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adci! salute.

La storpiatura del nome è un antico cliché comico. Per cui, mi ha fatto sorridere quando la maggior parte dei partecipanti italiani a Frontiers of Interaction pronunciava il nome del nostro club non scandendo le lettere (A D C I) come siamo abituati a fare, ma lo diceva tutto d’un fiato, facendolo suonare come uno starnuto.

Fuor di battuta, mi ha fatto riflettere che in molti conoscessero l’ADCI, ma lo guardassero da lontano, come chi vive alla periferia di un impero il cui centro è ormai alieno. Eppure, tanta è la voglia di entrare a far parte del “club dei creativi”, di sentirsi di casa al centro dell’impero della comunicazione.

Per questo, in molti mi hanno chiesto se è possibile iscriversi, pur senza avere i requisiti di premi vinti.

E’ una domanda non banale, secondo me, su cui occorre riflettere. Perchè riguarda il senso e l’ampiezza del termine “creativo”, oggi. Vi assicuro che di talenti ne ho visti tanti, a foi11 (il tag della conferenza): interaction designer, digital designer, hardware designer, art director di interfacce digitali per film, scrittori di codice, filosofi creativi, e tantissime forme di ibridazione creativa.

Tutti ambiti ancora outsider rispetto alla creatività pubblicitaria come la intendiamo in Italia; ma, a ben guardare, i leoni a cannes e i grand prix digitali (mi riferisco soprattutto a “pay with a tweet”) di quest’anno vengono proprio da ambiti creativi molto vicini ai talenti con cui ho condiviso il palco e con cui ho avuto modo di parlare proprio a foi11.

Mi fermo qui, e non scrivo nessuna conclusione. Lascio la provocazione aperta, e vorrei sapere che ne pensate voi.

Intanto, per farvi un’idea di cosa è stato, qui trovate una panoramica della conferenza su twitter, e qui i commenti al mio talk, sempre su twitter. Oltre a questo, i ragazzi di KMzero, con cui ho avuto una piacevolissima chiacchera post-show, hanno realizzato un intrigante flash design con una cernita di “foi11 quotes”: lo trovate qui.

 

PS. una nota di orgoglio per noi dell’ADCI: il design vincitore del tshirt+badge contest è stato molto apprezzato anche dai creativi internazionali di agenzie come AKQA e Frog Design.

 


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ADC*E Conference: “The European WOW Factor”, Barcellona 7 luglio 2011.

Il prossimo 7 luglio avrà luogo a Barcellona la terza ADC*E Conference, organizzata dall’Art Directors Club of Europe, l’associazione che raccoglie tutti i principali Art Directors Club dei diversi paesi europei.

I relatori saranno Amir Kassaei, Chief Creative Officer, DDB Worldwide (Germania) che parlerà di “The Brand Outernet: Marketing and Advertising in the Twenty-First Century”. Il Graphic Designer Christian Zander  The Emperor of Antarctica (Danimarca), presenterà “Space at the Heart”, la storia di come una personale ossessione guida il suo lavoro. Russell Effio, Creative Director/Partner, Psycle (Spagna) parlerà dei segreti meccanismi di una casa di produzione digitale internazionale.

Dopo il convegno, nei due giorni seguenti, i giurati selezionati dai Club nazionali giudicheranno circa 900 lavori inviati da 25 nazioni europee per l’annual dell’ADC*E.

 


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Cannes 2011: Argento nel Press per McCann Erickson.

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Campagna: ‘Club Crasher’ Durex
Cliente: Ssl Healthcare Italy
Agenzia: McCann Erickson Milano

Chief Creative Officer: Milka Pogliani
Executive Creative Director: Marco Cremona
Creative Director: Gaetano Del Pizzo
Art Director: Gaetano Del Pizzo
Copywriter: Marco Cremona
Account Supervisor: Cristina Agazzi
Photographer: Vincent Dixon
Typographer: Marco Zilioli
Post Production: Kilato Studio

Complimenti!


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Mandate più giovani a Cannes.

di Giovanni Pagano.

