrirci oggi la possibilità di tornare ad avere il ruolo che ci spetta: protagonisti della comunicazione.
Ritengo che su questo punto si siano fatti notevoli passi avanti. Nelle due ultime giurie e nel gruppo Goodfellas (attraverso il quale abbiamo fatto sistema per contare di più a Cannes) ho visto la parte migliore dei Soci: competenza, talento e voglia di condividerli nell’interesse comune. Questa candidatura è in qualche modo “figlia” dell’esperimento Goodfellas. Al di là di chi poi abbia deciso di candidarsi, dietro c’è una seconda linea pronta a supportarci nel corso dell’eventuale mandato.

2) Restituire dignità e valore al nostro lavoro. Dobbiamo recuperare credibilità e autorevolezza attraverso un dialogo e un confronto continui con il mondo delle aziende.
Da Upa abbiamo avuto qualche segnale incoraggiante. Ma c’è ancora molto da fare. Lavorare con Assocom potrebbe aiutare.

3) Tornare a essere considerati operatori culturali. Come lo eravamo quando intellettuali del calibro di Eco ci chiedevano di scendere in campo e partecipare a temi di rilevanza assoluta per la società civile.
Abbiamo fatto passi avanti. Siamo stati spesso coinvolti in interviste su testate orizzontali, online e offline. Anche riguardo alla tematica “campagne sessiste”, si cominciano a fare distinzioni tra Soci Adci e il resto del mazzo dei pubblicitari.
Presidente della Camera e Vice Presidente del Senato (attuali…) ci hanno conosciuto e apprezzato il nostro impegno. Hanno anche ricevuto una copia del nostro Annual.

Con modalità differenti questo è un lavoro da proseguire.
Il Festival, come momento per condividere cultura della comunicazione, con tutti i player della nostra industry, può essere molto utile. Davide Boscacci e Nicola Lampugnani si impegneranno in prima persona. Alcuni soci hanno già promesso un contributo concreto. Chiunque voglia mettersi a disposizione per sostenerli nella realizzazione del Festival può contattarli.

4) Diventare un reale punto di riferimento nella formazione dei giovani.
Grazie all’infaticabile Consigliere Mizio Ratti e al supporto di altri Soci, tra tutti cito Davide Rossi, siamo riusciti a fare molto. Matteo Maggiore, che si candida per questo compito ha un programma articolato e ambizioso. Ha già iniziato a lavorare per il Club negli ultimi mesi del 2013 (per esempio alla country selection under 29 di Eurobest). Avrà bisogno di supporto, le capacità e l’entusiasmo non gli mancano. Considero questo “ministero strategico”, per ragioni di responsabilità sociale e per la sopravvivenza del Club. Chi volesse sostenere Matteo, non solo con il voto, lo contatti in caso di elezione.

5) Essere un punto di riferimento per tutti i creativi, colleghi soci e non, anche per quanto riguarda gli aspetti economici, gestionali, pratici ed etici.
Manifesto Deontologico Adci, dirette web con consulenti del lavoro, prese di posizione pubbliche nei confronti di certi bandi di gara particolarmente demenziali, sono stati in questo senso utili. Il sistema sta franando?, cambiando?, evolvendo?. Scegliete voi il termine. Ma diventa cruciale evitare l’imbarbarimento, la perdita di cultura. Non intendo il termine “cultura” come aspetto meramente intellettuale. Più pragmaticamente la vedo come “serbatoio di memorie delle buone pratiche tecniche, gestionali ed etiche che ogni generazione dovrebbe trasmettere a quella successiva”.
Se non diffondiamo Cultura della comunicazione non rispettiamo il nostro scopo statutario. Anche da questo punto di vista considero strategico Il Festival, la cui organizzazione per quanto riguarderà Adci fa capo ai già citati Boscacci e Lampugnani. Anche loro avranno bisogno di molto supporto.
Non lasciateci soli.

