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La rivelazione del giorno


Di Pomilio Blumm sapevo solo che devono essere degli autentici geni nelle gare pubbliche. Ma questo lo sanno tutti.
Oggi ho scoperto che sono tra le più “antiche” e rilevanti agenzie italiane.
Evidentemente, questo non è noto solo perché hanno scelto una linea “low profile”.
Ho aperto gli occhi grazie alla visita del loro sito e a un video istituzionale davvero impressionante, verosimilmente realizzato in occasione del loro cinquantesimo anniversario.
Una musica imperitura quanto evocativa ed emozionale (si dice sempre così in questi casi, non è vero?), “va pensiero”, accompagna una serie di marchi davvero impressionante. In pratica l’eccellenza del made in Italy:
Lamborghini
Mulino Bianco
United Colors Of Benetton
Vespa
Nutella
Enel
Dolce & Gabbana
Cornetto Algida
Costa Crociere
Consorzio Prosciutto di Parma
Valentino
Bauli
Artemide
Missoni
Parmalat
Bulgari
Valtur
Luxottica
Alpitour
Crodino

Non è una generica apologia del made in Italy.
I super finali parlano chiaro:
Il made in Italy che comunica compie 50 anni
Pomilio Blumm
50 anni di idee 1960-2010

Questo video istituzionale comunica in modo chiaro e senza ombra di dubbio
che la Pomilio Blumm, sulla bocca di molti addetti ai lavori negli ultimi tempi,
è un’autentica “ideas factory” e da 50 anni lavora per le più importanti aziende italiane.

Mi sento un po’ imbarazzato per averlo scoperto solo oggi. Eppure condividiamo persino l’anno di nascita. Spero che questo post apra agli occhi alla nostra comunità professionale.


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Editoria digitale: catturare il lettore

Engaging the reader 2011

Editoria digitale ed ergonomia della conoscenza

Anche i libri oggi hanno un’interfaccia, e deve essere gradevole, usabile, in grado di facilitare la lettura. Come si stanno preparando gli editori italiani e gli operatori della comunicazione? Questo workshop probabilmente può anticipare qualche risposta.

14 novembre 2011, Milano, Università Cattolica, Largo Gemelli 1, Centralino: 02 7234.1

Kindle

Il presente e il futuro sono qui?

Hashtag ufficiale per seguire l’evento su Twitter: #engaging11

Qui il programma e i materiali di Engaging the reader 2011.

 

Segui l’ADCI Art Directors Club Italiano su Twitter.


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Una parola sconveniente: povertà.


È stato presentato ieri l’annuale rapporto povertà Caritas-Zancan.
Qualche flash:

-gli italiani in situazione di povertà relativa sono 8 milioni e 272 mila, equivalenti al 13,8% dell’intera popolazione

-le persone impoverite, in caduta verso condizioni peggiori, secondo i dati Eurostat sono pari al 25% della popolazione italiana

-su 16 milioni di pensioni Inps, erogate nel 2010, il 50% era costituito da assegni mensili inferiori a 500 euro

-a parità di livello, le donne guadagnano il 16,8% in meno rispetto ai colleghi maschi;
-in Italia lavorano il 47% delle donne (60% in Francia);
-dopo la nascita del primo figlio, 20 donne su 100 o vengono licenziate o si dimettono

“andate e moltiplicatevi” è oramai un tentato suicidio economico. Risultano infatti povere:
-il 9,8% delle famiglie con un figlio
-il 15,6% delle famiglie con 2 figli
-il 27,4% delle famiglie con 3 o più figli

Potete scaricare l’intero rapporto presso Caritas Italiana

I dati Caritas non sono dovuti al diffondersi di un neo ascetismo italiano.
Secondo quanto riportato dal report Nielsen eFinance, sempre ieri, cresce il tempo dedicato a informarsi su prodotti o servizi finanziari e a gestire il proprio denaro. A giugno 2011 gli italiani hanno trascorso sui siti bancari quasi 500 milioni di minuti, il 47% in più rispetto al pari periodo dello scorso anno.


