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L’Associazione Illustratori a “Lucca Comics and Games” – Incontro sul diritto d’autore

L’Associazione Illustratori è un punto di riferimento per fumettisti, illustratori, visualizer, scrittori del segno, animatori. Venerdì 2 e Sabato 3 Novembre 2012 lo staff dell’Associazione sarà a disposizione presso il desk di Lucca Comics and Games per fornire informazioni sulla realtà associativa stessa e le iniziative in programma; gli autori potranno inoltre concordare degli appuntamenti per colloqui privati con i membri del Direttivo, della commissione legale e con i due avvocatidell’associazione per ricevere consulenze mirate sulla professione e il Diritto d’Autore.

Oltre al punto informativo presente Venerdì e Sabato, Lucca Comics and Games ospiterà anche l’incontro:

“AUTORI DI IMMAGINI – FORMAZIONE E DECODIFICA TERMINI CONTRATTUALI”
Sabato 3 novembre – dalle 10:30 alle 12:00 presso Sala Fanucchi – Camera di Commercio, Corte Campana, Lucca

Avvocato Raffaella Pellegrino, consulente esterno AI, esperto in diritto d’autore e proprietà intellettuale; Avvocato Valentina Baldisserotto, consulente AI, esperto in diritto d’autore per il settore illustrazione.

A.I. ASSOCIAZIONE ILLUSTRATORI - E.I.F. EUROPEAN ILLUSTRATORS FORUM Italia
Via Torricelli, 18 20136 – Milano tel/fax: +39 02 36553719
e-mail: info@associazioneillustratori.it
orari segreteria: 10,00-13,00 da lunedì a giovedì


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Il cliente vuole prezzi sempre più bassi e il fisco redditi sempre più alti? ACTA conta i freelance e le partite iva

Problemi?

Problemi?

Se sei un professionista autonomo, con o senza iscrizione ad un ordine professionale, e lavori con una modalità non dipendente, qualunque essa sia (partita iva, collaborazione a progetto, collaborazioni occasionali, cessione di diritti d’autore, impresa o studio associato), dai il tuo contributo e compila subito il questionario ACTA.

Clicca qui: Contiamoci per contare di più. Aderisci all’indagine ACTA sulla condizione del lavoro autonomo di seconda generazione. | ACTA – Associazione Consulenti Terziario Avanzato.

Acta è l’Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato, ovvero una categoria di lavoratori e professionisti che lavora principalmente per le aziende utilizzando la partita iva come strumento fiscale oppure i cosiddetti contratti atipici.

Di questa categoria fanno sicuramente parte moltissimi professionisti della pubblicità: art director e copywriter freelance, registi, illustratori, fotografi, web designer e altro, tutte persone per cui “essere assunti a tempo pieno da lavoratore dipendente” (l’unica modalità di lavoro dignitoso concepita da sindacati e partiti politici fermi alle categorie del socialismo novecentesco) non solo non è possibile ma spesso non è neppure auspicabile. Mentre possono esistere art director e copywriter assunti in agenzia (ma non per tutti è la scelta ideale), è possibile pensare in modo logico e intelligente a una figura di “fotografo dipendente” o di “illustratore impiegato”? Lo stesso discorso vale per una serie sempre crescente di categorie professionali che la politica ingiustamente considera marginali.

Clicca sul link per seguire le attività di Acta, Associazione Consulenti Terziario Avanzato.


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Dalla lezione Morandi a quella Alemanno, passando per Milton Glaser.

Ieri abbiamo postato una lettera aperta firmata da Fabrizio Verrocchi e altri 1102 colleghi, indirizzata alla Commissione del Concorso di idée “Roma in un’immagine”.

Mi rivolgo a mia volta alla stessa Commissione e anche a chi l’ha “immaginata” e costituita.
Non tanto per stigmatizzare ulteriormente la discutibile qualità del risultato.
È già stato fatto con competenza qui, per esempio.

Vorrei indurre a riflettere sul come e perché si sia arrivati a questo esito.

Logotipo di Roma, 2012

Pennellate per Roma

Leggo che il logo di Roma “è stato apprezzato soprattutto per la sua eleganza e l’idea progettuale che lo sorregge”.

Io ritengo che in questa frase risuoni, tragicomica, l’essenza del problema di cui stiamo parlando in questi giorni: una mortificante catena d’incompetenza.

È da incompetenti gestire lo studio di un marchio accettando oltre mille lavori.
Volevate entrare nel Guinnes dei Primati?
Ma come avete fatto a esaminarli tutti con un minimo di attenzione?
E non ditemi che le idée “sbagliate” si riconoscono al volo. La vostra scelta è sotto gli occhi di tutti a testimoniare il contrario.

