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Goodfellas 2013.

Per il secondo anno di seguito prende vita il progetto Goodfellas.

Si tratta di un progetto nato per preparare l’Italia al prossimo Festival di Cannes. Ci troveremo giovedì 30 maggio, alle ore 19, presso Fondazione Accademia di Comunicazione (via Savona 112, Milano) per condividere e parlare dei lavori iscritti.

Saranno presenti Vicky Gitto, giurato ai Film Lions, Paolo De Matteis, giurato Direct Lions, Luca Pannese, giurato Promo&Activation Lions, nonché alcuni giurati italiani delle edizioni passate.

Chi non può partecipare, può sempre segnalare i suoi lavori ai giurati: Vicky Gitto (Vicky.Gitto@yr.com), Paolo De Matteis (pdematteis@hotmail.it), Luca Pannese: Luca.Pannese@saatchi.it.

Il progetto Goodfellas l’anno scorso ha funzionato, o almeno ha portato bene, consegnando all’Italia il miglior bilancio degli ultimi 10 anni: 44 shortlist e 17 Leoni (9 d’Oro, 3 d’Argento e 5 di Bronzo). Incrociamo le dita per questa edizione.

Via spettiamo Giovedì alle 19 in Fondazione Accademia di Comunicazione.

 


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Serata di Premiazioni Adci: insieme, per una pubblicità migliore.

Invito realizzato da H-57 per la serata di premiazioni Adci

Le pubblicità attuali trasmettono un numero maggiore di messaggi negativi rispetto al passato. Lo pensa il 58% degli italiani, stando al sondaggio che abbiamo commissionato nel mese di marzo all’Istituto Piepoli.

Dopo il manifesto deontologico Adci, dopo il convegno del 25 marzo scorso sull’inquinamento cognitivo e a pochi giorni dalla petizione “fermiamo la pubblicità sessista, L’Art Directors Club Italiano propone una serata di riflessione oltre che di premiazione: “Insieme per una pubblicità migliore”.

Vi aspettiamo venerdì 7 giugno, entro le 20 (puntuali), presso l’Auditorium della Provincia di Milano, in via Corridoni 16.

L’appuntamento prevede tre momenti. Alle 20 saluteremo l’ingresso nella Hall of Fame Adci
di Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo.
A condurre l’intervista abbiamo invitato la giornalista Rosalba Reggio.

Dalle 21.15 proietteremo i lavori che hanno vinto i nove ori assegnati dalle giurie Adci Award 2013 . Verranno presentati da Alessandra Felletti.

Dalle 21.45 alle 22.15 proporremo una retrospettiva, composta dai commercial premiati dall’Adci a partire dal 1986.
Una “mezz’ora da pubblivori” per ricordare cosa può e dovrebbe essere la comunicazione.
Alle 22.20 verrà assegnato il Grand Prix degli Adci Award 2013.

Soci Adci e tutti quelli che hanno partecipato agli Adci Award 2013 sono naturalmente invitati. Basterà confermare la presenza via email scrivendo a info@adci.it oppure confermando la partecipazione attraverso l’evento Facebook.
Considerato l’intento della serata, saremo lieti di ospitare anche donne e uomini di azienda, giornalisti, studenti e chiunque sia sensibile all’argomento. I posti sono circa 500.

Ringraziamo La Provincia di Milano e in particolar modo il Dottor Paolo Giovanni Del Nero, (Assessore Sviluppo Economico, Formazione e Lavoro Provincia di Milano) per la cooperazione e per averci messo a disposizione il Centro dei Congressi Auditorium in via Corridoni 16.
Speriamo sia l’inizio di una collaborazione che porti in futuro a un vero e proprio Festival: con seminari, workshop, colloqui orientativi per i giovani.


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Buon lunedì. Le segnalazioni di Claudia Neri

è tornata a Hong Kong – dopo un lungo viaggio – la papera gigante dell’artista olandese Florentijn Hofman

La nuova brand identity del Whitney Museum a New York. progetto degli olandesi di Experimental Jetset

Conosciamo meglio attraverso articoli e interviste – compresa questa del New York Times – il giovane, ultranoto, curatore italiano Massimiliano Gioni, direttore della prossima edizione della Biennale di Venezia (e già del New Museum a New York e della Fondazione Trussardi).

