10 Replies

Cannes Lions 2012: bilancio italiano e riflessioni personali.

Quest’anno possiamo ritenerci soddisfatti dalla nostra partecipazione a Cannes: il bilancio è il migliore degli ultimi 10 anni (se parlo di dieci è solo perché non ho dati antecedenti).

Vediamo alcuni numeri.

Abbiamo portato a casa 44 shortlist, suddivise su 12 sezioni (Promo, Direct, Media, Radio, Outdoor, Press, PR, Cyber, Film, Titanium&Integrated, Film Craft e Branded Content) e su 15 progetti: Integration Day di Coordown, The Beauty of a second” di Montblanc, “Who said a bathroom should be just a loo?” di Ikea, “Angry Birds” di T-Mobile, “Reach the Sunrise” di Heineken, “Save the Life” di Avis, “The Casting” di Sieropositivo.it, “The Pet Bottle” di Sanpellegrino Group. “Green Inside” di Ikea, “Following eyes” di Security Service, Fitosonno, “Unhate” di Benetton. “Trap Woods” di Pam Panorama, “Eco Radio” di Coop, “Happy New Year” di Emergency, “This is not a movie” di The Vatican Charity Foundation.

Non abbiamo ottenuto nessuna shortlist in Design, Creative Effectiveness e Mobile. Mentre abbiamo avuto il massimo dei lavori in shortlist nelle sezioni in cui avevamo giurati iscritti all’ADCI: 7 shortlist per Promo, Direct e Film (per numero di shortlist intendo il singolo pezzo di ogni progetto).

Su 44 shortlist abbiamo conquistato 17 Leoni: 9 d’Oro, 3 d’Argento e 5 di Bronzo. Dei 15 progetti in shortlist, 4 si sono trasformati in metalli: “Integration Day” di Coordown, “The Beauty of a second” di Montblanc, “Reach the Sunrise”di Heineken, “Hate” di Una Onlus.

Ecco il resoconto specifico: 7 Leoni d’Oro per “Integration Day” (1 Promo, 2 Direct, 2 PR, 1 Media, 1 Film), 2 Leoni d’Oro per “The Beauty of a second” (Direct e Branded Content), 2 Leoni d’Argento per “The Beauty of a second” (Promo, Cyber), 1 Leone d’Argento per “Reach the Sunrise”” (Direct), 1 Leone di Bronzo per “Integration Day” (Titanium&Integrated), 3 Leoni di Bronzo per “The Beauty of a second” (Promo, Direct, PR), 1 Leone di Bronzo per “Hate” (Film).

A questo si deve aggiungere il Grand Prix Press con “Unhate di Benetton”.

E, forse la cosa più importante di tutte, abbiamo conquistato tre podi nelle Young Lions Competitions: Oro nei Film con Lorenzo Picchiotti e Livio Basoli, Argento nel Design con Marco Tironi e Ileana Infantino, Bronzo nel Cyber con Oliviero Piccoli e Giorgia Fattoracci.

E dopo tutti questi dati statistici, alcune considerazioni personali.

44 shortlist e 17 Leoni rappresentano numeri importanti, ma qualcuno ha fatto giustamente notare che alla fine il maggiore numero di questi arrivano da “Integration Day”.

È vero, ma è altrettanto vero che se nel 2010 il bilancio era stato positivo quasi esclusivamente per Heineken (10 su 14 Leoni) quest’anno avevamo due progetti, di due agenzie diverse, che si sono fatti valere: non dimentichiamo infatti i 7 Leoni di “The Beauty of a second”.

Inoltre avevamo lavori che, a mio modesto parere, avrebbero meritato di più: mi ha stupito molto il fatto che “Angry Birds” non abbia portato a casa nemmeno un Leone e che “Reache the Sunrise” ne abbia preso solo uno. Così come altri progetti visti all’interno del gruppo Goodfellas avrebbero potuto conquistare almeno la shortlist.

