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Tg3 – Nove anni senza Enzo Baldoni (e senza sapere perché)

Enzo Baldoni, giornalista, pubblicitario, traduttore di Doonesbury

Enzo Baldoni, giornalista freelance, pubblicitario, traduttore italiano di Doonesbury

ESTERI – Enzo Baldoni, giornalista freelance, veniva rapito in Irak il 21 agosto 2004 e ucciso, presumibilmente, il 26. Il ricordo del suo amico Pino Scaccia, all’epoca inviato del Tg1, e ultimo italiano a vederlo in vita…

Qui l’intero articolo: Tg3 – Nove anni senza Enzo Baldoni (e senza sapere perché).


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Logo di Firenze. Prove di dialogo.

Giovedì 8 agosto, alle 8.30 del mattino, ho incontrato in Palazzo Vecchio l’assessore allo sviluppo economico Sara Biagiotti e il direttore delle strategie di sviluppo e della promozione economica e turistica di Firenze, Simone Tani.

E stato un confronto costruttivo.
Riporto le ragioni che hanno condotto l’amministrazione alla attuale forma del bando:

- Assenza di risorse economiche da destinare alla comunicazione istituzionale: alla generale diminuzione di risorse a disposizione dei comuni si aggiungono gli effetti della legge Brunetta che ha ridotto del 80% la spesa della pubblica amministrazione per la comunicazione, rispetto al 2009, anno in cui la spesa era stata minima a causa delle elezioni.
- Fallimento di precedenti tentativi diversamente impostati
- Valutazione di Zoppa come di un semplice partner tecnologico per gestire il contest via web (sottovalutando per scarsa conoscenza del nostro comparto la differenza che c’è tra un bando pubblico tradizionale e uno gestito da Zooppa)
- atteso risultato di coinvolgimento e partecipazione della popolazione, già ora ottenuto con soddisfazione.


Cosa abbiamo condiviso in pratica
:
La necessità di una strategia di comunicazione – elaborata con partner individuati per meriti e competenze – che trasformi il logo individuato in uno strumento efficace di promozione economica e culturale della città.
La disponibilità al coinvolgimento di ADCI in sede tecnica su specifici seminari, tra metà settembre e fine ottobre, volti a mettere a fuoco la strategia per i prossimi passi.
La disponibilità a valersi della consulenza di ADCI e di Aiap per la composizione della giuria giudicatrice e per la stesura dei criteri di giudizio.

Ho chiesto se fosse possibile rivedere la regolamentazione della cessione dei diritti d’autore dei lavori partecipanti in favore degli autori, laddove compatibile con il regolamento della piattaforma digitale Zooppa.
E di individuare eventualmente la norma giuridica che possa riconoscere all’autore del logo vincente una royalty sullo sfruttamento commerciale del lavoro intellettuale.
Su questi due punti non ho una risposta in quanto esulano dalle competenze dei miei interlocutori, ma a settembre proverò a sottoporli nuovamente, magari direttamente a Zooppa.

Cosa abbiamo condiviso in linea di principio:
ho registrato una piena consapevolezza del gap esistente tra quello che si sta facendo e quello che si dovrebbe fare in condizioni ottimali, e che altre città europee fanno con grandi risorse e professionalità in campo.
Molta minore consapevolezza dei comportamenti virtuosi che potrebbero, anche date le circostanze sfavorevoli, portare comunque ad un progetto competitivo.
Qui però ho trovato apertura e sincero impegno ad avvalersi della nostra consulenza. Intendo farne tesoro.
Metterò in contatto il nostro socio fiorentino Aimone Bonucci – che per primo mi aveva avvertito dell’eventualità del bando – con Simone Tani, in modo che possano dialogare e costruire un sentimento comune intorno al lavoro dei graphic designer.
Ho lasciato nelle mani di Simone Tani gli appunti che avevo buttato giù come base di discussione e che trovate a questo link: appunti per firenze.

Gli ho inviato anche gli interventi di Massimo Guastini (più principi e meno coolness) e Bruno Banone.