“Library of the Printed Web”, in bilico tra web e print analogico del graphic designer/artista Paul Soulellis, New York. Alla Biennale a Venezia, la prossima settimana.

twitter: @claudianeri


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ADCE Conference 2013, 8 giugno a Barcellona

Perplesso sul futuro della comunicazione? A Barcellona puoi trovare delle risposte.

ADCE Conference 2013

8th June, Barcelona Conference 2013

L’innovazione nella comunicazione europea. Quarta edizione della ADCE Conference, con  Amir Kassaei, Michael Conrad, Kris Hoet, Stéphane Xiberras, Jean-Rémy von Matt, Martin Spillmann, Pablo Martin, Rosie Bardales.

Tutte le informazioni qui: ADCE Conference 2013.


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Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo nella Hall of Fame Adci.

Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo entrano nella Hall of Fame dell’Art Directors Club Italiano.

Venerdì 7 giugno, ore 20, presso l’Auditorium della Provincia di Milano, in via Corridoni 16, L’Art Directors Club Italiano saluterà l’ingresso nella propria Hall of Fame di: Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo. Nel corso della stessa serata verranno proiettati i vincitori degli Adci Award 2013 e votato il Grand Prix.

Perché tre non pubblicitari entrano nella Hall of Fame dell’ADCI e cosa c’entrano con un’associazione che ha come obiettivo quello di migliorare la pubblicità italiana?

Giovanna Cosenza, Erik Gandini e Lorella Zanardo hanno svolto un enorme lavoro (e continuano a farlo) teso a diffondere strumenti critici accessibili a tutti, per rendere la fruizione della TV, e dei mass media in generale, più consapevole.

Lorella, Erik e Giovanna hanno creato contenuti in grado di riportare all’attenzione un aspetto fondamentale: la grande responsabilità morale che si assume chiunque abbia accesso ai media.

Erik, Lorella e Giovanna sono creatori di contenuti critici e quindi utili e ispiranti per la società e per chi come noi, Soci dell’Art Directors Club Italiano, da quasi trent’anni si pone l’obiettivo di migliorare la comunicazione d’impresa e istituzionale in Italia.

Accoglierli nella Hall of Fame dell’ Art Directors Club Italiano significa rimarcare la differenza esistente tra noi, Soci Adci, e chi deve ancora comprendere che la pubblicità non dovrebbe mai costituire una forma d’inquinamento cognitivo.

Personalmente considero il lavoro e i contenuti di Lorella Zanardo, Erik Gandini e Giovanna Cosenza un segnale di speranza: l’organismo Italia, anche dopo trent’anni di TV come quelli che abbiamo vissuto, è ancora in grado di produrre anticorpi culturali.

E proprio in funzione degli ultimi trent’anni di TV ritengo sarebbe utile far conoscere il loro lavoro nelle scuole dell’obbligo.

Invece.
L’opera di tutti e tre vive soprattutto in rete. Se questo è in parte comprensibile nel caso di Giovanna Cosenza, non lo è assolutamente per “Videocracy, basta apparire” e per “Il Corpo Delle Donne”. Entrambi prodotti nel 2009, non sono mai stati messi in onda da Rai.
Anzi, i trailer di Videocracy vennero rifiutati anche dalla stessa Rai, oltre che da Mediaset.
Andò in onda su La7, due anni dopo, grazie a Enrico Mentana.

Accogliere Erik, Giovanna e Lorella, nella Hall of Fame di un’associazione di creativi pubblicitari, vuole essere il segno di un’alleanza tra chi reclama lo stesso diritto: una TV più sana. Pubblicità compresa. “Perché anche l’anima del commercio deve avere un’anima” (cit. Pasquale Barbella).

La serata del 7 giugno è aperta a chiunque sia interessato all’argomento. Per riservare un posto scrivere a info@adci.it

Aggiunta successiva
Lorella Zanardo mi avvisa che in realtà “Rai ha mandato in onda il doc una volta in agosto a mezzanotte”
Più che una precisazione mi pare la sottolineatura del problema a cui alludevo ;)


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“Chi ha nostalgia di Carosello?”

Calimero, il pulcino nero

Nostalgia per un passato più semplice. Ma il passato è sempre più semplice da capire del presente.