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Creativi e Agenzie: perché amici? Questa e altre domande ad Assocomunicazione

Ho dato volentieri spazio all’apertura di Emanuele Nenna, perché si candida consigliere Assocomunicazione con un mandato, “valorizzazione della creatività”, che non posso che condividere. Del resto, “ridare dignità e valore al nostro lavoro” è la sintesi estrema delle 17 pagine del programma con il quale mi candidai a suo tempo. Valorizzare la nostra professionalità è l’unica strada percorribile per provare a normalizzare un mercato che non è diventato quello che è per via dell’ultima lunga crisi economica. Era già stato “sputtanato” in precedenza, per lo più da manager che avrebbero dovuto tutelarlo.

Mi sta anche bene dialogare in un’ottica di “ricostruzione” con chi oggi guida le agenzie di pubblicità, senza stare a recriminare su errori e comportamenti poco etici. Però vorrei promesse concrete e fatti coerenti.
Con Emanuele ci siamo trovati subito d’accordo nell’identificare una strategia volta a incentivare i casi virtuosi. Se sarà eletto, realizzeremo un progetto che valorizzi la reputazione delle agenzie e dei clienti meritevoli.

Sono pronto a collaborare con chiunque consideri una “poltrona” di Assocomunicazione come opportunità (e responsabilità) di incidere realmente, per operare un cambiamento indispensabile. Un cambiamento che migliori concretamente anche le condizioni di lavoro della categoria professionale che rappresento.
Come ho spiegato più volte, oggi non ha senso tutelare la “creatività” in astratto se non si tutela al contempo la dignità di chi deve produrla.

Esattamente come Emanuele, nemmeno io amo gli stereotipi. Sono pronto a fare tutti i “distinguo” del caso, e a dare risalto a qualunque comportamento “virtuoso”, indipendentemente dalla categoria professionale di provenienza.. Ho già spiegato in passato la mia idea di pubblicare una white list dei clienti che osservano determinate regole e comportamenti.

Quello che non posso sapere, oggi, è quanti siano gli associati ad Assocomunicazione pronti a questo dialogo, disponibili a recepire sino in fondo l’appello di Emanuele. Né posso sapere quanto pesino sul mercato. Questo post è il mio tentativo concreto di confronto.

Sappiamo che Massimo Costa si è alla fine convinto ad accettare la candidatura alla presidenza. Non ci siamo mai incontrati e non posso avere un’opinione sulla persona.
So che con la sua carica all’interno del gruppo WPP rappresenta una fetta molto significativa del mercato (tra il 30 e il 40 per cento).
So anche che la sua nomina è stata indicata da una liturgia credo inedita: il “collegio dei saggi” Masi, Montangero e Testa (Marco), l’ha nominato dopo avere sondato gli umori degli associati.
Da quanto mi risulta si è sentita la necessità di una persona che esprimesse un network forte.

Non sta a me valutare i candidati alla presidenza di altre associazioni e le procedure seguite per nominarli. Questo mi è molto chiaro.

Ma ho alcune domande da porre a Massimo Costa. Sarò grato a lui e tutti gli altri associati di Assocomunicazione che mi aiuteranno a trovare delle risposte.
Questo blog ha una sola regola fondamentale: ci si deve firmare.

Ecco le domande.

1. Un uomo che rappresenta una fetta importante del mercato pubblicitario italiano deve necessariamente diventare presidente di Assocomunicazione per operare dei cambiamenti?

2. Non basterebbe un pubblico “ordine di scuderia” alle sigle che rappresenta? Qualcosa tipo: “da oggi le mie agenzie non parteciperanno più a gare non remunerate e con più di quattro partecipanti perché questo comportamento è causa e non effetto dell’attuale devastazione del settore”.

3. Il mercato, come la società, non è qualcosa che si determina in base a misteriose ed esoteriche regole. Ogni singolo player contribuisce a rafforzare o indebolire una tendenza, in maniera direttamente proporzionale al suo peso economico. Massimo Costa ha davvero bisogno della carica di presidente Assocomunicazione per affermare:
“le agenzie del gruppo WPP operanti in Italia sono profondamente contrarie all’utilizzo di stagisti non remunerati o sottopagati.”?

4. Nessuno può dare la colpa a un manager se è costretto a tagliare costi a causa della perdita di un budget. Ma perché agenzie di Assocomunicazione accettano di firmare contratti che possono essere disdettati con brevissimo preavviso?

