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IAB MIXX 2012, prima edizione italiana

IAB MIXX, il più importante premio per la comunicazione digitale degli USA, arriva in Italia, con il patrocinio ADCI Art Directors Club Italiano.

IAB MIXX è organizzato da IAB Italia, il capitolo italiano dello IAB Interactive Advertising Bureau, l’organizzazione internazionale che si occupa di normare e quantificare la pubblicità online, digitale e interattiva.

Qui tutte le informazioni sul premio IAB MIXX e sulle modalità di iscrizione delle campagne online.


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“Sette Green Award 2011″, Conferenza Stampa, Mostra e Premiazione

Green Awards e l’ADCI Art Directors Club Italiano invitano i Soci ADCI e gli operatori della comunicazione a questi tre eventi:

> CONFERENZA STAMPA SETTE GREEN AWARDS
2 novembre 2011, ore 12
Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano
Obbligo di prenotazione scrivendo a: settegreenawards2011@corriere.it

MOSTRA MADRE NATURA
Dal 2 al 12 novembre 2011
Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano
Entrata libera (Orari di apertura della Triennale | Martedì – Domenica 10.30-20.30 | Giovedì – Venerdì 10:30 – 23:00 - La biglietteria chiude un’ora prima delle mostre | Lunedì chiuso)

> EVENTO DI PREMIAZIONE Green Award
9 novembre 2011, ore 19
Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano
Obbligo di prenotazione scrivendo a: settegreenawards2011@corriere.it

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Il capo dei capi

Sir Martin Sorrell, capo del gigante pubblicitario WPP, il gruppo che possiede la maggioranza delle agenzie pubblicitarie internazionali, lamenta che il suo stipendio base di un milione di sterline, è piuttosto basso. Nell’articolo si racconta di come Sir Martin Sorrell sia stato messo sulla graticola da giornalisti e politici interessati a saperne di più sul perché e il percome della sua retribuzione.

Abituati a stipendi analoghi, almeno come ordine di grandezza, per gli alti dirigenti di Alitalia, Trenitalia, banche di interesse nazionale e altri carrozzoni pubblici o semi-pubblici, noi italiani ci stupiamo meno degli inglesi.

Soprattutto, consideriamo poco elegante parlare pubblicamente di retribuzioni. Però, stimolati proprio da questo articolo su Martin Sorrell, una domanda è legittimo farla: i superdirigenti con stipendi dai 500.000 euro in su, valgono davvero i soldi che prendono?

Una curiosità: WPP significa “Wire Plastic Products”.


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Creatività pubblicitaria in Italia: lettera da Parigi

Alasdhair Macgregor-Hastie, un piemontese dal nome scozzese, ha scritto a Lato B, il blog di ADV Express per raccontare la sua esperienza di italiano all’estero:

“Torneresti a lavorare in Italia?”.
La risposta? “No”.
All’estero ci si guadagna di più, ci si impara di più, lavori con gente più preparata e talentuosa, ci sono ancora produzioni milionarie e, nel nostri caso, si vive a Parigi.
Ma soprattutto, in Italia non ci sono i clienti. Infatti, è tutta colpa dei clienti.
Eppure, in Italia esistono marchi molto interessanti, ma gli interlocutori a sud del Monte Bianco non sono interessanti per chi ama la creatività, nè sono interessati ad averla. In Francia i clienti ci criticano per la scarsa originalità delle idee. In Italia ci criticano (mi hanno criticato personalmente) per troppa creatività.

Il resto della lettera di Macgregor su Italia e creatività qui.

Alasdhair Macgregor-Hastie, direttore creativo con esperienze in Italia e internazionali

Pubblicato in ADCI

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Red Bull: perché pagare la creatività?

Di Red Bull scrissi a maggio un post nel mio blog personale: nemmeno Red Bull è abituata a pagare le gare.

Da Flavia Brevi e Cosimo Minervini ricevo questa segnalazione.

