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Loredana Lipperini, con Annamaria Testa e Lorella Zanardo, presenta “Di mamma ce n’è più d’una”.

Loredana Lipperini, insieme a Lorella Zanardo e Annamaria Testa, presenta “Di mamma ce n’è più d’una”, presso la Feltrinelli Libri e Musica in Piazza Piemonte a Milano.

 


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Pensiamo Insieme


È nato un piccolo (per ora) gruppo su Facebook: “Think Together”. Si ispira dichiaratamente al celebre annuncio DDB per VW che diede il via alla cosiddetta rivoluzione creativa, innescata proprio dall’agenzia di Bill Bernbach.
“Nessuna pretesa di diventare il primo gruppo di giovani creativi in Italia” mi scrive Nicolò Volanti, “ma la voglia di creare, da una piccolissima iniziativa, dei primi incontri di ragazzi che aspirano alla stessa, identica cosa: fare quel che amiamo, farlo bene e con tutele concrete”.
Il gruppo è nato giovedì 14 marzo. Oggi è a 161 iscritti.

Ecco cosa ci racconta Nicolò Volanti.

“Il nostro futuro dipende dalla comunicazione. Potersi raggiungere è un bisogno di sopravvivenza per gli esseri umani”. Era il 1949, nasceva la Doyle Dane Bernbach e con lei iniziava a prendere piede la rivoluzione creativa che insieme al pensiero di Bill Bernbach diverrà esempio per la comunicazione pubblicitaria degli anni a venire. Anni pieni di enfasi ed energia che hanno cambiato per sempre i modi di fare comunicazione. Anni che sembrano lontani ma che credo possano essere ricordati per sentirsi parte di un’altra rivoluzione che ci sta nuovamente investendo, questa volta non avendo più come contorno il boom economico del dopoguerra ma una grave recessione, budget ridotti e problemi di accesso a posizioni di lavoro stabili e tutelate per noi giovani. Stage non retribuiti, posizioni di precariato divenute strutturali e poca propensione al cambiamento, rischiano di diventare amputazioni sociali importanti, che al di là di premi e lustrini, lasciano senza un futuro stabile tanti di noi che in questo lavoro hanno investito tempo, passione e denaro. E dato che non c’è cosa più brutta di sentirsi dire frasi del tipo “cambia mestiere finché sei in tempo” o ancor peggior “la pubblicità è morta”, forse dobbiamo iniziare ad essere giovani che si tutelano e non soltanto giovani al centro del dibattito di tutela. In buona sostanza, iniziare a confrontarci realmente tra noi. Sembra la solita, banale ovvietà trita e ritrita da dibattiti già troppo spesso sentiti in giro ma non è così. Dovremmo iniziare a incontrarci, faccia a faccia, avere consapevolezza del disagio che tanti di noi avvertono all’interno dell’ambito lavorativo e cominciare poco per volta a raccontarci. Iniziare con incontri informali, liberi ma visceralmente sinceri, creare sistema, confronto diretto e senza filtri, proporre soluzioni e sviluppare idee (che nel nostro caso non dovrebbe essere difficile trovare). Ma soprattutto non avere paura. Perché se vogliamo che questo rimanga un mestiere che permetta non solo la realizzazione di buona comunicazione, ma in grado letteralmente di permetterci un futuro dignitoso, dobbiamo pensare e proporre tutele reali e discuterne tra noi, cosa che nessun altro potrà mai fare se non noi stessi. Sbagliando, dicendo cazzate, ma provandoci. Dobbiamo sentirci responsabili e parte attiva del periodo importantissimo che ci vede protagonisti e solo attraverso la creazione di un sistema riusciremo o quantomeno possiamo provare a ridefinirci. Iniziamo a guardare più a noi e alle nostre responsabilità, senza continuare nella visione sbagliata che mette al centro il binomio di scambio tra direttori creativi e nuove leve, utilissimo per l’apprendimento di competenze importanti, ma non sufficiente, da solo, a garantirci le giuste tutele. Siamo tutti nella stessa grande barca e se si affonda (o si riesce a portare in porto qualcosa) è un guadagno per tutti, azzarderei pure per i clienti ormai scettici della nostra professionalità.
È nato un piccolo gruppo, “Think Together” che si rifà volutamente al famoso Think Small, ma in chiave decisamente diversa. Nessuna pretesa di diventare il primo gruppo di giovani creativi in Italia. Sarebbe oltretutto inutile e pretestuoso. Ma la voglia di creare, da una piccolissima iniziativa, dei primi incontri di ragazzi che aspirano alla stessa, identica cosa: fare quel che gli piace, farlo bene e con tutele concrete. Già i primi ragazzi si incontreranno per una birra, a Milano. Abbiamo la possibilità di considerare quella birra come il solito buco nell’acqua, oppure, avere il coraggio di pensare che sia la prima di tante altre. E sarebbe già una vittoria riuscire ad incontrarsi soltanto per parlare e confrontarsi un po di più. Tocca a noi, non possiamo più delegare. E se realmente ci riuscissimo, sarebbe la più bella vittoria da inserire in portfolio.