Ho potuto apprezzare l’impegno del Comune per la promozione dei mestieri creativi e accettato l’invito a partecipare – a mie spese – alla missione a Shangai durante la settimana del design dal 3 al 7 settembre.
Chiunque sia interessato ad aprire una sede in Cina, si metta in contatto con me.
Ho trovato piena consapevolezza di cosa potrebbe essere una grande strategia di comunicazione per un brand dalle radici così potenti come è Firenze.
Ma una certa distanza tra gli obiettivi sfidanti e le necessarie strategie per raggiungerli.
È proprio questo gap che proveremo insieme a ridurre nel corso dei prossimi mesi, come primo passo di un percorso che porti ad un netto miglioramento delle strategie di comunicazione della Pubblica Amministrazione del Paese.

Paola Manfroni


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Logo di Firenze: più principi e meno coolness.

Né voglio sia reputata presunzione se uno uomo di basso et infimo stato ardisce discorrere e regolare e’ governi de’ principi; perché, cosí come coloro che disegnono e’ paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongano alto sopra monti, similmente, a conoscere bene la natura de’ populi, bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de’ principi, bisogna essere populare.

Firenze ha scelto di utilizzare la “community creativa” Zooppa per trovare il nuovo logo.
Chi vince verrà pagato 15 mila euro.
Chi perde non manterrà nemmeno i diritti sul proprio lavoro presentato (leggetevi il regolamento, mi raccomando).

Alcuni la ritengono una grande opportunità per tutti, una scelta democratica.
Così chiunque potrà partecipare, anche quegli studi e quelle piccole agenzie che di solito sono escluse.
Pure i freelance avranno l’occasione per mostrare che possono farcela da soli.
Basta con la casta dei creativi famosi che si accaparrano i lavori.

Suona tutto così meravigliosamente democratico.

Nella migliore delle ipotesi è un’inconsapevole presa per il cool.
Con cool voglio indicare, in questo caso, quell’aura di sexiness con cui si patina di democrazia
l’ormai lunga nouvelle vague di non pagare il lavoro creativo.

Perché è questa la questione che ho posto. Creare un logo è un lavoro.
Chi non è d’accordo su questo fatto è ignorante (rimediabile) o in cattiva fede.
E il lavoro deve essere sempre pagato. Lo scrive la nostra Costituzione. È enunciato in modo molto chiaro, non ci sono possibilità di fraintendimento.

Ogni volta che una Pubblica Amministrazione indice una gara non remunerata per la progettazione di un logo (ma anche di altre attività di comunicazione)
tradisce almeno due articoli della nostra Costituzione (1 e 36) e crea un grosso danno a un’intera industry.
Se la Pubblica Amministrazione non paga il lavoro perché dovrebbero farlo le aziende private?
L’effetto a catena innescato da questa pessima pratica sta distruggendo la nostra industry. Non la crisi iniziata nel 2008.

Chi ciarla di casta dei creativi è rimasto agli anni ’80 del secolo scorso
e non ha letto nessuno di questi due post di denuncia (che prospettive offriamo ai giovani e figli di un io minore).

Chi parla di concorso democratico dimentica o non conosce:

1. il tempo e le competenze necessarie per fare un logo
2. i già citati articoli della costituzione 1 e 36
3. che Zooppa è proprietà di una holding, WPP, che in Italia gestisce già il 50% del mercato pubblicitario.
(Rettifica: In realtà Zooppa è una ramificazione di H-Farm, incubatore di imprese hi-tech, fondato da Roberto Donadon insieme a Maurizio Rossi.
H-Farm ha ceduto H-Art, NON Zooppa, a Wpp)

In ogni caso, se in Italia c’è una casta è tutto fuorché creativa.
La casta non è nemmeno italiana e i soldi restano solo in parte in Italia.

Vorrei sapere, e spero di avere una risposta: qual è il compenso ricevuto da Zooppa per questo contest?
I premi messi in palio da Zooppa che quota rappresentano sul compenso richiesto ai committenti?

Lavorare gratis a un contest come questo non è una grande opportunità per il professionista.
Al massimo è una minima probabilità di vincere 15 mila euro lordi.