Un miglioramento forse c’è stato. Ora non chiedono più a dei professionisti di lavorare in perdita. Adesso invitano le persone comuni a lavorare per la gloria. Lascio a voi il commento.

Vi segnalo anche antispec.com
What is spec work?
Spec work – crowdsourcing – spec competitions
Working on spec is when a single designer or agency design for free in the hope of winning a project.

Pubblicato in ADCI

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L’immagine immaginata delle parole

Settimana scorsa, leggendo “Il Venerdì”, mi sono imbattuto in questa (stranamente) bella immagine del mio amico Mizio Ratti, esplosa a tutta pagina. Ma questa volta non ha fatto niente di male. La colpa è di Pasquale Diaferia, che l’ha inserito nel libro in cui racconta quelli che a suo avviso sono i migliori copywriter viventi. Sotto trovate il punto di vista di Till Neuburg. Io mi limito ad aggiungere un tris di nomi non compresi nell’elenco: Nicola Lampugnani, Cosimo Minervini e Luca Miniero.
E ora vai Till. (m.g.)

Lunedì pomeriggio sono stato a la Feltrinelli di via Manzoni a Milano – per vedere e sentire la presentazione di un libro dal titolo “The headliners – l’immagine delle parole”.

Ho aggiunto “sentire” perché, oltre all’ideatore/autore Pasquale Diaferia del libro e all’editore Salvatore Sagone, hanno parlato anche (i.o.a.) Andrea Concato, Vicky Gitto, Fabio Palombo, Francesco Roccaforte, Sergio Rodriguez, Luca Scotto di Carlo, Gianpietro Vigorelli.

È stato bello. Veramente.

Nessuno ha detto cose ovvie, attese, rituali. Ho sentito solo parole semplici e sincere. Sebbene Diaferia abbia condotto e sollecitato i suoi complici con notevole abilità, sembrava tutto molto real, roba fresca fresca, appena riportata dal fronte. L’unico art director era Vigorelli il quale, da consumato testimone e testimonial del nostro piccolo mondo antico, era il solo a strattonare quelli che vengono, e verranno, dopo la sua generazione. Lui, i newcomer della pubblicità, li vede troppo infossati nel loro mondo, sposati indissolubilmente col computer finché morte non li separi.

Sollecitati a esprimersi sul tipo di pulsioni ed energie che li hanno spinti a diventare “headliner”, quasi tutti hanno sottolineato l’importanza della voglia di raccontare la realtà, di mischiarsi – anche fisicamente – con tutto ciò che ci circonda: luoghi, suoni, cose, persone, rapporti. Se ci avesse sentito chi solitamente ci descrive come bamboccioni della comunicazione glam, avrebbe dovuto rissettare i suoi punti di svista. Dopo quella chiacchierata era chiaro che non siamo né meglio né peggio di chi ci giudica fino al terzo grado della superficialità. Anzi, se fossimo stati sentiti in un talk show, avremmo fatto un figurone. Questa è la mia immodesta, ma serena conclusione.

L’oggetto presentato è un volume di 144 pagine, scritto da 54 copy – nel senso di writer che hanno scelto/praticato/insegnato, appunto, il copywriting. Con una sola eccezione, vi sono entrati esclusivamente dei colleghi in attività. Ciascuno vi dice la sua (o le sue), sul proprio mestiere – e conia per l’occasione una head (tendenzialmente sorridente), che condensa il proprio modo di stravedere per la pubblicità. Ogni profilo è completato da due visual: 1) un unico, ma rappresentativo esempio di lavoro, scelto da lui e 2) una foto-ritratto invece subita, sempre da lui. Gli autori delle immagini sono dieci giovani esploratori che, sotto la guida (per nulla spirituale) di Maurizio Cavalli dell’Istituto Italiano di Fotografia, hanno “rubato l’anima” (cito Sagone) a questi insoliti oggetti-soggetti.