Non c’è niente da fare, ragazzi. Da sempre Cannes è stata preferibilmente usata dalla pubblicità italiana come occasione di PR o come fringe benefit appannaggio dei notabili delle agenzie, magari dispendiosamente alloggiati al Martinez o Equivalenti. Scopi talmente superflui che giustamente, perdurando la crisi, queste spese sono state tra le prime ad essere tagliate: oggi è sempre più raro incontrare italiani al Palais o, come avveniva di gran lunga più spesso, sulla Croisette o alla “spiaggia rosa”.

Ma il vero motivo per cui comunque un po’ di soldi per Cannes invece le agenzie dovrebbero tirarli fuori è l’impatto entusiasmante e il significato che il Festival ha nei confronti dei ragazzi. Arrivo addirittura a pensare che, nonostante tutto il materiale che al giorno d’oggi può essere reperito su internet, un ragazzo che non sia mai stato a Cannes non possa essere un creativo completo. Gli manca l’investitura, il ballo del debutto, il confronto col tanto di più (e tutto assieme) che accade all’estero in termini di passione e coraggio nella sperimentazione, gli manca il senso di coinvolgimento in un fenomeno e in un’evoluzione che si allontana sempre più dalle pallide imitazioni nostrane.

Amministratori delegati e direttori creativi italiani dovrebbero sì prendere in considerazione l’ipotesi di rinunciare alle loro costose trasferte, ma per investire (molto meno) danaro mandando i ragazzi al posto loro. Dategli due euro per mangiare e ammassateli in appartamentini affittati per cifre irrisorie, e li farete felici. E soprattutto, li farete creativi completi.


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Cannes 2011: Bronzo nell’outdoor per Auge.

 

Campagna: Big Alice – Alice in Wonderland 3D Movie
Cliente: Walt Disney Studios Motion Pictures
Agenzia: Auge (in collaborazione con Entertainment Marketing Agency QMI)

Executive Creative Director: Federica Ariagno e Giorgio Natale
Creative Director: Federica Ariagno e Giorgio Natale
Copywriter: Niccolò Bossi e Anita Rocca
Art Director: Davide Mosconi
Account Supervisor: Marianna Bennici – QMI
Account Manager: Arianna Federici – QMI

Complimenti a tutti.


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Testimonianza dalla categoria Promo & Activation.

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da Cannes, Alessandra Lanza (giurato italiano Promo & Activation Lions)

Eccomi arrivata alla fine di questa esperienza meravigliosa che è stata fare il giurato a Cannes, un nome e un luogo che continua a essere il simbolo stesso della creatività.

Ho avuto la fortuna di fare parte di una giuria di professionisti di altissimo livello, persone provenienti da ogni parte del mondo con le quali sono nati dei legami di amicizia che sicuramente non si perderanno una volta lasciata la Costa Azzurra.

Oltre a questo, Cannes mi ha dato l’occasione per riflettere su di noi, partendo dall’evidenza: nella sezione Promo & Activation Lions, gli italiani non hanno raggiunto neanche la shortlist. Due delle nostre campagne l’hanno sfiorata, Microsoft Antipiracy di Y&R Brands/Wunderman e McFarland – The Pissalyzer di Publicis, ma poi, anche se per un soffio, l’hanno mancata. Credo sia doveroso domandarci perché.
Prima di tutto diciamo che la categoria Promo & Activation, proprio perché ha questo nome, contempla campagne capaci di attivare una relazione con il consumatore, un contatto diretto che deve essere tangibile e quantificabile con dei numeri. Numeri grossi. A Cannes quest’anno hanno vinto campagne di grande rilievo per il territorio, attività promozionali realizzate in molte e differenti location che hanno avuto una rilevanza come minimo nazionale. E soprattutto campagne che hanno avuto un significativo riscontro sui mezzi di comunicazione, sia al momento del loro lancio, sia ad attività conclusa, allo scopo di alimentare prima e mantenere poi la relazione con il target.