È da incompetenti imporre l’utilizzo della Lupa Capitolina.
Perché non lasciare il lavoro di sintesi a chi dovrebbe avere la competenza per farlo?
Chi tra di voi, membri della Commissione, aveva la competenza per una simile scelta? A leggere i vostri cv in rete emergono ulteriori dubbi, oltre a un’inevitabile domanda: chi e su che basi vi ha inserito in questa Commissione? Forse, dopotutto, la vostra unica responsabilità è di avere accettato un incarico che non eravate in grado di ricoprire.

Voglio raccontare una storia, a voi che sembrate fermi a Lupola e Remolo. Spero vi insegni qualcosa. È una storia nota agli addetti ai lavori. Dal vostro comportamento devo invece dedurre che non l’abbiate mai sentita.

Questa storia inizia a New York, nel 1975. La città evocava allora due parole: “sporco” e “pericolo”. Lo racconta l’autore stesso della campagna che iniziò a cambiarne la percezione, Milton Glaser.
Milton ha 46 anni quando gli viene assegnato l’incarico. Il vostro bando lo avrebbe escluso dai giochi a priori. Meditate su questo.

Milton Glaser racconta di avere lavorato diverse settimane, sperimentando font e mettendo giù in vari modi lo slogan prescelto in precedenza, I Love New York. Alla fine presenta la sua proposta che viene subito approvata.

Piaceva a tutti e se io fossi stato una persona normale avrei smesso di pensare al progetto. Ma non potevo. C’era qualcosa che non me lo faceva sentire ancora giusto.

Così Glaser va avanti, dedicando ore a un lavoro già approvato dal committente. Una settimana dopo, mentre si trova in un taxi intrappolato nel traffico, è ancora lì che ripensa a quel progetto che in teoria dovrebbe essere già fuori dal suo progress. A un certo punto vede la soluzione, nitida. Chiara. Così apparentemente semplice, ora. Se la segna su un pezzo di carta.

A distanza di quasi quarant’anni continua a essere citato e imitato ovunque.

Glaser definisce questo lavoro il suo “testament to persistency”. Sembrerebbe un motto calvinista, molto poco latino. Sapete invece da chi gli deriva questa lezione di etica del lavoro, mia cara Commissione? Da un italiano, un certo Giorgio Morandi.
Una lezione appresa nel 1951, quando Milton Glaser aveva 22 anni e studiava incisione presso il Maestro italiano.

Era il periodo in cui il pittore lavorava alle sue nature morte, una serie di still life che rappresentavano bottiglie di vino vuote e vasi di terracotta. Morandi dedicava settimane della sua vita a rifinire anche i più minimi dettagli. E non contava che nessuno avrebbe notato la differenza. Lui l’avrebbe notata. E questo era più che sufficiente per lui. È stato Morandi a insegnarmi la dedizione. Mi mostrò l’importanza della persistenza e che nulla di buono è mai facile.

Nel piccolo studio in cui lavora oggi Milton Glaser, c’è un motto incorniciato: Art is a work.

Trattate con rispetto il lavoro. Soprattutto se non lo conoscete e non lo sapete fare. Non c’è nulla di male nel non essere competenti in una disciplina. Ma c’è molto di male nel non saperlo riconoscere e nel gestire da incompetenti Il denaro pubblico.

La prossima volta, anziché “esaminare” oltre mille proposte, e raccontarlo pure in giro, rivolgetevi a pochissimi professionisti capaci. Non sapete individuarli? Ci sono associazioni professionali (come l’Aiap e l’Adci) che ve li sapranno indicare e si renderanno disponibili a comporre una Commissione realmente competente. Naturalmente potrebbero anche aiutarvi nella stesura di un brief utile. Perché leggendo quello che avete scritto era prevedibile anche l’esito.

Noi siamo i figli dei figli dei figli di Michelangelo e Leonardo, dicevano con giusto orgoglio due protagonisti di un vecchio film dei fratelli Taviani (Goodmorning Babilonia). E per dio se è vero. E per dio se sembra invece falso guardando il logo che voi membri della Commissione avete “apprezzato soprattutto per la sua eleganza e l’idea progettuale che lo sorregge”

Siamo davvero stufi di essere i “cittadini figli di puttana” di un Paese che comunica attraverso “lavori” come l’ex logo di Milano Expo, il berlusconiano “magic italy”, o la campagna contro la droga di Giovanardi.

Siamo stufi di politici, assessori e valvassini vari che quando hanno un pugno di euro per comunicare si rivolgono a qualunque esperto di supercazzole varie anziché a chi ha la competenza per farlo.