Nel libro, dopo l’introduzione di chi si firma volentieri come “il pasquale con la p minuscola”, tocca alla P maiuscola – nel senso di Pasquale Barbella. Il suo è un ricordo molto intenso su quattro colleghi che non ci sono più: Enzo Baldoni, Marco Mignani, Emanuele Pirella, Marco Vecchia – tutti grandi copy che nel corso di soli sette anni, hanno purtroppo smesso di segnare in modo indelebile la comunicazione nel nostro paese. A sua volta, la tutor più severa e forse più affettuosa di tante cucciolate di copy, Milka Pogliani, anticipa il suo (intenzionalmente breve) pezzo citando Paul Valéry: “Fra due parole, bisogna scegliere la minore”. Infine, Annamaria Testa – una libera professionista “…ma libera veramente” (cit. Finardi), generosa e severa, scafata e sempre nuovamente stupita, femminista e molto femminile, ci racconta in modo insolito che fare la copy è un plot incasinato ma appagante, difficile e rischioso, travisato e seduttivo. Le righe di Annamaria mi fanno venire in mente il nostro “grande vecchio”, Italo Calvino: “La lettura è un atto necessariamente individuale, molto più dello scrivere”.

In coda a questa laudatio sincera e strameritata, ci metto però un però:

Che manchino alcuni copy che da qualche tempo non sono più illuminati dai seguipersone della nostra stampa trade, è naturale: per esempio, Gabriella Ambrosio, Marco Ferri, Anna Montefusco, Gerardo Pavone, Renata Prevost, Roberta Sollazzi, Paolo Torchetti, Nicola Zanardi, sono sempre lì, ma forse hanno trovato anche altri campi da gioco. Perfetto.

Ma ci sono dei colleghi (strenuamente visibili e attivi), che in questo libro non dovevano mancare. Li elenco uno a uno stuzzicando in qualche caso la nostra memoria evidentemente non sempre storica e collettiva:

Carlo Cavallone:
Wieden + Kennedy Amsterdam (Nike, Coca Cola, Pirelli, Heineken… tutto a livelli top)

Alberto Citterio:
Vari Bronzi, Argenti e Ori ADCI

Marco Cremona:
Esperienze in Brasile, USA, Russia. 3 Bronzi, 2 Argenti, 4 Ori, più ben 2 (!) Grand Prix ADCI.

Paolo Guglielmoni:
Epica Gold, Eurobest Gold, NY Festival Gold. ADCI: 1 Argento + 1 Oro.

Antonio Maccario:
70 (settanta!) campagne pubblicate nei vari annual ADCI. 1 Oro a Cannes, 1 altro nell’ADCI, più 7 Argenti. Per tre anni capostruttura Rai. Oggi, founding partner e cd di Arsenale 23.

Alasdhair Macgregor-Hastie:
Esperienze importanti a Milano, Barcellona, Bruxelles, negli USA e ora a Parigi. Ormai, una sorta di guru internazionale dell’automotive. Oro + 9 Argenti + 7 Bronzi ADCI.

Marco Massarotto:
Un copy che aveva scelto con coraggio e lungimiranza di esplorare in modo sempre più convinto e convincente il mondo del digitale e del web. Autore di testi importanti sull’argomento. La sua Hagakure è una delle rare realtà del nostro advertising che assume (e non licenzia) facendo del lavoro di qualità. Le sue parole (scritte e parlate) hanno una valenza importante. Oggi, il buon copywriting è anche questo.

Alessandro Omini:
Nell’ADCI: 6 Ori e 2 (!) Grand Prix.

Stefano Maria Palombi:
Il suo palmarès è impressionante: 15 Bronzi, 20 Argenti, 23 Ori ADCI. Non ha mai preso il Grand Prix perché “ai suoi tempi” semplicemente non c’era ancora. Ha vinto anche Epica, Eurobest, ADC Europe, Cannes. Nonostante la sua lontana separazione dal creative team Saatchi, è ancora molto attivo con la sua Fatal Error per la Chiesa Cattolica i cui contenuti non mi piacciono neanche un po’, ma che dal punto di vista copy e di regia (ormai sempre sua), non eccellono solo per l’execution. Qualcuno lo accusa di aver vinto la maggior parte dei suoi premi nell’area sociale. Oggi, con il gran parlare di etica, impegno e green, non mi sembra un argomento riduttivo. Anzi.