6) Avere un Annual realmente utile agli scopi comuni.
Se il nostro scopo è diffondere cultura della comunicazione, nemmeno questo mio mandato ha centrato il punto attraverso l’Annual. Malgrado l’impegno e gli sforzi eroici (ancora grazie!) di Barbella prima, e Manfroni poi.
La diffusione del nostro Annual dovrebbe essere nell’ordine di grandezza delle migliaia. Francesco Guerrera ha idée e un progetto a riguardo. Già il coraggio di provarci merita voti prima e supporto concreto dopo.

Valori che vanno accostati al marchio Adci
Continuo a pensare che ogni nostro atto pubblico, ogni nostra iniziativa dovrà avere in sé una potenziale notizia “utile” a caricare la marca ADCI di questi 4 valori: Apertura, Trasparenza, Rilevanza, Consistenza.

Da questo punto di vista, è strategico il “ministero digital”, attribuito a Massimiliano Maria Longo e Gabriele Cucinella.
Se già nel Consiglio Direttivo uscente c’erano buone competenze in campo, l’attuale rosa è stata ulteriormente rafforzata.

A rafforzare le relazioni esterne ci saremo io e Karim Bartoletti.

Alcune precisazioni.

La mia presunta deriva sindacalista.
Non sono un sindacalista. Né ritengo che il Club possa o debba diventare un sindacato.

Ma come piccolo imprenditore continuerò a prendere solo i collaboratori che mi posso permettere di inquadrare e pagare correttamente. E come Presidente del Club continuerei a dire che questo è il modo più concreto di valorizzare la creatività. Perché se non pagassi chi la produce, sarei il primo a non darle valore.

Le mie condizioni – 7 ragioni per cui non votarmi
Ne ho discusso con la mia squadra, Vice Presidente innanzitutto. Lo faccio ora con voi Soci.

1. Apertura e Trasparenza del Club. Non sono disposto a tornare indietro sul fatto che il Club debba restare aperto, come da modifica statutaria votata dall’Assemblea nel dicembre 2012; le giurie restano più allargate rispetto ai 5 anni che precedettero il mio mandato e la votazione dei lavori iscritti all’Award dovrà avvenire “alla luce del sole” e non essere segreta.

2. Rimangono le modifiche statutarie che hanno riequilibrato i poteri tra Consiglio Direttivo e Probiviri, a favore di questi ultimi.

3. Il mio impegno. Non supererà le 500 ore annue. Essere Soci del Club significa condividere una visione, un’idea, e avere un voce che rappresenti pubblicamente gli interessi comuni, prendendo posizioni su aspetti che individualmente sarebbe più complesso, rischioso o faticoso sostenere. Essere Soci significa avere tutti gli stessi diritti, ma questo non comprende il possedermi e fagocitare la mia vita privata. Chiamarmi per chiedere conto di un lavoro non entrato nell’Annual, del non essere stato selezionato per la giuria dell’Adci Award o quella di Cannes, invitarmi a prendere posizione a destra e manca sui temi più disparati, attraverso i tanti canali social, (e questi sono solo alcuni esempi) sono comportamenti che non mi aiutano a essere efficace.

4. Il vostro impegno. Paghiamo tutti una quota associativa. Anch’io. È utile al Club intervenire pubblicamente su temi rilevanti. Ma oltre a supportarmi nel monitoraggio delle conversazioni, intervenite anche voi. All’interno del Club ci sono ottime “penne”, anche tra gli art director. Un bando di gara vi indigna? Oltre a chiamare Guastini perché non scrivete un pezzo? L’impatto è più forte se si interviene quando la conversazione è “calda”. Se mi aiutate a formare una task force di pronto intervento sarà più probabile avere una buona “penna libera” al momento del bisogno. Io ho in mente una lista di nomi tra Soci, ex Soci e blogger. Ma sentitevi liberi di proporvi.