Siamo anche stufi di Commissioni messe insieme con criteri discutibili.

Prof. Mario Morcellini
Preside della facoltà di scienze della comunicazione (La Sapienza di Roma), dove insegna sociologia della comunicazione. Tra le varie pubblicazioni, non posso fare a meno di notarne una del 1999, “la tv fa bene ai bambini”, a cui manca per lo meno un punto di domanda. E probabilmente anche la visione del decennio successivo, oltre che del ventennio precedente. Oppure è infelice il titolo.

Prof. Luciano Caglioti, Ordinario di Chimica Organica
non aggiungo altro

Prof.ssa Paola Panarese
ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi. Qui trovate una sua lezione.

Dott. Mario Defacqz
uno dei 303 collaboratori esterni (tutti simpatizzanti del centrodestra) chiamati da Alemanno (per un costo superiore ai 30 milioni di euro).
Vista la sua retribuzione (548 mila euro dal luglio 2008 al luglio 2012 – fonte L’Espresso) mi sarei atteso di più.

Dott.ssa Cristina Selloni tra le competenze contenute nel suo cv non vi sono riferimenti a branding e graphic design.
Potrebbe essere però l’elemento geek del gruppo, visto che alla voce “Capacità nell’uso delle tecnologie” si premura di precisare: buona conoscenza del pacchetto office, di outlook express e di Internet explorer. Frequenza giornaliera e continua dei software sopra indicati. Wow.

Prof. Armando Peres,
a giudicare dalle sue presentazioni in power point sembra avere poca confidenza con design e immagini. Se non mi credete, cliccate QUI e poi godetevi l’allegato “Trude prof. Peres”.

Monica Scanu.
Architetto, vanta competenze oltre che in architettura anche in design. Peccato non sia riuscita ad applicarle.

On. Giovanni Alemanno Sindaco di Roma.

Non mi interessa una polemica.
Mi interessa che abbiate capito la catena di errori e come evitarli in futuro.
Vi basterà fare il vostro lavoro e solo quello.

Saluti
massimo guastini
presidente Art Directors Club Italiano


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Pubblicità e onestà. Possono convivere nella stessa frase?

La verità è nuda, ma non sempre tutti vogliono guardarla.

Giuseppe Mazza sabato 20 Ottobre 2012 ha tenuto una conferenza a Reggio Emilia per TED. L’argomento era quello che per molti non addetti ai lavori è un ossimoro: PubblicitàOnestà.

In realtà, a differenza di politica e giornalismo, dove le sfumature di grigio sono molte più di cinquanta, in pubblicità gli addetti ai lavori sanno bene che le bugie hanno le gambe corte: quando un’azienda dice qualcosa di palesemente falso nella sua pubblicità, difficilmente la passa liscia: se ci sono bugie, quantomeno ci pensano i concorrenti a ritorcergliele contro.

Ma l’onestà non è solo dire cose vere o, tartufescamente, evitare di dire cose false. Giuseppe Mazza esamina il problema da diversi punti di vista. Il suo intervento completo a TEDxReggioEmilia è qui sul sito di Bill Magazine, la rivista trimestrale che parla di pubblicità edita da Tita Milano.


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Red Bull, No Limits

Come fa notare il sempre preciso MauromanRed Bull Stratos non è poi tanto diverso da quello che faceva Sector No Limits una 15ina di anni fa con testimonial come Patrick de Gayardon, a parte che c’è Internet di mezzo.

E, in effetti, la presenza di Internet è tutta la differenza. Non solo come potenza di buzz, cosa di per sé non da poco, ma perché ha spostato l’accento della comunicazione di marca sui contenuti: sul content marketing, per fare felici di planner ;-P

15 anni fa, in pieno paradigma televisivo, Patrick de Gayardon e tutta la scuderia di testimonial Sector erano appunto soltanto dei testimonial, degli sportivi estremi che diventavano personaggi televisivi portando con sé il logo Sector e i valori della marca: che era pienamente co-protagonista della comunicazione.

Quello che oggi è cambiato, grazie al paradigm shift internet e geek, è che il volo supersonico di Felix Baumgartner è protagonista assoluto di un’operazione di cui Red Bull è “soltanto” finanziatore e, soprattutto, media company. Perché ha prodotto un contenuto video scientifico/sportivo che stato guardato da oltre 8 milioni di persone live su YouTube e che genererà anche un documentario BBC in onda a Novembre negli States sul National Geographic Channel.
La marca diventa invisibile, cedendo il passo al contenuto e all’atleta. Come nota AdFreak, infatti, la marca è “omnipresent yet invisible”.

