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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Evergreen eppure semisconosciuto in patria, la lezione senza tempo di AG Fronzoni, attualmente in mostra a Londra

L’illustrazione nella moda degli anni ’80 si identifica con Tony Viramontes. In mostra alla galleria Sozzani a Milano.

Gli origami che rendono i libri degli oggetti tridimensionali, sculture a tutti gli effetti. Il talento del giovane illustratore americano Isaac Salazar.

Handwritten typography, assai in voga attualmente, al suo meglio nel lavoro di Justin Gabbard

Twitter: @claudianeri


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Le ragioni degli altri

Più per curiosità che per dovere, ho risalito le ragioni che hanno portato al discusso bando per un logo di Firenze. (Se vi siete persi le puntate precedenti le trovate qui, qui e qui)

Ho scritto, ho chiesto un incontro, l’ho ottenuto, ho trovato persone capaci e, per l’idea che mi sono potuta fare, benintenzionate. Ho letto la regolamentazione dei diritti d’autore applicata dal sito Zooppa, ho seguito i lavori del comune di Firenze nell’ambito della collaborazione sino-italiana con Shanghai sul tema del design, ho incontrato di nuovo – insieme al socio Aimone Bonucci – Simone Tani, nell’ufficio del responsabile della comunicazione Giovanni Carta.
Abbiamo definito i seguenti punti su cui si lavorerà insieme entro il 15 ottobre in modo da migliorare il percorso di selezione dei lavori:

- definizione del criterio/concept chiave
- definizione linea guida strategica
- comunicazione brand vincitore e 30 nominati (idee e proposte)
- licensing e merchandising – linee guida
- studio delle best practice e delle criticità di città che hanno già avviato progetti di brand
- definizione possibilità di utilizzo brand non vincitori
- commissione giudicante
- aspetti legali

Nel frattempo ho scambiato opinioni all’interno della delegazione fiorentina con designer, architetti e ristoratori, imprenditori del made in Italy.
E sono arrivata alla conclusione che non voglio occuparmi di questa materia.

È materia che riguarda il futuro di questa professione, perciò riguarda chi ha almeno la metà dei miei anni.
Il mondo cambia velocemente, e il diritto d’autore è sottoposto a sollecitazioni di ogni tipo, dalle licenze creative commons al peer to peer: schiere di legali se ne stanno occupando, presto si arriverà a norme nuove, più adatte alle nuove tecnologie della comunicazione. Argomento ampio e complesso che non è possibile approfondire in queste righe.

Vi darò però qualche elemento di riflessione intorno alla vicenda Firenze-Zooppa:

in una filiera di produzione di profitto è iniquo che alcuni attori raccolgano la maggior parte del reddito: la grande distribuzione a scapito degli agricoltori, i brand di articoli sportivi a danno dei produttori, per esempio.
Anche in questa filiera della comunicazione si verifica una simile stortura: se per esempio il marchio di Firenze fosse ceduto dal comune a una società che commercializzasse gadget fatturando milioni di euro, si verificherebbe una spartizione terribilmente iniqua del profitto.

Produrre creatività per la comunicazione nel ‘900 è stato un mestiere. Un mestiere su commissione, che quindi prevede un unico acquirente per il manufatto che è progettato su misura per risolvere una specifica problematica.

I concorsi di idee applicati alle opere dell’ingegno sono esistiti per tutto il secolo, erano basati per lo più su gare a inviti per meriti e titoli, e prevedevano che le spese sostenute per fare X gare fossero coperte da quella gara su X che si vinceva. Questo modo di procedere selezionava nel tempo i migliori, e costringeva i peggiori a cambiare mestiere.
Non posso tralasciare il fatto che i concorsi fossero spesso truccati, e che la selezione a volte ha premiato solo i più ammanicati, o i più spregiudicati, e ben per questo la gente tenta di trovare percorsi alternativi, alla ricerca di apertura e onestà.

Ora metodi come quello di Zoppa sono sperimentazioni di nuovi modelli, che non rispettano le ratio previste dal modello tradizionale. Una probabilità su 2.000 di vincere un premio che non copre neanche i costi del lavoro in oggetto, se prodotto con serietà, non consente di classificare questa attività di progettazione come “lavoro”.