A proposito di pubblicità, ma anche di sessismo, casalinghe, famiglie tradizionali raccolte davanti alla tv, mondi ordinati e presente disordinato, è interessante leggere questo post di Giuseppe Mazza. Cosa c’entra il sessismo conservatore della tv generalista e di una parte della pubblicità con la nostalgia di Carosello? C’entra, c’entra:

“Chi la prova dunque questa nostalgia, se la società è ben oltre? Semplice: è la nostra classe dirigente, quella di grandi manager e big spender, a struggersi al ricordo di un mondo ordinato, mentre l’oggi le appare infranto, da riparare. Soprattutto, quel vecchio salotto di casa le era comprensibile. Quello di oggi non fa che metterla in discussione. E spaventa.”

Il resto dell’articolo qui: “Nostalgia di Carosello?” | Doppiozero.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Autori tra l’altro dell’installazione Rain Room, ora al MOMA, il sito di Random International, in bilico tra tecnologia, design e arte.

Da New York Hunter gatherer unisce digitale e saper analogico più tradizionale (l’officina del falegname) lavorando per le più grandi agenzie advertising

Illustrazione d’eccellenza, dagli Stati Uniti

Brian Collins, New York, fondatore tra l’altro di BIG, tiratore scelto per i progetti Branding di Ogilvy NYC


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Perché firmare la petizione “fermiamo la pubblicità sessista”. #adci

campagna contro la pubblicità sessista in Italia, promossa dall’Art Directors Club Italiano (Corbis)

Chi è contrario alla petizione fermiamo la pubblicità sessista e cerca di boicottarla, sostiene questi tre punti:

La nostra pubblicità non è sessista.
Per scoraggiarla non servono nuove leggi.
Abbiamo già lo Iap (istituto di autodisciplina pubblicitaria) che ci invidiano in tutto il mondo.

Per sostenere la mia petizione mi ripropongo di argomentare i seguenti punti:

1. La nostra pubblicità non è sempre sessista ma è tra le più sessiste del mondo e questo concorre a determinare un danno non solo alle donne ma a tutto il nostro Paese.

2. Per scoraggiarla occorre che le indicazioni europee (2008) vengano recepite e tradotte in indirizzi chiari e poche norme semplici e vincolanti, tali da permettere di scoraggiare e sanzionare con maggior incisività la pubblicità sessista.

3. Lo Iap svolge un’attività meritoria, ma non è sufficiente. Va supportato.

Oggi tratterò il primo punto.

1. La nostra pubblicità è tra le più sessiste del mondo.
La “profonda preoccupazione per la rappresentazione data delle donne, da parte dei mass media e della pubblicità, in quanto trattata come oggetto sessuale”, non è una preoccupazione solo mia e di qualche “sfigata vetero femminista”.
È stata espressa dal Cedaw (Committee on the Elimination of Discrimination Against Women)
ed era il 2005.

Cosa è il Cedaw.
The Committee on the Elimination of Discrimination against Women è un comitato di 23 esperti in diritti delle donne, provenienti da tutto il mondo.
Il loro ruolo è monitorare i paesi che hanno aderito, nel 1979, alla convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

Cosa significa aderire al Cedaw.
Gli stati che hanno aderito alla Convenzione Cedaw si impegnano non solo ad adeguare a essa la loro legislazione, ma a eliminare ogni discriminazione praticata da “persone, enti e organizzazioni di ogni tipo”, nonché a prendere ogni misura adeguata per modificare costumi e pratiche consuetudinarie discriminatorie.

Gli “states party” sono obbligati a presentare regolari rapporti al Comitato. L’ultimo è stato presentato nel 2011. Il prossimo lo dovremo presentare tra due mesi, luglio 2013. Nel 2011 non fummo esattamente promossi. Qui trovate il rapporto completo.

Cosa non andò bene in particolare? Molte cose, troppe. Mi limito qui a riportare solo quelle direttamente collegate alla mia petizione online fermiamo la pubblicità sessista.

Punto 22. Stereotipi e pratiche lesive dei diritti delle donne
il Comitato esprime il proprio disappunto circa il fatto che lo Stato-membro non abbia sviluppato un programma completo e coordinato per combattere l’accettazione generalizzata di ruoli stereotipati tra uomo e donna, come raccomandato nelle precedenti Osservazioni Conclusive del Comitato. Il Comitato rimane profondamente preoccupato per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società. Tali stereotipi, contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici, minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata delle donne in una serie di settori, incluso il mercato del lavoro e l’accesso alla vita politica e alle cariche decisionali, condizionano le scelte delle donne nei loro studi ed in ambito professionale e comportano che le politiche e le strategie adottate generino risultati ed impatti diseguali tra uomini e donne.