5. Massimo Costa ha dichiarato che le opinioni sono come il buco del culo. Tutti ne hanno una.
A me interessa moltissimo la sua opinione (e solo quella) per questo gli chiedo: cosa pensa dei manager di agenzia che accettano lavori incerti ai limiti della rarefazione, scaricando il rischio imprenditoriale sui dipendenti e chiedendo loro straordinari non remunerati o stipendi del tutto inadeguati all’orario lavorativo?

6. Massimo Costa si è ritirato dalla gara Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le motivazioni. In che modo si prefigge, durante la sua eventuale presidenza, di porre fine alle gare non remunerate e affollate da troppi partecipanti?

7. Massimo Costa concorda con i principi enunciati dal Manifesto Deontologico Adci? Ritiene di poterli sottoscrivere e aiutare i creativi a farli rispettare già a partire dalle sue agenzie, indipendentemente dalla sua elezione?

8. Il nostro mestiere non si impara nelle università. Massimo Costa è disponibile ad aiutarmi nel tentativo di far comprendere al Governo che sarebbe più onesto agevolare economicamente le agenzie disposte a prendere un giovane a “bottega”? Io in sei mesi sono in grado di capire se un ragazzo può diventare copywriter o un account. Non mi servono tre anni più due. Inoltre credo che alla nostra attuale società (e al nostro mercato) non servano altri 25 mila laureati all’anno in scienze della comunicazione.

Ho molto apprezzato quando Massimo Costa ha detto di no a Ferrero e ne ha pubblicamente spiegato le ragioni. Mi convince meno quando tende a giustificare con “la paura” le scelte ottuse di manager di agenzia.
Io mi chiamo Massimo Guastini, non rappresento nemmeno lo 0,04% del mercato pubblicitario italiano ma dico di no alle gare selvagge, allo sfruttamento dei giovani e agli stipendi inadeguati rispetto alle ore lavorative richieste ai collaboratori.
Benché anch’io possa avere “paura del futuro incerto”, e debba lavorare per mantenere le persone che amo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.
m.g.


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Invasione di Leoni allo IULM

Lunedì 24 ottobre, dalle 16 alle 19, l’Università IULM ospiterà i leoni di Cannes.

Si tratta della prima edizione di Advertere, una rassegna, curata da Marco Lombardi, delle migliori campagne del 2011, a cui l’ADCI partecipa, presentando e commentando una selezione degli award dell’ultima edizione del festival di Cannes.

Allo IULM i leoni avranno a disposizione l’aula magna: uno spazio davvero ampio per far sentire la loro voce, raccontata, fra gli altri, dai soci ADCI Mauro Manieri, Angelo Ghidotti, Serena di Bruno, Karim Bartoletti, Vicky Gitto e Paolo Guglielmoni.

Clicca qui per vedere il programma, mentre qui è disponibile la locandina dell’evento.

 


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Eppur bisogna andar

Prometeia ha presentato ieri il Rapporto di Previsione (Ottobre 2011) sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia internazionale e italiana.



La crisi del debito pubblico italiano e le incertezze della nostra politica economica.

L’Italia è al centro dei rischi di crisi mondiale che l’Europa, fulcro dello stato attuale della lunga crisi finanziaria, potrebbe in astratto innescare. La percezione da parte dei mercati finanziari che il governo italiano, dopo le tornate elettorali di maggio e giugno, avesse intenzione di procedere a un rilancio dell’economia, passando in secondo ordine l’impegno di azzeramento del disavanzo pubblico, mentre era in corso la nuova fase di crisi del debito greco, ha innescato una ondata di vendite di azioni bancarie italiane il 23-24 giugno scorso. Successivamente, le incertezze nel disegnare la politica di bilancio per l’azzeramento del deficit in tempi ragionevolmente brevi ha spostato le vendite direttamente sui titoli del nostro debito pubblico, anche se non si presentavano problemi né di liquidità, né di solvibilità.
A differenza della Grecia, la cui crisi non poteva essere evitata, la eccessiva concentrazione di alcuni membri del governo italiano sulle esigenze elettorali di breve termine ha lasciato spazio a riallocazioni di portafoglio negative per il nostro debito pubblico che potevano essere evitate.
La ricostruzione della credibilità della politica economica italiana non solo sarà onerosa per famiglie, imprese e sistema bancario, sarà anche prolungata perché per quanto mirate, innovative e profonde saranno le “misure per lo sviluppo”, i loro effetti matureranno lentamente. Il costo del nostro debito salirà gradualmente dai 4.5 punti di Pil ai 5.3 punti percentuali, quasi 90 miliardi di euro nel 2014.
Il passo già lento della nostra economia, inferiore a quello europeo da un decennio a questa parte, sarà ulteriormente ridotto dalle restrizioni fiscali, dai maggiori oneri per interessi che si diffonderanno anche al settore privato e dal ciclo negativo degli investimenti in costruzioni, per quanto riguarda la domanda interna; a ridurre il tasso di crescita contribuirà anche il rallentamento della crescita della domanda estera. Nel corso del 2012 il Pil italiano cadrà nella media dello 0.3 per cento. Questo risultato conseguirà da due trimestri di caduta del Pil a cavallo tra il 2011 e il 2012. La ripresa successiva sarà ancora una volta molto lenta, inferiore all’1 per cento.