Ma i Cannes Lions sono fatti così: le grandi idee conquistato sempre un buon numero di Leoni in diverse categorie (è successo lo stesso anche per i migliori progetti stranieri), mentre le buone idee combattono anche contro la fortuna e i giudizi di parte.

A proposito di giudizi, i nostri giurati hanno fatto molto bene, come numero di shortlist ma soprattutto per l’altissima conversione delle stesse in metalli. Non so se per questo risultato l’idea di Goodfellas sia stata utile, ma almeno ha portato fortuna e ha fatto nascere un inatteso spirito di squadra. Se vogliamo continuare a raccogliere successi a Cannes dobbiamo convincere Sipra che tutti i giurati spediti sulla Croisette devono essere appassionati, competenti e preparati come i nostri. È un impegno che qualcuno del Club dovrà prendersi a partire da settembre.

Il risultato senza dubbio più bello è comunque quello dei giovani.

Non riesco a recuperare dati attendibili ma credo che come nazione ci siamo comportati meglio di qualsiasi altra: su 4 equipaggi mandati a Cannes dall’Adci, 3 sono arrivati sul podio. Aver cambiato la formula di selezione per quanto riguarda i Giovani Leoni ha quindi funzionato (un ringraziamento a Davide Rossi per l’intuizione). La sfida è quella di non disperdere tutto questo talento ed entusiasmo (la notte del closing gala un Marco Tironi completamente ubriaco continuava a ripetermi che il prossimo anno il Club dovrebbe organizzare i pullman per portare le nuove leve a Cannes).

A prescindere dai risultati italiani, come è stato il livello medio dei lavori di quest’anno?

Parere assolutamente personale: un po’ inferiore rispetto alle ultime due edizioni.

Lo so che si dice sempre così, ma a mio parere l’innovazione pura ha avuto un rallentamento in sezioni come Promo, Direct, Media e PR. I Titanium sono stati un po’ sotto standard. Dopodiché è indubbio che alcune punte sono altissime ma la media avrebbe giustificato l’entrata in shortlist di altri lavori italiani. L’impressione è che nel complesso i lavori stiano diventando meno originali ma molto più pragmatici, che non è affatto un male.

Dopo anni anni così così, sempre parere personale, questa volta la sezione che mi ha colpito di più è stata la stampa. Certamente qualcuno obietterà che a Cannes tutti gli annunci sono fake. Può darsi, ma non voglio riaprire la polemica, aggiungo solo che Brasiliani e compagni i fake li sanno fare benissimo. E non parlo solo di esecuzione ma anche del fatto che gli insight sono solidi e reali, non fatti d’aria.

Per quanto riguarda la tendenza si percepisce un’attenzione particolare alla comunicazione che ha una rilevanza sociale, e con questo non intendo dire che vengono premiati solo i progetti no-profit ma che c’è un occhio di riguardo per i brand che dimostrano sensibilità al bene comune.

Un esempio è il Grand Prix dei Film, Chipotle.


6 Replies

Cannes Young Lions Competition: L’Italia vince l’oro nella categoria Film.

Si può parlare proprio di “filotto” per i Giovani Leoni. 3 podii in 3 categorie diverse per i giovani creativi italiani. Dopo l’argento nel Design (qui) e il bronzo nel Cyber (qui) è arrivato anche un Oro.

Lorenzo Picchiotti (art) e Livio Basoli (copy) di M&C Saatchi hanno appena vinto l’oro nella Categoria Film.

Ecco il video della proclamazione:

Ecco invece il film vincitore:

Abbiamo spaccato!
Siamo molto orgogliosi di voi!


5 Replies

Giancarlo Livraghi sulla “Stupidità della pubblicità”

La stupidità della pubblicità (e come si può guarire)

Intervista di Paola Panarese a Giancarlo Livraghi

Gennaio 2010, Risposte a dodici domande per il libro Quel che resta della pubblicità

1.   Lo scenario contemporaneo, socio-culturale e di mercato, in cui opera la pubblicità, è cambiato molto rispetto a un passato non troppo remoto. Quale crede che sia il fattore di cambiamento che più ha condizionato o sta condizionando lo sviluppo della comunicazione di marketing?