Non sono fiorentino. Non è un mio problema se il logo scelto sarà bello o brutto. Infatti NON ho toccato l’argomento.

Ma è un grosso problema di tutta la comunità creativa italiana se una Pubblica Amministrazione descrive come scelta democratica non pagare il lavoro creativo.

Ci sono modi migliori per gestire un progetto come questo?
Certo. Il primo passo è ricordarsi di stabilire un gettone, un rimborso minimo per chi parteciperà. Il secondo passo è coinvolgere associazioni di professionisti per mettere a punto metodologia e commissioni competenti (ricordate lo “SFACELO ROMANO“?).
Adci e Aiap hanno le caratteristiche ideali per aiutare le Pubbliche Amministrazioni serie in un contest come questo.

Restringere la rosa dei candidati, per pagare ai perdenti un rimborso, è la vera scelta democratica. Anche se forse suona meno cool, meno WEB 2.0.
Significa dedicare il giusto tempo e attenzione ai lavori presentati. Significa “ti rispetto”.

Ora non intasate il post di stupidaggini sul libero mercato. Non straparlatemi di “libera concorrenza”, soprattutto non usate a sproposito il termine libertà.
Non c’è nessuna libertà se non c’è indipendenza economica. E l’indipendenza economica viene dal lavoro pagato, non dal dire:
“ma quanto sono figo, faccio il designer e partecipo al concorso Zooppa per il logo di Firenze.”

Se non siete d’accordo usate la vostra vis polemica e il vostro eloquio per fare riscrivere la Costituzione.

Perché possiamo anche decidere di cambiare le regole del gioco, ma ufficializziamolo. Almeno giocheremo tutti di conseguenza. Al libero massacro.
E i creativi, le persone capaci di produrre contenuti, idee e pensiero, saranno quelli che perderanno. Stanno già perdendo.
Passata la coolness restano i conti da pagare.

Firenze affonda le sue radici nella Creatività (la c maiuscola è d’obbligo). Creatività riconosciuta come valore e quindi remunerata.
Tradire questa heritage sarebbe un pessimo primo passo nello studio del nuovo logo della città.

Capisco che un Sindaco e un Assessore possano ignorare (o conoscere superficialmente) determinati meccanismi economici nel mercato della comunicazione. Persino molti creativi li ignorano.

Ma c’è ancora tempo per cambiare.

Far cadere dall’alto la borsa con i 15 mila euro (lordi) non è un cambiamento. Mi rammenta atteggiamenti medievali più che il Rinascimento avviato proprio dai Principi fiorentini.

Nota:
per quanto riguarda gli azionisti di H-Farm, l’incubatore che possiede tra le altre anche Zooppa, questo è quanto ho trovato nell’archivio storico del corriere della sera, in data 18 luglio 2011:

L’ ultimo a essere entrato nel salotto virtuale di H-Farm è stato Renzo Rosso. Per diventare il socio numero due, dopo il fondatore Riccardo Donadon, di quest’ azienda che promuove imprese web, il patron di Diesel ha sottoscritto un aumento di capitale e ha comperato azioni. Prima di lui nella «fattoria della conoscenza», come si definisce l’ incubatore, avevano fatto il loro ingresso altri nomi nobili dell’ imprenditoria italiana da Luca Marzotto (Zignago Vetro) a Nicola Riello (Riello Investimenti), a Giancarlo Zoppas, al co-fondatore Maurizio Rossi (figlio dell’ imprenditore delle calzature Luigi), a Lauro Buoro (Nice), Thomas Panto (T-Vision) e Andrea Bosio (Telsey).


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Il logo di Firenze

Giglio di FirenzePaola Manfroni, Vicepresidente dell’Art Directors Club Italiano, ha scritto nelle scorse settimane (15 luglio) all’Assessora per lo sviluppo economico del Comune di Firenze, la dottoressa Sara Biagiotti.