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PromONE: tutti “pubblicitari” grazie a Italia 1.

Italia 1 non è nuova a iniziative che coinvolgono gli utenti finali. Sono infatti almeno dieci anni che gli spettatori esclamano ”Italia… uno!” nei famosi ‘bumper’ al termine di ogni break pubblicitario affermando il loro legame con la rete.

Da pochi giorni il canale televisivo ha lanciato una nuova iniziativa partecipativa: PromONE, dove tutti sono invitati a diventare “pubblicitari”.

Per saperne di più, clicca qui.


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Creativi e agenzie: perché nemici?

Emaniele Nenna, candidato consigliere, AssoComunicazione

Emaniele Nenna, candidato consigliere, AssoComunicazione

Ho chiacchierato un’ora con Emanuele Nenna, fondatore e amministratore delegato di Now Available. Mi ha parlato del suo progetto e lascio che sia lui stesso a raccontarvelo. Che un candidato al prossimo consiglio di Assocomunicazione cerchi il dialogo con l’Adci mi pare un buon segnale di apertura.

Lo so bene, non è sempre così. Ma in quest’ultimo periodo può sembrare, leggendo qua e là, che parlare di agenzie di pubblicità e di creativi sia come parlare di soggetti diversi e contrapposti. Ma perché? Personalmente lo trovo assurdo: almeno in teoria, le agenzie sono la casa dei creativi. Le agenzie vendono creatività (e quindi vivono di creatività). Come possono considerarsi in qualche modo contrapposte alle posizioni dei creativi?

E viceversa, naturalmente. Certo, tanti talenti se la cavano benissimo, sia economicamente sia come soddisfazione personale, facendo i free-lance. Ma tanti altri nelle agenzie trovano clienti importanti, buoni stipendi e soprattutto soddisfazioni creative. Perché devono remare contro, o assumere posizioni di protesta a priori, di generalizzazione e di lotta di classe?

Odio gli stereotipi, e credo anche voi. Eppure in questo momento avverto il rischio di caderci dentro in pieno.

“I creativi sono buoni, le agenzie cattive li sfruttano e non sanno valorizzare talenti e creatività, occupate solo a fare soldi e ad asservirsi a clienti incompetenti.”
Oppure, vista dall’altra parte: “le agenzie si trovano ad affrontare un terribile momento di mercato, in cui gli investimenti calano, la competizione si fa sempre più agguerrita, il moltiplicarsi degli strumenti richiede -per stare al passo- onerosi e coraggiosi investimenti. E in tutto questo i creativi continuano a pensare ai loro premi e alla loro gloria, lamentandosi e mettendosi contro.”

Davvero dobbiamo vivere questo momento, oggettivamente complicato per tutti, cercando il colpevole e creando nuove categorie contrapposte? Creando schieramenti che diventano integralisti, pur senza esserlo davvero? Oppure vale la pena di parlarne e capirsi? Non per cercare la soluzione cerchiobottista, piuttosto (chissà) per rendersi conto che non solo agenzie e creativi condividono gli stessi identici obiettivi, ma in molti casi possono trovarsi allineati anche sulle modalità con cui provare a raggiungerli.