La stupidità. Non solo perché molta pubblicità è banale, stucchevole, superficiale. Ma per motivi più seri e profondi. Nel mondo della pubblicità si sono fatte, e si continuano a fare, molte cose sbagliate e sciocche. Ma la causa principale del declino (e istupidimento) sta nella cambiata prospettiva delle imprese.

Il resto dell’intervista qui: stupidita’ della pubblicita’.


8 Replies

Cannes Young Lions Competition: per l’Italia anche un bronzo nel Cyber.

 

Italia premiata anche nel Cyber nella Young Lions Competition di Cannes.

Oliviero Piccolo (art) e Giorgia Fattoracci (copy) di M&C Saatchi si sono aggiudicati il bronzo per l’ottimo lavoro realizzato per The Bill and Melinda Gates Foundation.

Complimenti anche a voi Giovani Leoni!

 

Clicca qui, o sull’anteprima del banner per vedere il lavoro premiato.

 


12 Replies

Cannes Young Lions Competition: l’argento in Design è italiano.

 .

Marco Tironi (Hagakure) e Ileana Infantino (AdmCom) si sono aggiudicati l’argento nella categoria Design della Young Lions Competition di Cannes.

In sole 24 ore Marco (art director) e Ileana (copywriter) hanno sviluppato l’identity di Opportunity Knocks, una piattaforma creata dai Cannes Lions che nascerà il prossimo anno e che darà l’opportunità ai giovani creativi di mostrare il proprio portfolio ai Direttori Creativi, ma non solo.

Complimenti!

 

 

Il lavoro di Marco e Ileana.

 

 


3 Replies

“27 modi per insultarsi con efficacia e sabotare le discussioni in rete” via Nuovo e Utile

Copio e incollo da Nuovo e Utile, di Annamaria Testa, questo vademecum per fottere qualunque possibilità di confronto in rete.

La rete può essere davvero un luogo in cui dal confronto di più posizioni nascono prospettive nuove e visioni creative, e tutti si impara qualcosa. A patto che l’obiettivo sia quello lì, però.
Invece a volte sembra che si tratti solo di aver ragione a qualsiasi costo, perfino mandando a ramengo, insieme agli avversari, le logiche di base di un decente contraddittorio, proprio come accade nei talk show più beceri.
Dunque, ho pensato di preparare questo breve elenco di istruzioni per insultarsi efficacemente in rete, azzerare gli avversari e mandare in vacca qualsiasi discussione. La speranza è che tutti diventino così bravi da far sì che il fenomeno si estingua da solo, per eccesso di successo.

1) ZITTO, TESTA DI RAPA! – è solo il 38° degli stratagemmi elencati da Schopenhauer nel pamphlet L’arte di ottenere ragione, ma è tra i più diffusi sul web. Consiste nell’insultare l’avversario (più fantasioso e gratuito è il modo, meglio è) senza entrare nel merito di quanto sostiene. Interessanti le variazioni:
1.1) Testa di rapa, so chi sei e ti aspetto sotto casa – insulto con minaccia.
1.2) Sei sempre stato una testa di rapa – insulto con extension.
1.3) Se non fossi una testa di rapa non diresti quel che dici – insulto autoevidente.
1.4) Tutti quelli come te (assimilabili per genere, anagrafe, posizione politica, fede calcistica, abitudini alimentari, gusti letterari, professione ecc.) sono teste di rapa – insulto con generalizzazione.

2) TI HO BECCATO, FIGLIO DI PUTTANA! – l’applicazione di uno fra i più noti – il nome è proprio questo – giochi di relazione teorizzati da Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale. Consiste nello scovare o nell’inventare qualche colpa o tara dell’avversario, meglio se remota, imbarazzante e del tutto incongruente con l’argomento della discussione, e nello spostare l’attenzione dei partecipanti su quella, gridando allo scandalo e alzando un polverone così fitto da cancellare del tutto l’argomento del contendere. Lo scopo è paralizzare o annichilire l’avversario azzerandone la reputazione.