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Che la lotta abbia inizio.

Sono ufficialmente aperte le iscrizione per I Giovani Leoni 2013.

Sul sito troverete tre sezioni, quella organizzata da Sipra in collaborazione con l’ADCI da quest’anno si chiama Giovani Creativi e potrete iscrivervi fino al termine della competizione che inizierà ufficialmente alle 9:00 di Sabato 6 Aprile. Da quel momento avrete 24 ore per sviluppare una campagna per le categorie Stampa, Digital e Design e 48 ore per la categoria Film. Non mi dilungo sul regolamento perché è tutto scritto nel sito giovanileoni.it

Dico solo che quest’anno le regole sono più chiare e quindi sarà più facile rispettarle e farle rispettare.

Vorrei invece tornare un attimo sulla competizione dell’anno scorso dove le 131 proposte inviate erano così suddivise: Press (84), Cyber (15), Film (14), Design (18). Non ci vuole una laurea in scienze matematiche per rendersi conto che le possibilità di vittoria fossero maggiori nelle categorie diverse dalla stampa. Pensateci quando sceglierete il brief, e ricordatevi che, se siete pazzi abbastanza, nessuno vi vieta di partecipare a più categorie contemporaneamente (come coppia, non con partner differenti).

Ricordatevi inoltre che se siete studenti e non avete mai lavorato professionalmente con qualche agenzia o studio di comunicazione NON potete partecipare.

Quindi ora sta a voi, avete una ventina di giorni per trovare il partner giusto, affiatarvi, allenarvi ed essere pronti per sbaragliare tutti gli altri agguerriti leoni.

Ne resteran soltanto 8 e andranno a Cannes.

Come termine di paragone, qui trovate tutte le campagne sviluppate nella Young Competition di Cannes negli ultimi 5 anni.


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ADCI Awards. Domani o mai più.

Avete ancora 24 ore per partecipare a una delle più prestigiose edizioni degli ADCI Awards.

Ricordiamo che il Presidente degli ADCI Awards (oltreché della categoria Film) sarà Carlo Cavallone che, a sua volta, ha scelto gli altri 9 Presidenti di giuria: Paulo Martins (Design), Ubi De Feo (Digital 2) , Niko Stumpo (Digital 1), Luca Martinazzoli (Integrated e R&D), Annamaria Testa (Stampa e Affissione), Assunta Squitieri (Radio e Sociale), Guido Cornara (Live Advertising), José Bagnarelli (Regia, Musica, Copywriting, Sound Design), Giuliano Garonzi (Fotografia, Illustrazione, Art Director).


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A Milano pubblicità, editoria e web non esistono, guest post di Paolo Rumi

All’Urban Center di Milano gli scenari del lavoro non contemplano pubblicità, editoria, web

Mercoledì 13 marzo sono stato alla presentazione di una Ricerca: “Scenari del lavoro a Milano”. Commissionata dal Comune di Milano, era dedicata all’evoluzione del lavoro di alta qualità, innovativo e creativo, in città.
Al suo secondo step, aveva questa volta come scopo studiare i “segnali deboli” delle categorie di “professionisti non ordinisti” (ossia non regolati da un ordine professionale).

Da copywriter senior e direttore creativo oggi inoccupato pensavo a un’opportunità interessante per avere suggerimenti o stimoli, in una visione d’insieme.

Le premesse purtroppo erano già fallaci: Serafino Negrelli dell’Università degli Studi-Milano Bicocca partiva dalla convinzione che professioni e città high-skilled reagiscano meglio alla recessione e forniscano indicazioni interessanti, specialmente se aiutati da Università e strutture di Job Placement (?). Sarà. Io ho da tempo l’impressione che Milano si sopravvaluti, che viva di ricordi e che questa sopravvalutazione (in inglese direbbero “fabulousness”) impedisca una seria consapevolezza e riprogettazione di sé.

Comunque sia, i settori professionali di cui la Ricerca si occupava erano Design, Moda, Green Economy, Finanza.
NOI DELLA PUBBLICITA’ NON ESISTIAMO (se consola, come erano assenti anche il web e il mondo di editoria/contenuti editoriali).