Gentile assessore Biagiotti ,
La contatto in merito al bando di concorso che il Comune di Firenze sta per lanciare per un logo che rappresenti la città.
Come Art Directors Club Italiano, associazione dei creativi pubblicitari italiani, vorremmo offrirle la nostra collaborazione per un confronto sulla stesura del brief e sulla gestione del concorso: i casi più recenti di simili iniziative hanno avuto risultati imbarazzanti e deludenti, suscitando proteste infinite tra i professionisti del settore. Il nostro mestiere, in particolare quello dei graphic designer, è uno tra i più colpiti dalla attuale crisi, soprattutto tra i giovani, e in Italia sta subendo una continua svalutazione: va trovata una via di mezzo tra i 200.000 euro del logo di Salerno e i 15.000 di quello di Firenze, ma soprattutto va capito che un logo non è un “disegnino” come riportato nell’articolo di Repubblica, ma un segno complesso che ha bisogno di guidelines applicative, cioè di un progetto serio e ampio, di professionalità ed esperienza; che un’idea potente non è la fulminazione di un minuto ma il risultato di anni di lavoro che si concentrano in un’intuizione duratura. Qui, in un intervento del nostro Presidente Massimo Guastini che ci legge in copia, può leggere per esempio come nacque il logo di New York:
http://blog.adci.it/riflessioni/dalla-lezione-morandi-a-quella-alemanno-passando-per-milton-glaser/

Il suo assessorato ha l’occasione di creare una best practice italiana, una caso emblematico che possa essere di ispirazione a tutte le amministrazioni del paese. Il logo di Firenze che vi accingete a selezionare può e deve essere considerato qualcosa di più del logo di una qualsiasi città: sarà infatti l’espressione contemporanea di quella creatività italiana che da secoli parte da Firenze per arrivare al mondo intero.

La nostra lunga storia, la rappresentatività dei nostri soci, e il manifesto deontologico che firmiamo e che le allego, fanno di ADCI un interlocutore super partes, il cui unico obiettivo è migliorare la qualità della creatività italiana nel settore della pubblicità e della grafica.
Nella speranza di trovare in lei la giusta sensibilità, le rinnoviamo tutta la nostra disponibilità per lavorare al fianco della amministrazione fiorentina affinché Firenze possa avere un grande logo, che tenga alta la reputazione creativa italiana nel mondo

Ringraziandola per l’attenzione, la saluto cordialmente

Paola Manfroni

Dopo due settimane di silenzio, Paola Manfroni ha fatto una telefonata di controllo. L’Assessora fa sapere, attraverso la sua segreteria, di avere ricevuto la lettera ma di non aver ritenuto sin qui necessario dare una risposta.

A chi in questo momento sta partecipando al “venghino venghino” su Zooppa, segnalo questa frase: L’inserimento nella “shortlist dei migliori” implica la cessione del diritto di esclusiva sulla proposta.

E non sottovalutate nemmeno questa indicazione, anch’essa riportata nel regolamento:

I contenuti non vincitori non potranno essere ceduti e/o riutilizzati per attività in diretta concorrenza* con le attività del Comune di Firenze.* attività commerciali e non esercitate dal comune di Firenze anche tramite appalti a terzi (quali a titolo meramente esemplificativo e non esaustivo attività di educazione per la prima infanzia; servizi ricreativi per bambini e giovani, attività sportive; attività culturali, servizi di informazione turistica, attività di promozione economica, nonchè per attività di produzione e commercio anche mediante attività di merchandising e licensing di prodotti legati all’immagine della città, contrassegno di qualità di eventi, luoghi, prodotti e servizi del del territorio e della città).

Poi. Se considerate quello che state facendo un lavoro, con il quale mantenervi, e non un passatempo o un argomento di conversazione, leggetevi queste due frasi:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.

No, non sono frasi prese dal regolamento per il logo di Firenze. Sono contenute nella Costituzione Italiana. Il Comune di Firenze forse non le ha lette. Lo fanno molte pubbliche amministrazioni. Probabilmente tutte.
Se invece conoscono gli articoli 1 e 36 della nostra Costituzione, resta una sola spiegazione: non considerano i loghi un lavoro.

Chiunque accetti le “regole di partecipazione” del contest zooppa “brand per Firenze” sottoscrive il suo non essere un professionista andando a collocarsi tra i numerosissimi dilettanti con l’hobby per la grafica.