Francesco Simonetti:
Il suo book e reel è veramente molto alto, soprattutto a livello internazionale:
Clio, Cannes, Emmy, Moebius, One Show, ADC New York, Creativity, Creative Society, Boards Magazine, AdForum, Coloribus, Silver Drum Awards, New York Festivals Awards, The Inspiration Room, Welovead, Lürzer’s Archive.

Roberta Sollazzi:
Oro per Copywriting, Oro + Grand Prix ADCI.

Laura Sordi:
6 Bronzi, 8 Argenti e 3 Ori ADCI + 3 Ori ADCI Europe. A livello internazionale, è forse la nostra più apprezzata creativa italiana nell’interattivo. Motivo più che convincente per considerarla una copy e writer italiana dell’innovazione.

Posso immaginare che alcuni di questi colleghi, semplicemente avevano declinato la proposta. Altri erano forse solo incasinati – coi tempi, col lavoro, con sé stessi. Ma che tutti quanti fossero stati belli e impossibili, mi sembra poco probabile. Appare evidente che c’è stato anche uno screening – assolutamente lecito (ci mancherebbe), ma anche un tantino personale.

Che De Rita si sia defilato, non sorprende. In una mail – molto gentile ma duretta, – mi aveva pregato di non mandargli nulla insieme ad altri creativi. Si vede che i creativi come lui non riposano nemmeno durante il Settimo Giorno.

Tornando sul nostro pianeta, l’unico copy che doveva, ma purtroppo obiettivamente non poteva starci, è il nostro inarrivabile Flaiano della pubblicità: Pino Pilla. Gli autori saranno sicuramente d’accordo con me se, in qualche modo, questo mix tra database e National Geographic della scrittura italiana, in gran parte lo considero dedicato anche a lui.

Ricordo con piacere che l’art direction del volume non è stata curata in quel di Milano, ma in terra ghibellina – che ha dato i natali a Caterina Sforza, ad Aurelio Saffi e, ovviamente, al grande Melozzo da Forlì: come sempre, Le Matite Giovanotte impugnate con mano sicura da Barbara Longiardi e Giovanni Pizzigati, hanno fatto un ottimo lavoro. Senza un’art direction adeguata, anche i migliori copy sono solo dei writer. Alé. (Till Neuburg)


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A tutti i creativi stanchi di lamentarsi

Segnalo questa iniziativa, comparsa su creativi.eu
Leggerla ti ruberà solo 5 minuti, come promette l’autore.
Se sono mesi, anni, che ti lamenti senza trovare una soluzione, puoi investire altri 300 secondi, in fondo è domenica.
Puoi anche farla circolare, dopo tutto non sei solo.

Cari creativi,

vi chiedo di leggere questo post. Ci metterete 5’. Parla di voi. Dopo, sarete un po’ incazzati. Forse, più motivati. Magari saprete cosa fare. Altrimenti, postate una canzone.

Ora passo al tu. Se appartieni al 94% di chi “non” possiede o dirige un’azienda di successo, con i riconoscimenti che ne derivano, contratti o dividendi, prendi un foglio di carta e scrivi su quali forme di tutela puoi contare. Fatto?

Che prospettive ritieni di potere avere, superati i 50 anni, se non dovessi divenire titolare, dirigente, star acclamata? E se ti trovassi nella condizione di doverti ri-immettere sul mercato?