Ma forse noi graphic designer siamo come gli scriba. Nell’antico Egitto solo alcuni sapevano scrivere, e gli altri li pagavano per i loro servigi. Tra qualche anno il publishing creativo sarà una disciplina scolastica, tutti sapranno dell’immagine tanto quanto ora sanno del testo: caratteri tipografici, forme, colori e loro significati costituiranno materia obbligatoria dalle elementari al liceo. Sarà bello: già oggi un ragazzino di 12 anni fà con l’iphone foto migliori di quanto non facciano mediocri professionisti col banco ottico.
Perché la comunicazione non ha a che fare con la tecnica, ma con l’onestà dell’ispirazione: non c’è miglior comunicatore di colui che crede appassionatamente in quello che sta dicendo.

Un giorno il lavoro intellettuale forse non esisterà più, torneremo tutti a zappare e disegneremo per hobby. E informeremo per hobby. E canteremo per hobby. Può darsi che il web arrivi dove non è riuscito Mao. In fondo anche a me stanno più simpatici i contadini umbri dei creativi milanesi.

Ma per adesso c’è ancora chi ha fatto della grafica il proprio mestiere, e con dedizione e passione ha studiato, imparato dai maestri e insegnato agli allievi, in quella che è la più bella tra le attività umane: tramandare l’arte del fare bene, del fare cose belle e nel modo giusto: un lavoro lungo un secolo che ha prodotto materiale che nutre mostre, come l’ultima bellissima mostra sulla grafica italiana alla Triennale di Milano.

Da giovane non volevo vedere pubblicata la prima cosa che mi veniva in mente: ho fatto di tutto per trovarmi dei maestri, ho fatto l’assistente a tre art director senior per 4 anni prima di fare un lavoro come autore, sono stati gli anni più belli della mia carriera, e ho sempre rimpianto di non aver avuto una formazione più lunga.
Se la progettazione creativa diventa invece un gioco, una lotteria, nessuno potrà più considerarlo un lavoro: provate a chiedere un mutuo portando l’iscrizione a Zooppa come garanzia.

Che il brief di questo logo poi sia scritto coi piedi – un foglietto che nelle agenzie del ventesimo secolo qualsiasi junior account avrebbe rifiutato di sottoporre ai creativi – fa parte di un amarcord a cui non voglio indulgere. Le cose che facevamo noi dovevano durare, quelle di oggi, no. Sarebbe come rimproverare a Ikea che i suoi mobili non resistono una vita come quelli dei mobilieri brianzoli del dopoguerra: i matrimoni durano anche meno.

Ma torniamo al nostro contest (come escort e spending review, parole che servono al riciclaggio di concetti poco attraenti, per renderli “sexier”):
Il giorno dopo la pubblicazione del bando erano già stati caricati 70 lavori. Oggi ce ne sono più di mille. Mancano ancora tre settimane alla deadline.
E la commissione giudicante? Dovrebbe essere competente e imparziale. Il committente ci dà fiducia e ci chiede di suggerire una rosa di nomi. Lo apprezzo. Ripenso alla settimana passata a Cannes, chiusa in sale buie per 5 giorni con altri 20 giurati, divisi in tre gruppi per la prima selezione, poi tutti insieme per altre due selezioni: abbiamo guardato 3.500 spot da 30 secondi. Per essere affidabile il giudizio su questi loghi richiederebbe almeno un processo simile. Una giuria di pochi membri e poche ore riesce al massimo a valutare un centinaio di lavori, non di più.
E i criteri? Anche qui al comune si dimostrano intelligenti, ci propongono di buttare giù insieme delle linee guida per la commissione: meglio tardi che troppo tardi.

Ovviamente tutta la responsabilità dell’imparzialità e competenza della commissione è di Zooppa, il comune si limiterà ad adottare un progetto scelto senza i criteri stabiliti per le gare pubbliche, e fuori dalle linee guida internazionali Icograda.

Io vi ho raccontato tutto quello che ho saputo studiandomi il problema. Non ho motivo per polemizzare oltre col comune di Firenze, che sta risparmiando soldi pubblici utilizzando uno strumento disponibile sul mercato: lo strumento c’è perché c’è chi lo usa, e ne è pure entusiasta. Forse tra qualche anno il rapporto numero di gare/numero di contendenti renderà questo sistema più equo.
Quel che è certo è che la comunicazione prevede addizioni a due cifre, e equazioni di sesto grado. Il logo di un nuovo negozio di scarpe è un’addizione a due cifre. Il branding di una città è un’equazione di sesto grado. Un disegno per il merchandising di magliette e cappellini è di nuovo un’operazione semplice, ma di contro prevede uno sfruttamento commerciale che genera molti soldi, nonché un brief tutto diverso.