5. Non limitatevi a propormi idée. Proponetevi per realizzarle. Una alla volta. La rinnovata formula dei Giovani Leoni fu un’idea di Davide Rossi. L’ha concretizzata pur lavorando a Shanghai. Perché voleva davvero farlo. Tra le tante proposte ricevute nel triennio, una a cui non avevo pensato e che mi piacerebbe realizzare l’ho ricevuta da Antonella Meoli. Una ricerca online per comprendere cosa si aspettano i marketer dai creatori di contenuti, e viceversa. Qualcosa del genere venne fatto (non online) nel 2003-2004, mi pare. Trovo l’idea utile. Ho bisogno di qualcuno che la concretizzi. Non di commenti acidi sul blog.

6. “Ma cosa fa e a cazzo serve l’Adci?”. È una domanda a cui risponderò solo quando mi verrà posta da un giovane ai primi passi. Tre anni fa sentivo tra i miei doveri quello di colmare un certo gap comunicativo da parte del Club. Questo conto, per quanto non personale, il mio mandato l’ha saldato. Cosa è, a cosa serve e cosa fa l’Adci l’ho indicato molte volte.

7. Siete scazzati? Non sono uno psicoterapeuta, solo un aspirante (forse) insegnante di Yoga. Non posso fare nulla per voi.

Le mie condizioni non sono negoziabili. Se una o più sono inaccettabili basterà non votarmi. Con 500 ore in più all’anno potrò fare un sacco di altre cose.

Chiudo prendendomi un’ultima libertà. Una dedica: Vaffanculo, Infaticabile. Se mi eleggono mi mancherai.


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Raccolta pubblicità TV in Italia: -3% nel primo trimestre.

“Un inizio d’anno sorprendente debole” per la raccolta pubblicità televisiva in Italia. È il responso che arriva dai media buyers (che acquistano gli spazi pubblicitari per conto degli inserzionisti) incontrati dagli analisti del settore media di Credit Suisse. Nel suo European Advertising Monitor, finalizzato ad aggiornare le stime sulla raccolta dei principali gruppi televisivi europei, il broker svizzero stima una contrazione del 3% per la pubblicita’ in Italia nel primo trimestre. “I buyers – si legge nel rapporto – dicono che i clienti sono tornati a pianificare campagne e ad investire per la crescita a differenza degli anni precedente in cui il focus veniva posto sul taglio dei costi. Tuttavia i buyer sottolineano che le campagne sono ancora vincolate all’andamento dei consumi e che i budget potrebbero ancora essere tagliati rispetto ai livelli attuali”. Secondo le indicazioni raccolte dal Credit Suisse presso gli addetti ai lavori inoltre se esiste qualche segnale positivo per il resto dell’anno da parte del segmento piu’ importante degli inserzionisti (quello dei beni di largo consumo che pesa per circa il 48% sull’intera raccolta pubblicitaria in tv) tuttavia gli inserzionisti dei comparti alimentari e dei prodotti di bellezza e di personal care restano cauti sul primo trimestre tanto da ridurre gli investimenti sui canali televisivi. Le telecomunicazioni hanno ridotto le spese nel primo trimestre e ci si aspetta che il 2014 sara’ in calo, mentre le previsioni di un leggero incremento della spesa da parte del settore auto trova solo una limitata conferma dall’andamento del primo trimestre. Uno scenario piuttosto impegnativo dunque per Mediaset, primo player del mercato pubblicitario tv in Italia, che dovrebbe tuttavia ottenere segnali decisamente piu’ confortanti dalla Spagna dove gia’ il primo trimestre e’ atteso in crescita del 5,5% ma dove l’attenzione si sta gia’ spostando sul II trimestre grazie anche ai campionati mondiali di calcio che saranno trasmessi dalle reti della controllata Mediaset Espana. (Radiocor Il Sole 24 Ore)


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I giovani e l’Art Directors Club Italiano

Alla testimonianza di Adriano Disabella, che ha scritto a nome degli allievi del master in copywriting di Accademia sul tema come i giovani percepiscono Adci, aggiungo il punto di vista di Alberto Mora.