Quest’assenza è un dato interessante: un comparto come la Pubblicità -che come pochi ha arricchito Milano- oggi passa come inosservata e insignificante no man’s land, forse riserva di caccia e privilegi dell’enclave berluscona. Dimenticando che proprio l’assorbimento di funzioni creative e tecniche nelle televisioni commerciali e il passaggio del “controllo di sistema” dalle Agenzie di Pubblicità (qualità) ai Centri Media (quantità) ha progressivamente distrutto un settore vivace e attivo come pochi.
Se a questo si aggiunge la sovvenzione a scuole e università di comunicazione per creare un sovrannumero di giovani comunicatori sottocosto (eliminando gl’inutili senior), l’ex favoloso mondo della Pubblicità SAREBBE UN VERO ESEMPIO DA STUDIARE IN NEGATIVO. E lo suggerirei per la prossima puntata della ricerca.

Quando il relatore ha chiosato di aspetti positivi e che “emergeva come chiara opportunità la richiesta di competenze incrociate nella moda… soprattutto marketing e comunicazione” (???), ho pensato che fosse arrivato il momento di alzarmi e tornare in agenzia. La piccola agenzia che devo accreditare. Missione in salita verticale, segnali deboli, prove tecniche di trasmissione da Milano. Offeso e invisibile, me ne sono andato.

Paolo Rumi
Idealist paolo@thatsit.it


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Un Principe del copywriting racconta gli art director.

La Feltrinelli Libri e Musica P.zza Piemonte 2 Milano

Daniele Ravenna racconta gli art director pubblicitari.

Venerdì 22 marzo, ore 18:30
presentazione del libro
“Parola di Art Director”

e vernissage della mostra
dei ritratti di 59 art director italiani
realizzati dai giovani fotografi
dell’Istituto Italiano di Fotografia.
Interviene l’Autore.


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Vademecum per iscrizione ai premi by Goodfellas.

Come ipnotizzare i giurati.

È tempo di iscrizioni ai premi: il 15 c’è la scadenza degli ADCI Awards, il 28 marzo quella ai Cannes Lions.

Davide Boscacci, in collaborazione con Alessandro Orlandi, Flavio Mainoli e Alessandro Sabini, ha redatto questo piccolo vademecum particolarmente utile a chi intende iscrivere i propri progetti ai premi pubblicitari più importanti.

Perché oggi non contano solo le idee, ma anche come sono confezionate e la categoria in cui sono iscritte.

Il consiglio che diamo a tutti è di scaricare questo documento e di leggerlo attentamente, specie la parte dove si descrive come confezionare una video case history.

Goodfellas3

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Vuoi mettere il naso nei lavori delle giurie degli ADCI Awards 2013? Diventa giurato ADCI

La sala del conclave del Palazzo papale di Viterbo

La sala del conclave del Palazzo papale di Viterbo. I lavori degli ADCI Awards si terranno in analoghe condizioni di severità e raccoglimento.

Sei un socio ADCI e vuoi partecipare ai lavori delle giurie degli ADCI Awards 2013?

Proponiti come volontario per la giuria che preferisci. Scrivi subito a info@adci.it e sarai messo in contatto con il presidente di giuria relativo. Se puoi, indica due o tre giurie che ti interessano, in ordine di preferenza, oppure indica le tue principali aree di competenza (art direction, copywriting, design, web design, regia tv, produzione stampa, radio, illustrazione, fotografia, ecc).

Per candidarsi è necessario essere Soci ADCI in regola con la quota 2013. Alcuni presidenti vivono e lavorano all’estero e non possono conoscere tutti nuovi talenti affermatisi negli ultimi anni in Italia. Per motivi organizzativi è possibile che ti venga chiesto di lavorare in una giuria diversa da quella che hai indicato per prima. Le giurie Stampa&Affissione, Radio e Sociali sono già complete.

Per tutti i dettagli pratici che non sono già definiti dal regolamento, valgono le indicazioni del Presidente degli ADCI Awards, le decisioni collettive dei Presidenti di Giuria, le indicazioni del Presidente ADCI e del Consiglio Direttivo ADCI. I lavori delle giurie si terranno a Milano (ma forse no, stiamo aspettando gli ultimi preventivi anche da Villa Certosa. Questa nota non è di Gianni Lombardi).

Qui trovi il bando di partecipazione con tutte le info sulle categorie: Call for Entries.