3) MA CHE C’ENTRA? – Basta ripetere all’infinito e con ogni possibile variazione che quanto afferma l’avversario è infondato, irrilevante, risibile, stupido, patetico o falso, oppure che è off topic (insomma: non c’entra), senza neanche provare a spiegare perché lo è.
3.1) Il problema è un altro – variante molto praticata, non solo sul web, tanto da meritarsi un nome (benaltrismo) tutto per lei. Indispensabile non spiegare perché il problema è un altro.

4) MA CHE CAVOLO TI SEI FUMATO? – Si tratta di riformulare l’affermazione dell’avversario deformandola: esagerandola, o riducendola, o fraintendendola (sono i primi stratagemmi dell’elenco di Schopenhauer) in modo che risulti del tutto sgangherata. Alternative:
4.1) Ma che cavolo mi sono fumato? – Si tratta di astenersi rigorosamente dal leggere il tema della discussione e i commenti precedenti, per poi intervenire assolutamente a capocchia.
4.2) Ma che cavolo…? – Variante sublime: occorre leggere solo il titolo della discussione, tralasciare tutto il resto e ripetere esattamente le tesi di base come se fossero proprie, nuove e originali, sostenendo che nessun altro ha capito niente.

5) TU NON SAI CHI SONO IO – consiste nel supportare le proprie affermazioni non con evidenze o argomentazioni fondate ma vantando il peso delle proprie credenziali di esperto, i propri titoli, il proprio ruolo o status professionale, così, a prescindere. Possibile variazione per ribaltamento:
5.1) Tu non sai chi (non) sono io – consiste nel liquidare l’avversario trasformando in disvalore ogni sua credenziale e in valore la propria incompetenza o ingenuità.

6) CHI TI CREDI DI ESSERE? – è sufficiente dichiarare che l’avversario non è in ogni caso titolato a dire la sua perché troppo vecchio, troppo giovane, troppo maschio, troppo femmina, troppo coinvolto o troppo estraneo all’argomento. E così via.

7) SARÒ LA TUA NEMESI – Consiste nell’attaccarsi a qualsiasi imprecisione o errore di dettaglio, e perfino a un singolo evidente refuso, per dichiarare tout court errate tutte le posizioni dell’avversario, e stupido o ignorante lui medesimo. Opportuno replicare l’intervento più volte.

8) HO RAGIONE: L’HA DETTO LUI – Basta citare, a supporto delle proprie affermazioni, un qualsiasi personaggio autorevole, meglio straniero o del passato, e magari una sua opera astrusa o poco nota. Importante avere cura che la fonte sia difficile da trovare in rete. Se possibile, riportare la citazione nella lingua originale: francese e inglese vanno bene, ma il tedesco o il greco antico e non traslitterato fanno un effettone.

9) MO’ TI SPIEGO – Consiste nel prodursi in lunghissime, dettagliatissime e noiosissime controdeduzioni, impiegando ogni artificio (compreso il copiaeincolla di brani altrimenti disponibili in rete, e del tutto irrilevanti rispetto al tema) al puro scopo di occupare spazio e scoraggiare chiunque, sia a leggere sia a entrare nel merito. Indispensabile l’impiego di un linguaggio complesso e artificioso e di un tono algido e sprezzante. Se possibile: postare il medesimo commento due volte di seguito, e commentare una terza volta chiedendo venia per il (sic) errore. Tocco di classe: dare del “lei” all’avversario.

10) NON MI BASTA (IL TRAPANO) – Consiste nel riproporre a oltranza la medesima obiezione, il medesimo appello o la medesima domanda, che nel corso della discussione ha già ottenuto molte risposte argomentate e esaurienti, ignorando tutto quando è stato detto e ricominciando ogni volta da capo.