Mercoledì 12 febbraio 6 direttori creativi soci ADCI hanno incontrato i giovani creativi in Accademia.
Perché l’ADCI ha deciso di rivolgersi ai giovani e non il contrario?
Perché c’è bisogno di energia, di entusiasmo, di idee.
C’è bisogno di giovani che abbiano più voglia di agire e fare, piuttosto che lamentarsi a colpi di status sui social network.
È questo il caso di Matteo Maggiore, copywriter senior in DLV BBDO under 30, pronto a candidarsi come Consigliere alla prossima assemblea ADCI. Nel corso dell’incontro Matteo si è presentato come un intermediario tra i soci ADCI e i giovani accademici e, dato che figure come la sua non sono molto diffuse nel Club, il minimo che possiamo fare noi giovani creativi è informarci e offrire il nostro supporto, affinché i suoi progetti in cantiere possano diventare qualcosa di grande, concreto e fragoroso.
Nella mia breve esperienza da socio ADCI, ho potuto più volte constatare in prima persona i benefici delle iniziative organizzate dal Club.
Grazie al Venerdì di Enzo ho potuto fare i miei primi colloqui lavorativi, ho avuto la possibilità di farmi conoscere e fare nuove e preziose conoscenze. Grazie ai Giovani Leoni e a Eurobest Young Creatives Competition ci è stata data la possibilità di rappresentare l’Italia ai più importanti festival internazionali della creatività. E queste sono solo alcune delle attività che sono state organizzate negli ultimi anni.
La mia opinione è che questo non è il momento di rimanere miopemente chiusi in se stessi e guardare solo al proprio. Penso sia nell’interesse di tutti i giovani creativi avere un Club proattivo, intraprendente e concretamente utile.
Per questo, a incontro concluso, mercoledì ho contattato Matteo per comunicargli la mia volontà di essere coinvolto nelle prossime attività del Club e iniziare a ricambiare il supporto che finora mi è stato dato.
Se sei un giovane creativo e leggere questo articolo ti incuriosito e ne vuoi sapere di più, fatti sentire.
m.maggiore@dlvbbdo.com


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“Ma cosa fa l’Adci?”

Attività Adci triennio 2011 -2014 Ho aggiunto l’opzione doc, perché non tutti riescono a vedere i link nello slideshow, mi è stato detto.
Qui trovate quello che abbiamo fatto dal 19 febbraio 2011 al febbraio 2014. Non ci sono immagini, ho preferito privilegiare la sostanza. Ma quasi tutte le voci sono linkate a un resoconto in Rete ed è così possibile farsi un’idea di ogni singola iniziativa.

Vi spaventa la fatica di leggerle tutte? Vi capisco. Realizzarle ha affaticato anche me e i Consiglieri che hanno avuto la pazienza e la costanza di supportarmi.

Qualcuno non ha ancora smesso di dirmi vaffanculo.

Posso provare a sintetizzare dicendovi che tutte le iniziative hanno servito fedelmente gli scopi dell’Adci, dichiarati dallo Statuto in vigore quando fummo eletti:

migliorare gli standard della creatività nel campo della comunicazione e delle discipline ad essa collegate.
Promuovere la consapevolezza dell’importanza di questi standard all’interno della comunità aziendale, istituzionale e del pubblico in genere, in Italia e all’estero.
Operare per la qualificazione, valorizzazione e sviluppo dell’attività professionale.

Quello che abbiamo fatto è stato possibile perché l’Assemblea elettiva del 19 febbraio 2011 ci elesse con l’87.5% di voti a favore.
A fronte di un programma (vi risparmio la versione integrale) e un piano di azione che affermavano cose come:

1.
Voglio ridare dignità, valore e rilevanza al nostro lavoro.
Voglio che l’etichetta “creativi” non sia più associata ad allegroni poco consistenti o a fighetti da happy hour, ma a quello che nei fatti dovremmo essere sempre: protagonisti della comunicazione, consapevoli del ruolo che abbiamo nel determinare quell’astrazione definita “immaginario collettivo”. Astrazione che ha poi effetti molto concreti nella determinazione dei comportamenti.