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Fermiamo l’inquinamento cognitivo

Il 25 marzo, alle ore 18.30, in occasione della pubblicazione del volume “L’austerità creativa nella comunicazione di oggi”, l’editore Skira e l’Art Directors Club Italiano propongono un incontro dal titolo “austerità creativa contro inquinamento cognitivo”. (Palazzina Liberty, largo marinai d’Italia, Milano)

Potete richiedere l’invito scrivendo a massimo.guastini@adci.it

Interverranno Paolo Ferrara (Terre des Hommes) Nicola Piepoli (Istituto Piepoli) e Lorella Zanardo (autrice e blogger).
Per il Club parteciperanno Pasquale Barbella, Annamaria Testa e Till Neuburg.

Attivisti, psicologi sociali e opinionisti (anche osservatori internazionali) lanciano da tempo un allarme purtroppo inascoltato: la televisione italiana è la principale fonte di inquinamento cognitivo. E la pubblicità è parte del problema.
Ovviamente non tutta la pubblicità, ma sicuramente una buona parte.
Da 28 anni l’Art Directors Club Italiano dedica tempo ed energie alla composizione delle giurie più autorevoli, per selezionare le migliori campagne pubblicitarie dell’anno. Lo facciamo con uno scopo: dimostrare che un’altra pubblicità è possibile, nonché doverosa.
Ma non è sufficiente. Sono i fatti a dircelo. È necessario che l’Art Directors Club Italiano si impegni ancora di più in quella che, non esagero, va ormai intesa come una battaglia culturale di liberazione.

Lorella Zanardo e Paolo Ferrara ci porteranno dati ed esperienze derivanti dal loro più recente e approfondito contatto con il “pianeta scuola”.

A Piepoli abbiamo rivolto una domanda: gli italiani sono consapevoli del problema? Si rendono conto di quale perniciosa forma di inquinamento cognitivo sia spesso la pubblicità? Aspettiamo di vedere i risultati, ma non sono ottimista.
Come scrive Lorella Zanardo: “proprio dai politici e dagli intellettuali, che dei cittadini dovrebbero essere i rappresentanti e la voce, è spesso mancato il supporto e, ancor peggio, l’interesse. Il motivo più chiaro ci è parsa una diffusa ignoranza sul potere delle immagini, su come funzionano i mezzi di comunicazione, sugli effetti a lungo termine che producono”. (Lorella Zanardo, senza chiedere il permesso – Feltrinelli Editore).

Suggerisco questo post ai lettori che non conoscessero l’Art Directors Club Italiano e i suoi scopi.

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José Bagnarelli, Presidente giuria Crafting per Regia, Musica, Copywriting e Sound Design.

José Bagnarelli: Sono italo-francese, o meglio, franco-napoletano. Dai sei anni fino all’adolescenza, senza saperlo, sono co-protagonista di “Ascensore per lo spazio” (Feltrinelli), il libro autobiografico scritto più tardi dal mio amico di scala e di scuola Claudio Madia. A diciassette anni incontro il mio primo amore, la radio: la seconda metà degli anni 70 è infatti il momento  in cui esplode in Italia il fenomeno delle radio libere. Con molto tempo a disposizione, visti i risultati scolastici, incomincio a trasmettere ai microfoni di NRC, diventata poco dopo Radio Luna. L’anno successivo passo a Radio Montestella, all’epoca una delle radio più ascoltate a Milano, dove trasmetto nella fascia pomeridiana.

Passo gran parte degli anni ’80 negli Stati Uniti, dove vivo tra New York e Los Angeles, e mi occupo di scrivere, produrre e presentare una cinquantina di clip su musica e cinema per il programma Popcorn, in onda in quegli anni su Canale 5. Al mio ritorno lavoro per alcune case di produzione cinematografiche a Milano e Roma. Tanta produzione pubblicitaria (Cornetto Algida su tutti) e video musicali.

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 perdo un paio di dita, ma guadagno un paio di figli,  Bianca e Bruno. Incomincio anche a lavorare in agenzia: in Francia alla Y&R e poi a Milano, con Enrico Chiarugi e Daniele Cima, come responsabile del reparto cinema, prima in Impact e poi in BBDO. Alla fine degli anni ’90 apro Eccetera Produzioni Audio, tornando così al mio primo amore, la radio.

Vivo felicemente con Sabina, Trottola e il nostro cane Rosina tra Milano, Montemarzino e la Provenza. Il mio auto-epitaffio, pubblicato insieme a quelli di persone molto più famose di me nella raccolta “Meglio qui che in riunione” (Rizzoli), è “Buona la prima!” e non si riferisce solo al mio lavoro di regista radio e direttore del doppiaggio.

 

IMPORTANTE. AVETE TEMPO ANCORA SOLO FINO AL 15 MARZO PER ISCRIVERE I VOSTRI LAVORI AGLI ADCI AWARDS.