Facendo un passo indietro a favore dei contenuti, Red Bull aumenta la sua visibilità e iconicità, al punto che qualcuno già addita l’evento come prossimo oro a Cannes nella categoria special events e live advertising. E a giudicare dal numero di spoof istantanei (qui di seguito vedete quello di Conan o’Brien e, sotto, quello di Ogilvy Vienna, con i Lego), tendo ad essere d’accordo.


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#logoroma – Lettera aperta alla Commissione. Aderisci anche tu

Il sindaco di Roma esibisce il nuovo logo della città

La soddisfazione di un lavoro ben fatto.

“Il segno individuato come vincitore è stato apprezzato soprattutto per la sua eleganza e l’idea progettuale che lo sorregge”

C.A.

prof. Mario Morcellini,
prof. Luciano Caglioti,
prof.ssa Paola Panarese,
dott. Mario Defacqz,
dott.ssa Cristina Selloni,
prof. Armando Peres,
On. Giovanni Alemanno

OGGETTO: Lettera aperta alla Commissione del Concorso di idee “Roma in un’immagine”

Gentili signori,

scrivo a nome della stragrande maggioranza degli oltre 1000 partecipanti al concorso in oggetto, in seguito alla recente presentazione del vincitore in data 16.09.10 presso il Museo dell’Ara Pacis.

A guidare queste righe è l’estremo disappunto suscitato dalla visione dell’elaborato vincitore e dalle parole con cui pubblicamente ne avete motivato la vittoria.

In questa lettera aperta – alla quale mi auguro di ricevere presto risposta pubblica – mi faccio portavoce delle centinaia di professionisti, partecipanti e non, riuniti in spazi online creati ad hoc per esprimere a gran voce un dissenso largamente condiviso. Dissenso che deriva da un’attenta valutazione dell’elaborato vincente e dei 70 selezionati per l’esposizione presso il Museo.

Il resto della lettera di Fabrizio Verrocchi e altri 1102 colleghi qui: Lettera aperta alla Commissione. Attende risposta.


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Buon lunedì, le segnalazioni di Claudia Neri

Il potere dell’anno sabbatico, secondo Stefan Sagmeister in un TED talk

L’effetto “High Line” di New York. Ovvero come recuperare il senso civico e la passione per i grandi centri urbani grazie al Design

Olafur Eliasson
artista danese/islandese autore dell’(incredibile) installazione “Weather Project” a Londra, parla del duo lavoro in un TED talk

“2×4″ agenzia di Design e branding a New York, con clienti come PRADA. E molti altri (geniali) retailer come Malitz+Goetz

Una presentazione di Olimpia Zagnoli, affermata illustratrice che lavora per molte testate importanti tra cui il New York Times, l’Internazionale e IL (sole 24 ore)


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Un capitello per la Capitale: la ciliegina sul logo di Roma

Del nuovo logo di Roma ne hanno parlato Paola Manfroni e Claudia Neri qui, suscitando numerosi commenti altrettanto scandalizzati. La ciliegina sulla torta è un’osservazione sul capitello della colonna che sostiene la Lupa Capitolina del nuovo logo di Roma.

La Colonna Traiana, un simbolo di Roma. Com'è il capitello?

Indimenticabile simbolo di Roma.

Fra i tanti simboli di Roma la Colonna Traiana è sicuramente uno di essi. E forse ha avuto un ruolo nell’ispirare il nuovo logo di Roma. Però c’è un problema: nel “nuovo” logo, che vediamo in fondo al post, il capitello su cui poggia la lupa è ispirato allo stile ionico. Ovvero il capitello tipico dei  templi dell’antica Grecia e che noi vediamo spesso nell’architettura di ispirazione classica (per esempio Villa Foscari, dell’architetto veneziano Andrea Palladio), ma più raramente nei monumenti romani. Continue reading


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Alfredo Accatino: Quanto vale un Kg. di idee?

Il primo di una serie di tre articoli di Alfredo Accatino sul tema della creatività, del mestiere di creativo, e del pil. Dal suo blog sull’Huffington Post, edizione italiana.

Un Kg. di stagno costa 16 euro, un Kg. di fieno 20 centesimi, un Hg. di zafferano 1200 euro, un m³ di letame 34 euro. E le idee? Nulla. Perché la legge non riconosce ad esse nessun valore giuridico. Quindi non esistono. E una cosa che non esiste e che non può essere tutelata, per il mercato – e spesso per la gente – non ha valore.

Eppure le idee sono più di un concetto astratto. Sono l’identità di una nazione e ne rappresentano una leva strategica per il futuro.

Leggi il resto qui: Alfredo Accatino: Quanto vale un Kg. di idee?.