2.
Ogni notizia dovrà contribuire a costruire l’immagine di un Club in prima linea nel combattere le battaglie che non possono essere rimandate:
- precariato della categoria;
- condizioni di lavoro surreali;
- sfruttamento dei giovani
- comunicazione più sessista di Europa

Se a parte chiedervi “cosa fa l’Adci?” ci avete anche seguito in questi tre anni, dovreste convenire sul fatto che abbiamo mantenuto l’impegno preso.

Come spiegai all’Assemblea che ci elesse “Non dico che vinceremo questa battaglie nel mio triennio. Dico che ci fa passare da coglioni non combatterle”.

Non siamo un sindacato ma abbiamo fatto più di chiunque altro per diffondere e condividere “buone pratiche”, non solo dal punto di vista della creatività. Quattro dirette web con consulente e avvocato del lavoro.
Oltre 50 i colleghi che hanno fatto ricorso con successo ai professionisti da noi indicati.
Per non parlare del fatto che siamo stati l’unica voce costante, per tre anni, a prendere posizione contro la macelleria delle gare, pubbliche e private. Gli irridenti bandi per loghi di città storiche.

L’Adci è stata l’associazione professionale del settore che negli ultimi tre anni ha perseguito con maggiore costanza obiettivi nell’interesse comune, non dei soli Soci.
È stato ben altro che una macchina da premi. Guardatele queste slide.

E anche sui premi vorrei aggiungere qualcosa.
Non ha senso parlare di standard della creatività se non provi a definire, con evidenze a supporto, questi standard.
A questo serve il premio, a indicare quelle che secondo le nostre giurie sono le best practice.
I nostri verdetti sono stati confermati da Cannes.
Ma a differenza di Cannes (che ha obiettivi diversi) abbiamo combattuto realmente i “fake” e grazie alla partnership con Nielsen abbiamo anche identificato una pratica per scoraggiarli.

Quello che abbiamo fatto è stato possibile perché l’Assemblea del 29 settembre 2012 approvò all’unanimità il nostro operato e le decisioni che avevano portato all’esclusione di un’importante percentuale di lavori dalla shortlist stampa e affissione 2012.

Chiedemmo una pubblica conferma perché non ci consideravamo intoccabili. Continuo a credere che un’associazione sia forte solo se tutti i Soci sono uguali e nessuno è intoccabile.

E sempre all’unanimità l’Assemblea del dicembre 2012 approvò anche il cambio di Statuto che ha poi portato a togliere il requisito delle tre entry per accedere al Club.
Oggi chiunque sia realmente interessato a migliorare la comunicazione italiana, restituire dignità al nostro lavoro e si impegni a rispettare il nostro manifesto deontologico, è ben accetto.

Non fare parte dell’Adci resta ovviamente un diritto. ;) (qui trovate però la mia visione del cosa è e a cosa serva l’Adci)

È allo stesso modo un mio diritto, dopo questo post, non rispondere più a chi mi pone la domanda “ma cosa fa l’Adci?”.
Che sia un ex Socio scazzato, che non ci segue da anni, attraverso un’intervista. Che sia il commento in un blog o in qualche bacheca Facebook, là dove si combatte a colpi di Status senza cambiare mai nulla.

Dopo questi tre anni, credo che sia diritto di chiunque guidi il Club, dal prossimo 22 febbraio, rispondere: “che cosa fai tu per l’interesse comune?” “che cosa fai tu per ridare dignità e rilevanza al nostro lavoro?” Sicuramente è quello che risponderò io: “e tu che cosa hai fatto? Che cosa fai?”

Ringrazio i Consiglieri, il Segretario del Club, i probiviri, nonché i Soci che in vario modo mi hanno supportato nella realizzazione di tutte queste attività.
Ci tengo a sottolineare che abbiamo lavorato dal primo all’ultimo giorno.
Non abbiamo “tirato i remi in barca” nell’ultimo semestre. E le slide lo documentano bene, anche senza immagini.

