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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Il talento atemoorale di Franco Grignani, designer fuoriclasse -autore tra gli altri del logo della pura lana vergine – ora in mostra a Milano.

L’ironia visionaria di Tom Sachs, giovane artista americano – celebre la sua mostra “spaziale” all’Armory di New York.

Karin Kellner giovane illustratrice tedesca residente a Milano, pubblicata recentemente su Rivista Studio.

Il talento originale e iconoclasta dell’artista americana Abigail Reynolds, particolarmente nota per le cosiddette foto di carta.

Twitter : @claudianeri


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Da Toronto la Video artist extraordinaire Floria Sigismondi.

La densità urbana di Hong Kong e altre megacities nella fotografia di Michael Wolf

Peter Oumanski, illustratore americano che questo mese su Conde Nast Travel americano fa un divertente racconto visivo di Manhattan.

Le incredibili “diorama images” dell’artista giapponese Sohei Nishino

Twitter: @claudianeri


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Caro Alfredo Accatino, più impegno e meno parole.

Il commento di Alfredo Accatino al post a proposito di coglioneNo merita una risposta chiara quanto immediata.

Caro Alfredo Accatino,
ho spiegato all’inizio del mio post che le 2 operazioni (la tua petizione e #coglioneNo) non sono paragonibili. Le vedo in uno stesso solco.
Che il solco l’abbia tracciato tu è un pensiero un po’ egocentrico e molto da creativo vecchio stampo, devo proprio dirtelo.
Lasciamoci alle spalle queste trappole dell’Ego. E forse cominceremo a ottenere qualcosa. Magari non per noi, ma per i giovani che iniziano un lavoro che NOI, la nostra generazione, non abbiamo saputo difendere.

Ho scritto e fatto dichiarazioni pubbliche su questi temi dal 2005. Il primo a parlare dei licenziamenti e di come avvenivano fu il mio blog kttb libero sulla parola nel dicembre 2009.
Mio e di Mizio Ratti fu l’esperimento di “radio venerdì 17″, anch’esso volto a creare consapevolezza nei creativi (e non solo) della nostra comunità sul “giro del fumo” nel nostro settore.
Sui diritti calpestati quodianamente.

Un anno dopo arrivò la famigerata cricca di Bad Avenue. Anche i loro post erano in quel solco. Qualcosa si è mosso in questa decade.
Le crisi economiche sono sicuramente un buon enzima per la consapevolezza.
Meraviglioso che il contributo coglioneNo arrivi da tre giovani veri. Mi dà fiducia e voglia di perseverare.
Perché, ti confesso, mi sentivo un po’ stanchino.

Ho fatto qualcosa di più di una una bella lettera e una petizione in questi anni.
Nel 2011 mi sono presentato all’assemblea Adci con un programma che toccava anche questi temi.

Il fatto che l’assemblea mi abbia eletto pressoché all’unanimità testimonia che lo stesso Club non è insensibile a queste tematiche.

Tutto quello che ho cercato di fare come Presidente Adci in questo faticoso triennio è stato nel solco di ridare dignità a noi e al nostro lavoro.
Non devo proprio niente al tuo pensiero. Semmai ci riconosco riflessi altrui. Ma questo conta veramente un cazzo.

Se devo riconoscere una paternità a questo solco, la riconosco a Enzo Baldoni. A lui e soprattutto a lui.
E ti confesso che dopo la sua morte assurda, ho spesso pensato a lui e alle cose che sosteneva.
Dal celebre “sono solo canzonette” che richiamava al “non attaccamento” (Enzo era Zen per tre quarti già nel nome stesso) sino a quell’ultima lettera che ci lasciò in Adci List, poco prima di partire per la sua ultima avventura terrena, il 30 giugno 2004.
L’ho letta pubblicamente un paio di anni fa, ai giovani e a tutti i direttori creativi presenti alla prima edizione de Il Grande Venerdì di Enzo.
La riposto ora. Ma prima lascia che ti ripeta una cosa: hai scritto una bella lettera e fatto una petizione generica che comunque ho approvato. Sono stato tra i primi a firmarla.
Ora applicati di più, per favore. Per lo meno mettici l’impegno e la tenacia sistematiche che ci ho messo io.
Questo solco non è né mio né tuo.
Deve essere comune e molto affollato. O verrà coperto di merda, cosa che nel nostro campo non manca.
In effetti anch’io, come te, ho trovato assurdo che tu abbia scritto un commento del genere.
Abbiamo ben altro da fare.
Saluti
massimo guastini

30 giugno 2004 (09.37)

L’abbiamo rifatto.

Un cliente interessante, internazionale, un bel budget, una campagna da fare in cinque o sei lingue, giapponese compreso. Un prodotto tecnologico, di alto livello.

Invitati in gara sei gruppi creativi: due italiani, due francesi, due statunitensi.

Li avevamo avvisati: noi partecipiamo alle gare solo se è previsto un rimborso spese, possibilmente con un massimo di tre agenzie coinvolte.
E vogliamo due mesi di tempo per lavorare.