Oggi, su quali garanzie puoi contare sotto il profilo sanitario, pensionistico, in caso di malattia, disoccupazione, maternità Se invece sei un libero professionista o un free lance, che tutele hai su pagamenti e tempi? Quali spese scarichi? E gli utili corrispondono agli studi di settore? Continua a leggere


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4 Salti Findus – Una campagna che fa discutere

È una delle pochissime pubblicità capace di farsi notare in questo periodo.
Grazie a un’art direction gradevole e motivata (rarità).
Il linguaggio è ironico. L’ utilizzo dei punti esclamativi è intenzionale e sensato, una volta tanto, per riprodurre più fedelmente registri tipici della reclame italiana anni ’60.

Tuttavia questa campagna mi genera un sottile disagio (tanto non sono in target) e benché le riconosca dei pregi, mi lascia un gusto amaro.
Forse perché ancora oggi siamo un paese in cui le donne sono innanzitutto “madri!” e “mogli!” Come cinquant’anni fa.
Anche se i figli scarseggiano e i divorzi aumentano.
Restano essenzialmente “madri!” e “mogli!” anche quando lavorano (46% in Italia, contro il 60% della Francia).
Molte lo restano forzatamente (il 20% è costretto a smettere di lavorare dopo il primo figlio).

Forse il mio disagio deriva dal timore di veder realmente i sogni dei miei figli sfiorire in famiglia, imbozzolati nel limbo di un’infinita adolescenza.
Rischio che gli anni ’60 non contemplavano.

Siamo un paese in cui non è solo la pubblicità ad abusare ancora dei punti esclamativi, le stampelle delle idee deboli.
E in mancanza di idee, auspichiamo uomini “forti”, “di peso”, anche quando dobbiamo eleggere il presidente del circolo pescatori sul Piave.

È probabilmente la migliore campagna affissioni attualmente in giro. Ma tristi sono le ragioni che le danno un senso, e preferirei vivere in un Paese che non la capisse, perché del tutto fuori contesto.

È una campagna che richiama blocchi sociali, infauste cristallizzazioni e modalità di comunicazione ancora troppo presenti perché riesca a sorriderne. Pur capendone l’intenzione.

Ci tengo a sottolineare che parlo a titolo personale.
Molti miei colleghi, amici, anche direttori creativi che stimo molto, hanno un’opinione diversa.

Più vicina al mio pensiero è la posizione di Giovanna Cosenza che ne ha scritto nel suo blog Disambiguando.

L’intento di questo post non è scatenare polemiche ma arricchirsi reciprocamente di punti di vista differenti.

 


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Unbranded non partecipa alla gara Nanàn

Dopo Göttsche, un’altra agenzia rifiuta di essere messa in gara da un suo cliente. Lorenzo Cascino di Unbranded rinuncia a partecipare alla gara indetta dal suo (ex) cliente Nanàn (Youmark).

I buoni esempi fanno sempre bene, attendiamo di vedere qualche grande sigla che rinuncia a una gara senza rimborsi e requisiti idonei…

(Segnalazione ricevuta da Giovanni Pizzigati, socio ADCI e contitolare dell’agenzia Matite Giovanotte)


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Daniele Cima, Art Director di carta, per la carta, con la carta

Chimera Editore ha appena pubblicato il libro che ripercorre i 40 anni professionali di Daniele Cima. Il volume, Daniele Cima Art Director, contiene i lavori pubblicitari di Daniele più noti e premiati, ma anche quelli più recenti e meno conosciuti o, seppur conosciuti, non notoriamente attribuiti a lui.

Daniele Cima Art Director

Il libro contiene anche una serie di opere d’arte, di graphic design, type design, packaging, e grafica d’autore che Daniele ha sviluppato e portato avanti in parallelo per buona parte del suo percorso artistico. Sono tutte opere su carta, di carta e per la carta, nate al di fuori del mondo digitale

Il volume può essere ordinato via e-mail a chimera.editore@tiscali.it (38,00 €, con spese di spedizione a carico dell’editore).

Daniele Cima Art Director
Formato 24,8 x 27,5 cm, 216 pagine, 178 immagini.
38,00 euro, Chimera Editore