11) TU NON MI FAI PARLARE! – Riguarda il parlare, il più a lungo possibile, ripetutamente e senza mai entrare nel merito dell’argomento, del proprio non poter parlare perché “qualcuno” lo impedisce. E anche una semplice obiezione è un impedimento, no? Diverse le varianti, semplici e complesse:
11.1) Tu non mi fai parlare, maledetto! – la versione aggressiva semplice
11.2) Tu non mi fai parlare, cattivone! – la versione piagnucolosa semplice
11.3) Lui mi censura, maledetto! – La versione aggressiva complessa chiede una certa preparazione: si tratta di essere così costantemente molesti e inopportuni da riuscire a farsi bannare. Ottenuto il risultato anche una sola volta, il gioco è fatto. Si potrà accusare l’avversario di quello, all’infinito, qualsiasi sia il tema e in qualsiasi sede.
11.4) Lui mi maltratta, cattivone – Anche per la versione piagnucolosa complessa occorrono costanza e preparazione: si tratta di essere molesti e inopportuni abbastanza da farsi mandare (anche amabilmente) al diavolo. Sarà un gioco da ragazzi, a questo punto, lamentarsi del maltrattamento con amici, parenti e conoscenti mettendo in piedi una campagna in piena regola contro l’avversario.

12) È TUTTO UNO SCHIFO – Consiste nel dichiararsi, qualsiasi sia l’argomento, smarriti, orripilati, scandalizzati, disgustati, disperati e, al limite, tentati di menar le mani. Più il tono è acceso e il discorso è generico, meglio è. Ma attenzione: poiché di fatti genuinamente scandalosi o disgustosi è purtroppo pieno il mondo, e anche la rete, il metodo, per essere bene applicato, chiede:
12.1) Schifosa tempesta in un bicchier d’acqua – di disgustarsi di qualcosa di irrilevante, o di facilmente rimediabile
12.2) Fate tutti schifo – Di proiettare il proprio disgusto su un malcapitato scelto a caso (se si vuol essere davvero fini, su un malcapitato già sottoposto al trattamento 2). O, in alternativa, di schifare gruppi il più possibile ampi (i vecchi, i giovani, le donne, gli uomini, gli italiani…) .
12.3) Mi chiamo Ponzio e sono schifato – Di limitarsi a strillare tutto il proprio orrore e, poi, lavarsene serenamente le mani astenendosi dal proporre o (peggio ancora) dal mettere in atto rimedi positivi. Meglio chiudere la connessione e andarsene al cinema.

P.S. A parte gli scherzi: chi è senza peccato, eccetera. Nel corso di una discussione può capitare di assumere alcune (non tutte: molte sono improponibili) di queste posizioni. E di farlo perfino in buona fede, o per distrazione o per rabbia. Il problema nasce quando una discussione è fatta in gran parte per, o attorno a, questa roba. Varrebbe la pena di farci attenzione, eh.


5 Replies

I Goodfellas si fanno onore: oggi 11 Leoni.

I due soci Adci Raffaella Bertini e Davide Boscacci, e l’associata ad Assorel Filomena Rosato, hanno concluso oggi in bellezza il loro dovere di giurati italiani sulla Croisette.

Raffaella Bertini, giurata italiana nella sezione Promo&Activations ha trasformato in metallo il 50% dei nostri progetti entrati in shortlist: 1 Leone d’Oro per “Integration Day” di Coordown, agenzia Saatchi&Saatchi, 1 Leone d’argento e 1 Leone di Bronzo per “The Beauty of a second” di Montblanc, agenzia Leo Burnett.

Specifico, per chi non lo sapesse, che i giurati non hanno grande libertà d’azione per quel che riguarda le shortlist ma il loro ruolo è determinate nell’attribuzione dei metalli. Essere riusciti a convertire in Leone 3 shortlist su 6 è un ottimo risultato, il migliore da sempre dopo il 2010 quando grazie a “Heineken Auditorium” avevamo preso 4 Leoni in questa sezione.