Il giovane manager, intelligente, brillante, ci ha provato. Ci ha dato un briefing interessante e ben fatto. Ci ha ingolosito. Ha dato per scontato che accettassimo. Siamo stati elastici sui due mesi di tempo, ventilando la possibilità di una presentazione a fine luglio. Abbiamo ceduto sulle tre agenzie. Ma non sul compenso per partecipare alla gara.

Non ho capito se si sia offeso. Mi pare di no, glielo abbiamo detto con cortesia e fermezza. In ogni caso, abbiamo tenuto con coerenza il nostro punto di vista. Siamo un piccolissimo gruppo creativo, abbiamo il privilegio di non dover pagare sessanta stipendi ogni fine mese.

Quella del rimborso per le gare è una questione di correttezza. Ormai, all’estero, il compenso per la gara fa parte della prassi. Dieci – ventimila euro. Noi ne chiediamo da cinque a dieci. Però quei cinque – dieci li vogliamo, perché, a nostra volta, ai creativi, agli illustratori, ai fotografi, alle case di produzione che lavorano per noi paghiamo un bonus-malus. In tasca non ci resta quasi nulla, ma forse inneschiamo un circuito virtuoso.

Ieri abbiamo perso un cliente (meglio: una possibilità del 16,6666% di prendere un nuovo cliente). Eppure, uscendo dal ristorante dove avevamo avuto una conversazione piacevolissima, che spaziava dalle esplorazioni

subacquee a (indovina un po’?) la guerriglia colombiana e il cartello di Medellin, noi eravamo tranquilli, ragionevolmente certi di aver fatto quello che andava fatto. Il giovane manager internazionale ci è sembrato perplesso, forse un po’ deluso, ma forse anche un po’ intrigato.

A noi sembra giusto fare un punto fermo sulle gare, sennò si ripeteranno all’infinito episodi come quello di Banca Intesa, una dozzina di sigle per fare un pasticciaccio, e uno spreco incredibile di energie, di intelligenze e di creatività.

Che dite? Abbiamo fatto una cazzata?
(Enzo Baldoni)

e.

 


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A proposito di #coglione no

Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan, con i contenuti dell’operazione #coglione no, sono riusciti ad accendere il dibattito su una questione rilevante e utile per quella ampia comunità dei “creativi” che Alfredo Accattino, nella sua petizione, ha stimato intorno ai due milioni.
La questione è: le idée vanno pagate.
Non riguarda solo i giovani e non riguarda solo i creativi pubblicitari.
La petizione è arrivata a 14 mila firme in 51 giorni. I contenuti di #coglione no hanno superato il milione di views in meno di 72 ore, su YouTube. Non faccio paragoni tra le due iniziative. Le due operazioni non vanno confrontate, semmai sommate.
Mi interessa segnalare numeri comunque significativi.
E segnalo che la petizione di Accattino ha venti punti importanti, #coglione no ne tocca uno solo, ma fondamentale: avere idee è un lavoro e come tale va pagato.

Nei giorni di lancio della petizione, spiegai il mio punto di vista allo stesso Alfredo Accattino:
“Sono tra i primi firmatari della petizione ma 20 punti sono troppi e diventano inevitabilmente un wishful thinking. Dobbiamo unire gli sforzi per ricordare una cosa sola fondamentale”.

Questa sola cosa fondamentale è:
l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro (articolo 1 della Costituzione) e il lavoro va sempre remunerato (articolo 36 della Costituzione).

Il settore Pubblico deve essere il primo a rispettare la Costituzione. Altrimenti legittima analoghi comportamenti nel Privato. Ogni gara Pubblica e quasi tutte le gare del settore privato tradiscono la Costituzione quando chiedono la presentazione di idée creative senza pagare la partecipazione.

Vale per l’attuale gara Telecom, per la famigerata gara Ferrarelle 2011 e vale per il Ministero del Lavoro, recidivo su Zooppa.
Per non parlare dell’uomo nuovo Renzi e il logo di Firenze. 5000 le idee presentate. Se la giuria dedicherà almeno un minuto di attenzione a ogni lavoro, ci vorranno 83 ore per valutarli. Vi lascio immaginare l’attenzione.

“Ma nessuno costringe nessuno a partecipare” è una posizione ipocrita, che finge di ignorare le difficoltà, talvolta vera disperazione, dietro a questa “partecipazione spontanea”.

Il crowdsourcing è burro per le chiappe applicato al lavoro creativo. Un ultimo tango letale che sta uccidendo una serie di professioni. Mentre varie scuole e università continuano a illudere decine di migliaia di giovani, mungendo le famiglie, senza fare parola delle prospettive. (A proposito: che prospettive offriamo ai giovani)

Ripartiamo dai fondamentali e recitiamolo come un Mantra:
La nostra Costituzione dice che il lavoro va pagato. Il nostro lavoro è avere idée. Le idee si pagano.

Rinunciare ai princìpi costituzionali è sicuramente da coglioni.