Anche la Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne, nel suo rapporto sulla missione in Italia (2012), descrivendo la situazione generale delle donne nella società ha evidenziato che “ gli stereotipi di genere, che determinano il ruolo di uomini e donne nella società, sono profondamente radicati. Le donne portano un pesante fardello nei lavori domestici, mentre il contributo degli uomini è tra i più bassi al mondo. Con riferimento alla rappresentazione delle donne nei media, nel 2006, il 53% delle donne apparse in televisione era muta, mentre il 46% era associata a temi di sesso, moda, bellezza e solo il 2% a temi sociali e professionali

E già nel nel rapporto Cedaw del 2005 era possibile leggere, tra le raccomandazioni:
Che i mass media e le agenzie pubblicitarie siano indotti ed incoraggiati a
proiettare un’immagine delle donne come partner alla pari in tutte gli ambiti della vita e ci si sforzi di andare verso la stessa direzione, al fine di modificare la percezione delle donne come oggetti sessuali, e come responsabili in via principale della crescita dei figli.

Sapete perché, in sette anni, siamo passati dal 64° posto all’80° per il Global Gender Gap Report? Perché non abbiamo fatto nulla. Perché c’è chi ancora si ostina a negare l’esistenza del problema.

E sinché non sei consapevole di avere un problema non puoi risolverlo.

Il principale agente di socializzazione in Italia (la TV) è anche la principale fonte di inquinamento cognitivo per quanto riguarda la diffusione di “memi “ sessisti che favoriscono le discriminazioni di genere. La pubblicità non è tutto il problema ma è parte del problema, non solo in TV ma anche in altri media.

Quanto ci costa essere un paese sessista?
Non possiamo saperlo con precisione. Perché siamo sempre stati un paese sessista e quindi non possiamo nemmeno immaginare a cosa smetteremmo di rinunciare se, oltre al motore “uomo”, avessimo anche il motore “donna” a spingerci verso l’alto. Di seguito alcune considerazioni che spero inducano a riflettere.

Nel 2006 è donna il 58% dei laureati. È donna il 66% dei laureati con più di 106.
Ma secondo il Global Gender Gap Report, siamo al 101° posto (su 135) per le diseguaglianze relative alla voce “economic partecipation and opportunity”.

Secondo Giuliana Ferraino, con il 60% di donne occupate il prodotto interno lordo italiano crescerebbe tra il 6 e il 9% in più ogni anno.
Riducendo il divario occupazionale femminile tra Nord e Sud di 1.700.000 unità, il PIL avanzerebbe di 4-6 punti percentuali, stima Roberto Zizza della Banca d’Italia.

Secondo Cermes (centro ricerche Università Bocconi) e la società di consulenza Mc Kinsey, le donne imprenditrici realizzano mediamente maggiori profitti e corrono meno rischi.

E non è tutto. Chiudo questo lunghissimo post con le parole dell’Avvocata Barbara Spinelli
(qui potete leggere per intero il suo brillante intervento a Roma,10 dicembre 2012, nella sede del Ministero dello sviluppo economico, in occasione dell’anniversario della firma della Convenzione ONU sui diritti umani.)

La richiesta di una rappresentazione non stereotipata di donne e uomini da parte dei media, ed in particolare da parte del servizio pubblico, non è solo una questione etica. Quando si evidenzia la necessità di modificare la rappresentazione di uomini e donne, non entrano in gioco solo i valori, ma anche i diritti fondamentali della Persona, ed in particolare quelli di donne e bambine.

Ed infatti una rappresentazione stereotipata delle Persone costituisce una forma di discriminazione, lesiva della dignità della Persona.

Nello specifico, una rappresentazione della donna aderente ai ruoli tradizionali (brava madre e moglie, responsabile in via principali della cura della casa e dei figli, oggetto sessuale) costituisce una forma di discriminazione di genere, in quanto rafforza i pregiudizi sessuali e determina una maggiore tolleranza all’idea che la donna possa e debba avere un ruolo marginale nel pubblico e disponibile nel privato, generando così una maggiore esposizione di donne e bambine alla violenza ed alla discriminazione in settori della vita pubblica prevalentemente
maschili, ed ostacolando così l’accesso delle donne alle posizioni apicali nonché, più in generale, all’effettivo godimento dei diritti fondamentali.