Mi spiace sinceramente non essere riuscito a mettere il Club su binari diversi dal “volontarismo spontaneista”.
E avendo dedicato al Club migliaia di ore del mio tempo, so che non stenterete a credermi.

Gianni Lombardi, sentiti libero di organizzare una sottoscrizione per mandarmi in Buen Retiro alle Bahamas.


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Caro nuovo Consiglio.

Caro nuovo Consiglio Direttivo, anche se ancora non sei nato vorrei trasmetterti qualche riflessione sul Club, e su come io immagino il suo futuro. Considerazioni assolutamente personali da ormai prossimo ex-Consigliere.

Sorvolo ogni considerazione su come radicalmente cambiato sia il nostro lavoro, e il nostro ruolo nell’industria della comunicazione d’impresa. Sono cose che sappiamo tutti benissimo. Credo che Massimo Guastini – con un piccolo aiuto da parte nostra – abbia dato un grande impulso qualificando il Club come referente elettivo del mondo della comunicazione sul piano culturale, e nei confronti delle istituzioni. Vorrei spendere qualche parola su come io immagino debba evolvere il Club.

Da élite a community.
La concezione elitaria che poteva avere un senso anche solo dieci anni fa, oggi non ha evidentemente più alcun senso. La direzione verso cui tendere è secondo me quella di una community allargata, fatta di professionisti ma anche di appassionati, e perché no? anche di utenti (nel senso di clienti). Cosa dovrebbe unirci? Il riconoscimento del fondamentale ruolo della creatività nella comunicazione, la difesa della sua qualità, la condivisione di principi etici (Manifesto Deontologico). Se un cliente condividesse tutto questo al punto di iscriversi al Club, beh, sarebbe fantastico, no?

Dimensioni orizzontali e verticali.
Credo che il Club, da un gruppo ristretto di creativi tutti più o meno senior, dovrebbe modellarsi in senso orizzontale (più soci, e di diversa estrazione) e verticale (più livelli di esperienze e di seniority). Queste più ampie dimensioni renderebbero possibili quello che fino a ieri era forse inutile: un passaggio di esperienze, e di conoscenze. Se non è più un clubbino inter pares, un appassionato di comunicazione o un cliente o uno studioso potrebbero trovare interessante che un socio con delle competenze specifiche le condivida. Penso a seminari e workshop, se non tradizionali sicuramente digitali. Uno splendido modello per la trasmissione interna della cultura della comunicazione resta secondo me il D&AD inglese.

Next step.
L’abolizione delle regola delle tre entry è un mezzo passo verso questa direzione, ma sono convinto che il passo sarà completo solo se la quota sarà più bassa, intorno ai 150 euro. Lo so che entra in ballo lo Statuto, ma sarebbe molto più pratico se la quota non fosse riferita a un anno solare, ma a 12 mesi. Si risolverebbe anche il paradosso per cui si deve pagare una quota decisa l’anno prima per poter partecipare a febbraio a un’Assemblea in cui si decide la quota dell’anno. L’iscrizione dovrebbe essere possibile online, pagando con Paypal o addirittura con RID. Dovrebbe poi partire una reale attività di marketing rivolta a target definiti, che comprendono anche le imprese e il mondo accademico. Dovrebbero essere consolidati e ampliati dei pacchetti di vantaggi esclusivi per i soci, che rendano l’appartenenza al Club non solo gratificante dal punto di vista identitario, professionale e culturale, ma anche conveniente. Dovrebbe infine prendere corpo un programma di lectures, podcast e altro che concretizzi questo scambio verticale di esperienze e conoscenze. Le Giurie degli ADCI Awards e l’Annual sono momenti importanti nella vita del Club, ma non dovrebbero essere gli unici. Dovremmo fare nuova cultura della comunicazione, e difenderla.

Caro Nuovo Consiglio, chissà se la mia visione sarà anche la tua. Me lo auguro, e ti auguro buon lavoro.