Ricordiamo i lavori italiani che si sono fermati alla shortlist (“Who said a bathroom should be just a loo?” di Ikea, “Angry Birds” di T-Mobile, “Reach the Sunrise” di Heineken, “The Casting di SIEROPOSITIVO.IT) e facciamo i complimenti a Raffaella Bertini.

Ancora meglio è riuscito a fare Davide Boscacci, giurato nella sezione Direct. Su 7 shortlist ha riportato a casa ben 5 Leoni firmando il miglior risultato di sempre (il record precedente risaliva sempre al 2010: 2 Leoni per l’Italia): 2 Leoni d’Oro per “Integration Day” di Coordown, agenzia Saatchi&Saatchi; 1 Leone d’Oro e 1 Leone di Bronzo per “The Beauty of a second” di Montblanc, agenzia Leo Burnett; 1 Leone d’Argento per “Reach the Sunrise” di Heineken, agenzia Publicis.

Si devono accontentare della shortlist: “Who said a bathroom should be just a loo?” di Ikea, “Angry Birds” di T-Mobile, “The Casting” di Sieropositivo.it e “Save the life” di Avis.

Complimenti anche a Davide Boscacci che, evidentemente, ieri ha mostrato i suoi possenti bicipiti.

Ottimo risultato anche nella sezione PR: 3 shortlist su 5 si sono trasformate in Leoni. 2 Leoni d’Oro per “Integration Day” di Coordown, 1 Leone di Bronzo per “The Beauty of a second”.

Rendiamo però onore anche alle shortlist “Reach the Sunrise” di Heineken e “The Pet Bottle” di Sanpellegrino Group.

Il Festival è appena iniziato è abbiamo già conquistato 11 Leoni. Come risultato è il secondo migliore in assoluto degli ultimi dieci anni: ci mancano 3 Leoni per uguagliare il record assoluto del 2010 (14 Leoni).

Va detto, però, che nel 2010 avevamo portato a casa un bottino importante grazie a un solo progetto, “Auditorium” di Heineken, che da solo ne aveva conquistati 10, mentre quest’anno le soddisfazioni ci stanno arrivando da progetti diversi (almeno 3) di diverse agenzie.

Tutto bene allora?

Non proprio. Come previsto non portiamo a casa nessuna shortlist nelle sezioni più nuove al Festival: Creative Effectiveness e Mobile.

E contiamo solo una shortlist nella sezione Media con “Integration Day”. Troppo poco a mio parere, ma almeno quel progetto è così giusto per la sezione che se non viene tramutato in metallo non facciamo tornare dalla Croisette il giurato italiano Isabelle Harvie-Watt.

Infine le ultime due sezioni mancanti.

1 sola shortlist in Press per “Trap Woods” di Pam Panorama, agenzia JWT.

6 shortlist in Outdoor: “Green Inside” di Ikea, agenzia Auge; “Following eyes” di Security Service, agenzia Publicis; “Tennis instructor” di Fitosonno, agenzia JWT; “Daughter’s boyfriend” di Fitosonno, agenzia JWT; “Who said a bathroom should be just a loo?” di Ikea, “Angry Birds” di T-Mobile.

Domani usciranno le shortlist di Cyber, Design e Radio, mentre l’ultima dei  Goodfellas, Isabella Bernardi, è nel pieno della sua attività di giurata nella sezione più competitiva di tutte: Film.

 


27 Replies

Scosse vs Tweet e i veri sciacalli


In questi giorni ho ricevuto diverse email nelle quali mi si chiedeva un parere sulla vicenda raccontata dal sempre ottimo mimimarketing: “scosse vs tweet: quando la creatività è inutile e fine a se stessa”.

È un’operazione evidentemente fallita. Il resto mi pare accanimento da “branco”, aspetto che per indole detesto.
Con l’espressione “accanimento da branco” non mi riferisco ovviamente ai leciti punti di vista espressi da chi si è firmato, ma all’anonimo starnazzare “delle anatre nelle pozzanghere”.