La nostra proposta a Firenze è questa: usate il concorso per scaldare la cittadinanza, per ottenere visibilità, buona stampa e coinvolgimento. Usate la selezione dei 30 lavori migliori come un brainstorming della comunità globale intorno al percepito di Firenze, per metterne a fuoco le potenzialità.
Se c’è un’intuizione vincente fatene il punto di inizio di un percorso di branding con un preciso obiettivo di posizionamento. Se invece c’è solo un progetto di merchandising riconoscete al vincitore una royalty sul fatturato.
E ricordate sempre di essere committenti eredi dei Medici, un privilegio e una responsabilità che fa male vedere incompresi.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Ancora in corso a Milano, “Start 2013″ rassegna di arte contemporanea. Tra le gallerie che partecipano Francesca Minini, a Lambrate che ospite Matthias Bitzer, giovane artista tedesco in bilico tra Arte, graphic design, fotografia e letteratura.

Nuovo lavoro di videoarte firmato Matt Pyke per Universal Everything

La luce nell’opera di James Turrell, grande (e sempre attuale) artista americano.

Dagli archivi AIGA, il nuovo catalogo del Walker Art Center, in Minnesota

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Partnership.

Negli ultimi mesi il Club ha attivato una serie di convenzioni con aziende partner, allo scopo di ottenere agevolazioni economiche riservate ai Soci. In alcuni casi, gli accordi con i partner prevedono la condivisione di contenuti culturali, su cui troverete aggiornamenti nella sezione News del sito.

Altre convenzioni sono in via di definizione. Via via che saranno perfezionate, saranno evidenziate sul sito, nella sezione About / Partnership.

Qui di seguito quelle già attive:

 

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Attenzione: il Codice promozionale è stato inviato via mail direttamente ai Soci.

Lo sconto potrebbe non essere applicabile ad alcune limitate collezioni.
Durante l’anno potranno essere possibili ulteriori sconti ad hoc che verranno comunicati direttamente ai Soci.

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20123 Milano 
T. +39 02 36021299
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www.gettyimages.it

L’accordo di partnership fra ADCI e Getty Images prevede anche condivisione di cultura, esperienze e contenuti a valore aggiunto di interesse per i Soci. Sono in via di definizione i primi eventi digitali e reali, alcuni riservati ai Soci e altri aperti a tutti, che verranno via via comunicati nella Sezione News del sito adci.it


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Lo sconto non potrà essere applicato sui periodici e su materiale no-book (DVD, giftbox, eBook, cartoleria) e per gli acquisti sul sito internet (dove lo sconto al pubblico è già del del 15%).
Per usufruire della convenzione i soci dovranno farsi semplicemente riconoscere come membri ADCI.

Casa Editrice Libraria Ulrico Hoepli SpA
Via Hoepli, 5
20121 Milano
T. +39 02 86487246
www.hoepli.it


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Via Maiocchi, 11
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T. +39 02 29400478
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61032 Fano [PU]
T. +39 0721 830375
www.dagomedia.it
www.chronosweb.net

 


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

L’ispirazione senza tempo del lavoro di Joseph Cornell (1903 – 1972), artista straordinario e sempre attuale.

I giovani architetti italiani di Bamstudio, che hanno recentemente firmato una nota installazione al Maxxi di Roma

Il talento eclettico di Zhang Huan, giovane, affermato artista cinese

L’illustratrice/ricamatrice americana Sally Kelly Clark

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Il design da Firenze a Shanghai.

Martedì 17 settembre avrò un nuovo incontro con il Comune di Firenze per un avanzamento sul tema del bando per il nuovo logo della città. Qui e qui le puntate precedenti. Vi terrò aggiornati.

Nel frattempo ho seguito la delegazione fiorentina a Shanghai nell’ambito dell’accordo sino-italiano per l’industria creativa e il design, iniziativa ambiziosa e interessante per tutti noi, e in particolare per i nostri soci toscani.

L’accordo. – trovate tutte le informazioni sull’accordo quadro tra Firenze e Shanghai qui e qui.