Di più: la presenza di stereotipi di genere anche negli spot e nei programmi sia per bambini che programmati nelle fasce protette, determina gravissime ripercussioni anche sulla salute pubblica, contribuendo in maniera significativa alla formazione nei minori di una socializzazione di genere distorta, nonché all’insorgenza di disturbi alimentari e altre forme di disagio psicologico.


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Corporate Storytelling: raccontami una storia

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Giovedì 16 si è svolto il Workshop di Movi&Co, in collaborazione con Vivimilano, sul branded storytelling.

Obiettivo dell’incontro: illustrare lo storytelling come leva più potente di comunicazione, irradiata su adv e new media.

Il workshop, coordinato e moderato da Andrea Fontana, esperto di storytelling e docente di “Storytelling e narrazione d’Impresa” all’Università di Paviasi è sviluppato in 4 panel.

Nel primo, mi sono confrontato con Karim Bartoletti, Socio & Executive Producer di Filmmaster Productions, in una “battaglia a colpi di spot”: sfidandosi a raccontare tutte le sfaccettature creative e produttive dello storytelling nelle più intriganti e geek case history degli ultimi 10 anni.

Protagonista del secondo panel è stata Enel con la campagna “Milioni di attimi”

Laura Giovannini, Head of Advertising di Enel Group, Fabrizio Caprara, Presidente di Saatchi&Saatchi e Ada Bonvini, CEO & Executive Producer Filmmaster Productions ci hanno mostrato, da diversi punti di vista,  come sia nata e si sia sviluppata l’idea di raccontare 50 anni di azienda attraverso la messa in scena delle emozioni forti che fanno parte della vita di ognuno, così come Enel fa parte della vita degli italiani.

Lo storytelling coinvolge sempre più il mondo digitale dei social network: una comunicazione multipiattaforma, top-down e bottom-up, simmetrica, basata sull’interattività ed il crowd-thinking.

Questo il tema del terzo panel dedicato al progetto “Futura Francesca” di Telecom Italia, presentato da Loredana Grimaldi, Corporate Communication Telecom Italia e Tak Kuroha, regista e vincitore di molte edizioni di Movi&Co.

Uno spot “per la rete nato dalla rete” in quanto è stato frutto di un concorso che ha visto coinvolti centinaia di fruitori (potenziali e non) di Telecom Italia che hanno contribuito a scrivere il futuro di Francesca, già protagonista dello spot televisivo precedente, tra 70 anni, un futuro in cui “le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle si”.

Hanno concluso il workshop Giangiacomo Schiavi ,Vicedirettore del Corriere della Sera, Marina Ceravolo, Direttore sviluppo ricerche e scenari media di Rai-Sipra e ancora me: il primo, ha sottolineato come anche il giornalismo abbia dovuto fare i conti con i cambiamenti nella comunicazione introdotti da internet, in quanto i giornalisti oggi assieme alla dura realtà devono cercare di coinvolgere il lettore; la seconda, ha presentato il progetto editoriale “Carosello Reloaded”, non una semplice riedizione del Carosello tradizionale ma un progetto ancora una volta multimediale, interattivo, social, il terzo ha sottolineato come l’uomo sia un animale narrativo, e come le tecnologie di geekadvertising e storytelling evoluto rispettino quindi molto più di prima la sua natura, perché finalmente gli parlano non come target, ma, finalmente, come persona.


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Mi scuso per il precedente post su Alberto Contri

Ho peccato d’impulsivita nella mia risposta a Contri e me ne pento.
Chiedo scusa a tutti.
Rileggendomi a mente fredda mi rendo conto del mio errore.

Sono stato troppo morbido.

Egregio Conti,
quando scrive

Trovo pure un pò curioso questa assai “tardiva” petizione da parte di una èlite che in nome della libertá creativa ne ha fatte di tutti i colori…violando ogni tanto i limiti del buon gusto e dell’etica

lei afferma una falsità con l’obiettivo di denigrare la petizione contro la pubblicità sessista.
Anche se nel commento successivo prova a smorzare la frase che ho evidenziato in bold, questa resta una menzogna. O voleva forse riferirsi alla ricca varietà di pantoni utilizzati dai miei associati, in questi 30 anni?