Ma giocare sulla coglioneria o sulla disperazione, è profondamente immorale e irresponsabile. Vorrei che qualunque azienda ami parlare di responsabilità sociale riflettesse su questo prima di usare la gara come strumento di selezione.

Non è un comportamento virtuoso e ha conseguenze negative.

Ogni volta che abbandoniamo norme etiche facciamo fare a tutti un passo indietro verso la “giungla caotica” da cui veniamo.

Ringrazio Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan per il loro contributo. Mi piacerebbe incontrarli.


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Le professioni creative guidano la crescita economica. In Gran Bretagna

“Con la cultura non si mangia”, disse un importante ministro italiano…

In Gran Bretagna cinema, televisione, musica, pubblicità e sviluppo software sono cresciuti dell’8,6%, e rappresentano il settore a maggior crescita, con 71 miliardi di sterline di fatturato e il 5,6% della forza lavoro inglese.

Il settore è una potenza economica, ha dichiarato il sottosegretario alla Cultura Maria Miller.

Il settore delle professioni creative va dallo sviluppo software alle attività museali. Ad esempio:

  • Il British Museum ha registrato gli anni di maggior crescita per numero di visitatori.
  • Il settore informatico (che comprende anche la realizzazione di videogame e attività di comunicazione sul web) è il più grande datore di lavoro del settore creativo nel 2012, con 558.000 addetti.
In questi ultimi anni musica, pubblicità, software, editoria e cultura sono i settori trainanti dell’economia inglese in termini di crescita e valore aggiunto. Nel riquadro in alto tutte le dimensioni relative dei diversi settori della creatività per numero di occupati.

Qui l’intero articolo da BBC News.

 


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Mattia, Adriano e il primo, meritato Reward. (by Sergio Muller)

uno dei soggetti stampa del progetto vincitore proposto dalla coppia creativa composta da Mattia Rivetti di Y&R e Adriano Pacino di Wunderman


Ricordate l’iniziativa “The call for the call for entry” degli Echo Awards Italia?
Ecco: è stata selezionata la campagna vincitrice, “Rewards the results”, creata da Mattia Rivetti di Y&R e Adriano Pacino di Wunderman. Qui il progetto completo di Mattia Rivetti e Adriano Pacino

Si sono quindi aggiudicati la partecipazione alla DMA Conference di San Diego dal 20 al 25 ottobre: voli, albergo (grazie, Best Western Italia!) e pass per 5 giorni di exhibition, seminari, workshop dove divertirsi, imparare tanto e riportare a casa un po’ di cultura della creatività Data Driven.

Riceveranno il riconoscimento durante la premiazione dei DMA Echo Awards Italia, l’11 giugno. In quella occasione saranno premiati con un trofeo speciale anche Lorena Cascino e Federico Saccani (Y&R/Wunderman) al secondo posto con la campagna “La creatività che conta”, insieme a Giovanna Favoroso e Davide Mancini (Ogilvy) al terzo posto con la campagna “ Ceci n’est pas un Lion.

Sono veramente felice che DMA abbia accettato con tanto entusiasmo il suggerimento di coinvolgere i ragazzi nella creazione della CFE e riconoscere ai vincitori un premio così importante. Grazie ad ADCI l’invito è arrivato sulle scrivanie giuste, la qualità delle proposte lo ha dimostrato!

L’edizione 2014 dei DMA Echo Awards Italia parte quindi nel modo migliore e dopo i successi della prima edizione (2 tra le campagne vincitrici in Italia riconosciute come Echo Leader a Chicago) ci sono i presupposti per andare anche oltre. Il meccanismo molto interessante è che grazie all’accordo con DMA international le campagne italiane hanno potuto partecipare senza nessun costo aggiuntivo anche all’Echo internazionale, con le vincitrici inserite direttamente nella shortlist europea.

A febbraio vedrete quindi on e offline la call for entries di Mattia e Adriano: se nel 2013 avete realizzato campagne nate dall’analisi dei dati, che abbiano prodotto risultati misurabili (buoni), non dimenticate iscriverle!
(Sergio Muller)


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Giovane sì, #coglione no.

Stefano De Marco, Niccolò Falsetti e Alessandro Grespan hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione e di denuncia dello sfruttamento del lavoro creativo che si chiama #CoglioneNo. Mi chiedo sino a quando collaudati e meno giovani professionisti dell’advertising continueranno a essere coglioni.
Grazie a Stefano, Niccolò e Alessandro per il contributo a una battaglia che altri avrebbero dovuto iniziare a combattere da tempo.
45 mila visioni nelle prime 24 ore. Una grande partenza. Domani inizieranno anche le critiche. Personalmente vi bacio.
Qui il link al post su Corriere.it
Qui quello a Wired.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Dall’Olanda il Graphic design di Lust

Tra typography e calligraphy il lavoro di Erik Marinovic, recentemente premiato anche da Communication Arts.

Lo stile iconoclasta di Erik Klein Wolterink. fotografo olandese.

Vincitore del premio Terna 2013 l’artista italiano David Reimondo

Twitter: @claudianeri