Shanghai è una città che ha avuto una tremenda evoluzione negli ultimi 15 anni. La Cina è una potenza manifatturiera che ha deciso di cambiare per intraprendere la via dell’innovazione e della creatività: ben sapendo di dover chiudere un gap immenso, cerca di attrarre talenti che possano contaminare i propri giovani e indirizzarli nel campo del design, con un’accezione molto ampia che va dal design industriale tecnologico, alla moda, dall’architettura alla grafica. A questo fine ha operato in modo da ottenere la denominazione di “city of design” dell’Unesco nel 2012. Durante la cerimonia di apertura della design week il portavoce dell’Unesco ha parlato a un pubblico di 300 persone di fronte alle autorità cinesi collegando la creatività all’apertura e alla contaminazione, additando come esempio positivo la vicina Corea del Sud, e invitando a guardare alla semplicità del design dell’Europa del Nord per trovare una propria via. La cultura cinese, basata sulla venerazione incondizionata del maestro non facilita il pensiero critico, l’iconoclastia, la trasgressione che sono alla base del pensiero creativo che ha evoluto l’estetica occidentale. L’evoluzione del design cinese quindi dipenderà dalla contaminazione profonda e duratura con altre culture.

Il comune di Firenze, con Polimoda e la fondazione Palazzo Strozzi, con il programma di doppia laurea dell’università di Tonji e il centro di scambio sino-italiano di Villa Strozzi si inserisce tra le collaborazioni internazionali fondanti di questo percorso.
La mostra dei lavori vincitori della seconda edizione del Premio della Design Week rende evidente la lunga strada che questa giovane comunità creativa ha davanti a sè. Qui qualche foto. Interessante notare che i progetti di industrial design degli studenti sono realizzati in collaborazione con Sony che ne produce i prototipi.

Visitiamo la facoltà di design di Tonji: una vecchia aerea industriale dismessa e riconvertita (notare il significato simbolico). Accanto ad aule efficienti e professori giovanissimi, anche laboratori in cui produrre prototipi. Qui gli studenti italiani del politecnico di Milano e Torino possono fare 6 mesi dopo la laurea, mentre gli studenti cinesi fanno in Italia tutto il loro secondo anno di studi.
Un giovane professore ci mostra i suoi progetti: è umile ed entusiasta, ci chiede di aiutarli a migliorarne la qualità (in particolare ci mostra un sito con cui sta facendo fund raising per i pasti di bambini alle scuole elementari, con cui ha già raccolto 11.000.000 di yuan.)

Visitiamo con la società Dobe alcuni immobili disponibili per essere affittati da imprese creative: li chiamano creative parks e oltre ad assomigliare alle nostre location preferite dai creativi (open space, terrazzette), sono dotate di servizi finanziari e legali, oltre che di un vantaggio fiscale.
In alternativa visitiamo altri due spazi, direttamente gestiti dal governo, più uno spazio di coworking aperto dagli olandesi dove si può affittare un desk per 500 euro al mese e avere tutti i servizi in comune.

Visitiamo il nascente museo di arte contemporanea, Power Station of Art, sulla cui terrazza viene firmato l’accordo con la fondazione Palazzo Strozzi che sigla una importante collaborazione culturale.

Ho avuto modo di parlare con gli altri delegati italiani, e mi sono fatta l’idea che la crescita cinese nei prossimi anni sia meno scontata di quel che sembra, che per lavorare con la Cina sia indispensabile una cornice istituzionale politica come quella creata dal comune di Firenze.
Per quanto riguarda l’advertising, tutte le grandi sigle sono presenti e aggressive, e ovviamente la barriera culturale impone certi passaggi, però graphic designer, illustratori, fotografi, registi e musicisti potrebbero trovare un buon terreno.

Chiunque voglia maggiori dettagli, può mettersi in contatto con me.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Dall’Australia a New York il talento e il segno inconfondibile dell’artista illustratore Oliver Jeffers

l’eclettismo anche geo culturale del collettivo di Form FiftyFive

Il giovane illustratore/type designer spagnolo Alex Trochut

Dal sito di Frog design, gli interventi su”radical openness” dalla TED conference al web magazine “design mind” di Frog.

Twitter: @claudianeri


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

DISPLAY La bellissima collezione on line di mid-century modern design.
Collezione Curata e organizzata dai designer Newyorkesi di KINDCOMPANY autori tra l’altro del sito web dell’AIGA.

In una fase in cui libri e ebooks sono centrali – alla Biennale di Venezia “il palazzo enciclopedico” era al centro del padiglione Giardini – un contributo intrigante del designer/artista americano Brian Singer

Il talento fotografico e l’ironia di Martin Parr straordinario cultore dell’ordinario

twitter @claudianeri