Sono convinto che le intenzioni dietro a questo progetto “abortito” fossero buone, e che fare un “fake”, come lo definiscono impropriamente in molti, fosse l’ultimo pensiero di Luca Lorenzini e Luca Pannese.
Anche perché, in questo genere di operazioni, il termine fake non significa proprio nulla. Si parla di successi o di fallimenti.

Penso che le persone coinvolte siano e restino ottimi professionisti. Trattarli da “sciacalli”, e farlo per lo più mascherati con nomi da bimbominkia, è un autodafé a cui non ho la minima intenzione di prendere parte.
Stiamo tra l’altro parlando dello stesso team che tre mesi fa riceveva complimenti da tutti per il progetto coordown.

I veri sciacalli sono quelli che approfittano delle difficoltà altrui per sfogare in branco i livori accumulati per altri motivi. Presi individualmente non valgono molto più dell’unica cosa che sanno produrre (vedi immagine sopra).

Sono assolutamente convinto che Luca Lorenzini e Luca Pannese abbiano pensato a come essere utili con le armi che conoscono. Non agli eventuali premi. I fatti dicono che hanno sbagliato. Una volta si definivano “esperienze”, “lezioni”. Oggi è più geek parlare di “learning”. Sia come sia, solo chi si mette in gioco e rischia sulla propria pelle, accumula esperienze.

Personalmente avrei consigliato loro di lasciar perdere il monitor nelle piazze. Di trovare un sistema per rendere la partecipazione “utile” a livello concreto. Non c’è creatività se non c’è utilità sociale. L’empatia sarebbe stata la ciliegina ed è comunque più facile da ottenere. Avrei suggerito anche di non rilasciare comunicati che svelassero l’esistenza di un’agenzia dietro.
A distanza di mesi, dimostrata sul campo l’utilità del progetto, avrei postato il case, limitandomi a firmarlo Saatchi&Saatchi. Nel comunicato stampa avrei chiuso affermando che il progetto non sarebbe stato iscritto a nessun premio. Perché nessun premio avrebbe potuto aggiungere valore ai risultati ottenuti.

Ma io scrivo dalla comoda poltrona del “senno di poi”.

Per quanto riguarda il pezzo di minimarketing Gianluca Diegoli, ho solo una critica. Ho trovato gratuita l’affermazione: “Solo in un’agenzia di pubblicità purtroppo può essere partorita un’idea simile”.

Generalizzare è un modo di pensare 1.0 (cit: Mauro Manieri)


4 Replies

Cannes Lions – breaking news: 13 shortlist per l’Italia tra Direct e Promo

Dall’infaticabile consigliere Ratti:

7 shortlist in Direct, 6 in Promo.
Ecco il riassunto.
DIRECT.
A.05 Direct Response Digital: THE BEAUTY OF A SECOND, MONTBLANC – A.08 Ambient Media Large Scale: WHO SAID A BATHROOM SHOULD BE JUST A LOO? IKEA – A.08 Ambient Media Large Scale: ANGRY BIRDS, T-MOBILE – B.03 Best Low Budget Campaign: INTEGRATION DAY, COORDOWN – C.03 Other Consumer Product: THE BEAUTY OF A SECOND, MONTBLANC – C.12 Public Health & Safety: INTEGRATION DAY, COORDOWN – D.01 Best Integrated Campaign: REACH THE SUNRISE, HEINEKEN.
PROMO.
A.07 Best Use of Broadcast: INTEGRATION DAY, COORDOWN – A.13 Best Use of Social Media: THE BEAUTY OF A SECOND, MONTBLANC – B.04 Durable Goods: THE BEAUTY OF A SECOND, MONTBLANC – B.14 Public Health & Safety: THE CASTING, SIEROPOSITIVO.IT – B.14 Public Health & Safety: SAVE THE LIFE, AVIS – C.01 Best Integrated Campaign: THE BEAUTY OF A SECOND, MONTBLANC.