Sempre con l’obiettivo di boicottare la petizione, denigrando chi se ne è fatto promotore, lei fa riferimento a nostre difficoltà nel pagare quelli che definisce “miseri 6000 euro”.

Sarò quindi più esplicito.

Quando scoprii, alla prima riunione di consiglio direttivo, che pagavamo 6000 mila euro all’anno a Pubblicità Progresso, chiesi agli altri membri del Consiglio DIrettivo Adci

ma perché c**o” buttiamo nel c***o” questi soldi quando da anni le più importanti campagne sociali le facciamo noi soci Adci? dovrebbero essere loro a pagare noi.

Nessuno fu di parere diverso.

Evidentemente gli ambasciatori usarono toni più diplomatici. La verità è che avrei considerato soldi sprecati anche solo 500 euro. Se non insisterà oltre si eviterà le argomentazioni.

Inoltre, quand’anche avessimo avuto difficoltà a pagare i “miseri 6000″ euro annui, perché farcelo pesare? Li abbiamo sempre pagati. Molto meglio ritirarsi per tempo, che non dovere soldi a tutti dopo, come è capitato ad altre associazioni, sicuramente a lei note, per gestioni meno accorte.

Io non le ho mai rimproverato di non trovare nemmeno i 260 euro annui per la quota Adci. E so che anche i miei predecessori hanno avuto la stessa delicatezza.
La toglierò presto dalla scomoda condizione di socio moroso, ho già dato disposizioni.

Nel suo tutt’altro che arguto commento, fa riferimento a mie bugie.
Chiarita la questione dei “miseri 6000″ euro, a quali bugie si riferiva?

Vedo che ha glissato sulla sua omofobia.

In che altro modo dovrei definire le argomentazioni con cui stroncò lo spot ikea?
“questo spot utilizza in modo pretestuoso i bambini per sdoganare l’omosessualità”
Glielo feci ripetere per essere certo di avere ben compreso. Intende negarlo?
Sarei lieto di prendermi del bugiardo ma sentirla affermare con me che quello spot meritava di vincere perché veicola un messaggio educativo.

Ora andrei oltre però. Mi sono già lasciato distrarre abbastanza dai suoi giochetti retorici. Torniamo alla questione pubblicità sessista.

La sua opinione in materia mi è nota, l’ho letta in queste sue dichiarazione pubblicate dalla 27esima ora.
Non le considero posizioni illuminate.
Tuttavia le concedo una cosa: l’80° posto (su 135) nel Global Gender Gap Report non è solo colpa della pubblicità.

Dovrebbe essere evidente a tutti che anche il resto del palinsesto TV ha delle chiare responsabilità.
Anzi, ne ha sicuramente di maggiori dal momento che la pubblicità rappresenta comunque una fetta ridotta di quello che passa la televisione.
E, a questo proposito, Lei non si sente responsabile malgrado gli anni passati nel CdA Rai?
O pensa che nemmeno la Tv di Stato abbia il compito di educare? (oltre all’intrattenere e informare)

Mi sorprende la fermezza con cui si oppone alla mia petizione. È persino sospetta

Non ricordo sue ferme prese di posizione contro quella anacronistica sagra della carne che era Miss Italia.
Non ricordo delle sue ferme proteste contro il fatto che la tv di stato stava tradendo la sua missione.
Non ricordo nemmeno una sua ferma protesta per l’esclusione di un giornalista come Enzo Biagi dalla programmazione.
Ricordo invece le sue pronte dimissioni dal CdA, a seguito del duetto indimenticabile Travaglio e Luttazzi.
Mi pare però che nemmeno quelle dimissioni furono molto ferme.

Quello che ricordo di lei, in Rai, è che le sue secche chiappe hanno occupato una poltrona da cui si può incidere nella società e non l’ha fatto.

Lei che in anni di Rai ha difeso le posizioni della casa della libertà ora definisce “tardiva” la nostra reazione?
Vede, io non sono pagato per fare il presidente Adci e lo faccio da due anni e mezzo.
Lei quanto era pagato in Rai per assistere passivamente alla sua mediasettizzazione?

Mi ignori Contri. Sarò lieto di continuare a ricambiarla.
m.