Vi chiederete come mai compare questo tale dal nulla a raccontare delle sue paure di derive assolutiste. Cosa vuole da noi creativi? Ve lo spiego.

Sono reduce da un recente incontro in Assocomunicazione ed ho visto davanti agli occhi chiarissimo questo problema, ma anche (almeno da una parte degli associati) la voglia di risolverlo. Senza eccedere in ottimismo, credo che dopo anni di politichese possa aprirsi una fase nuova di Assocomunicazione.

E’ stato deciso, secondo me con molto buon senso, che nelle prossime elezioni i consiglieri verranno eletti con una delega esplicita ed in base al loro programma. Una di queste deleghe riguarda espressamente la “valorizzazione della creatività”. Già un buon punto, se considerate che tutti i passati convegni di Assocomunicazione erano centrati su cassa integrazione e leggi sulla privacy. Valorizzare la creatività vuol dire, per le agenzie, valorizzare il loro lavoro. Quindi ricominciare ad essere scelte in base al valore che le loro idee portano alle brand-clienti. Quindi poter chiedere ai clienti un congruo compenso. Quindi poter difendere con più agio tempi giusti per le gare, regole chiare e trasparenti. Valorizzare la creatività vuol dire tornare ad alzare la testa, a pretendere rispetto meritandoselo. E per ottenere rispetto le agenzie devono a loro volta, al loro interno, rispettare chi questo valore lo crea. Rispettare le persone, privilegiare il pensiero e le idee è il punto di partenza per un “rinascimento” della pubblicità.
(Ecco, lo sapevo, mi sono lasciato trasportare ed esagero. Il paragone con Leonardo e Michelangelo forse è inadatto. Ma l’intenzione è buona :-) )

Io credo fermamente in quello che è stato codificato molto bene in DDB qualche anno fa, cioè alla catena virtuosa delle 3P, fatta da tre elementi elencati in rigoroso ordine di priorità e consequenzialità: PEOPLE, PRODUCT, PROFIT.
Valorizzando le persone si ottiene un buon prodotto (creativo). E un buon prodotto si vende. Quindi porta profitto per l’agenzia. E il profitto genera benessere, attira talenti, crea successo. Ma l’ordine non può e non deve essere invertito.

Non credo di essere l’unico a pensarla così, e proverò a ottenere un posto in consiglio al “ministero della creatività” per portare avanti qualche cambiamento. Il primo è proprio il dialogo e la collaborazione con l’ADCI. Se sono a scrivere in questo blog prima ancora di inviare il mio programma elettorale è perché mi piacerebbe ragionare in maniera dialogica, e non difensiva o offensiva, con voi che rappresentate in misura importante le prime due P della ricetta. E quindi, naturalmente, anche della terza. Che ne dite?

Buon lavoro.
Emanuele Nenna

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La pubblicità finanzia la libertà di stampa. Ma giornalisti e pubblicitari hanno entrambi problemi etici

Nel suo blog, Annamaria Testa scrive:

Per più della metà (53.7%) degli italiani il comportamento dei giornalisti nazionali è poco o per niente etico. Ma i giornalisti medesimi sono ancora più severi con se stessi: oltre l’80% dei giornalisti lombardi e veneti ritiene poco o per niente etico il comportamento della categoria. Questi dati si trovano alle pagine 6 e 7 di una recentissima indagine Astra, presentata da Enrico Finzi nel corso del convegno su Etica e giornalismo che si è svolto lo scorso 7 ottobre a Milano. La sintesi degli interventi a commento è online.
A uscire male nella percezione del pubblico sono comunque, e con l’eccezione di Internet e – in parte – della radio, tutti i player della comunicazione (pagina 8 della ricerca). In fondo alla lista, i peggiori: la categoria dei pubblicitari e le televisioni.

Il tema che Annamaria Testa mette sul tavolo è pesante. Il rapporto fra professione ed etica. Si tratta di un dibattito importante che è indispensabile approfondire, perché, nel bene e nel male, la pubblicità è uno dei principali finanziatori della libertà di stampa. Quando le vendite in edicola non sono sufficienti per mantenere redazioni e costi di distribuzione, la pubblicità rappresenta in genere l’entrata più importante.

Continua a leggere gli argomenti di Annamaria Testa su comunicazione ed etica qui.