Questo perché, in generale, promozioni e activation si valutano in funzione del loro impatto reale sul pubblico. Più nello specifico, perché a Cannes i criteri di giudizio sono quattro: l’idea creativa, che deve essere brillante ma immediata, la strategia, quindi i mezzi utilizzati a supporto della campagna, l’esecuzione, che deve essere perfetta, e i risultati: numeri in grado di parlare a livello nazionale, e ancora meglio se internazionale. Qualcosa cui oggi, grazie alle potenzialità del digitale, le activation possono realmente puntare.

Insomma, qui i progetti che vincono sono un mix di ottime idee creative, ottime strategie, ottime produzioni e ottimi risultati. Le campagne italiane non soddisfacevano contemporaneamente tutti questi requisiti. Abbiamo visto delle idee interessanti, ma talvolta complicate e poco immediate. Oppure grandi creatività, abbinate a esecuzioni impeccabili, ma dai risultati incerti.

La cosa che più mi dispiace è che in realtà in Italia si facciano campagne di promozione di altissimo livello, che però non raggiungono Cannes. In Italia, chi le realizza molto spesso non fa parte di quei gruppi internazionali abituati a iscrivere i propri lavori al festival.

Ad ogni modo il messaggio che ci arriva dalle shortlist e dai vincitori è molto chiaro: le agenzie devono trovare idee forti, che colpiscano massicciamente il target e che si pongano in modo coraggioso e rivoluzionario. Le caratteristiche insomma che hanno decretato vincitrice del Grand Prix Promo & Activation la campagna “American Rom” realizzata da McCann Erickson Bucarest per il rilancio delle barrette di cioccolato Kandia Dulce. Si trattava del classico prodotto nazionale con il quale sono cresciuti tutti. Così nazionale da riportare la bandiera rumena sul pack. E questo era il problema, in un momento in cui i giovani rumeni sono disaffezionati dai valori patriottici. L’idea geniale è stata quella di lanciare una limited edition del prodotto con la bandiera americana che è stata distribuita nei supermercati. Hanno poi comunicato ai media questa novità, fatto sampling sui punti vendita, organizzato un flashmob e realizzato un video che è andato in tv e si è poi viralizzato sul web nel quale un finto rappresentante dell’azienda spiegava in inglese la nuova rotta del brand. Nel frattempo in Romania si è scatenato un vero è proprio dibattito sul tema che ha generato una serie di interviste e commenti, anche molto accesi, alimentata dai social media. Dopo una settimana, quando l’argomento era sulla bocca di tutti, quello stesso personaggio si è ripresentato in tv rivelando, questa volta in rumeno, che si trattava di uno scherzo. Insomma, quella che ha vinto è stata un’operazione integrata, ironica e provocatoria che, nel risvegliare il sentimento nazionale, ha ottenuto grandissimi numeri, sia in termini di contatti che di vendite.

Non è stata però la sola: infatti il livello qualitativo delle shortlist era molto alto, tanto che sono stati assegnati 6 ori, 17 argenti e 32 bronzi. Tutti a campagne estremamente creative, che hanno saputo integrare i mezzi e hanno avuto un fortissimo impatto sul target. Insomma, dopo questa settimana a Cannes sono convinta più che mai che la comunicazione possa davvero aiutare il mercato, ma per farlo è necessaria la qualità dei Leoni!


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Argento all’Italia alla Young Lion Print Competition di Cannes.

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Marco Tironi (Art,  Wunderman/Y&R Brands) e Daniela De Seta (Copy, DDB) si sono classificati secondi alla Young Lion Competition di Cannes nella sezione Print, regalando il primo argento all’Italia. L’Australia si è classificata prima, gli Emirati Arabi Uniti terzi.

24 ore per creare una campagna dal brief all’esecutivo finale (quest’anno dedicata a Pump Aid, un’associazione che raccoglie fondi per la realizzazione di pozzi a basso costo e bassa manutenzione in Africa). 24 ore di impegno, ripensamenti e fiducia nelle proprie risorse, come raccontano Marco e Daniela nella bella videointervista per AdvExpress, per cercare di esprimersi in una competizione davvero difficile. La loro emozione, l’entusiasmo e la gioia sono palpabili nelle loro prime dichiarazioni, la campagna (stampa, coupon e logo) davvero di livello e di buon auspicio i giovani della creatività italiana.

Continuate così ragazzi (per favore)!


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The missing link.

Da oggi l’Art Directors Club Italiano ha di nuovo un blog. È un link che mi è mancato in questi tre anni. Oh, certo, se ne sono affermati altri nel frattempo: Mizioblog, Ted Disbanded, Kttb, sino ad arrivare al famigerato e straripante Bad Avenue di Donal Draper. Ma mi mancava un blog del Club, come del resto mi mancava un vero Club.  Personalmente credo che associazioni come la nostra siano utili quando  offrono luoghi fisici e/o virtuali dove entrare con un’opinione e uscirne con altre. Non siamo militari, non siamo fatti per avere una sola  idea.

La capacità di condividere informazioni, integrarle per trovare nuove strategie adattative, ci ha resi darwinianamente “vincenti”. Come primati individualisti, monadi non comunicanti, ci saremmo estinti molto tempo fa.  Siamo una specie troppo fragile per coltivare il dio Ego. Anche come creativi. Soprattutto come creativi. Non siamo artisti ma ne possediamo geni e memi. Probabilmente ne abbiamo anche alcuni tratti “psicopatologici”, un lato oscuro della forza che però è parte integrante della forza stessa e va necessariamente gestita. Va indirizzata verso mete  costruttive di cui siamo sicuramente capaci, anche se tendiamo a dimenticarcene.

The missing link non è solo il richiamo a un url che mancava da tre anni. Vuole  soprattutto richiamarci al nostro ruolo potenziale. Abbiamo il potere di congiungere il mondo delle idee a quello più pragmatico del business, delle revenue e del dio ROI. Ogni progetto di comunicazione ci offre l’opportunità di contribuire a migliorare l’immaginario oltre alla share of market dei nostri clienti. I due aspetti non sono mai in contrapposizione, checché se ne dica in giro. E i nostri Annual  contengono tantissimi esempi da questo punto di vista. Possiamo incidere nel Paese, persino nel nostro paese, se frequentandoci e condividendo le nostre riflessioni, faremo appello alla parte migliore che è in ciascuno di noi. Se sapremo portare le nostre conversazioni abbastanza in alto da diventare rilevanti anche per il mondo esterno.

Impariamo a rispettare le nostre differenze, non ingessiamoci in categorie di merito e ranking fittizi. Sentiamoci parte di un Club che aspira a essere qualcosa di più di un club. E soprattutto firmiamoci, sia nei post, sia nei commenti. Non è un invito. È l’unica regola di uno spazio che non ve ne porrà altre. Come in un vero Club ci metterete la faccia e sarete responsabili dei contributi che sceglierete di lasciare. Tutti i soci Adci sono invitati a scrivere sugli argomenti che vogliono, quando vogliono. Saremo uno spazio libero e aperto. In questo senso abbiamo iniziato a invitare anche i non soci, i non creativi pubblicitari  e “persino” donne e uomini di marketing. Ovviamente selezionandoli ;D

Non vi nascondo che conoscendo molti di voi, avendovi parlato, letto e ascoltato in più occasioni, ho un secondo ambizioso obiettivo: risultare rilevanti anche per il mondo delle aziende.
Voglio che leggendoci e seguendo i nostri scambi, i nostri confronti, la committenza torni a pensare a noi come gli interlocutori più autorevoli. So che ne abbiamo la capacità.
Questo nuovo indirizzo virtuale può diventare davvero qualcosa di più del link che ci mancava. Oppure restare un’occasione mancata. Come sempre, dipende solo da noi. Da ciascuno di noi.

(grazie a Marco Massarotto di Hagakure. Dopo aver creato il primo blog Adci ha aiutato il Club a farlo rinascere.)